Giovanna e il lavoro

Quella che segue è una storia di fantasia. Se fosse vera, del resto, sarebbe fin troppo triste.

Giovanna lavorava da diversi anni in una azienda che era stata generosa con lei in passato.

In particolare le prime persone per cui/con cui Giovanna aveva lavorato erano state “ottimi capi” e avevano creato in Giovanna una certa fiducia nel mondo del lavoro, una certa soddisfazione e aspettativa.

Da qualche anno ricopriva un ruolo in cui era discretamente brava e apprezzata. In particolari tanti colleghi la sostenevano e vedevano in lei una persona con la cosiddetta “stoffa”. Giovanna voleva crescere, aveva ambizioni, era giovane e soprattutto cresciuta dentro una generazione che non concepiva il “posto fisso” né l’immobilità né la stabilità (purtroppo). Certo aveva dei timori, come tutti, il pensiero di rischiare di lasciare le sicurezze per cose nuove a volte la svegliava la notte. La mamma di Giovanna le diceva sempre di non fare pazzie, soprattutto di non lasciare il lavoro prima di averne eventualmente trovato un altro. Solo che, al netto di tutto questo, Giovanna pensava che avere paura e soprattutto non fare le cose che si vogliono fare per paura, era tremendamente noioso e lontano dal suo modo di essere.

Passavano i mesi. Giovanna provava a cambiare lavoro ma non ci riusciva. Giovanna chiedeva di crescere e rimaneva dov’era. Riceveva più compiti ma non più responsabilità. La sua ambizione veniva ripagata con mansioni extra, noiose e di carattere amministrativo. Giovanna soffriva.

Giovanna cercava altre aziende e rimaneva delusa. Giovanna credeva di vivere in un contesto economicamente e industrialmente favorevole, o almeno più favorevole di altre aree geografiche. Credeva che le cose che aveva imparato, la sua caparbietà, la sua volontà, le sue competenze, le sue esperienze all’estero, le lingue che sapeva sarebbero bastate a metterla in luce. Giovanna credeva di avere anche una discreta capacità di presentarsi e rispondere bene ai colloqui, perché alla fine ne aveva fatti tanti e lo aveva imparato come un allenamento.

Però Giovanna non trovava ancora lavoro. Forse proprio per via di quelle cose, forse era troppo qualificata. Forse costava troppo. Un giorno in un colloquio interno le vennero fatte molte promesse, lei le ascoltò senza poterci credere più di tanto perché Giovanna aveva cominciato a perdere fiducia. Le promesse furono disattese. Poi ci furono altri colloqui e le promesse erano sempre più vaghe, le idee nebulose, le proposte fumose… si parlava di corsi e di visite ma i mesi passavano e Giovanna era sempre seduta al suo posto. Soprattutto finché non si fosse cercato di sostituirla, era chiaro che Giovanna non avrebbe potuto lasciare le cose che faceva. Alcuni colleghi di altri sedi quando passavo in ufficio, le chiedevano con stupore come mai ancora non stesse avanzando e lei sorrideva imbarazzata ma non sapeva che dire.

“In questo momento non abbiamo un lavoro per te, non posso tirarne fuori uno come dal cilindro… ma ti vogliamo preparare per quando questa opportunità verrà.”. Giovanna pensò che questo ero un segno definitivo. Una strada senza uscita. Una azienda che non sa che farsene di chi vuole crescere è una azienda che sta morendo. Non c’erano prospettive né orizzonti. Giovanna non voleva accontentarsi. Giovanna aveva sognato dapprima di poter fare un passo di carriera “diagonale”, ma cominciò a considerare che anche “laterale” forse a quel punto poteva bastare, pur di uscire da lì.

Giovanna non era più stressata, era calma anche se sentiva il tempo scivolarle tra le dita. Una donna che vuole fare carriera e magari avere una famiglia deve giocarsi bene le sue carte. Sembra poco, eppure qualche mese qui o lì può fare tanta differenza. Giovanna era solo molto impaziente. Giovanna pensava che le persone che avevano ottenuto risultati, quelli che avevano piano piano scalato certi gradini, erano state sicuramente persone impazienti anche loro, da giovani.

Giovanna sapeva che volere andare avanti, e fare spesso cose nuove, poteva anche non essere necessariamente “giusto” per tutti, che tante persone amavano le comfort zone e ci si volevano accoccolare per anni senza sentire mai quella spinta urgente che sentiva lei. Forse un giorno ci sarebbe arrivata anche lei, ma non adesso, questo lo sapeva, era ancora presto. Non è sempre detto che volere di più faccia bene, anzi, la crescita e il miglioramento vanno legati a un obiettivo e non vanno perseguiti di-per-sé, altrimenti sono malattie dei nostri tempi, dell’ossessione del nuovo dell’uomo occidentale. Giovanna non era (ancora) ossessionata, ma credeva di sapere quello che voleva. Eppure Giovanna passò un anno intero della sua vita in questo limbo. Ogni tanto desiderava essere altrove, rimpiangeva alcune persone e periodi passati, ma non aveva rimorsi. Giovanna cercava lavoro, il lavoro che voleva, e non lo trovava…

FINE

Nota: non sto dicendo che non ci sono cose più importanti di questa o persone in situazioni più gravi, volevo solo raccontare una storia.

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Superpoteri gratis

INCISO: questo post e dedicato a @corvobianco213 perchè cosi almeno un altro dei desideri che ha espresso in uno dei suoi ultimi post può già diventare realtà…

Avete presente quei training aziendali tipo team building, group coaching, formazione esperienziale?

Ecco, non sto qui a dirvi che sono una figata o che la mia vita professionale ne è uscita assolutamente trasformata…

Ma è stato utile, non fosse altro perché ho aggiunto al mio vocabolario una parola nuova bellissima.

(Gli scientifici che mi seguono sicuramente conoscono già questo termine.)

LA RESILIENZA.

Una parola così elegante che ti viene da dire: “eccola! Guarda la Resilienza che entra nel salone delle feste con la sua coda a strascico e leggiadra e silenziosa avanza tra gli sguardi ammirati delle altre parole brutte”.

Quando pronuncio questa parola nella mia testa mi immagino un vestito da ballo. Lungo. Scintillante. Che fruscia. Perché infatti la resilienza è come un abito che ognuno di noi dovrebbe indossare. La resilienza ha un effetto magico sulle esperienze della vita.

IN METALLURGIA è la resistenza del metallo a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto.

IN INGEGNERIA è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.

IN TESSITURA è l’attitudine dei tessuti a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale.

IN ECOLOGIA è la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato; le alterazioni possono essere causate sia da eventi naturali, sia da attività antropiche. Solitamente, la r. è direttamente proporzionale alla variabilità delle condizioni ambientali e alla frequenza di eventi catastrofici a cui si sono adattati una specie o un insieme di specie.
Ma veniamo al settore che più ci interessa.

IN PSICOLOGIA è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

State pensando come me ai terremotati? A chi viene colpito da tragedie impreviste e inimmaginabili?

E a voi stessi non pensate?

A chi perde il lavoro, a una amica che viene lasciato dal moroso, a un ragazzino che deve cambiare scuola?

La resilienza seppur nobile non è snob. Si occupa di tutto e di tutti, anche dei problemi più piccoli e banali di ognuno di noi.

Se non avevate mai sentito questa parola prima di adesso, -dopo avermi ringraziato- fate nascere in voi questo concetto, cullatelo, allevatelo, fatelo crescere.

Cercate di essere resilienti quanto più possibile, e quindi siate adattabili, flessibili, elastici, ma soprattutto interpretate le avversità come occasioni, i cambiamenti come opportunità, le sfide come crescita. Insegnatelo a voi stessi e ai vostri figli.

Se vivete con questo abito addosso, sarete prima di tutto elegantissimi (e qui mi riferisco in particolare all’evoluzione stilistica rispetto al concetto elaborato da me e dalle mie compagne del liceo con il termine “tela cerata” quando ci davamo coraggio nel superare momenti drammatici dell’adolescenza immaginando di farceli scivolare addosso come la pioggia sulla mantellina gialla. Ma vuoi mettere la resilienza con la tela cerata??? Vuoi mettere lo stacco fashion di outfit da mantellina a resilienza???) ma soprattutto fortissimi perché sarà la vostra armatura. Sarà il vostro superpotere.

Non è meraviglioso scoprire di poter diventare dei supereroi semplicemente attraverso una parola, dal divano di casa vostra?

(*definizioni Zanichelli online e Wikipedia. Immagini stateofmind.it)

 tmann

Il posto dei ricordi

Banana Yoshimoto, una delle mie scrittrici del cuore, dice che lo scopo della vita é quello di accumulare bei ricordi. Non posso essere piú in sintonia con questa filosofia. Per me la memoria si attiva soprattutto nel movimento. Quando mi sposto, quando viaggio, lei si risveglia e prende vita. Ci sono certi gesti, volti, luoghi che ci si imprimono dentro perché sono routine, li incontriamo mille e mille volte che lasciano una impronta in noi, a lungo andare. E poi ci sono i ricordi di cose impreviste, inaspettate, sorprendenti. Cose che passano nel nostro animo una volta sola, attimi di bellezza fragile ma intensa. L’evanescenza misura allo stesso tempo la portata semantica di queste immagini. Per questo amo tanto viaggiare, perché appena parto mi immagino tutto, il tutto che può accadere. Abbraccio le variabili e l’infinito dipanarsi del possibile. So bene che la magia e gli imprevisti sono celati anche nei gesti che ripetiamo sempre uguali, nei nostri cammini giá calcati, nelle abitudini; eppure il viaggio mi sembra sempre il modo migliore per vivere a pieno questa filosofia dell’ accumulo dei ricordi. E non vedo l’ora di partire. Ogni santa volta.
Mi é capitato un paio di volte negli ultimi anni, da quando vivo in Svizzera, di prendere un treno da Udine verso Bologna. L’ho preso anche martedi scorso. E li mi é venuta una illuminazione. É vero che i ricordi accumulati vivono in noi, li ho sentiti risvegliarsi a uno a uno; a ogni fermata del treno mi veniva in mente qualcosa. Eppure é altrettanto vero che i ricordi continuano a vivere anche fuori di noi, di una vita loro, vivono nei luoghi, impregnano il terreno, diventano intrinsechi in certi posti, riposano sulle pachine, sui marciapiedi, lungo le strade, e a volte attendono il nostro ritorno, il nostro passaggio. Ho rivisto infinite me dal finestrino di quel treno: me che aspettavo ogni venerdi al binario 4, me che ripartivo le domeniche con l’interregionale delle 16.20, me che avevo freddo e odiavo il cambio a Mestre, me che studiavo, temevo, amavo…
E quelle immagini non venivano da me, venivano da tutti quei luoghi e si riflettevano in me, io che fungevo solo da tela per la proiezione di queste emozioni. Ho capito che i ricordi non mi appartenevano piú veramente perché vivevano di vita propria. Come se avessi lasciato pezzi di me, ma senza mai indebolirmi, solo impressioni, ombre. I posti dei ricordi sono come pellicole fotografiche esposte alla nostra luce.

“Lo scrivo di continuo, e non me ne stanco mai. Quando moriamo non possiamo portare niente con noi, né il denaro, né la casa, né l’auto, né la persona amata, né la nostra famiglia. Neanche i vestiti e gli anelli che abbiamo indosso possiamo portare. Quello che possiamo portare, invece, sono i ricordi, tanti sa non poterli tenere tutti. Sicuramente ci saranno anche brutti ricordi. Però forse quando moriamo, anche quelli si trasformano in bei ricordi. E, mi domando, accumulare bei ricordi, non è forse la sola cosa che possiamo fare nella vita?” Banana Yoshimoto da Un viaggio chiamato vita

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Immagine da http://www.ass-cult-irumoridellanima.com/2013/10/tra-i-ricordi-del-passato-angela-cantore.html?m=1

prendersi tempo – un lusso per pochi

A volte mi chiedo perché sono qui e mi viene in mente solo la sensazione della scioglievolezza della cioccolata…

Vi pare abbastanza? Ok, scherzavo. Non è del tutto vero.

Stavo pensando a quale grande dono sia nella vita la possibilita di poter prendere del tempo, cioe di abituarsi alle cose, familiarizzare con i cambiamenti.

Forse lo penso perche se guardo indietro, ho dovuto fare i conti con degli eventi traumatici improvvisi, mi e mancata questa chance e ho detto a me stessa: “Ah se solo avessi avuto il tempo di…”

Per esempio quando sei bambina e tuo padre da un giorno all’altro non lo vedi piu’; ma anche se qualcuno ti ha detto che quella è la morte, tu non hai nessuna idea di cosa significhi…

O quando finisce una storia e non sai perché e ti ritrovi a cercare casa e cominciare tutto da capo, ma ancora senti il tepore di quell’altro corpo che non c’è piu’, li’ accanto nel letto…

Oppure quando ti dicono che fanno una fusione e che non si sa se avrai ancora un lavoro domani…

E poi le cose in qualche modo rullano spianando impietosamente tutto, anche macigni di sentimenti che pareva impossibile smuovere.

Ecco perchè si dice che il tempo è un lusso. E crescendo ho anche capito che chi ti dona il suo tempo ti dona veramente molto.

Siccome io mi ritengo fondamentalmente una persona nostalgica, ma soprattutto “struggente” come un poeta romantico, mi piace affondare nei ricordi o meglio nell’intensita di certi momenti significativi, perché sono convinta che cosi’ facendo non li lascero’ andare, in qualche modo potro’ amplificare il loro eco nella mia memoria.

Non mi piace lasciar andare le cose tanto facilemte, amo i cambiamenti ma coi miei tempi, ecco.

Sono cresciuta con una vita normale e qualche complesso come tutti, ho dimenticato di aver sofferto, o mi sono illusa sia cosi’…. e poi quest’estate ho accettato un altro lavoro.

Spaventa sempre tutto, ma poi in qualche modo si fa. Io odio le persone che stanno ferme e si lamentano, e non cambiano niente. Percio’ almeno in quelle scelte dove vi potete prendere la libertà e lo spazio di decidere, cazzo, abbiate coraggio.

Eppure è difficile a volte prendere decisioni sulla propria vita; io lo sento il tempo che passa, le variabili che via via consideri oggi e ieri avresti ignorato. Quel po’ di sale in zucca che ti è venuto ti dice che bisogna pensare strategicamente, con prospettive di lungo periodo.

E adesso non so se restero’ qui o no, non sono ancora satura, anche se ultimamente sempre piu’ spesso sento che io e la Svizzera abbiamo una relazione tormentata, di quelle da metterci l’etichetta “it’s complicated” su facebook.

Non ci capiamo, siamo diverse, eppure stiamo insieme…

prospettiva

lettera aperta di paolo Farinella al Cardinale Bagnasco

Lettera aperta al cardinale Bagnasco

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

Il ciclo della vita secondo Woody Allen

“La cosa piu ingiusta della vita è come finisce. Voglio dire: la vita è dura e ci porta via la maggior parte del nostro tempo. Cosa ottieni alla fine? La morte. Che significa?!? Che cos’è la morte? Una specie di bonus per aver vissuto? Credo che il ciclo vitale dovrebbe essere del tutto rovesciato. Bisognerebbe iniziare morendo, così ci si leva il pensiero. Poi, si viene relegati in un ospizio dal quale si viene buttati fuori perchè troppo giovani. Ti danno una gratifica e quindi cominci a lavorare per quarant’anni, fino a che sarai sufficientemente giovane per goderti la pensione. Seguono feste, alcool, erba e il liceo. Finalmente cominciano le elementari, diventi bambino, giochi e non hai responsabilità, diventi un neonato, ritorni nel ventre di tua madre, passi i tuoi ultimi nove mesi galleggiando e finisci il tutto con un bell’orgasmo”

Cara Eluana

come un fiore che ha perso il profumo

come un fiore che ha perso il profumo

Cara Eluana,

scusaci per tutto il fracasso che abbiamo fatto mentre tu volevi riposare in pace. Sono una ragazza come te, infatti io ti parlo come se tu fossi la ragazza bella e sorridente che eri 17 anni fa, e abito a Udine. Quando ho saputo che stavi arrivando da noi ero orgogliosa, solo dopo ho saputo che è stata una scelta per riportarti a casa vicino alle origini della tua famiglia. nonostante tutto mi sono subito ricreduta quando ho iniziato a vedere la gente accalcarsi per fermare l’ambulanza che ti trasportava o esporre striscioni insensati sul senso della vita, o raccogliersi in preghiera (ma non per starti vicino, ma per chiedere a Dio che perdonasse tuo papà per la scelta difficile che ha dovuto prendere!). Tutto questo mi ha fatto schifo e anche vergogna. Prima gli ospedali ricattati, e poi ho visto la città invasa dalle televisioni, tutti a farsi gli affari tuoi che invece dovevi solo essere lasciata in pace. Da questa vicenda ho capito sempre più quanto non voglio far parte di questa chiesa sorda e cieca e ottusa e bigotta e fredda e moralista. Sai Eluana, io voglio diventare protestante e ci penso gà da un po’ di tempo. Infatti l’unica cosa bella che ho letto sui giornali è stata la lettere di un pastore valdese che ha scritto una preghiera per te, sincera e senza giudizi. Perche io, come lui e molti altri, credo che la vita sia vita solo quando si può gioirne, quando vale la pena di essere vissuta, quando il tuo corpo è uno strumento e non un contenitore vuoto. In più cara Eluana io credo che anche chi crede cosiì tanto in Dio avrebbe dovuto pensare alla tua anima. Se davvero come si ritiene tu eri viva per tutto questo tempo, e il tuo spirito stava ancora lì ancorato alla tua povera carne, allora ti hanno fatto un torto perchè avresti potuto raggiungere il Signore 17 anni fa. Ti hanno imprigionato contro la tua volontà e solo perchè la scienza oggi fornisce tecniche di cura che una volta erano inimmaginabili. Per me è molto chiaro: tu sei morta il giorno dell’incidente e niente più. Adesso che finalmente sei libera di volare in cielo cerca di perdonarci tutti per il male che ti abbiamo fatto, le cattiverie, ma soprattutto la vergogna politica di questo Paese che riesce a manipolare per scopi propagandistici anche una vicenda così delicata come la tua. E dacci il senno, se puoi, per far riflettere la gente prima di tutto e poi i politici che tengono nelle loro grasse e avide mani i fili dei destini di tutti noi. Sai Eluana, all’università ho studiato un pensatore come Rawls che dice che prima di prendere decisioni che riguardano il vivere sociale bisognerebbe far finta di stare sotto un velo di ignoranza e immaginare di trovarsi nei panni degli altri, solo allora si riuscirebbero a fare leggi giuste che non discriminano nessuno perchè ciascuno pensando di essere nella “peggiore” delle condizioni cercherebbe di ottenere la situazione più favorevole. Questo è vero perchè solo quando le cose le vivi da vicino te ne rendi conto. Infatti tu lo avevi deciso che non volevi finire così perchè lo avevi visto coi tuoi giovani occhi. Ecco io sono sicura che se tutti i politici avessero un familiare nelle tue condizioni saprebbero fare una legge più degna per questo Paese.

Avrei voluto venire a salutarti in cimitero, ma sospettavo che anche in quel corteo si nascondessero falsi propositi e cuori poco sinceri nei tuoi riguardi. Verrò un giorno da sola a dirti quello che sento. Per ora ti mando un caro abbraccio, immaginando ovviamente il tuo giovane corpo di ragazza e non quella tomba fisica in cui ti hanno costretta così a lungo. Oltre alla possibiltà di andare subito tra le braccia di Dio ti hanno anche rubato la bellezza facendoti una violenza atroce secondo me. Io che sono una ragazza come te mi preoccupo, perchè al giorno d’oggi anche se dichiarassi qui e ora su questo blog che non voglio trovarmi mai nella tua condizione vegetativa, e vorrei rifiutare qualsiasi sostentamento, devo temere che comunque questo mio diritto civile di scelta non sarà garantito. La tua era una questione di libertà personale e privata che è stata travisata e stravolta come se si fosse voluto stabilire che chiunque nella tua condizione avrebbe dovuto ricevere o non ricevere il tuo stesso trattamento. Hanno ficcato tutti il naso con grande accanimento in un fatto tuo privato e della tua famiglia cercando di bloccare in tutti i modi la garanzia che ti venusso riconosciuto un tuo diritto umano inalienabile e fondamentale: la libertà di scelta. Che assolutamente non è la libertà di disporre della vita come hanno detto in molti!!! La vita è un dono indisponibile e infatti tu sei sopravvissuta grazie alla scienza non grazie a un preciso intervento di Dio. Eppure con la vita poi ognuno ci fa quel che vuole, ognuno la spreca, la usa, la consuma, la dirige e la riempie come vuole. Ma la tua non era vita, non lo era più da 17 anni.

Speriamo solo che la tua storia ci apra la strada per vedere, perchè altrimenti cara Eluana sarebbe come se tu fossi morta due volte, e tutte e due le volte invano. Non vorrei davvero vivere non solo in un Pasese, ma in un mondo così!

A presto

Laura