Convalescenza

Ciao, sono giunta agli sgoccioli della mia convalescenza postoperatoria (che dovrebbe aver risolto la mia sinusite cronica – il dottore dice: sentirai per un po’ una sensazione di apertura finche la mucosa non si adatta… più che altro io sento uno sfondamento, come se avessi delle autostrade tedesche a 6 corsie nelle vie respiratorie dopo 20 anni di trazzere. Si, se ve lo state chiedendo, ha fatto male, molto male, come se mi avessero preso a pugni in faccia per giorni, però adesso è passato.).

Avendo a disposizione due settimane ho letto due libri e guardato almeno 20 film, ho fatto il pane, le tagliatelle, creato una nuova playlist su ITunes e pensato molto.

Tra cui le seguenti cose.

Mi fa sorridere che per mia sorella la mia condizione di “essere single” sia ormai come una legge immutabile e si dà per scontato che non cambierà più. Senza speranza. Perchè non mi chiede mai se ci sono delle novità. E’ come un morto in famiglia di cui non parliamo per tabù. Certo, d’altro canto, meglio dell’asfissia delle zie siciliane che come nel Padrino mi guardano a lungo e poi sussurranno “ancora nente?”, alzando il mento. Io rispondo con lo schiocco siculo del palato che fa un suono tipo “ntzz” e vuole dire no. Poi loro aggiungano che pregano per me e io mi sento molto sollevata.

Mi meraviglia e mi affascina la logica ferrea dei bambini perchè mia nipote continuava a chiedermi cosa mi ero fatta non capendo perche uno dovrebbe andare di sua spontanea volontà all’ospedale se non si è fatto male prima. E quindi ha raccontato a tutti che ero caduta dalla biciletta e mi ero fatta male al naso.

E’ tremendamente vero che quando sparisci dalla faccia della terra (e cioè in realtà da facebook e whatsup e instagram per giorni consecutivi) si fanno vive le persone che ti vogliono davvero bene. E così volenti o non volenti si fa un piccolo check delle proprie relazioni.

La mamma è sempre la mamma. Per questo sono venuta a casa sua invece di stare da sola nel mio appartamento. Perche così lei ha avuto qualche buon motivo è ha potuto sbuffare un po’, farmi il letto, cucinare, e poi farmi staccare e rimettere tutte le tende e infine fare da manichino per le sue creazioni sartoriali.

Stare fermi, non avendo nulla da fare per ore e per giorni ti fa apprezzare e allo stesso tempo ti terrorizza pensando al ritmo normale a cui sei abituata a vivere.

Ho capito che il dolore fisico è relativo. Il vero problema è quando il corpo è sottoposto a uno stress prolungato, è lo sfinimento che logora, non il dolore di per sè. E il dolore si dimentica, il che a distanza di qualche giorno mi dà di nuovo fiducia sulla possibilità remota di -forse, un giorno- partorire… perche uscendo dall’ospedale invece ero estremamente convinta che l’adozione era la soluzione milgiore!

Ah, se volete qualche titolo di film ve ne metto alcuni meno noti:

Loro chi? (commedia/action italiana)

How do you know – come lo sai (commedia americana)

Cena tra amici (commedia francese) rifatta anche in Italia e intitolata Il nome del figlio – ho guardato entrambe le versioni

Il fascino indiscreto dell’amore (commedia ambientata a Tokyo)

La teoria svedese dell’amore (documentario)

Comandante e Looking for Fidel (due documentari di O. Stone, sto studiando per il mio prossimo viaggio a Cuba…)

La famiglia Belier (commedia francese)

Futura

Oggi mi farei proprio un bel pianto. Uno di quelli ormonali, illogici. E tutto il giorno che c’ho sto groppo. E poi mi veine voglia di scappare. Io che quando sono triste prenoto un viaggio.

Io che sono sempre piu convinta, senza ogni dubbio, che la tristezza e i sentimenti struggenti sono il vero motore dell’arte perchè se guardo a questo anno passato tutte le volte che le dita hanno toccato la sabbia sul fondo, ne hanno pescato qualcosa. Ma quando si galleggia in superficie c’è molto meno da raccontare, forse pare così perche è tutto più banale.

Io, che invece di organizzare il supermeeting, guardo dalla finestra e vedo il gatto nero che pascola, sempre nello stesso punto del prato, ogni giorno, anche con la neve, e poi mi chiedo: ma quando tra poco arrivano le mucche? E’ per caso lui un gatto pastore? Io che mi faccio ridere da sola.

Io che mi alzo la mattina convinta di non aver bisogno di nessuno e vado a letto la sera che non ci credo piu tanto, perche alla fine sarebbe bello abbandonarsi tra le braccia di qualcuno invece di fare sempre la superdonna.

Mi viene da dire vai a quel paese, non a te, piuttosto a quella immagine di te che abita nella mia mente. Ma poi tu tanto non sai leggere l’italiano.

Io che voglio prendere tutte le decisioni e tutte le colpe delle mie scelte. Io che mia figlia la chiamerò Futura (come nella canzone), o qualcos’altro di strano preso dalla mia lista dei nomi dei miei figli che compilo dall’eta di 16 anni.

Io che sono un po strega e che oggi lo sapevo che quella cosa li sarebbe andata male, e infatti lo é.

Io che poi quando ormai mi arrendo che la giornata va come vuole, mi trovo a stare per dieci minuti a cercare di aprire quella maledetta busta per gli ortaggi davnti al banco del supermercato, con quei due lembi appiccicati e trasparenti che non si vogliono separare e io che lecco dita e sfrego, e strofino, e niente.

Io che mi voglio bene, e che alla fine mi basterò, mi basterò perchè mi devo bastare, finchè il destino si compie, e se non si compie lo faccio compiere io. Finchè arriva Futura.

P. Renner typeface, 1927

i pensieri del letto

watching fire worksMentre un europeo su 10 viene oggi concepito su di un letto IKEA, io mi sveglio -sola- tra le coperte e passo spesso le mattine a viaggiare percorrendo quei minuti infiniti che intercorono tra il sonno e la veglia, che sono come un lenzuolo che cade piano, un sipario che si solleva. In quel tratto di mattina è ancora tutto possibile, se hai sognato di essere invincibile lo sei ancora, e ne sei convinto, in quel tratto di vita ancora tutto sembra così reale, le voci i suoni, le sensazioni del sonno sono tutte li, come i fuochi d’artificio nell’attimo in cui brillano di più per poi svanire nel buio. Io poi sono assolutamente convinta che i fuochi d’artificio (come altre cose in natura) non vadano assolutamente fotografati, credo che porti male. Perchè i fuochi d’artificio, come i sogni, sono effimeri per natura e basta e tentare di intrappolarli, di afferarli, di trattenerli, non fa altro che renderli brutti, spenti e innaturali. E comunque nonostante tutto adoro i fuochi d’artificio proprio per questo, così come è davvero uno dei miei passatempi preferiti poter stare li tra le coperte per delle mezzeore a rivedere mentalmente i sogni appena fatti prima che svaniscano del tutto, come mettere le dita nella nutella un attimo, un piacere breve ma intenso. Ma che potere ha il letto? Ha un effetto stranissimo sulla mente! I pensieri che si concepiscono distesi nel letto hanno un potenziale evocativo inautido, tanto che quando sento arrivare uno di quei pensieri un po ombrosi che so potrebbe turbarmi anche per tutto il giorno, allora scappo subito fuori e mi sento gia meglio. Fuori tutto riacquista contorni e ordine. Mi accorgo di non essere wonderwoman con il lazo magico purtroppo; comunque mi accorgo anche di non aver dimenticato di allocare un  gruppo per capodanno e di non essere stata licenziata per questo… ma i miei momenti preferiti sono le soap opera stile beautiful che la mia testa mette in piedi tra il sogno e la realta… li dentro ci sguazzo proprio felice.