Cardiff e il rugby

All alba di una vittoria della Juve e a pochi giirni da un grande evento finalistico: Scusate la mia ingenuità e questa domanda retorica che tanto non cambia nulla: ma perché si parla sempre e solo di calcio?

A me piacciono tanto il basket e la pallavolo che da guardare dal vivo sono anche molto più dinamici ed emozionanti.

E poi sapete no che esistono tutti quegli sport strani di nicchia tipo hockey su rotelle con delle ragazze che sfrecciano in hotpants o football in lingerie (solo in America), il futsal, il floorball, il softball… A parte questi che sono specchietti per le allodole maschie, ce ne sono tanti di sport belli, interessanti, che insegnano qualcosa e che sono lontani dal cliché “sportivo ricco + moglie subrette”.

In Svizzera seguivo anche un po’ di hockey che aveva quasi la stessa risonanza del calcio a livello nazionale, ma direi che è normale perché loro sono scarsetti a calcio ma forti negli sport “del freddo”.

Poi grazie alla mia amica Keira sono stata due volte a Cardiff ed entrambe le volte al Millennium Stadium a vedere la partita di Rugby Galles-Italia per il torneo 6 Nazioni.

Ero seduta con la maglia azzurra sponsorizzata CARIPARMA nella tribuna del Galles, vicino alla mia amica in rosso Wales e circondata da famiglie e tifosi di ogni tipologia e genere.


La cosa eccezionale è che tutti erano lì per il gioco. Potevo gridare, esultare, agitarmi (senza offendere i miei avversarsi, si intende) che nessuno batteva ciglio. Anzi scherzavano e partecipavano.

Era sport. Era fair. Era bello. C’era la birra. C’erano gli snack da stadio tipo chips e hot dog e poi altra birra.

E alla fine della partita non importava chi vincesse perché c’era comunque dell’altra birra, molta birra, da bere tutti insieme al pub.

Il rugby è fatto di omaccioni che incutono terrore ma poi sono come degli orsetti giganti. Con la birra si amano tutti, se le danno di santa ragione sul campo ma poi vanno d’accordo e soprattutto alla fine si rispettano.

Che cosa ci insegna il grande calcio della tv oggi? Questo è quello che vedo io: Campanilismo estremo, offese, razzismo, scherzi macabri, violenza, denunce, scommesse, frodi, teste calde, macchine veloci, feste, eccessi e donne. E poi arricchirsi quanto più possibile, scappare in Cina per i soldi, vendere tutto ai Cinesi sempre per i soldi…

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HAMBURG – 30 anni

Se avete già compiuto 30 anni avete certamente presente quella sensazione dell’inesorabile momentum che avanza. Uno stargate spaziotemporale che vi risucchia piano piano e che fa da spartiacque tra la vostra vita come l’avete conosciuta fino adesso: spensierata, tonica e leggera, e dall’altro lato un mondo grigissimo di responsabilità, lavoro, imposizioni sociali, rughe, afflosciamenti e tappe che crediamo di dover obbligatoriamente percorrere.

L’avvicinarsi di questa data sul mio calendario della cucina e anche in quello biologico, mi ha spinto a fare cose mai fatte prima. Ho riflettuto e ho mi sono detta: “Se questo – l’età che avanza ndr – potesse essere definito un problema avresti due modi di gestirlo: affrontarlo o schivarlo. Siccome non si può concretamente affrontare né tantomeno risolvere se non stanziando ingenti somme all’estetista alla palestra, al chirurgo… che sono tuttavia solo dei palliativi perché poi dovresti pagare pure quelli che ti danno del lei per farli tacere… o un sicario che desse una lezione alle care zie che ti chiedono sempre quando ti sposi… insomma troppo costoso e comunque non si può veramente risolvere l’invecchiamento se non con la nostra propria morte. Dunque non ci resta che schivarlo e quindi organizzare una grandissima distrazione che farà da catalizzatore e porterà via tutto lo stress dei 30: cioè una festa megagalattica!”

E con questa brillante idea allo scadere dei 6 mesi prima ho inviato un rsvp ai miei amici sparsi nel globo, circa una 50ina! Sull’invito campeggiava il motto dell’evento: “30 IS THE NEW 20, BUT WITH MONEY!”

Tra i 6 e i 3 mesi ho iniziato a organizzare concretamente l’evento: destinazione, locali, opzioni, contatti, attività. Del resto uscivo fresca fresca da un lavoro nel turismo quindi –modestamente parlando- ero competente e preparata.

E’ stata scelta Hamburg perché: 1 non c’ero mai stata, 2 è una grande città, 3 ha sicuramente un aeroporto ben collegato con tutte le nazioni dove si trovavano i miei amici.

Excel alla mano ho preparto una mega chart con tutti i voli e programmi di ciascuno. Poi ho iniziato a fare le prenotazioni, contrattazioni e negoziazioni (vi potete immaginare ordinare una torta di compleanno da una pasticceria tedesca al telefono???), studiato l’outfit, comprato un paio di orecchini, un anello e una collana importante e delle scarpe col tacco che non ho messo mai più.

Siamo partiti in 13 dalla Svizzera, una mia amica Indiana veniva addirittura da Helsinki dove si trovava per lavoro, poi uno dalla Turchia, una dalla Polonia, una dalla Germania, una dalla Francia e ovviamente un paio anche dall’Italia per un totale di 23 partecipanti finalisti rappresentati di ben 9 paesi diversi.

Il programma prevedeva arrivo in Albergo 5 stelle con SPA, tempo per lo shopping e free evening di venerdì. Sabato walking tour organizzato con guida privata, peccato che avevo sottovalutato la primavera artica di una città come Amburgo esposta al vento gelido del mare del nord e c’erano -2 gradi nonostante fosse fine marzo. Un po’ di relax prima dei grandi festeggiamenti: aperitivo in un rooftop bar sul porto e poi in taxi verso la cena. Ora, rendetevi conto che in una selezione dei miei amici composta da indiani, turchi, vegetariani e schizzinosi era abbastanza difficile pensare a un menu democratico, ma ho scovato un posto in grado di mettere tutti d’accordo da est a ovest da nord a sud: Kartoffelkeller, un ristorante a base di solo patate in tutti i modi immaginabili! Nel pomeriggio mi ero recata personalmente a ritirare la torta che avevo ordinato per telefono in tedesco e che doveva contenere crema e fragole, scoprendo che si erano però dimenticati di farla, dunque alla vista dei miei occhioni lucidi hanno promesso che ci avrebbero pensato loro e in effetti la torta era lì che ci aspettava alla fine della cena. Ma questo era solo l’inizio, perché abbiamo proseguito in un locale underground con un area privè e molte bottiglie… Domenica non potevamo certo perderci una delle migliori colazioni buffet della mia vita e quindi ci siamo trascinati fuori dai kingsize bed, inutile dire che è stata una giornata costellata da hangover, gran mal di testa, kebab e Coca-Cola fino alla ripartenza serale.

Uno dei più bei weekend della mia vita.

Ho vissuto per tanto tempo con questi ritmi: viaggiando dal venerdì sera direttamente dopo il lavoro e partendo dall’ufficio già con il mio fedele trolley blu superleggero al seguito e rientrando domenica sera, per poi andare a lavoro lunedì mattina senza battere ciglio.

Quando ero giovane.

Ora le occasioni si fanno più rare, i 30 alle mie spalle iniziano ad allontanarsi, mentre navigo verso la prossima decina. E continuo a pensare che siccome le ansie e le responsabilità crescono, così come la frequenza con cui la domanda “quando ti sposi???” disturba i miei apparati uditivi, ci vogliono dei festeggiamenti così speciali ogni tanto. Stay tuned.

(Gli inglesismi qui usati hanno lo scopo di rendere questo articolo, fresh, cool e young. Non vogliatemene troppo.) 

REFERENCES:

https://www.steigenberger.com/en/hotels/all-hotels/germany/hamburg/steigenberger-hotel-hamburg

http://www.empire-riverside.de/fileadmin/pdf/20up_getraenkekarte.pdf

https://en-gb.facebook.com/CHINALOUNGE/

http://kartoffelkeller-hamburg.de/

https://www.toursbylocals.com/Hamburg-Tours?s=AW_02B;_021G_hamburg%20%2Bguided%20tour&gclid=CjwKEAjwq5LHBRCN0YLf9-GyywYSJAAhOw6muYaheu7mQCp3ePSBbj7JnUtKS-oI8ULb2_UHrjdHRhoCDYvw_wcB


FACTS ABOUT HAMBURG:

Hamburg is Germany’s second largest city after Berlin. Its area is seven times than Paris and twice bigger than London .

Hamburg has more bridges than Venice: 2300

Alsterwasser is the local name for a type of shandy (Zitronenlimonade)

Hamburg offers more than 40 theatres, 60 museums and 100 music venues and clubs

Hamburg has 54 hospitals too.

The local “Hummel, Hummel” greeting was originated from a Hamburger water carrier, Georg Daniel Christian Hummel, who during delivery always been accompanied by a bunch of children shouting his name. His successor Johann Wilhelm Benz has been treated in the same manner even so his last name was different. He is upset because of this and angrily answered “Mors, Mors” a short way from saying “Klei mi an’ Mors” which translated as “kiss my ass.” (Mors (North German slang) = ass). If you are in Hamburg and someone greets you with “Hummel Hummel”, you reply with “Mors Mors!”.

Johannes Brahms and the singer Nena (99 Luftballons) are both originary from Hamburg.