primo maggio-su coraggio

Per Umberto Tozzi negli anni settanta primo maggio faceva rima con su coraggio. Ora si discute se questa iniezione di coraggio servisse a lui per tornare dalla moglie dopo il suo incontro con l’amante, o se per qualche strana ragione l’autore abbia pensato a noi. A parte che comunque TI AMO è una bellissima canzone, e densa di significati se la si legge bene, comunque oggi è il primo maggio e noi siamo qui. Il coraggio effettivamente ci serve perchè il nostro paese va un po’ a rotoli e si sa da tempo. Mi ha sconcertato l’intervento di Luttazzi a RAI PER UNA NOTTE che paragona la nostra situazione politica nazionale ad un certo atto volgarissimo (i curiosi cerchino pure su you tube) eppure ha ragione, così siamo, in ginocchio e assoggettati ad una violenza esercitata col potere e l’inganno, con la demagogia, così tanto che non ce ne rendiamo neanche più conto, anzi inizia a piacerci… Coraggio lavoratori, ma soprattutto a noi giovani con la disoccupazione al 28%!!! In svizzera il primo maggio non si festeggia, (è sì una feste federale, ma non si fa nulla di speciale dal punto di vista delle manifestazioni, perchè non hanno di che lamentarsi) qui si sta sempre bene, pare che sia l’unico paese che durante la crisi ha visto l’aumento dei salari e la riduzione dei prezzi su beni primari. L’origine del primo maggio come festa operaia e a ricordo della lotta dei movimenti sindacali, si deve alla manifestazione repressa dalla polizia nel 1886 a Chicago. Nonostante tutto il labor day americano si festeggia a settembre perchè il primo maggio è per loro una festa troppo a carattere socialista-comunista. Per noi italiani direi che è una data che ha rappresentato sempre molte più cose di quelle che si dichiarano, ci si nasconde la lotta al fascismo, le vittime della storia operaia, e più recentemente un atteggiamento antiberlusconiano di sinistra in genere. Il tutto racchiuso in feste, cortei e concerti che si ripetono ogni anno (storico quello del 2007 al Circo Massimo di Roma con ben 700.000 presenze). Il primo maggio è comunque il giorno dei pic-nic e dei BBQ dappertutto. Così lo pensavo io durante gli anni del liceo, quando i problemi della carriera e del portare a casa qualche soldo non mi riguardavano ancora proprio per niente… Allora tanta pazienza, e coraggio, a tutti.

il cammino dei lavoratori

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VIAGGIARE, PARTIRE… TORNARE???

L’Italia non è un paese per giovani

Viaggiare, oggi, per noi giovani significa soprattutto rendersi conto di come le cose funzionino negli altri paesi. Ci si guarda incontro, si fanno confronti e si scopre che i nostri coetanei europei stanno meglio di noi. Non significa ovviamente che altrove sia tutto perfetto, né che tutto da noi vada male. Intendiamoci, il nostro è un paese di grandi risorse anche se al momento sembra difficile crederlo o riuscire a ricordarselo; eppure siamo indietro. I problemi di oggi sono quasi sempre gli stessi che avevamo ieri, solo più insostenibili. Tutto questo manifestare che si fa adesso per la scuola forse segnala che siamo a un punto di svolta o piuttosto di non ritorno. Il nostro non è certo un paese per giovani. Ci si ritrova a 25 anni, appena laureati, alla ricerca di uno stage perché chiedere un lavoro è pretendere troppo, certo, non avendo esperienza… ma soprattutto si cerca uno stage non pagato perché questa è la situazione, questa è la crisi che si fa sentire. Sotto Natale per fortuna ci si può riciclare in mille lavoretti saltuari che non c’entrano nulla con gli studi che abbiamo fatto, ma almeno si recupera qualche soldo per i regali. Pensare che anche per fare pacchetti di Natale in certe profumerie la laurea non basta… anche qui se non hai esperienza non ti vogliono! A questo punto dobbiamo per forza convincerci che per il lavoro dei sogni ci sia sempre tempo. Sarà vero? Negli altri paesi europei i giovani iniziano a lavorare prima, escono da università in cui si fa molta più esperienza pratica e in cui ottenere un dottorato non è un’impresa impossibile (ma soprattutto per cui non servono raccomandazioni). Ecco perché ci viene voglia di viaggiare. E dopo aver visto ci viene voglia di restare. Certo anche partire non è facile, a prima vista sembra una cosa allettante, avventurosa, ma le difficoltà sono tante. Una delle speranze che ci rimangono è puntare a modificare l’accesso al mondo politico, tutto deve cominciare da qui affinché ci sia spazio per nuove idee, le nostre! Vi segnalo per questo una importante iniziativa di MTV: http://www.mtv.it/toccanoi/vota.asp Quelli che partono con l’idea di abbandonare una nave che sta affondando, non mi sento di biasimarli; però spero che anche da lontano non si dimentichino di chi rimane e cerchino di contribuire a cambiare questo paese, per farlo diventare un paese per giovani e non voltare le spalle a mamma Italia.

miriam leone miss italia 2008

miriam leone miss italia 2008

election night

Si respira una grande attesa, crescente da mesi a questa parte. In questa notte ci chiediamo come sarà il nostro futuro, consapevoli che le scelte di alcuni cambieranno le vite di molti. Le alternative che abbiamo sono solo due, ma molto diverse: Vince Obama o non vince Obama. Io le interpreto così perché se non vince Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, tutto il resto non importa, vuol dire che  non siamo pronti per il cambiamento, per andare verso il futuro. Che ci sia Mc Cain o altri mille Bush non ci interessa, finché questo significa restare attaccati al passato. Abbiamo di fronte dunque una scelta che non è una sfumatura ma costituirà una potenziale spaccatura nella nostra storia, una sterzata nel destino del mondo, e se non fosse davvero interesse di tutti non credo che tanta gente avrebbe seguito con questa passione queste elezioni.
Anche io, così lontana, mi sento emozionata; anzi direi che ho più speranze e aspirazioni per le elezioni americane che non per il nostro triste panorama politico; molti dicono a ragione dato che ormai non entusiasma più nessuno.
E da qui parto a riflettere, ma dove andremmo a finire? E non potrei essere più sensibile di cosi al destino del mio paese in un momento in cui molte cose cambiano anche per me che devo entrare nel mondo del lavoro. Il nostro futuro incerto, senza soldi per studiare, per crescere, per produrre. Con la crisi economica, le famiglie schiacciate dai mutui, i nonni senza pensioni. Crisi su tutti i fronti. Non è per fare quelli che snobbano, quelli che se ne fregano, ma veramente non ci resta che partire. Andare alla ricerca di qualche novità, di una boccata d’aria all’estero, non perchè fuori si stia meglio per partito preso, ma perché a essere realisti è così. Certo non dappertutto e non in tutti i sensi, ma comunque meglio… Per un po’ io partirei volentieri, anche per dimenticare un po’ i drammi di questa terra.
Ricordo ancora mentre ero erasmus  la vergogna che ho provato per certe uscite di berlusconi o lo scandalo di Napoli, che mi venivano giustamente fatti presenti appena si parlava della mia nazionalità, e io che non sapevo cosa dire, quasi come se avessi dovuto giustificare il mio paese intero, e poi quel senso di amore ma anche di non saper che fare…
Certo non me ne lavo le mani, certo non me ne andrò dicendo “arrangiatevi”, e il fatto che il mondo si interessi tanto alla politica estera è segno secondo me di un rinnovato senso di responsabilità che va pure proporzionalmente di pari passo con la disperazione a volte! Messi in crisi dalle nostre magagne volgiamo lo sguardo intorno a noi cercando risposte. E staremo tutti a vedere. Buonanotte.