Post erection… ops i mean election!

Inutile esprimervi la mia amarezza per questo risultato di voto. Il mio voto ideologico, il mio voto filosofico é stato un semino gettato nel vento. Non mi aspettavo granché ma pensavo Emma passasse almeno la soglia…!

(Ecco dunque che si manifesta l’afflosciamento post elezione)

Non trovo il m5s particolarmente convincente, ma sono curiosa di vedere cosa sapranno fare dopo tutti questi proclami di onesta e trasparenza.

Come faranno a mettersi d’accordo con la Lega con cui hanno ben poco in comune? É un matrimonio un po’ precario…

In qs articolo si può graficamente realizzare dove sta la convergenza (scarsa) sui punti del programma dei due partiti vincenti:

Siamo un paese in stallo da vent’anni e faccio fatica a immaginare grandi rivoluzioni a breve. Almeno l’ego del vecchio é stato un tantino ridimensionato direi…

Domenica sera -per la cronaca- io non ho fatto nessuna fila per votare. Dentro, fuori in dieci minuti. Mi sentivo emozionata, come ogni volta, del resto. Il voto é e deve essere un momento emozionante, speciale, di trepidazione. Guardavo le facce e immaginavo le croci apposte sulle schede. É in quell’attimo che ci illudiamo di poter cambiare le cose, di contare e di valere qualcosa. Di poter decidere il nostro futuro. Ecco perché non rinuncio a votare anche se non mi sento rappresentata da nessuno di questi personaggi.

Comunque mentre cerchiamo di capire come andrà avanti, oggi leggevo una cosa che trovavo buffa e anche un po’ grottesca. Un senatore leghista di colore.

Vi allego solo questo piccolo estratto:

A me sembra solo una azione di marketing per darsi credibilità. Ma chi se la beve???

Per continuare a riderci su ecco qua:

https://www.vice.com/it/article/vbpn5m/il-meglio-del-peggio-di-questa-giornata-elettorale?utm_source=vicefbit

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Boccette e Bocciofile

Le bocciofile in Emilia sono un’istituzione. Sono luoghi affascinanti dove si incontra l’umanità quella vera. Nell’ultimo anno ho iniziato a frequentarne tante, come capita con una di quelle cose che non penseresti di fare mai nella vita e poi il caso ti ci porta. Prima di tutto non sapevo neanche che esistesse una disciplina chiamata boccette, né che sul tavolo da biliardo si potesse giocare senza stecche, né che esistessero biliardi a buche strette o addirittura senza buche e per di più riscaldati. Il biliardo che conoscevo io era il classico 8 palle, il pool americano da pub, amici e molta birra.

Ho cercato di capire da dove deriva tutta questa diversificazione di sottocategorie e modi di giocare così vari, ma lo ammetto, resto un po’confusa. Partiamo dal fatto che come nella categorizzazione scientifica delle specie animali dove si usano famiglie, genere, classe, ordine, ecc., nel biliardo esiste -tra i mille altri tipi diffusi nel mondo per aree geografiche (lo snooker in UK, la piramide Russa, le specialità orientali…)- un sottomondo di specialità detto biliardoall’italiana. Sotto questo ombrello della carambola ci sono versioni con e senza stecca e con o senza birilli. Quelle senza stecca e cioè a lancio manuale della boccia (la bocciata) hanno sempre i birilli: 4 bianchi e uno rosso centrale, che servono per segnare più punti in partita- e i tipi principali sono due: le boccette e le boccette alla goriziana. Nelle boccette che è la versione che seguo io qui in regione, ci sono 4 palle bianche e 4 rosse per ciascun avversario o coppia di avversari e un boccino blu a cui ci si deve avvicinare il più possibile esattamente come nel gioco delle bocce da spiaggia al “pallino”.

Per ora ho capito che per esempio le boccette non esistono in tutta Italia, sono maggiormente diffuse in Emilia, Toscana, Marche, Liguria. La goriziana va da sé che ha una sue entità e diffusione a nord-est. Al sud non ho capito se e cosa si gioca (credo si siano diffuse solo le versioni con la stecca). Ancora una volta il nostro paese mi stupisce, mi affascina scoprire che sia fatto in realtà da tanti antichi feudi con le loro tradizioni e la loro cultura.

Comunque, tornando a noi, i tavoli da biliardo boccette si trovano dentro le bocciofile che sono attrezzate in primis per servire e intrattenere i nostri cari pensionati con i lunghi campi indoor per il gioco delle bocce. (Luoghi perlopiù freddo umidi che non alleviano i reumatismi.) Anche qui con una tradizione ben più antica e con una diffusione mondiale ne esistono mille varianti (raffa, lyonnaise, petanque…). L’importante, nonché succo della questione di questo breve post, è che nelle bocciofile ci si aggreghi, si giochi a carte e a tombola, si legga il giornale, si beva il caffè, si parli di calcio e politica, ma soprattutto si mangi.

Ora, facendo l’esempio delle boccette, in cui ci sono competizioni a squadre come i campionati regionali con varie categorie (A1-A2-B-C) e competizioni per singoli giocatori; all’interno delle squadre i giocatori sono divisi per gareggiare come coppie o come singoli alle varie gare che si tengono spesso il sabato e la domenica e possono andare avanti dal mattino presto per una giornata intera; da qui la chiara esigenza di rifocillarsi tra una partita e l’altra. E’ interessante e credo piuttosto peculiare della regione Emilia questa commistione tra bocce e cibo. La bocciofila di Modena di Via Verdi è nota servire i migliori tortelloni misti di tutta la città, in un ambiente spartano con le tovaglie a scacchi rossi e bianchi e il puzzo di gnocco fritto che ti rimane addosso per un mese, litri di Lambrusco e Pignoletto DOCG e kg di burro sciolto che unge i piatti. Queste sono le bocciofile emiliane. Che al giovedì sera fanno i Borlenghi e nel weekend cucinano per le famiglie e le comitive di amici. Diciamo che per amore alla fin fine non mi dispiace poi tanto frequentarle, alzarmi alle 7 anche qualche domenica e spesso passare la giornata muta, immobile per non distratte i giocatori concentratissimi e atrofizzata dalle sedute scomode. Come potete immaginare, in tali ambienti la presenza femminile tra i giocatori è molto bassa, nel pubblico anche: a volte ho contato fino a 40 uomini nella stessa stanza e poi io, unica donna. Anche la presenza under 30 é molto scarsa. Nelle bocciofile mi piace osservare questa fetta di Italia, i vecchietti che sonnecchiano col cappello calato, scommetto per chi voteranno alle elezioni, mi chiedo se le loro mogli siano a casa a godersi un po’ di pace e guardare la tv. Chi sono questi giocatori? Quando hanno imparato a giocarci e come ci sono capitati? Che lavori fanno? Sono bravi padri e mariti? Ogni tanto ci sono anche dei gruppi di stranieri che si ritrovano anche loro li a fumare e fare qualche partita a carte, segno del nostro tempo e di un’Italia che, se vuole, sa integrare.

I RADICALI SONO I BUONI

Se la politica fosse una serie tv o un film di fantascienza i radicali sarebbero i BUONI e Emma Bonino praticamente sarebbe come il maestro Yoda.

Reuters

La nuova campagna elettorale ha fatto riemergere in me un senso di nausea per il desolante panorama politico attuale. Personaggi ed interpreti: da un lato una specie di Darth Vader vecchio e grottesco che muore e poi resuscita sempre, un giovane Luke Skywalker che sembra paladino del bene ma in realtà è figlio del male pure lui, un robot ottuso, un gorillone peloso che parla solo a versi, eccetera eccetera… i parallelismi sono molti e lampanti.

Insomma ho pensato che per una volta anche se la legge elettorale non premia il voto ai piccoli a causa delle soglie di sbarramento e strategicamente non ha senso votare con un voto che va perso chi non è sicuro di passare, questa volta me ne frego, vorrei stare dalla parte dei buoni.

I radicali sono fortissimi nella teoria e nei principi etici e forse –si dice- poco forti nella pratica. Del resto è vero anche che finché rimangono un isolotto felice di utopie e non possono davvero governare non si scontrano con la difficoltà concreta di far quadrare il cerchio. Ve lo chiedete mai voi come sarebbe un mondo (o almeno un’Italia) governato dai radicali?

Tanto per ricapitolare, i principi a cui si rifanno i radicali sono (dal sito www.radicali.it):

la difesa dello stato di diritto e della democrazia, il metodo della nonviolenza-gandhiana, la laicità e la libertà religiosa, il federalismo europeo, l’ambientalismo, l’antiautoritarismo, il liberalsocialismo, l’antimilitarismo, il liberalismo democratico, l’antiproibizionismo. (…)

Al Prntt (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito) si devono riforme storiche quali la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, la chiusura delle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi, l’approvazione della prima legge europea sui diritti dei transessuali.

Un mondo ecologicamente sostenibile, con la prostituzione regolamentata, la marijuana libera, i diritti umani garantiti, gli immigrati come fratelli, i gay e i trans come vicini di casa con i loro figli adottivi; in cui chi vuole morire muore dignitosamente, il tutto dentro un’Europe federalista. A qualcuno, il mondo dipinto così farebbe sicuramente inorridire e invece a me incuriosisce.

Un mondo in cui i buoni trionfano sui cattivi e la galassia può prosperare. Bisognerebbe dargli una possibilità…

Spiegazioni sul Rosatellum da Le formiche.it

“(…) sono le segreterie di partito a predeterminare, decidendo l’ordine di lista, chi entra in Parlamento, senza alcun ruolo da parte dell’elettore. Nel proporzionale puro della prima Repubblica, va detto, era possibile invece votare fino a tre singoli candidati. Le liste che non raggiungono l’1 per cento non portano voti al loro schieramento. A questo punto si suddividono i seggi in base alle percentuali ottenute dalle coalizioni e dalle singole liste a livello nazionale per determinare quanti seggi spettano a ciascun soggetto.”

difetti della vista di storia e politica

Ho riguardato “1992 la serie” di recente, e ho pensato al grande ritorno di Berlusconi in questo 2018, ho pensato che mentre vivevamo la sua ascesa in quegli anni in cui esplodeva manipulite, non sapevamo che sarebbe durato tanto, ma i segnali c’erano tutti.

Immagine di Berlusconi prima e dopo.

(a parte notare che ha più capelli adesso che nel 1994, ma vogliamo davvero tenerci ancora tra i piedi sto vecchio???)

Ad esempio, se riguardiamo con gli occhi di oggi gli avvenimenti di allora, i rapporti della politica e dell’industria con la mafia sono lampanti. Io ero bambina, ma me ne ricordo tante di quelle notizie che ascoltavo seduta sul tappeto verde pino del salotto la sera, quando mia mamma guardava il TG1 di Frajese, Badaloni, Lilli Gruber con la frangetta phonata… Gli attentati. Gli scandali. Lo show del Bagaglino. L’esilio di Craxi. Il discorso che fece Bettino alle Camere sul finanziamento illecito ai partiti.

Se lo riascolto oggi, quel filmato che per me è un simbolo di rottura importantissimo, mi fa venire i brividi. Si fa anche un po’ fatica a seguirlo –lui che era il mago della retorica- ma in quel video dice delle cose gravissime. Dice che si sa da sempre che i partiti ricevono fondi irregolari attraverso canali non ufficiali. Al processo Cusani dice anche che questa pratica è nata dopo la seconda guerra mondiale quando i servizi segreti volevano controllare i partiti e la situazione politica in Europa (cita le fonti illegali del PC fornite dal KGB fino all’81). Era perfino normale in quel contesto storico. Poi questa pratica è rimasta in uso e si è evoluta, e la zona grigia è cresciuta, e improvvisamente manipulite ha voluto scoperchiare situazioni che sapevamo tutti che andavano avanti così da tanto, tanto tempo… Parla anche di Napolitano – un uomo che 20 anni dopo era ancora al potere de è diventato il nonno beniamino di mezza Italia e nostro Presidente della Repubblica- di quando era Ministro degli esteri per il PC e non poteva non sapere; e della FIAT e di tutti gli interessi privati che improvvisamente si dichiararono vittime dicendo di essere stati concussi quando erano loro stessi concussori e finanziavano i propri interessi economici in politica.

Craxi ha ammesso le tangenti ma non ha mai ammesso il fine di arricchimento personale (vedasi Enrico Cuccia e i lingotti nascosti nei pouf del salotto). Insomma in quel filmato Craxi dichiara una cosa tanto palese e tanto grave che quando ce l’hai davanti per la prima volta non la vedi. Non la metti a fuoco. Devi prenderne distanza come i presbiti. Se solo –mi dico- contro altri personaggi venuti dopo o altre vergogne del nostro paese l’opinione pubblica avesse avuto la stessa reazione, la stessa indignazione dimostrata alla caduta di Craxi. Invece è diventato normale e nessuno si è stupito più del fatto che siamo governati da certi soggetti. Che il mondo è pieno di ladri. Invece di demonizzarli abbiamo consacrato a idoli nazionali persone come Maurizio Corona, per fare un esempio non-politico. E questo dice molto.

Ecco, siamo dei presbiti rispetto alla storia, rispetto a quello che succede di epocale nel momento in cui avviene. Vediamo il presente sfuocato. Io che sono convinta del fatto che solo alla presenza del dubbio sul reato chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe allontanarsi per primo dai saloni del potere. Figuriamoci i pluricondannati. E dopo 26 anni ancora non siamo riusciti a epurarci da quel tipo di politica, da quelle stesse persone. Ci rendiamo conto di quanto sia grave che 30 anni della storia del nostro paese, del nostro destino di Italiani, si rimbalzano sempre tra gli stessi esseri umani??? Dove saremmo potuti essere oggi se avessimo sfruttato questi 26 anni disfandoci di quelle persone –lo dico colpevoli o no, onesti o corrotti che fossero, non importa, disfarcene solo per il principio del ricambio. Come quando al mattino apri la finestra per cambiare aria, perché fa bene punto e basta.

Ma la storia è viva, è una bestia che si agita mentre cerchiamo di domarla, la storia accade mentre la viviamo e proprio per questo non la comprendiamo. Non la percepiamo nei segnali di allarme che ci dà. Per questo –e va fatto spesso- bisogna fermarsi e ripensare, rielaborare, mettere a fuoco. Aprire cassetti, rileggere cose, riascoltare racconti come questo video di Craxi.

Tra qualche anno sui libri si leggerà di Trump e della crisi con la Korea e ci sarà un prima, un durante e un dopo. Ci sarà una linea di eventi definita. Delle cause e delle conseguenze che emergeranno. Solo che adesso, mentre le viviamo non le possiamo vedere. Ogni tanto al mattino mentre ascolto la radio mi chiedo cosa succederebbe se facessero esplodere qualche bomba per davvero. Se ci fosse davvero una guerra nucleare. Se andremmo a lavorare lo stesso. Come niente fosse. Cosa diremmo a chi amiamo quando li salutiamo al mattino perché non sappiamo se li rivedremmo la sera. Mi chiedo queste cose. Come rivaluteremmo tutto e metteremmo in discussione ogni singola cosa (tra cui il nostro sistema politico) che adesso per pigrizia e per accidia lasciamo stare così com’è. Com’è sempre stata.

Questo mi fa pensare che anche per le relazioni sia così. Gli amori si possono mettere in prospettiva solo allo scadere di un certo tempo, solo trascorso un certo periodo. Perché le cose si depositano, i fatti sedimentano e le emozioni stratificano e poi si possono vedere chiare. Ci si può vedere attraverso, alle emozioni, dopo che il torbido è diventato limpido e si ridistribuiscono le colpe. L’amore non è cieco, l’amore è presbite.

Noi, l’Europa e la nostra idea di società

Io spesso sono inquieta. Da quando gli sbarchi sono diventati la nostra quotidianità. Da quando i morti sono diventati talmente tanti che non ci fanno più neanche impressione. L’anestesia del tragico è preoccupante. Ed è tutta colpa della sovraesposizione mediatica dei nostri tempi.

Sono tempi duri per credere nell’Europa, lo so. Con l’Inghilterra sull’uscio. Un’Europa forte no, ma almeno una debole? Abbiamo tolto barriere interne e ne abbiamo create altre esterne molto permeabili. I popoli che si affacciano nei nostri cortili, secondo me, possono anche rendersi conto che non siamo messi benissimo neanche noi, ma non hanno alcuna alternativa comunque. Non c’è più il sogno del migrante, la speranza nel futuro migliore. Per la maggior parte di queste persone qui c’è solo sopravvivere o morire. Un futuro punto e basta o nessun futuro.

E così a lungo andare è probabile che ci indeboliremo sempre più. Ma non per colpa di queste persone che entrano, per colpa nostra che non sappiamo accoglierle. E la nostra Europa che fine farà? Si frammenterà? O Imploderà?

In tutta questa incertezza la gente si sente spaesata e si affida ai media e ai politici (i quali fanno un uso quasi criminale dei social). Con la rinascita dei nazionalismi la Brexit in primis è stata un’amarissima sorpresa, eppure passano i mesi e non si capisce ancora cosa succederà in questo divorzio… I cittadini britannici essi stessi incerti e sconvolti dalla loro propria votazione. Abbindolati da discorsi facili al limite della demagogia di un rinnovato populismo destrista.

In tutto questo la gente che si beve la facile retorica di certi soggetti e commenta poi i centri di accoglienza, che paragona i soldi per il terremoto con gli aiuti per la gestione dell’emergenza immigrazione, che si sente minacciata dalle facce degli stranieri nelle nostre città tanto provinciali, non si domanda mai quale paese stiamo lasciando ai nostri figli? Non si domanda a chi stiamo affidando davvero il nostro destino? E le donne non si ricordano più che il diritto di voto è costato sangue e anni di lotte? Ogni tanto è bene ripetersi certe cose. Tornare ai principi, pensare alle idee che hanno mosso grandi momenti storici e che nel fare i conti con la realtà quotidiana dimentichiamo.

Io in questi momenti di sconforto ripenso a quando ventenne frequentavo le lezione in via del Santo 28. A quanti ideali coltivavo. Alla bellezza dell’essere giovani. Alla forza irruenta delle cose in cui credevo. Alla mia apertura verso il mondo un po’ ingenua un po’ incosciente. E poi mi dico: “Ma la politica non era una cosa onorevole?”.

Tra le cose di cui non ci ricordiamo più e di cui abbiamo perso il senso profondo cito queste:

Avete presente cosa significava l’esilio politico nell’ antica Grecia (vedasi ostracismo), o ai tempi di Dante e fino alla Seconda Guerra Mondiale?

Avete presente che l’Italia è stata uno degli attori più importanti della nascita dell’Europa Unita nel secondo dopo guerra?

Quando mi sento corrotta dai media nei miei pensieri e anche un po’ razzista, quando mi sento sporca e i miei credo traballano con le gambette deboli, ripenso a John Rawls, il mio filosofo politico preferito e al “velo di ignoranza”.

Nella sua “Teoria della giustizia” Rawls con una astrazione immagina che gli individui prima di costituirsi in società si riuniscano per scegliere dei principi comuni che siano equi, non conoscendo però a monte la loro posizione futura, essi opereranno per cercare di rendere la situazione più favorevole possibile per tutti, perché se poi si ritrovassero ad appartenere ad una minoranza sarebbero belli che fregati! (Questo video della RadioTelevisione Svizzera lo illustra molto bene)

Ogni tanto anche se ci siamo già dentro, anche noi ci dobbiamo chiedere: “che società vogliamo?” Noi -che siamo ovviamente tra i fortunati – non dovremmo augurarci ma soprattutto costruire attivamente giorno per giorno un mondo che garantisca i diritti anche a chi è meno fortunato di noi?

Tutto il resto è il bla bla della disinformazione che ci propinano… Ricordatevi per esempio che rispetto agli anni ‘70 in cui l’Italia viveva anni di vero terrorismo, siamo in un periodo di estremo benessere, la violenza globale e le guerre sono diminuite nel mondo, la gente vive più a lungo, al contrario di tutto quello che i media vi fanno credere, stiamo bene, meglio di prima. Non sto negando che ci siano crisi o problemi, ma la scala con cui li misuriamo e percepiamo è sbagliata. La troppa informazione fa sembrare tutto più grave e più estremo. E ogni giorno vissuto nell’ansia che i media producono, è un giorno della vostra vita perso.

la scienziata politica

Da quando iniziai a studiare educazione civica, dalla scuola elementare in su’, mi fu chiaro che occuparsi della cosa pubblica non era roba da tutti. Mi pareva innanzitutto un gran sbattimento finche’ al liceo la filosofia mi aiutò a capire che è in realtà la missione più onorevole di tutte per l’individuo che vive in società, che è anzi un onore, certamente non una professione nel senso salariale del termine, ma piuttosto una passione mossa da un intento profondissimo e nobilissimo, un atto di generosità altruistica e non di arricchimento egoistico, un moto di spirito verso le generazioni future. Poi all’università ebbi la fortuna di seguire Professori come Antonio Papisca (Diritti Umani), Giorgio Carnevali (Teoria Politica), Franco Todescan (Storia delle Dottrine Politiche) e Maurilio Gobbo (Diritto Costituzionale Italiano e Comparato, materia in cui presi l’unico 30 e lode della mia carriera perché non sono stata mai una secchia!) che mi illuminarono parecchio.

Ci fu una sera in una trattoria padovana (“all’Anfora” in centro storico, se ci volete andare è in una viuzza dietro la piazza del mercato, dove si mangiava del pesce discreto) in cui mi ritrovai a una grande tavolata così composta: un paio di medici, un paio di ingegneri, un giurisprudente, una letterata, una scienziata della comunicazione, una psicologa e io – la scienziata politica. Si discuteva di questa piccolo nucleo del mondo che eravamo noi, di questo spaccato della società futura, dei nostri ruoli sociali, di quanto ognuno di noi servisse agli altri e al bene comune. E lì però ho pensato che prima di tutto, se non ci fossero stati quelli come noi (a.k.a. gli scienziati politici) non saremmo esistiti. Se non ci fosse stato qualcuno che avesse voluto istituzionalizzare il nostro essere insieme, dargli delle regole, studiarlo, saremmo rimasti nuclei singoli, nemici, disorganizzati, nello stato di natura (cifr. T. Hobbes, J. Locke, J.J. Rousseau). Perché all’origine delle scienze politiche c’è lo studio dell’uomo in società e io la trovo una cosa bellissima.

Dunque, io e il giurista stavamo lì, discutendo su chi fosse il più importante al tavolo, chi avesse più responsabilità sociali, chi fosse più necessario. E dopo aver creato la società -mi dissi- se non ci fosse nessuno che se ne volesse occupare, ammettendo che al medico piacesse solo curare le persone e all’ingegnere costruire, ecc., chi se ne sarebbe occupato, se non noi? Loro non avrebbero potuto svolgere le loro mansioni, se non ci fosse stato qualcuno che si fosse offerto di gestire la res publica nel frattempo. Quindi non solo a monte ma pure a valle ecco che interveniamo noi.

Io credo nell’interesse partecipativo alla comunità in cui viviamo, nella politica a livelli professionali, credo che ci dovrebbero stare delle persone che non si sono improvvisate, ma che ne sanno qualcosa, credo anche che ci sia differenza tra professionalità e professionismo. La politica nel migliore esempio è un attività collaterale del cittadino, questo per impedire che la gente si affezioni troppo al velluto di certe poltrone e non le voglia lasciare più. No si può vivere di rendita politica. Credo che ci debbano essere dei limiti temporali per garantire il ricambio, l’afflusso di nuove idee e soprattutto frenare la sete di potere e la corruzione.

A vent’anni volevo fare la carriera diplomatica, ma ho scoperto un apparato elefantiaco di gente parassita che la costella. Pensi ingenuamente che un consolato italiano in svizzera funzioni bene, ma varcato il confine della porta è sempre terra italiana: tutto molto pesante, complicato, inefficiente, scortese. Sempre quando ero ancora iscritta AIRE un po’ di tempo fa a Zurigo, mi mandarono i santini per eleggere i rappresenti degli italiani all’estero al Parlamento: rimasi sorpresa dal tipo di pubblicità elettorale che certi soggetti si facevano. Vantando le proprie doti sportive, certi maratoneti, o certi risultati professionali come imprenditori. Tutto sembrava più importante e più in evidenza dell’impegno politico di per se. Un esempio per tutti il Senatore Antonio Razzi che tutti conosciamo anche grazie alla parodia di Crozza. E avrei detto tutto, ma aggiungo una articolo apparso su The Economist nel 2011 che parla di come veniva visto all’estero Berlusconi: il titolo era “the man who screwed up an entire country” (http://www.economist.com/node/18805327). Giusto per ricordarci di come ci vedono da fuori.

Ci vorrebbe serietà, moralità. Il lavoro politico è difficile perché devi assumerti la responsabilità tu per primo di essere onesto e corretto per le istituzioni che rappresenti. Non si può giustificare tutto lo scempio dicendo “in fondo siamo uomini”, Il politico deve essere un super-uomo.

E vi lascio con questo link dei simboli elettorali più assurdi del 2013 in attesa di nuove elezioni…

Orange is the new black

(Ahimé il titolo geniale non è mio)

Non puó non risvegliarsi, in giorni epocali come questo, la scienziata politica che sonnecchia in me. Fatemi dire a mia mamma che ho preso la laurea per qualcosa, per permettermi di scrivere ogni tanto anche di politica supponendo di capirne qualcosa…

Ho scritto qui, 8 lunghi anni fa, in una notte eccitata, dallo studio di mio padre, il post alla vigilia dell’elezione di Obama.

Prima di qualsiasi considerazione di merito, guardiamo anche ai simboli di questi eventi, che trovo siano altrettanto importanti. E’ stato un simbolo il primo Presidente Afroamericano. Poteva e doveva esserlo anche la prima Presidente donna. Potevamo segnare un altro passo nella storia che invece rimanderemo di chissà quanti anni… Chissà in quale notte ancora starò qui a scrivere di una benedetta donna che sale al potere…

Invece ci troviamo con un paio di altri simboli: un parrucchino, i soldi, una bambolona per First Lady.

Che male che fa l’ignoranza. Che tristezza il solito clichè che i soldi possono comprare davvero quasi tutto. Posso anche credere che gli americani fossero stanchi dei democratici, ma resto convinta che questa è una elezione in cui vince il potere nel senso piú oscuro e viscido del termine. 

E comunque i Simpson lo avevano predetto nel 2000 che andava proprio così. La satira fa bene perchè ci vede lungo, ricordiamocelo anche quando si muore ammazzati per i vari Charlie hebdo…

E Berlusconi non si può paragonare a Trump perche il calibro delle decisioni che può prendere il Presidente Americano e delle terribili conseguenze che possono derivarne a livello mondiale è incomparabile. E perché la corruzione si manifesta in modi complessi e completamente diversi in Italia rispetto agli USA.

Hilary, mi dispiace perchè tante donne avevano capito che eri lì anche per prenderti una bella rivincita su quel broccolone di tuo marito, volevi proprio sbatterglielo in faccia che eri più brava di lui, mi dispiace che non ti puoi togliere sta soddisfazione e invece devi ritirarti come una pagura. Non credo che ci proverai più, perche hai una certa età… quindi buona pensione. Come si dice: ci hai provato e per questo tante donne ti ricorderanno con simpatia!

Staremo a guardare, sperando che non ci siano catastrofi troppo gravi ora che Putin ha un nuovo compagnuccio di giochi. Risiko edizione master?!