Turchia

Camion con le tendine di pizzo.

Campi di girasole.

Non riesco a smettere di sorridere guardando il mondo da questo finestrino, il mio autista non parla inglese nè tantomeno io il turco, eppure abbiamo comunicato.

Palazzi in costruzione.

“Siamo in Turchia” dice buttanto il mozzicone dal finestrino (qui si fa cosi).

In questo preciso istante so perchè adoro viaggiare.

La stessa sensazione che si prova quando fai un tiro di sigaretta dopo molto tempo, ti fa girare la testa, un pochino.

L’energia che entra nei miei occhi ad ogni incontro con una cosa nuova.

Pensare in un modo diverso, e che le cose si fanno anche in un modo diverso.

Un tramonto.

Il mare alla fine di una strada in discesa.

Se ci pensi questo in fondo é lo stesso mare, solo da un lato diverso.

Un matrimonio con 500 invitati.

Eppure la sensazione di festa ha lo stesso sapore in ogni posto, celebrata con ogni ballo, pronunciata in un SI declinato in tante lingue.

Si adesso me lo ricordo perchè mi piace viaggiare.

Un nuovo aeroporto, una nuova valigia.

Una storia d’amore con una nuova città.

La luna piena sopra le nostre teste, esattamente sopra il mare.

Fumo denso, dal sapore di mela e menta ci avvolge.

Luci di navi in lontananza.

Henning’s theory

Money, Physical condition and Time are the three variables of this theory which really explains the course of the life of the modern human being. I am not going to waste time and will simply expalin the theory which speaks for itself:

  • When you have time and physical condition as a young individual, you have no money.
  • When you have money and physical condition as an adult, you have no time.
  • When you have money and time in your mature age, you have no more the best physical condition.

This axiom is so true for everyone who has a deep deisre to travel the world and go globetrotting from time to time… so what’s the sense of life then? Where are we all rushing to?

For me entering the worklife was a sort of release and i enjoyed not to study anymore. I enjoy in particular not to feel a constand underground pressure which accompanied my university years. I could do many things indeed but in the back of my mind I was always thinking about the exams to come. If i mange to exit the office at 5 pm nowadays, I just breath deeply and think: now it’s my time, what am I going to do now? I really leave all the worries behind, but I have to cope with the fact that this time is too short. On the other hand, it is also true that if you manage to go away even just from friday to sunday, the weekend magically has a flexion and appears to last sooooo much longer! I keep thinking about these things in these days: I look back and I am so happy I took the decision to quit Lucerne, I am so happy I had the courage to go travelling for 2 months. I defenetly will start planning my weekends ahead for this wonderful spring and go visit my friends scattered all over Europe.

WARNING this theory is unfotunately not universally valid, because for example, if you are a young italian you can find that at the end, at the time of your pension, you are still missing all the 3 variables at one time!!! So handle with care.

All rghts reserved to my friend Henning.

VIAGGIARE, PARTIRE… TORNARE???

L’Italia non è un paese per giovani

Viaggiare, oggi, per noi giovani significa soprattutto rendersi conto di come le cose funzionino negli altri paesi. Ci si guarda incontro, si fanno confronti e si scopre che i nostri coetanei europei stanno meglio di noi. Non significa ovviamente che altrove sia tutto perfetto, né che tutto da noi vada male. Intendiamoci, il nostro è un paese di grandi risorse anche se al momento sembra difficile crederlo o riuscire a ricordarselo; eppure siamo indietro. I problemi di oggi sono quasi sempre gli stessi che avevamo ieri, solo più insostenibili. Tutto questo manifestare che si fa adesso per la scuola forse segnala che siamo a un punto di svolta o piuttosto di non ritorno. Il nostro non è certo un paese per giovani. Ci si ritrova a 25 anni, appena laureati, alla ricerca di uno stage perché chiedere un lavoro è pretendere troppo, certo, non avendo esperienza… ma soprattutto si cerca uno stage non pagato perché questa è la situazione, questa è la crisi che si fa sentire. Sotto Natale per fortuna ci si può riciclare in mille lavoretti saltuari che non c’entrano nulla con gli studi che abbiamo fatto, ma almeno si recupera qualche soldo per i regali. Pensare che anche per fare pacchetti di Natale in certe profumerie la laurea non basta… anche qui se non hai esperienza non ti vogliono! A questo punto dobbiamo per forza convincerci che per il lavoro dei sogni ci sia sempre tempo. Sarà vero? Negli altri paesi europei i giovani iniziano a lavorare prima, escono da università in cui si fa molta più esperienza pratica e in cui ottenere un dottorato non è un’impresa impossibile (ma soprattutto per cui non servono raccomandazioni). Ecco perché ci viene voglia di viaggiare. E dopo aver visto ci viene voglia di restare. Certo anche partire non è facile, a prima vista sembra una cosa allettante, avventurosa, ma le difficoltà sono tante. Una delle speranze che ci rimangono è puntare a modificare l’accesso al mondo politico, tutto deve cominciare da qui affinché ci sia spazio per nuove idee, le nostre! Vi segnalo per questo una importante iniziativa di MTV: http://www.mtv.it/toccanoi/vota.asp Quelli che partono con l’idea di abbandonare una nave che sta affondando, non mi sento di biasimarli; però spero che anche da lontano non si dimentichino di chi rimane e cerchino di contribuire a cambiare questo paese, per farlo diventare un paese per giovani e non voltare le spalle a mamma Italia.

miriam leone miss italia 2008

miriam leone miss italia 2008

volare ooohooh

il mio viaggio per stoccolma...

COME PERDERE L’AEREO, RITROVARLO E… PRENDERLO AL VOLO!

Due miei amici di ritorno da Barcellona decidono di approfittare della novità del CHECK-IN ON-LINE. Da casa propria non solo si compra il biglietto ma ci si registra anche, e se non si hanno bagagli da imbarcare, si può arrivare in tutta comodità all’aeroporto evitando le code e quelle due canoniche ore di attesa. Succede però che se sbagli l’autobus per l’aeroporto la calma puntuale con cui saresti arrivato diventa una fretta spasmodica assurda, proprio perché non hai più quelle due ore cuscinetto rassicuranti che ti separano dalla partenza. L’ansia aumenta, ti vengono i sudori, parli uno spagnolo concitato che non sai da dove ti viene, ma ti permette di chiedere 200 indicazioni ai vicini per cercare di capire se puoi tentare l’incredibile impresa. Arrivi e rotoli giù dall’autobus, ti scaraventi contro la polizia per superare i controlli e ti infili tutto di un pezzo dentro il tubo radiografico per dimostrare che non hai armi (perché sai benissimo che se ti fanno togliere scarpe e cintura perdi troppo tempo). Apri una porta a caso e ti trovi in mezzo alle piste (del resto a Girona non è facile perdersi). Uno scaricabagagli italiano ti guarda mentre sudi otto camice, trafelato e catatonico mentre osservi il tuo aereo partire senza di te. Lui ti dice: “è inutile ormai lo avete perso…” Ma tu non ti arrendi, hai visto troppi Mac Gyver e l’adrenalina ti ha strafatto il cervello. Incroci lo sguardo di un altro scaricavalige (questa volta marocchino) vi lanciate una occhiata di intesa, compassione e disperazione: lui capisce di essere la tua unica chance di salvezza. Molla le valige e corre da un collega, lo butta letteralmente giù dal camioncino che sta guidando senza dare spiegazioni -perché in questi casi il tempo è sacro quanto gli addominali di Jamie Dornan e lui lo sa!- In un balzo ti carica sul camioncino e insieme cominciate a sbracciarvi gridando all’aereo di fermarsi. Il pilota nel mezzo della manovra di uscita dal parcheggio ti vede, e per un miracolo ha pietà di te. Chiesto il permesso alla torre di controllo torna a prenderti, si apre una scaletta di emergenza e la hostess ti fa salire mentre lo scaricabagagli italiano ti guarda a bocca aperta incredulissimo. Saluti il tuo eroe e mentre non sai neanche dove sei, chi sei, ma soprattutto come sei arrivato lì, ti siedi al tuo posto e voli via.
Ecco perché il check-in on-line è inutile: dopo una esperienza così non rinuncerai mai più ad arrivare in aeroporto due ore prima!
LAU
VOLO CON SORPRESA

Vi ricordate quei miei amici del check-in on line? Quelli che hanno preso l’aereo in corsa già partito… beh ne hanno combinata un’altra spettacolare!
Post laurea decidono di recarsi in vacanza in Grecia. Prenotano con Ryanair, stavolta ce la fanno: prendono l’aereo tutto regolare finché, ormai seduti e pronti al decollo, odono le hostess dare instruzioni in francese. Iniziano a preoccuparsi, ma non avendo il coraggio di fare una figuraccia chiedendo alla propria vicina: Scusi, dove sta andando questo aereo???” optano per un: “Scusi qual è la più grossa città vicina all’aeroporto?” utilizzando l’escamotage per cui gli aeroporti Rayanair sono sempre un po’ lontani… La vecchia si consulta col marito, entrambi un po’ perplessi, e poi afferma: Toulouse!!! Mmmmmm non mi sembrava che in Grecia ci fosse una città francofona con questo nome!
E fu così che atterrati in maglietta e pantaloncini in Francia (a Rodez), credendo di andare in Grecia (a Rodi), i due decisero di optare per un interrail Francia-Spagna e reinventare così la propria vacanza greca ringraziando di non aver prenotato in anticipo alcun pernottamento (forse questo ero il massimo di brivido previsto dal viaggio) e divertendosi tanto comunque. La lezione vale per tutti: la prossima volta prima di prenotare un aereo a occhi chiusi controllate la cartina perché l’assonanza tra Rodez e Rodos può trarre in inganno! D’altra parte pensate che emozione irripetibile essere seduti in maglietta su un aereo senza avere idea di dove stia andando… penso che non capiti molto spesso…
Del resto come dice Paulo Coelho:
“Quando si va verso un Obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino.
E’ il Cammino che c’insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo”.
(Dedicato a L. e R.)

Lau

election night

Si respira una grande attesa, crescente da mesi a questa parte. In questa notte ci chiediamo come sarà il nostro futuro, consapevoli che le scelte di alcuni cambieranno le vite di molti. Le alternative che abbiamo sono solo due, ma molto diverse: Vince Obama o non vince Obama. Io le interpreto così perché se non vince Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, tutto il resto non importa, vuol dire che  non siamo pronti per il cambiamento, per andare verso il futuro. Che ci sia Mc Cain o altri mille Bush non ci interessa, finché questo significa restare attaccati al passato. Abbiamo di fronte dunque una scelta che non è una sfumatura ma costituirà una potenziale spaccatura nella nostra storia, una sterzata nel destino del mondo, e se non fosse davvero interesse di tutti non credo che tanta gente avrebbe seguito con questa passione queste elezioni.
Anche io, così lontana, mi sento emozionata; anzi direi che ho più speranze e aspirazioni per le elezioni americane che non per il nostro triste panorama politico; molti dicono a ragione dato che ormai non entusiasma più nessuno.
E da qui parto a riflettere, ma dove andremmo a finire? E non potrei essere più sensibile di cosi al destino del mio paese in un momento in cui molte cose cambiano anche per me che devo entrare nel mondo del lavoro. Il nostro futuro incerto, senza soldi per studiare, per crescere, per produrre. Con la crisi economica, le famiglie schiacciate dai mutui, i nonni senza pensioni. Crisi su tutti i fronti. Non è per fare quelli che snobbano, quelli che se ne fregano, ma veramente non ci resta che partire. Andare alla ricerca di qualche novità, di una boccata d’aria all’estero, non perchè fuori si stia meglio per partito preso, ma perché a essere realisti è così. Certo non dappertutto e non in tutti i sensi, ma comunque meglio… Per un po’ io partirei volentieri, anche per dimenticare un po’ i drammi di questa terra.
Ricordo ancora mentre ero erasmus  la vergogna che ho provato per certe uscite di berlusconi o lo scandalo di Napoli, che mi venivano giustamente fatti presenti appena si parlava della mia nazionalità, e io che non sapevo cosa dire, quasi come se avessi dovuto giustificare il mio paese intero, e poi quel senso di amore ma anche di non saper che fare…
Certo non me ne lavo le mani, certo non me ne andrò dicendo “arrangiatevi”, e il fatto che il mondo si interessi tanto alla politica estera è segno secondo me di un rinnovato senso di responsabilità che va pure proporzionalmente di pari passo con la disperazione a volte! Messi in crisi dalle nostre magagne volgiamo lo sguardo intorno a noi cercando risposte. E staremo tutti a vedere. Buonanotte.