writing about poland

warsaw's skyline

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IL CINEMA POLACCO

Io che il cinema polacco un po lo conosco davvero ho sempre trovato che Kripstak e Petrektek di Zelig sono una invenzione geniale. Se capisci cosa c’e dietro la comicità di questi due personaggi surreali, capisci anche la Polonia, l’est europa e la sua storia intera. Per l’elite culturale polacca, durante il comunismo, il cinema così come il teatro era l’unico modo per esprimere idee divergenti dal regime, per dare sfogo all’oppressione e divulgare messaggi di speranza e resistenza. Per questo, essendo proibito pena censura, parlare di argomenti presenti molti registi ripescarono altri momenti tragici della storia in cui la Polonia si è vista conquistata, spartita, violentata (e ce ne sono tanti). Ecco perchè il cinema polacco è fondamentalmente triste e molto impegnato. Ho studiato a Lodz che ha una famosa scuola del cinema nonche era sede della nouvelle vague polacca con Munk,  poi per citarne altri Kawalerowicz, Kieslowski e Wajda sono i capisaldi del cinema polacco (tralascio Polanski perche per me è troppo americanizzato per il discorso che sto facendo qui). Nel teatro invece bisogna ricordare Kantor e Grotowski (che mi piace particolarmente perche presenta il teatro come catarsi). Insieme ai miei amici erasmus di giovedi andavamo alla scuola di cinema intitoalata a Leon Schiller e ci intrufolavamo furtivamente alle lezioni di un certo regista americano e abbiamo visto dei film davvero particolari. ricordo quelle serate con un sorriso nostalgico, quando tornavamo acasa nel gelo notturno ma discutevamo sempre di quello che avevamo visto. Poi penso a Kripstak e Petrektek, a quanto io stessa all’inizio ho trovato singolari e buffi nomi polacchi come Zbignew… e a come sono vestiti… cose facilmente reperibili al grande magazzino-tendopoli che stava sotto al palazzo della cultura a Varsavia (finche lo hanno smantellato perchè orrore architettonico). Insomma quando li vedo a Zelig mi viene quasi un dolce brivido di freddo al pensiero della mia amata Polonia!

VARSAVIA CORRE

Eccomi qui nella fredda Polonia!
A Varsavia il tempo è a dir poco variabile, nell’arco di cinque minuti prima c’è il sole, poi piove, poi sereno, poi nuvolo…l’unica costante è il vento che soffia fortissimo da cui ho dedotto che la Bora prima di arrivare a Trieste deve fare sempre un giretto qui…
La gente per strada va sempre di fretta: corre per prendere il tram, corre per attraversare la strada (che effettivamente spesso è molto larga mentre il semaforo verde dura 2,7 nanosecondi) corre e basta; la guida dice che i polacchi sono sempre in ritardo, però almeno i mezzi sono puntuali, mica come in Italia! E poi può essere che la gente corra semplicemente per scaldarsi, che in effetti non è una cattiva idea!
Un’altra curiosità è che la gente si saluta in modo molto affettuoso, si baciano di gusto, e anche spesso in zone limite se non apertamente in bocca, perciò sarà credo piuttosto difficile convincere il mio moroso che non lo tradisco…
Per strada è pieno di pubblicità formato santino (è un po’ improprio chiamarli così) dei night club con tanti culetti che ti fanno ciao ciao dall’asfalto…è bello camminare con la testa bassa per alcuni…
Il bello del polacco è che su una parola di undici lettere (quelle corte sono una rarità) mediamente ci sono solo tre vocali! Del tipo użyteczność (uso) oppure bezwzględny (severo) e per finire in bellezza con przezroczysty (trasparente). Ma dico io come si fa a inventare una lingua così? Praticamente è come quando da bambini ci si mette a scarabocchiare le lettere, e questi si sono inventati una lingua con cui esprimersi e dire cose poetiche come amore (kochanie) azzurro (niebieski) dolore (zmartwienie)!!!!!! Eppure la il rap e l’hip-hop in polacco vanno tantissimo e sono di tendenza anche al di fuori dei confini nazionali.
E nonostante tutto ciò a questo paese si devono geni come: Chopin, Karol Wojtiła, Kieslowski, Józef Teodor Konrad Nałęcz Korzeniowski (Joseph Conrad), Niccolò Copernico e Marie Curie che ha inventato il polonio!
Beh vi lascio con il più difficile sciogli lingua polacco:
Chrząszcz brzmi w trzcinie
(il maggiolino ronza tra l’erba)
a presto
Lau

AVVENTURE POLACCHE

Perdersi in una città in una grigia domenica è un’ esperienza bellissima. In periferia si scoprono un sacco di negozietti e boutique, posti originali dove trovare qualcosa di unico, diverso dalle solite grandi catene tutte uguali del centro. E poi ho mangiato una pizza buonissima offertami dalla stessa mano che aveva preso i soldi, senza guanti, ma evidentemente aveva più sapore. Qui si trova dell’aglio ovunque, spremuto, frullato, sta lì in agguato e nascosto, pronto a colpire le vostre relazioni sociali quando meno ve lo aspettate (almeno poso dire che da quando sono qui le mie arterie pompano che è un piacere!). Sono andata al mercato russo, davvero un postaccio, dove potete incontrare tutte le facce più delinquenti di Varsavia, tutti gli immigrati che girando per strada normalmente non vedete mai, sono tutti lì: barboni, criminali, zingare, vecchine e gente che cerca occasioni. Se vi serve un fucile a pallini, una sega circolare, una pialla, un coltello, ma perché no, una mannaia, allora siete nel posto giusto. Liquori di contrabbando, cianfrusaglie e reperti del comunismo. E se vi serve un tappeto o un divano, perché non provarlo comodamente a cielo aperto?! Tenendo stretta la borsa precedentemente svuotata dei suoi averi, inizia il giro in tondo per gli anelli dello stadio e chissà perchè tutto questo assomiglia all’inferno di Dante. Per avere salva la vita il trucco è scortare la polizia che fa la ronda… eppure devo dire che nonostante tutte le brutte facce che ho visto nessuno mi ha importunato o mi ha detto “a” cosa che in Italia succede regolarmente anche se cammini in centro storico, figuriamoci… Paese che vai civiltà che trovi. Avete presente il mercato in Piazza delle Erbe a Padova?! Pieno di nobildonne impellicciate che spingono i loro carrettini fiammanti… beh ci sono anche qui solo che sono delle donnone basse e polacche con dei carrettini sgangherati con sopra appeso di tutto e indossano pellicce di Yeti sintetico ultima moda, dal fucsia al grigio. Il baracchino che vende calzini e mutande è dotato anche di una griglia su cui arrostire bistecche dal profumo invitante, così potete ordinare: “un panino a una mutanda al sapor di salsiccia  misura L, grazie”.
I polacchi innanzitutto sanno divertirsi più di noi: ho visto una maglietta con scritto “VODKA: connecting people”. Qui nelle discoteche l’incapacità a ballare è direttamente proporzionale alla quantità di movimento che si produce, ovvero qui ballano più di tutti e come pazzi soprattutto quelli che a vederli sembrano dei burattini scoordinati, e ci mettono impegno e convinzione; anche le ragazze, per un lato mascherate sotto il perbenismo cattolico, appena scendono in pista sono tutte delle gatte in calore con questi sederi per aria e delle movenze che farebbero impallidire le ballerine professioniste di lap dance. Due bicchieri di vodka anche per noi ed ecco che scatta il ballo polacco: ti si avvicina un giovane che ti afferra la mano e inizia a farti ballare una cosa che sta a metà tra la salsa e la lambada solo che in sottofondo c’è la musica tecno, ma lo fanno sempre lo stesso, un giretto, un casquè e via. La cosa strana è che anche se c’è tutto lo spazio del mondo a loro piace venirti addosso.
Nel mio palazzo, soprannominato IL CREMLINO per entrare nel portone si usa una specie di chiave plug-in identica agli spinotti delle chitarre elettriche. L’altra notte non funzionava e il tassista come un vero gentiluomo e stato ad aspettare che io entrassi sana e salva a casa e mi è venuto ad aiutare nonostante non ci fosse nessuna lingua comune tra noi. Solo che lui non sa che il pericolo sta oltre quella porta, dove inizia il calvario per arrivare al 10° piano. Al piano terra c’è sempre un odore misto tra zuppa di cavoli e rape, cane bagnato e rifiuti (dato che abbiamo pure lo scarica rifiuti [all’americana] con lo scivolo). *Batte forte il cuore, primo piano in ascensore. Di solito entrando si trova sempre una sorpresa: una pipì di cane che poverino non ha avuto il tempo di arrivare fino giù data la lentezza del mezzo di trasporto; una bottiglia di birra, quando va bene solo mozziconi di sigaretta, se va male un contenuto gastrico. Batte forte il cuore, terzo piano in ascensore. Iniziano degli strani scricchiolii accompagnati da scossoni dell’ascensore e rosari dei passeggeri a bordo. Batte forte il cuore, batte forte, batte il cuore. Al settimo cominci a pensare che ormai sei salva, e che però se crollasse proprio ora allora invece sei proprio spacciata… che disdetta. Ed eccoci al decimo. Anche per sta volta è andata. Sogni d’oro anche a Stalin.
* Dieci punti a chi si ricorda questa canzone….
Lau

INCONTRI POLACCHI

(IO) sto uscendo dalla biblioteca, il guardiano (G) mi ferma e dice: rtgzxhar trszyuihnm tgfkloaz.
IO: sorry I don’t speak polish.
G fa un cenno arriva un altro guardiano (G1) si scambiano rapidi delle consonanti e poi questo mi fa: Hallo where are you from?
IO: Italy. E penso chissà cosa ho fatto di strano mentre passavo la mia tessera nel lettore per uscire… attendo qualche istruzione o chiarimento riguardo al mio tentativo di uscire e andare tranquilla a casa. G1: my friend said that you look sad
IO: no I was just thinking. (???)
G1: when did you arrive?   IO: one month ago
G1: how long are you staying here?   IO: three months
G1: I am from Kenya, I was a guide in the safari park there. I can speak German because I have been to Frankfurt.   IO: aha
G1: Kannst du Deutsch sprechen?
IO: ein bisschen… Now I have to go, my friend is waiting for me there.
G1: well we can meet in a pub here… if you have a boyfriend (?) do you? Well, tell him that I am not jealous, so we can go out and have a talk together.
IO: ok
G1: wait, tell me what’s your name.   IO: Laura  Perché non mi viene mai un “patrizia, angelica, maria…”
G1: ok Laura, see you soon!
A me piaceva tanto la biblioteca universitaria, grande, moderna, tranquilla, era la prima volta che ci andavo…

IN LIBRERIA
IO mi siedo ad un tavolo (perché qui si possono leggere i libri in libreria senza comprarli) e faccio per tirare fuori le mie cose quando mi accorgo che quello di fronte comodamente dalla sua poltroncina ha sul tavolo un pacco di riviste porno che sfoglia con cura tranquillamente in mezzo alla gente, finchè si ferma e mi fissa con una espressione che toglie ogni dubbio riguardo al fatto che sia un maniaco… facendomi qualche invito in polacco a cui io rispondo sparendo magicamente.

STESSO POSTO GIORNO DIVERSO
Sono al computer molto impegnata con la chat e quello di fronte attacca a parlarmi in inglese, mi chiede nell’ordine: di dove sono, della moda italiana, come mi chiamo, cosa pensiamo noi italiani del nuovo Papa, che lavoro faccio a Varsavia, quando sono arrivata, quando me ne vado, con chi vivo, dove vivo, e se all’ambasciata abbiamo bisogno di un avvocato perché lui si occupa di varie cose commerciali e se posso presentargli qualcuno. Rispondo a tutto con ordine intervallando con battitura di tasti per sottolineare, infine molto gentilmente gli dico che contatti personalmente l’ufficio e che può cercare in internet i contatti. Scusa non ti disturbo più. Poi passa uno che si mette a parlare con lui e lui e me lo presenta introducendomi come la sua amica Laura. Sorrido e continuo. Ne passa un altro e poi un terzo e io sono sempre presentata a tutti come l’amica Laura. Poi se ne va e mi lascia il suo biglietto da visita. Ciao laura ci vediamo qui.
Anche questa libreria mi piaceva tanto, ci potevo venire col computer, wireless gratis, ma mai un po’ di pace…

STESSA LIBRERIA (da qui non me ne vado)
Sono assorbita dallo schermo su cui leggo avidamente interessanti pettegolezzi dall’Italia tipo il resoconto del matrimonio tra Brooke e Nick a Beautiful e non alzo la testa nemmeno quando si siede uno, temendo il ripetersi delle sventure. Continuo ridacchiando e facendomi allegramente i business miei e lui per fortuna mi ignora. Finché arriva uno che si mette a parlare col mio dirimpettaio, parlano parlano e io mi faccio ancora un piatto di cavoli miei. Il tipo se ne va. Il dirimpettaio mi interrompe dicendo: Scusa mi dispiace per il mio amico. Why? Domando. Perché ti stava fissando. Non me ne ero neanche accorta -confesso- but no problem, forse era incuriosito dalla webcam penso; poi riferisco che sto chattando con amici e abitualmente non parlo con i monitor. Smentisce: no penso che ti stesse proprio fissando perché gli piacevi molto.

I polacchi: va bene espansivi ed estroversi, ma io tutti quelli fuori di testa devo incontrare???

EMBASSY

Entriamo con timore. Permesso, Buongiorno. Attraversando lo studio che si sviluppa per lungo: sulla sinistra un divano con tavolino e davanti dritto una grande scrivania con al di là A. B. M. in tutta la sua autorevolezza. Rimane seduta e ci fissa studiandoci e accennando un sorriso dice Benvenute e ci stringe la mano. Poi ci chiede subito da quanto siamo qui, cosa studiamo, dove, e se ci piace la città. Rispondiamo come due scolarette.
Poi inizia a fare la sua telefonata -simbolo di potere- e ci lascia per venti minuti in silenzio in attesa, in ascolto della sua metà conversazione privata con aneddoti che non dovranno uscire da quelle mura; ma lei se ne frega e parla con disinvoltura dicendo anche che il tizio in questione e un gran rompi coglioni, con la sua voce mascolina, bassa e un po’ rauca segnata da anni e anni di fumo ininterrotto passivo e attivo costante. Mentre telefona accende una sigaretta Marlboro light dà due profonde boccate e poi la posa nel posacenere già stracolmo, lasciandola fumare come un incenso che accompagna costantemente le sue ore di ufficio, quando la sigaretta si spegne da sola, consumata come un lombrico di cenere ancora intatta e ricurva, lei ne accende meticolosamente e automaticamente una nuova, e ripete l’operazione. Lei sembra uscita direttamente da una foto degli anni ‘70 il suo stile, il suo look, il suo abbigliamento: porta una giacca marroncina quadrettata e sotto una lupetto marroncina con appoggiata una vistosa catena d’oro anche quella degli anni ‘70 e degli orecchini inconfondibilmente retrò, semplici ma retrò. I capelli fatti da poco un po’ ricci e vaporosi, corti, che ogni tanto si sistema con un tocco morbido della mano libera.
Dietro di lei, in posa, sta Napoletano, sopra al porta bandiera nazionale che ci ricorda la nostra storia e la nostra -al contempo triste- realtà politica, ahimè.
L’ufficio è molto lussuoso, ma anche questo vecchio stile, divani in velluto beige molto morbidi e grandi. Le pareti tutte da ridipingere un po’ grigiastre e il soffitto adornato da stucchi e decorazioni con ovali affrescati con fiori dai toni pastello.
Stiamo tutte e tre in silenzio, io, Elena e L. R., composte, facendo ogni tanto qualche scricchiolio con le sedie.
Finchè lei dopo minuti interminabili e commenti, e silenzi, e sigarette spente e accese, mette giù la cornetta, dice Scusate ma adesso vi devo salutare e ci stringe la mano accomiatandoci. E’ chiaro che volendo poteva in ogni istante bloccare la telefonata e dire scusate ragazze andate pure, invece voleva tenerci lì ad ammirare il suo potere e il suo modo di essere una donna ambasciatore con le palle e le contro palle. Mentre cerca di fare una risata dai suoi polmoni risuona un rantolo di chi ha una bronchite cronica da fumo cronico con forte catarro: colpi di tosse con molta compostezza rotolano tra le sue deboli risate.
Mi guardo intorno con discrezione, osservo i dettagli: una brocca argentea, un vassoio, un bicchiere, una tazza, forse consuma delle frugali colazioni, è molto magra.
Poi una piccola tv con dvd, un orologio e la scrivania abbastanza ordinata con le news della press agency polacca in inglese, giorno per giorno. Un computer spento e un fax che non utilizza.
Esco emozionata e piena di ammirazione per un personaggio di così alto spessore che non avrò più occasione di incontrare nella mia vita…

Polish supermarket

L’inchiesta di questo numero è dedicata a un tema particolarmente esilarante: fare la spesa in Polonia! Sì, immagino che sembri una attività abitudinaria e solitamente monotona, ma quando ci si trova in un paese straniero secondo me uno dei primi posti da visitare è un bel supermercato, in fondo “noi siamo quello che mangiamo”, ha detto Feuerbach. In Polonia oltre ad avere un costo della vita pari a un terzo se non ¼ rispetto al nostro, nei supermercati la frutta e la verdura la scegliete tranquillamente a mani nude palpucchiando qui e lì e poi non la pesate mica voi facendo i furbi col sacchetto mezzo sollevato, no, lo fanno alla cassa. Il pane prodotto a intervalli regolari in dei forni situati direttamente lungo gli scaffali, lo potete toccare quanto volete prima di mettervelo nel sacchetto. Per cucinare potete comprare un ottimo olio di semi alla cipolla, e perché no all’aglio dato che se ne mangia sempre cosi poco… e poi non usano tanto sale in cucina ma in compenso infarinano tutto nel pepe tanto che poi anche le vostre chiappe non sorrideranno più tanto…Passando all’aneddoto hard vi racconterò che non ho mai visto dei cetrioli e delle zucchine di queste dimensioni… (vedere foto); per non parlare dei pompelmi che sono grandi come palloni da basket e delle carote che si possono solo cuocere o triturare (con uno schiacciasassi) perché a sgranocchiarle si finisce senza denti. Il prodotto che però vince il premio simpatia cari amici è il succo che tutti vorrebbero, e che sono sicura in Italia manderebbe gli uomini in delirio: il SUCCO DI FIGA (fichi) marca FORTUNA, inutile dire che il nome è tutto un programma! Le cassiere polacche poi vengono assunte solo se classificatesi ai primi posti alla maratona della lentezza. Ma tanto qui qualsiasi cosa acquistiate vi danno dei sacchettini minuscoli da farmacia per cui potete passare il tempo a cercare di incastrare tutto per poi andando via con tante buste da sembrare Mary Poppins il giorno che le si è  rotta la borsa magica.

Non riesco a mangiare tanta carne perché la dovrei ordinare al banco, dove una serie di salsicce di tutte le foggie sonnecchiano tranquille, una specialità polacca è la salsiccia tipo sanguinaccio con dentro una farina di mais.  E per concludere qui i funghi te li tirano dietro.

succo arancia e fichi

succo arancia e fichi

martedi grasso e polacco

Finiamo di lavorare e alle cinque andiamo io Elena e la nostra tutor al supermercato, facciamo la spesa e alle sei iniziamo a cucinare….io e elena da semplici stagiste ci trasformiamo in due grandi chefs e il nostro capo diventa invece la sguattera -infatti lei avra tagliato si e no una melanzana e mezzo peperone e inatnto rispondeva al suo telefono- mentre io e elena come due povere cenerentole abbiamo praparato una tortilla spagnola (grazie Antia ti ho ho pensato tanto!) patate fritte e due cofane giganti di pasta una con le zucchine e una con le melanzane e pomodoro, poi abbiamo imbandito la tavola e per fortuna la signora delle pulizie aveva anche preparato i ravioli polacchi e aveva cercato di apparecchiare pero aveva messo i bicchieri a caso e quindi abbiamo dovuto sistemare secondo galateo. Alle otto e mezza era tutto pronto e sono arrivati pian piano gli ospiti che erano tutti altri segretari delle ambasciate: un ungherese e un peruviano gli unici signori, poi una norvegese, una polacca, due cilene, una turca, una coreana di aspetto ma dalla cittadinanza non definita, una italiana di S. DANIELE, un belga che e arrivato tardi e noi tre. (piu due ospiti non pervenuti).
Abbiamo mangiato e bevuto e io a meta serata mi stavo addormentando per lo sfinimento e anche elena non ce la faceva piu cosi ci ha preso la risata isterica e abbiamo riso fino alle lacrime per dieci minuti senza motivo poi io mi sono alzata e sono andata a calmarmi in cucina, per fortuna la serata stava prendendo una piega molto informale e c’era un momneto di confusione generale con chiacchere foto e album che venivano mostrati qui e la con aneddoti vari….in sottofondo io e elena ci accorgiamo che la tv dall’altra stanza inizia a diffondere una musica strana, siccome non c’e ancora lo stereo perche la casa e ancora mezza da arredare c’era sintonizzato il canale di musica col satellite che pero iniziava a trasmettere musica super rock che poi abbiamo scoperto essere gli ACDC!!!! Non proprio consono a una serata di diplomatici come uno se la immagina…..comunque alla fine li il clima non era per nulla impostato e siamo passati con non chalance ai dolci dopo aver cambiato canale: i mitici “poncek” che sono dei krapfen strafritti con glassa di zucchero sopra e marmellata di rose dentro e poi una specie di torta profitterol gigante e dei dolci identici ai nostri crostoli o frappe su cui si e discusso mezzora per stabilire chi abbia copiato chi dopo che l’ungherese e la friulana (non io) si contendevano il titolo per il nome del TOCAI!!!! Il tutto ovviamente parlando in inglese con commistioni di spagnolo e italiano dato che l’animatore della serata era osvaldo il peruviano….
A mezzanotte io e elena non ce la facevamo piu e cercavamo di svignarcela, tanto la capa ci ha detto che avrebbe messo a posto tutto la donna di servizio all’indomani….a me mi sarebbe preso un colpo perche non c’era piu posto neanche per appoggiare una forchetta in cucina….e poi ognuno dove si girava faceva un danno: insomma veramente le comiche! Lei ha rotto un bicchiere e versato un quarto di pasta sul pavimento dopo aver fatto cadere tutti i vassoi mentre io per aprire il forno mi piego e mi trovo seduta sui piatti che stavano appoggiati su una sedia…..
Alla fine prendiamo un taxi e con mia enorme soddisfazione lo fermo secondo il migliore stile newyorkese alzando un braccio in mezzo alla strada e gridando TAXIIII e lui si ferma!!!!!!!!!!
non ce l’avremmo proprio fatta ad aspettare il bus notturno, in cinque minuti eravamo a casa spendendo solo cinque euro in due!
E ad accoglierci nel nostro bellissimo palazzo soprannominato IL CREMLINO troviamo il solito odore di fritto, misto a cane bagnato e zuppa di cavoli, facciamo per prendere l’ascensore e ci troviamo dentro una pipi di cane perche evidentemente dato che qui tutti hanno delle casette di 20 metri quadri e ci mettono pure dei cani grandi come orsi poi quando scendono dal decimo piano non ce la fanno piu perche l’ascensore va alla velocita di una lumaca….
allora abbiamo preso l’ascensore dall’altro lato del palazzo e siamo andate finalmente a dormire nei nostri due divani/letti!!!!

 

COUNT DOWN

Dato che sta iniziando a essere tempo di bilanci perche i giorni si esauriscono vi racconto le mie giornate primaverili…

Mi alzo la mattina e faccio il te a elena, di solito esco che lei si sta ancora rantolando nelle coperte con dei rumori di oltretomba e dice IO NON C’HO VOGLIA…
invece io sveglia e scattante mi alzo alle otto e alle otto e mezza sono operativa per strada e prendo il tram.
Scatta la scelta della colazione:

* opzione A vado da daily coffee mi prendo un muffin e un latte macchiato mala (piccolo) to go
* orpzione B vado al negozietto e la signora polacca cerca di decifrare le mie richieste che mi ostino a formulare in polacco…ormai abbiamo raggiunto una certa comprensione reciproca…succo di arancia appena spremuto fresco e imbottigliato da consumare in pochi giorni e biscotti
* opzione C prendo il caffe potentissimo dell’ufficio ma solo se sono certa che i miei organi interni sono in grado di sopportarlo.

e arrivo zompettando al lavoro dopo essere scesa dal tram e aver fatto l’ultimo pezzo a piedi se non ho i tacchi… e ascoltando la musica. Regolarmente ogni mattina sul tram ci sono dei ragazzini e delle ragazzine tutti puliti e carini che pero ascoltano della musica orrenda a tutto volume diffondendo nel vagone quel ronzio ritmico tunz-tunz-tu tu-tunz….
Nel mio cassetto della scrivania, su cui sono dotata di un potentissimo computer con windows 95 che a suo piacimento mi chiude le pagine internet e mi fa i dispetti, ci sono i crackers wasa integrali e i cookies col cioccolato, un paio di cialde di caffe, una agenda, e un libro per i momenti morti…
dal mio compleanno possiedo anche un bell’orsetto polacco che mi ammicca da sopra lo schermo e un bel vaso di fiori (evviva interflora!).
E ora di pranzo e io presa dai morsi della fame mi contorco sulla scrivania perche elena mi fa sempre aspettare mentre lei viene inghiottita nello spazio tempo dell’ufficio della tutor, il primo segretario, che la tiene regolarmente in ostaggio per ore….
poi si decide:

•    green way vegetariano dove pero quando esci sembra che hai fatto un tuffetto nella frittura
•    zupperia
•    pizza marzano
•    tappa al supermercato e panino in ufficio
•    esplorazione di nuovi posti (sushi, mensa della banca dove cerco disperatamente da tre volte di ordinare l’uovo all’occhio con le patate con la buccia senza riuscirci mai completamente) e ho anche scoperto che in polacco si dice “uovo seduto e patate in divisa”!!!

Si torna al lavoro fino alle quattro e mezza quando la primavera fuori diventa un richiamo irresistibile…passeggiata, giro di negozi con la scusa che qui ho pochi vestiti primaverili…tappa a casa e poi o si esce con gli stagisti o con gli erasmus, o si sta a casa a guardare sex and the city (Vinka insegna…)!!!!!
Per esempio ieri grazie alla mia amica finnish che è veramente una tipa dai contatti giusti, sono andata all’aperitivo mensile dei giovani diplomatici ovvero tutti trenta-quarantenni (giovani rispetto alla carriera diplomatica immagino) primi segretari, responsabili commerciali, e vari….che si trovano per facilitare le relazioni informali.
Io ero praticamente una bambina, anche la finnish che ha solo 26 anni comunque e molto piu avanti di me perche e laureata e il suo stage dura sei mesi ed e uno stage serio che precede una vera assunzione probabilmente, infatti lei non fa fotocopie come noi italiani, anzi ha compiti di grande responsabilita come andare al parlamento a fare una presentazione a un sotto gruppo di deputati amici della finlandia e parlare in polacco del suo paese….
Comunque si e capito che tutti i paesi europei sono piu avanti di noi un po in tutto….
Ho avuto un interessante scambio con due coreani che i hanno dato la loro buisness card e chiesto anche se potevano seguirci a casa nostra!!!!! abbiamo sfiorato l’incidente diplomatico, ma scusate ma loro fanno cosi a casa loro o solo perche noi eravamo due belle giovincelle?????
E poi un tipo della ambasciata americana mi ha fatto i complimenti dicendomi che sono molto diplomatica alla fine di una dissertazione su cosa significhi essere americani oggi…vi risparmio l’intero discorso….
Ma soprattutto ho incontrato il primo segretario del peru Oswaldo che per chi si ricorda era presente alla cena dalla mia tutor quella in cui io e elena abbiamo cucinato per tutti…beh lui si ricordava di me (la piccola sguattera)….cioè una sorta di cenerentola al ballo!
Ecco tutto

PADOVA, SOLO RITORNO

Ritorno a Padova e non mi sembra per niente male: due giorni di sole, di prato della valle, di appuntamenti agli spritz e di amici che mi vengono in contro con grandi sorrisi non sono per niente un brutto modo di tornare nella propria amata-odiata sede universitaria. Anche se poi si rovescia direttamente tutto il diluvio universale sulle mie ballerine; (sono tornata dalla Polonia perché mi era stato detto che c’erano 30 gradi…?!?!) anche se poi ricominciano le lezioni, le ore in aula studio, gli esami… perché alla fine tutto questo mi mancava, sapore di vita d’appartamento e litigi con coinquiline che non fanno le pulizie, sapore di famiglia, di casa, di gente che anche se non conosci ti va di sorriderle quando la incontri perché ti è familiare, sapore di quelli che tutti dicono essere gli anni più belli di tutta la vita (solo dopo che sono finiti), conditi con tanti caffè macchiati e sigarette lunghe di racconti. E poi ancora strade che non mi ricordo, il mercato, le aule sempre troppo piccole per il numero di studenti il primo giorno di corso e sempre troppo vuote il giorno che vuoi cazzeggiare leggendo il METRO… e pensare che il METRO c’era persino a Varsavia, peccato che l’unica cosa che capivo fossero le figure… e comunque mi è piaciuto talmente tanto stare lì che ho deciso di tornarci a settembre a prendere un’altro po’ di freddo, per riflettere sulla mia tesi e interrogare le nubi, per capire se avrò mai un futuro in cui sarò una donna in carriera, in un bell’ufficio europeo… E parte un altro pensiero: Come siamo disperati noi studenti di oggi, quando guardiamo ai nuovi liceali e abbiamo paura che molti di loro abbiano qualcosa da poterci insegnare. Come ci sentiamo vecchi eppure così bambini davanti alla porta del nostro futuro incerto che ci troviamo davanti alla fine della sbronza post-laurea. Come siamo fighi sulle nostre biciclettine che sappiamo rubate, ma con cui crediamo di poter dare un contributo a cambiare il mondo a suon di pedalate.
Insomma il ritorno è bello quando vedi che non é cambiato niente perché ti senti ancora in tempo per allontanarti e diventare grande, senza perdere nulla di quello che era lí ma non hai avuto ancora il tempo di notare… come quando si gioca a UN, DUE, TRE, STELLA! Passa un giorno, due, e poi alla fine qualcos é cambiato lo stesso sotto la scorza. Peró c’è per fortuna ancora un po’ di spazio per i soliti pettegolezzi fumosi e le risate alla caffeina, incroci di sguardi al retrogusto di aperol e quell’ oliva che ci sta sempre bene!

LODZ = UUUCH

Eccomi back in Polacchia, la terra dei cetrioloni!
Come da copione è subito arrivato un telo grigio che si è messo proprio al posto del cielo e l’estate è finita così in un batter d’occhio, da un momento all’altro, ma non è un modo di dire, ci sono stati 22 gradi di picco per qualche giorno raggiunti verso ora di pranzo e poi la sera subito dieci. Addio vacanze, sole mare e quant’altro e tiro fuori il maglione quello grosso che la nonna dice che è tutta salute anche se sembra di aver addosso un porcospino al rovescio. Insomma eccomi! Bentornata in Polonia mi dico ritrovando la familiarità con queste facce di omoni burberi e rapati, con questa lingua che è tutto un esercizio di consonati, con questo paese. In uno dei primi momenti di sconforto mi sono dimenticata perché sono tornata, ma è normale, dopo aver presso possesso della mia stanzetta, aver trovato una coinqui-stanza, aver passeggiato per ore nel corridoio nella speranza di incontrare qualcuno, alla fine la vita erasmus ha preso il via e come al solito è un gran casino! Feste, birre, lingue e culture che si mescolano (in tutti i sensi). Forse non ci crederete ma di matti che vengono in Polonia come me ce ne sono tanti: qui il titolo dei più numerosi /dopo gli spagnoli ovviamente che sono come il prezzemolo) se lo giocano i francesi contro i tedeschi, poi ci sono i portoghesi che non fanno altro che cantare canzone tristi del fado, turchi che seguono il periodo di ramadam e di giorno non mangiano, ma appena cala il sole è tutto un programma! Irlandesi tutti rossi del cui gruppo io sono membro onorario data l’evidente parentela genetica che ci unisce; poi la comunità dell’est in cui io butto dentro per comodità riassuntive lituane, lettoni, slovacche, slovene e così via. Sì, in tutto il DOM STUDENTA 3 sono l’unica italiana! Qualcun’altro c’è sparso qui e là, ma alla fine è meglio per me così parlo tutte le lingue tranne la mia e faccio più esercizio. In proposito devo dire che sono stupita da come il cervello umano sia capace di gestire contemporaneamente quattro aree linguistiche alla volta senza fondersi. In più siamo sopravvissuti alle due settimane di corso intensivo di polacco, grazie al quale siamo ora in grado di sostenere delle piacevoli conversazioni al supermercato o con le vecchine (babcie)in attesa del tram! Ma la cosa più bella è che tutti i pomeriggi ci hanno portato in giro per mostre, musei, parchi, gite, teatro e tutto pagato dalla grande UNIWERSYTET LODZKI!!! Ora viene il bello perché scatta la caccia ai coordinatori e la ricerca dei corsi, il cambio dei learning agreement e altre amenità che il popolo erasmus conosce bene. Concluderò con questa annotazione: incontrare qualcuno del proprio paese all’estero ha due risvolti principali, se ti piace può diventare veramente una scialuppa di salvataggio in caso di naufragi emotivi o sfoghi tempestosi; ma se ti capita di incontrare qualcuno che in Italia non sarebbe tuo amico nemmeno per necessità è dura, perché non si ha via d’uscita, scattano i pregiudizi campanilistici e gli atavici astii regionali e la situazione può essere davvero fastidiosa. Invece tutti gli stranieri rientrano in una categoria di socializzazione che è più difficile da distinguere, perché la barriera linguistica nasconde molti aspetti del carattere o dei modi di fare di una persona e magari te le rendono simpatica anche quando non lo è. Perciò preferisco stare un po’ lontana dai compatriotti per il momento!

POLISH TALES

Sono improvvisamente sola, irrimediabilmente sola. In piedi al centro di una stanza mi guardo attorno cercando di riconoscere queste pareti che saranno la mia casa di questi mesi, e questo scomodo letto e poi penso: “se ce l’ho fatta una volta andrà così anche questa” e mi ricordo che all’inizio piangevo e vedevo tutto freddo scomodo e straniero e alla fine quelle quattro mura sgangherate erano la mia casa e mi ci sono sentita dentro bene, accolta….dai andrà così anche questa volta. Perché l’importante del provare queste sensazioni e saper dare loro il posto che meritano, non si potrà trovare un altro posto nel mondo per se stessi se non si scende a qualche piccolo compromesso con il lusso, se non ci si piega un po’. Chissà quante avventure ci sono dietro questa porta di questa stanza, lungo questo corridoio, in questo frigo che non funziona, davanti a questa finestra del quarto piano… tutto nuovo, tutto da capo, ma sono pronta.
Ti chiedi perché cavolo sei partita, ma poi passa, poi lo dimentichi, poi resta solo quel gusto di sfida, combattuta e vinta, e tanta forza in più.

Una risposta a “writing about poland

  1. Ciao Lauretta, chi ti scrive e’ il tuo spiritual tutor emigrante in terra straniera che, immantinentemente, ha visionato il tuo sito e letto (con piacere) molte tue cose. Sono le 09.49 di giovedi mattina c.m. e mi trovo nella stanza che tu conosci bene, di fronte alla tua ex. Spero che prima o poi ci si possa inontrare di nuovo considerando anche il fatto che io dovrei essere qui’ sino all’estate 2012. Spero che questa tua nuova “avventura” sia per te veramente proficua sotto tutti i punti di vista. Rimango in fiduciosa attesa della tua prossima sistemazione che, conseguentemente, ti consentira’ di rispondermi con un poco di calma.
    Un abbraccio stritolante abbinatoad un bacio assai schiocccante (spero che il tuo moroso non me ne voglia ma, vista la confidenza…)
    Ciao Vagabonda del globo terracqueo
    p.s. se senti la Elena salutala tanto

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