mia nonna era monarchica

Mia nonna Ines nacque il 27 gennaio 1918 a Meduna di Livenza, aveva la terza elementare e avrebbe volute studiare – la riforma che introdusse l’obbligo scolastico fino a 10 anni di età (5 di scuola elementare) fu varata nel ‘23 mentre lei terminò la scuola quando raggiunse l’età di 8 anni nel 1928.

Ci ho pensato mentre mi immaginavo i mei prossimi 35 anni professionali prima di una pensione che forse non basterà neanche per pagare le bollette. Come faremo a lavorare ancora per tutti questi anni fino a 70-80 anni quando saremo rintronati come delle campane, ma soprattutto considerato il mio attuale livello di sopportazione massima fisso a 3 anni nello steso ruolo.

Da linkedin.com

Il nostro sistema universitario impone un percorso lungo e troppo teorico. Se tutto va bene dopo aver fatto mille lavoretti come barista, cameriere, impacchettatore di regali sotto natale nei centri commerciali mentre finivi gli studi, entri nel mondo del lavoro tra i 26 e i 28 anni senza avere nessuna idea di cosa significhi stare alle dipendenze di qualcuno. Produrre qualcosa, dover rendere conto dei risultati, ricevere uno stipendio.

Ecco mia nonna a 10 anni era già fuori dai banchi di scuola a fare la sarta, si occupava dei fratelli piccoli e poi andò anche a servizio in Svizzera.

Siccome a casa avevano la macchina da cucire c’era un soldato tedesco che durante la seconda guerra mondiale si stabilì a casa loro. Lei mi diceva sempre che era gentile e fu una occupazione cortese per così dire. Geograficamente stiamo parlando del triveneto, avete presente il ponte di Bassano e i partigiani?

Mio nonno Vincenzo era un alpino e dopo la guerra faceva la guardia forestale e trasferì tutta la famiglia in Alto Adige. Nei racconti di mia mamma di quando era piccola ci sono cose come: stalle, cavalli, mucche, inverni freddi e servizi igienici in mezzo al cortile non in casa. Polenta e latte a colazione. Legna per il fuoco. Giocare con un legnetto e immaginarci un mondo…

Avete presente quando si dice “ha lavorato una vita”??? Ecco quelli sì erano anni in cui si lavorava una vita, una vita intera, con una infanzia interrotta precocemente a favore di anni e anni e anni di sacrifici.

Ma che ne sappiamo noi? Le prospettive attuali sulla cessazione dell’attività lavorativa sono talmente assurde che non trovo nessun senso logico nel preoccuparmene. Penso alla mia nonna e mi faccio coraggio.

Mia nonna votò per la prima volta il 2 giugno del 1946 e votò Monarchia, quando me lo raccontava mi diceva che i reali le stavano simpatici e le dispiaceva che andassero via.

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difetti della vista di storia e politica

Ho riguardato “1992 la serie” di recente, e ho pensato al grande ritorno di Berlusconi in questo 2018, ho pensato che mentre vivevamo la sua ascesa in quegli anni in cui esplodeva manipulite, non sapevamo che sarebbe durato tanto, ma i segnali c’erano tutti.

Immagine di Berlusconi prima e dopo.

(a parte notare che ha più capelli adesso che nel 1994, ma vogliamo davvero tenerci ancora tra i piedi sto vecchio???)

Ad esempio, se riguardiamo con gli occhi di oggi gli avvenimenti di allora, i rapporti della politica e dell’industria con la mafia sono lampanti. Io ero bambina, ma me ne ricordo tante di quelle notizie che ascoltavo seduta sul tappeto verde pino del salotto la sera, quando mia mamma guardava il TG1 di Frajese, Badaloni, Lilli Gruber con la frangetta phonata… Gli attentati. Gli scandali. Lo show del Bagaglino. L’esilio di Craxi. Il discorso che fece Bettino alle Camere sul finanziamento illecito ai partiti.

Se lo riascolto oggi, quel filmato che per me è un simbolo di rottura importantissimo, mi fa venire i brividi. Si fa anche un po’ fatica a seguirlo –lui che era il mago della retorica- ma in quel video dice delle cose gravissime. Dice che si sa da sempre che i partiti ricevono fondi irregolari attraverso canali non ufficiali. Al processo Cusani dice anche che questa pratica è nata dopo la seconda guerra mondiale quando i servizi segreti volevano controllare i partiti e la situazione politica in Europa (cita le fonti illegali del PC fornite dal KGB fino all’81). Era perfino normale in quel contesto storico. Poi questa pratica è rimasta in uso e si è evoluta, e la zona grigia è cresciuta, e improvvisamente manipulite ha voluto scoperchiare situazioni che sapevamo tutti che andavano avanti così da tanto, tanto tempo… Parla anche di Napolitano – un uomo che 20 anni dopo era ancora al potere de è diventato il nonno beniamino di mezza Italia e nostro Presidente della Repubblica- di quando era Ministro degli esteri per il PC e non poteva non sapere; e della FIAT e di tutti gli interessi privati che improvvisamente si dichiararono vittime dicendo di essere stati concussi quando erano loro stessi concussori e finanziavano i propri interessi economici in politica.

Craxi ha ammesso le tangenti ma non ha mai ammesso il fine di arricchimento personale (vedasi Enrico Cuccia e i lingotti nascosti nei pouf del salotto). Insomma in quel filmato Craxi dichiara una cosa tanto palese e tanto grave che quando ce l’hai davanti per la prima volta non la vedi. Non la metti a fuoco. Devi prenderne distanza come i presbiti. Se solo –mi dico- contro altri personaggi venuti dopo o altre vergogne del nostro paese l’opinione pubblica avesse avuto la stessa reazione, la stessa indignazione dimostrata alla caduta di Craxi. Invece è diventato normale e nessuno si è stupito più del fatto che siamo governati da certi soggetti. Che il mondo è pieno di ladri. Invece di demonizzarli abbiamo consacrato a idoli nazionali persone come Maurizio Corona, per fare un esempio non-politico. E questo dice molto.

Ecco, siamo dei presbiti rispetto alla storia, rispetto a quello che succede di epocale nel momento in cui avviene. Vediamo il presente sfuocato. Io che sono convinta del fatto che solo alla presenza del dubbio sul reato chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe allontanarsi per primo dai saloni del potere. Figuriamoci i pluricondannati. E dopo 26 anni ancora non siamo riusciti a epurarci da quel tipo di politica, da quelle stesse persone. Ci rendiamo conto di quanto sia grave che 30 anni della storia del nostro paese, del nostro destino di Italiani, si rimbalzano sempre tra gli stessi esseri umani??? Dove saremmo potuti essere oggi se avessimo sfruttato questi 26 anni disfandoci di quelle persone –lo dico colpevoli o no, onesti o corrotti che fossero, non importa, disfarcene solo per il principio del ricambio. Come quando al mattino apri la finestra per cambiare aria, perché fa bene punto e basta.

Ma la storia è viva, è una bestia che si agita mentre cerchiamo di domarla, la storia accade mentre la viviamo e proprio per questo non la comprendiamo. Non la percepiamo nei segnali di allarme che ci dà. Per questo –e va fatto spesso- bisogna fermarsi e ripensare, rielaborare, mettere a fuoco. Aprire cassetti, rileggere cose, riascoltare racconti come questo video di Craxi.

Tra qualche anno sui libri si leggerà di Trump e della crisi con la Korea e ci sarà un prima, un durante e un dopo. Ci sarà una linea di eventi definita. Delle cause e delle conseguenze che emergeranno. Solo che adesso, mentre le viviamo non le possiamo vedere. Ogni tanto al mattino mentre ascolto la radio mi chiedo cosa succederebbe se facessero esplodere qualche bomba per davvero. Se ci fosse davvero una guerra nucleare. Se andremmo a lavorare lo stesso. Come niente fosse. Cosa diremmo a chi amiamo quando li salutiamo al mattino perché non sappiamo se li rivedremmo la sera. Mi chiedo queste cose. Come rivaluteremmo tutto e metteremmo in discussione ogni singola cosa (tra cui il nostro sistema politico) che adesso per pigrizia e per accidia lasciamo stare così com’è. Com’è sempre stata.

Questo mi fa pensare che anche per le relazioni sia così. Gli amori si possono mettere in prospettiva solo allo scadere di un certo tempo, solo trascorso un certo periodo. Perché le cose si depositano, i fatti sedimentano e le emozioni stratificano e poi si possono vedere chiare. Ci si può vedere attraverso, alle emozioni, dopo che il torbido è diventato limpido e si ridistribuiscono le colpe. L’amore non è cieco, l’amore è presbite.

Il Reimpatrio di Red – cose che, anche se ci provi, non ti aspetti

Mi sono trasferita a Modena da un mese.

Questo è quanto mi piace essere tornata:

premettendo che come forse sapete da queste pagine, ci ho messo più di un anno a decidere ma soprattutto a farlo succedere, mi sono preparata bene. Ai pro ma soprattutto ai contro.

Eppure ci si riesce sempre a stupire. Questa é l’energia irrinunciabile dei cambiamenti per me, stravolgere tutto, ricominciare, buttarsi; io so vivere solo così: a cicli. So vivere solo seguendo le mie sensazioni, perennemente ricercando, perennemente in movimento. Questa é la mia linfa.

Tornare nel proprio paese poteva sembrare una cosa semplice, tra tutte le scelte radicali che uno può prendere nella vita, più facile di quando parti e lasci tutto per la prima volta?! Non lo so, mi ci sto scervellando in questi giorni… non importa neanche saperlo in realtà, ciò che conta é che ci sono sempre ombre, imprevisti, scoperte. Però ri-scoprire il MIO di paese mi sta dando una gioia immensa.

Trovo tutto bellissimo, mi é mancato tutto e nenache lo sapevo. Il sole più di tutto, settimane e settimane di cieli azzurri, giorni e giorni uno in fila all’altro di luce che non mi ricordavo potessero esistere più. Improvvisamente ogni giorno mi sveglio contenta, con una serenità dentro che avevo perso. In Svizzera sentivo spesso negli ultimi tempi come un rumore di fondo, avete presente i cosiddetti rumori bianchi tipo la tv quando non e sintonizzata? o un rumore di motore costante, lontano? Ecco sentivo nel mio profondo quel grigio vibrante che produce quel suono “cshhcshhhhcshhhhh”, incessante. Adesso invece là, dentro di me, vedo un ruscello che scorre calmo.

La gente. Vi sembra una banalità?! A me no, la gente in Italia é diversa, é buona, é aperta. Ho incontrato persone generosissime e mi sono resa conto di quanto io mi fossi indurita, scettica, diffidente. Mi aspetto che tutti vogliano qualcosa, e non riesco a capacitarmi sulle prime che ci siano persone disinteressate, che ti vogliono essere amiche e basta. Questa è una ricchezza inestimabile della nostra cultura. Credetemi non é uno stereotipo, dopo che uno a vissuto un po’ qui e lì lo capisce. Anche nel resto del mondo ovviamente c’è gente gentile e buona come altrettanto gli italiani possono essere truffatori e maligni, però io la sto vivendo così questa esperienza, sono fortunata, ho una buona stella che mi protegge.

Il cibo. Un capitolo a sè. Per una foody come me non ci sono parole per spiegare cosa significhi mangiare le cose di casa sua. Quando vuole. Quante ne vuole. All’improvviso è come se mi fossi svegliata da un coma, come se fossi stata in esilio 20 anni. Tutti i miei sensi si tendono, vedo colori e sfumature prima impercettibili. Per esempio il centro di Modena di notte si tinge di una luce gialla intensissima, data dai lampioni retrò, una luce che fa sembrare tutto una cartolina, una luce tipica solo di alcune vecchie città. Una luce che spero non venga sostituita tanto presto da neon e led anonimi.

Sento, odoro, respiro, tocco. Ero seduta in un bar bevendo un chinotto slow food e mangiando un tramezzino (tra parentesi non so se sapete che un tramezzino come si deve è una cosa che si può mangiare in pochissimi posti! certamente non in Svizzera che non sanno cos’è) e ascoltavo gli italiani dietro di me, il loro modo di interagire con la cameriera, erano turisti di un’altra regione, chiedevano consigli sul menu, scherzavano, intanto dei bambini correvano sulla piazza, in bici, lui sfidava la sorella e faceva una telecronaca stile giro d’Italia, mamme che passeggiavano, il signore del ferramente esce per fumare una sigaretta e incontra un signore che conosce, discorsi, convenevoli, scambi. Il nostro modo di essere più bello e più puro. Un momento normalissimo trasformato in poesia. Ho chiuso gli occhi e ho ascoltato, ho ascoltato come non facevo da tanto tempo, con tutta me stessa. Con tutti i miei sensi.

Capite che in tutte le volte che sono tornata a casa in questi anni non mi era mai successo??? Tutto questo è dovuto solamente al fatto che il mio corpo sa di essere qui davvero adesso, di essere qui dinuovo. Sa di restare. (almeno per un po’…)

Sono stata al mare in un giorno di primavera. Domenica. Quanto é stato bello dopo-anni-di-solo-laghi.

Vedo gente con delle idee e che si da da fare. Per ora ho deciso consapevolmente di non volere una televisione. Non è l’informazione che mi manca, non mi serve il giornalismo sensazionalistico che ci propinano, nè tantomeno i mille canali di cuina conditi di tette e culi. Quindi invece di guardare la tv e sentirmi dire che siamo messi malissimo, guardo la gente, guardo i locali, guardo i commercianti. Ho scoperto tanti piccoli posti qui a Modena che vogliono essere diversi, delle belle idee di impresa, posti con un concetto, non i soliti mille bar che aprono tutti uguali. E’ consolante. Almeno per me.

Vedo tanti immigrati. E poi vedo che a Modena non ci sono i Modenesi, sono tutti del sud: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Questa é l’Italia di oggi, un paesaggio stupendo. Ma come fanno certi a stare ancora attaccati ai campanilismi, ai regionalismi, ai leghismi??? I confini sono cambiati, i nostri orizzonti sono molto più ampii, è da ottusi non rendersene conto, non è una cosa che si può fermare. Non vedono come siamo mescolati? Non vedono che i nostri figli ormai nelle loro classi hanno compagni di banco africani, pakistani, rumeni…? Andare via per un po’ almeno ti fa capire queste cose: che fissarsi ancora col nord e col sud é una barzelletta.

OK non è tutto perfetto. Perchè in Italia spesso le cose semplici sono difficili. Ci vogliono file, carte, attese. La burocrazia uccide alcuni dei miei piccoli entusiasmi: come fossero tomi pesantissimi schiantati su piccole gioie alate che tentano di spiccare il volo. SBAM. Torniamo alla realtà. Non hai fatto i conti con i mille risvolti dell’amministrazione, della gente frustrata che ci lavora e non ci sa lavorare. Delle banche che ti dicono “si rivolga a qualcun altro perche i suoi documenti sono strani e non riusciamo a inserire la sua anagrafica”. Della posta che non arriva, di quelli che fanno scarica barile. Mi fermo qui…

Di solito in questi momenti faccio un bel respiro e mi concentro su tutte le cose che, anche se ci provo, non mi aspetto.

Pensieri dalla prima classe

Mezza reclinata su qs sedile di prima classe svizzero direzione sole. Qui é perfetto per scrivere, con un sottofondo di Of Monsters and Men e un panorama di montagne al tramonto alla mia destra. A volte bisogna premiarsi – per la prima classe intendo- ma comunque mi ha aiutato supersaver ticket non crediate! Che bisogno di luce e caldo! La differenza tra il mio uomore ieri e oggi é grande come questo maledetto paese intero. Oggi ho sentito la primavera finalmente, mentre ieri tipo rantolavo moribonda e in astinenza da luce. E poi oggi ho i miei orecchini portafortuna con le stellone. Se guardo da giugno scorso a oggi in un veloce rewind ci sono stati dei cambiamenti belli grossi, hanno smantellato il mio team e ho cambiato capo due volte, il terzo in arrivo. Non é solo il lavoro la causa, ma pare che il mio tempo qui sia proprio esaurito. Non voglio un altro inverno. E penso chissà dove sarò, quale delle mie opzioni diventerà realtà… Mi fa rabbia che il mio paese sia così, che non ci sia un ombra di opportunità per tornarci, che le aziende si sentano talmente forti da non degnare nessuno di una risposta, che la gente sia così esaurita che é diventata cattiva e scortese. Gente scontenta produce cattivi servizi, cattivi servizi producono gente scontenta. Come lo spezziamo? Frega a qualcuno? Intanto abbiamo un altro primo ministro e sapete cosa rispondo ai colleghi stranieri che mi chiedono di lui? Sono scettica ma onestamente non abbiamo nessuna alternativa. E invece di esercitare diritto di scelta ci affidiamo pregando come quando monti su una scialuppa mentre la tua nave affonda. Ecco dove siamo. E intanto mi ritrovo mio malgrado in un paese sempre piu ostile e inaccogliente. Sulla chiesa di St Jakob é comparso uno striscione che dice “Dio ama gli stranieri”. Meno male, pare sia rimasto solo lui in svizzera di questo avviso. E poi ci sono persone che non prendono mai decisioni, io le disprezzo. Per una persona ostinata e determinata come me -un vero ariete- questa é la situazione di tormento piú insopportabile al mondo. Quando hai deciso, ma non dipende da te. Bisogna solo credere che mettere in moto le energie faccia succedere sempre qualcosa… Speriamo presto.

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VOTARE DALL’ESTERO

Emozione! Per la prima volta potrò votare dall’estero. Da gennaio infatti mi sono iscritta all’AIRE (l’anagrafe degli italiani emigrati, che quando lavoravo al consolato a Varsavia compilavo e archiviavo ogni giorno io stessa). Ho pensato fosse ora di legalizzare il mio stato e fare I conti col fatto che non sono più di passaggio… e poi non si sa mai, nel caso mi volessi sposare… Beh il voto viene sicuramente prima delle nozze. Infatti eccole qui le mie prime 4 schede colorate. Le istruzioni sono così precise che votare da cosa semplice diventa una cosa complicatissima, per paura di sbagliare ho letto tutto tre volte. Mmmh vediamo, 4 schede, due buste, un tagliando… si dovrei farcela. Io voterò in anticipo entro il 9 giugno. Questo momento patriattico mentre la mia scrivania si trasforma in cabina elettorale penso all’Italia.

Qualcosa del genere volevo già scriverla il giorno del nostro 150esimo compleanno il 17 marzo. Per caso tra l’altro quello stesso giorno sono volata a casa per festeggiare anche il mio di compleanno. L’Italia è nata sotto il segno dei pesci, mentre io sono ariete, qualche giorno in più e sarebbe stata forse più testarda come me. Ah povero il nostro Paese che più che una nazione è un agglomerato culturale! Sotto la nostra etichetta tricolore ne succedono di tutti i tipi. Potere e regime sono per noi davvero sinonimi in modo malsano; una cosa che si spiega nell’Italia delle mafie nate appunto perchè il Risorgimento aveva imposto un sistema dall altro, ma senza dare risposte concrete ai suoi lontani cittadini, così ci siamo creati i nostri sistemi di “giustizia” paralleli, dale prime forme di brigantaggio a Berlusconi come lo conosciamo oggi. Sono 150 anni forse ancora troppo pochi per noi che viviamo di regionalismi, ricette di cucina, dialetti e squadre di calcio? Il calcio poi è proprio l’unica cosa forse in grado di unirci davvero quando gioca la nazionale, eppure ci divide così tanto ogni domenica (e per la verità anche ogni altro giorno della settimana, dato che si gioca praticamente questa o quella coppa tutti i giorni)

L’italiano lo abbiamo imparato da mamma tivvù che nel frattempo ci insegnava anche a scostumarci e spuritanizzarci un po’, ma mai fino in fondo dato che i tubù ci opprimono almeno tanto quanto la presenza del Papa e dei suoi discorsi politicizzati.

Eppure quante bandiere diverse hanno sventolato il 17 marzo: Lega nord tanto quanto le leghe del sud, o di altri particolarismi, tutti a rivendicare la lro speciale diversità. Ma si può stare insieme anche diversi no? -Penso alla Svizzera un paese così piccolo dove la gente a volte non parla nepure una lingua in commune con quella del cantone a fianco!!!-

Abbiamo un Paese ma senza veri paesani. Chi siamo noi italiani davvero? Siamo davvero amanti, sfaccendati, ma creativi? E io chi sono? Quante volte me lo sono chiesta:

  • posto  numero uno sono cittadina Europea, non posso evitarlo dopo averci dedicato la mia laurea magistrale a questa idea…
  • al due direi siciliana, che nonostante in senso strettamente temporale sia l’influenza che ho subito per più breve tempo, ha un imprinting molto forte sul mio modo di pensare a abbracciare le differenze nord-sud, e poi per il mare che sento scrosciare dentro di me, e non posso ignorarlo.
  • poi friulana, o meglio udinese anche se effettivamente nonostante esserci cresciuta per 20 anni l’unico dialetto che parlo resta comunque il siciliano.
  • poi Italiana, ecco solo al quarto posto, soprattutto adesso che per me che sono scappata l’Italia è una altalena continua tra un ricordo doloroso e un dolce sogno impossibile.
  • e poi cittadina del mondo, più che altro perchè il mondo lo ho visto troppo poco ancora, e soprattutto solo a scomparti.

Italia, Auguri! E buon voto a tutti, soprattutto alle donne!

carnevale

bunga bungaColonia, sfilano i carri e noi ovviamente siamo la barzelletta europea. Ma Berlusconi si sa, è un simpaticone, ha appena presentato la Marcegaglia di Confindustria in occasione degli Stati Generali come quella che dalle sue parti si definisce una “bella tusa”. Ancora una volta si mette l’accento sull’ apparire e non sulle doti professionali, lui che ovviamente non ha più alcun pudore nel mostrare che si circonda di persone selezionate soprattutto per le “belle presenze”. Intanto tutti i giornali europei titolano sul processo in arrivo, una bella insalata di scandali, Ruby e bunga bunga, in tutte le lingue europee.

SWISS BANG BANG, ITALY BUM BUM

suicide rate per nation (wiki)

Gli svizzeri hanno oggi deciso di tenersi le armi in casa con un grasso 56% di si al referendum. Un’ abitudine piuttosto rara a livello europeo: chi svolge il servizio militare qui, quando rientra tra le mura domestiche si porta tranquillamente fucile e munizioni in cantina, o perché no, sotto il cuscino.

Oggi si votava perché il partito socialista pensava di far riflettere la gente sul senso del tenersi delle armi in casa, promovendo un sistema di registrazione e un posto dove deporre queste armi anche per la protezione dell’infanzia. Al contrario  gli estremisti dell’ SVP attraverso una delle loro solite campagne oltraggiose, manifestano il loro pensiero affermando che non sia un diritto esclusivo dei criminali quello di possedere armi, così giustamente i cittadini possono difendersi!

Ora mi viene da pensare, dietro questa iniziativa c’è ovviamente una riflessioni sul numero elevato di incidenti e di suicidi provocati proprio da questi arnesi (circa il 18%) che uno si tiene a casa. Ma l’ SVP sostiene: “se la gente continua a buttarsi sotto un treno, cosa facciamo? Sospendiamo il servizio ferroviario?!” Io direi che questa è una visione alquanto semplicistica del problema. Non vi sembra che faccia un po’ effetto pensare che la Svizzera sia al 23° posto nella classifica dei tassi d suicidio mondiale (sorprendentemente comunque dopo Belgio e Francia e molti altri paesi dell’est Europa, mentre il mio caro Giappone è in pole position, al 5° posto ben prima dei paesi nord europei dove si ritiene che ci sia una forte connessione tra i suicidi e la mancanza di luce!). Noi Italiani invece ce ne stiamo tranquilli al numero 72 di 106 posti, per la cronaca. (fonte wiki) Ecco un altro bel passo verso il tracollo, mi pare che l’Europa intera stia semplicemente sprofondando in un mare di idiozia, non so più bene dove girarmi per guardare a barlumi di speranza e coscienza collettiva sana… qui ognuno c’ha le sue magagne.

Mi riferisco alle notizie che cerco quotidianamente di schivare riguardo alle attività sessuali del nostro presidente del consiglio. La gente pensa davvero che lo spazio privato sia intoccabile? Ma non credete che chi ci rappresenta ci debba anche un minimo di onestà morale? O ci va bene di essere governati da un qualsiasi pazzo maniaco? Non so gente, ma se uno gode dell’immunità assoluta nell’esercizio delle sue funzioni e anche ben oltre, in modo che possa fare al meglio il suo dovere, perché dovrebbe godere solo dei benefit e non sentirsi un minimo anche in dovere di tenere una certa condotta etica? Infondo lui è il nostro primo esempio, è colui che ci rappresenta, vi è davvero indifferente? La cosa davvero scandalosa direi è che ci sia tutto questo vociferare su di lui perché si parla di fatti pruriginosi, mentre le collusioni con la mafia e i mille altri reati di cui siamo tutti a conoscenza da anni e anni, non fanno proprio più notizia nel giornalismo moderno. Siamo arrivati a un punto tale che anche se rimuovessimo il gran capo una volta per tutte non risolveremmo proprio i nostri problemi. Ma io come posso, in fondo in fondo, continuo a sperare…