mangio fragole

..sai com’è, no, quando si è soli, torni a casa la sera dal lavoro, hai fatto tardi perchè tanto non ti aspettava nessuno, non ti sei messo fretta, sull’autobus guardi fuori e non pensi a cosa fare per cena, tanto cosa cucini a fare per te solo, apri la porta e ti accoglie il vuoto, non un rumore, non una luce… per fortuna hai fatto uno stop alla stazione per prendere il latte per domani, del resto è sabato e vuoi svegliarti e farti il caffè in pigiama, senza doverti prima vestire per uscire, senza vedere nessuno.

Hai comprato le fragole, che questa settimana hanno il massimo del sapore, lo si sente proprio da come profumano che è la settimana giusta, le tieni lì accanto al computer mentre scribacchi sul tuo blog e mangi fragole. Pensi a quando eri piccolo e la nonna aveva nel giardino le fragoline di bosco, quelle un po’ tutte tonde, piccole e dolcissime, che poi nell aprile dell’86 sono state bandite dalla tua merenda segreta dei pomeriggi all’aperto per paura delle radiazioni. L’anno in cui le fragole probabilmente non sono mai state più rosse di così.

Qui nel presente, nel frattempo, le dita un po arrossate le tieni in alto per non rovinare la tua bella tastierina bianca del Mac. Fai un po ridere, ma ridi di te stesso da solo perchè non c’è nessuno, e non è che sei triste alla fine, fa bene un po di non-compagnia. Anzi ti dirò che te la gusti quasi quanto le fragole perchè era proprio da un po’ che non ci stavi dentro tutto, ci sguazzi proprio come in una vasca da bagno fumante, ogni tanto anche la testa che è l’unica cosa che tenevi sul pelo di questa superficie di isolamenteo, ce la affoghi dentro… mmm fa bene…

Ah nessuno che ti rompe, non devi rispondere cortesemente per forza, sorridere, ricambiare sguardi, saluti, parole, attenzioni. Sciabatti per casa e anche rumorosamente, giusto per farti capire che ci sei solo tu (e forse quelli del piano di sotto)…

Ti chiedi anche spesso ogni primavera perchè la stagione delle fragole sia così breve e intensa, e niente, sarà giusto così. Un po ti arrabbi anche perche alla fine sono settimane che dici che lavori troppo e non hai tempo per il tuo blog, che non vedi l’ora di avere un po’ di tempo da riempire, un po di quel sano intermezzo in cui domandarsi: “e adesso cosa faccio”. E dopo tutto questo adesso sei quasi un po’ annoiato. Vuoi scrivere-scrivere-scrivere, ti senti anche come un fiume in piena ma sei come un rubinetto chiuso troppo stretto, un po’ troppo a lungo…

Poi pensi quanto ti mancano i tuoi amici e certe persone a cui vorresti davvero dedicare il tuo tempo, le tue righe, le tue telefonate (non hai mai speso così poco di telefono perchè non chiami nessuno e nessuno ti cerca) e dall’altro lato una pesantezza assoluta, come un continuo rincorrere un qualcosa, contunare a riparare uno strumento un po difettoso all’infinito. Le vite che si separano, rette divergenti di queste boccioli di carriera che ognuno si sta costruendo, ti portano lontano da tutto e dagli altri.

in questo viaggio “hai imparato qualcosa che valga la pena raccontare?” Perchè “la vita non si misura in minuti, ma in attimi”, “we’re meant to lose the people we love. How else would we know how important they are to us?”.

Alla fine delle fragole continui a pensare a queste frasi del film su Benjamin Button e sorridi:

“You’ll see little man, plenty of times you be alone. You different like us, it’s gonna be that way. But I tell you a little secret I find out. We know we alone. Fat people, skinny people, tall people, white people… they just as alone as us… but they scared shitless.”

Chissà com’e nascere al contrario già vecchi e diventare giovani, e morire il giorno in cui nasci…

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sera

In una città dalle opzioni infinite a volte la cosa migliore è sapere di averne una sola.
La città mi ha dato quello che mi poteva dare.
Alla fine di una giornata del genere è perfetto avere davanti un Montenegro con ghiaccio e una sigaretta tutta per te, allungarsi sulla sedia e fare un bel respiro, si sente la fresca brezza che porta via la tua stanchezza e anche un po di te, che si è consumato oggi.

Sei in una città nuova e tutto è brillante e stimolante, ed esaltante. Mille luci che ti fanno tenere la bocca aperta come la prima volta che vai al luna park da bambino, odori sapori che non conosci, volti, lingue… fai nuovi incontri ogni giorno e ti sembra che l’impossibile abbia trovato una dimensione per diventare possibile, e tu sei stato invitato a questo spettacolo, e per di più sei anche in prima fila!
Poi, arriva un giorno in cui non trovi nessuno dei tuoi conoscenti con cui uscire perché sono tutti impegnati e quel giorno dietro l’angolo ti aspetta invece l’incontro con la solitudine, un grande vuoto sta seduto accanto a te in casa e ti segue in cucina e anche in bagno, vorresti uscire con chiunque piuttosto che stare solo con lei, eppure non hai scampo, la devi affrontare, ci devi parlare, devi conoscerla prima di capirla e poterla evitare, oppure quel vuoto può diventare il tuo migliore amico. E triste ma succede a molte persone. Per questo anche se lontani ringrazio sempre i miei amici. I miei amici di sempre e di ogni luogo.