Il Reimpatrio di Red – cose che, anche se ci provi, non ti aspetti

Mi sono trasferita a Modena da un mese.

Questo è quanto mi piace essere tornata:

premettendo che come forse sapete da queste pagine, ci ho messo più di un anno a decidere ma soprattutto a farlo succedere, mi sono preparata bene. Ai pro ma soprattutto ai contro.

Eppure ci si riesce sempre a stupire. Questa é l’energia irrinunciabile dei cambiamenti per me, stravolgere tutto, ricominciare, buttarsi; io so vivere solo così: a cicli. So vivere solo seguendo le mie sensazioni, perennemente ricercando, perennemente in movimento. Questa é la mia linfa.

Tornare nel proprio paese poteva sembrare una cosa semplice, tra tutte le scelte radicali che uno può prendere nella vita, più facile di quando parti e lasci tutto per la prima volta?! Non lo so, mi ci sto scervellando in questi giorni… non importa neanche saperlo in realtà, ciò che conta é che ci sono sempre ombre, imprevisti, scoperte. Però ri-scoprire il MIO di paese mi sta dando una gioia immensa.

Trovo tutto bellissimo, mi é mancato tutto e nenache lo sapevo. Il sole più di tutto, settimane e settimane di cieli azzurri, giorni e giorni uno in fila all’altro di luce che non mi ricordavo potessero esistere più. Improvvisamente ogni giorno mi sveglio contenta, con una serenità dentro che avevo perso. In Svizzera sentivo spesso negli ultimi tempi come un rumore di fondo, avete presente i cosiddetti rumori bianchi tipo la tv quando non e sintonizzata? o un rumore di motore costante, lontano? Ecco sentivo nel mio profondo quel grigio vibrante che produce quel suono “cshhcshhhhcshhhhh”, incessante. Adesso invece là, dentro di me, vedo un ruscello che scorre calmo.

La gente. Vi sembra una banalità?! A me no, la gente in Italia é diversa, é buona, é aperta. Ho incontrato persone generosissime e mi sono resa conto di quanto io mi fossi indurita, scettica, diffidente. Mi aspetto che tutti vogliano qualcosa, e non riesco a capacitarmi sulle prime che ci siano persone disinteressate, che ti vogliono essere amiche e basta. Questa è una ricchezza inestimabile della nostra cultura. Credetemi non é uno stereotipo, dopo che uno a vissuto un po’ qui e lì lo capisce. Anche nel resto del mondo ovviamente c’è gente gentile e buona come altrettanto gli italiani possono essere truffatori e maligni, però io la sto vivendo così questa esperienza, sono fortunata, ho una buona stella che mi protegge.

Il cibo. Un capitolo a sè. Per una foody come me non ci sono parole per spiegare cosa significhi mangiare le cose di casa sua. Quando vuole. Quante ne vuole. All’improvviso è come se mi fossi svegliata da un coma, come se fossi stata in esilio 20 anni. Tutti i miei sensi si tendono, vedo colori e sfumature prima impercettibili. Per esempio il centro di Modena di notte si tinge di una luce gialla intensissima, data dai lampioni retrò, una luce che fa sembrare tutto una cartolina, una luce tipica solo di alcune vecchie città. Una luce che spero non venga sostituita tanto presto da neon e led anonimi.

Sento, odoro, respiro, tocco. Ero seduta in un bar bevendo un chinotto slow food e mangiando un tramezzino (tra parentesi non so se sapete che un tramezzino come si deve è una cosa che si può mangiare in pochissimi posti! certamente non in Svizzera che non sanno cos’è) e ascoltavo gli italiani dietro di me, il loro modo di interagire con la cameriera, erano turisti di un’altra regione, chiedevano consigli sul menu, scherzavano, intanto dei bambini correvano sulla piazza, in bici, lui sfidava la sorella e faceva una telecronaca stile giro d’Italia, mamme che passeggiavano, il signore del ferramente esce per fumare una sigaretta e incontra un signore che conosce, discorsi, convenevoli, scambi. Il nostro modo di essere più bello e più puro. Un momento normalissimo trasformato in poesia. Ho chiuso gli occhi e ho ascoltato, ho ascoltato come non facevo da tanto tempo, con tutta me stessa. Con tutti i miei sensi.

Capite che in tutte le volte che sono tornata a casa in questi anni non mi era mai successo??? Tutto questo è dovuto solamente al fatto che il mio corpo sa di essere qui davvero adesso, di essere qui dinuovo. Sa di restare. (almeno per un po’…)

Sono stata al mare in un giorno di primavera. Domenica. Quanto é stato bello dopo-anni-di-solo-laghi.

Vedo gente con delle idee e che si da da fare. Per ora ho deciso consapevolmente di non volere una televisione. Non è l’informazione che mi manca, non mi serve il giornalismo sensazionalistico che ci propinano, nè tantomeno i mille canali di cuina conditi di tette e culi. Quindi invece di guardare la tv e sentirmi dire che siamo messi malissimo, guardo la gente, guardo i locali, guardo i commercianti. Ho scoperto tanti piccoli posti qui a Modena che vogliono essere diversi, delle belle idee di impresa, posti con un concetto, non i soliti mille bar che aprono tutti uguali. E’ consolante. Almeno per me.

Vedo tanti immigrati. E poi vedo che a Modena non ci sono i Modenesi, sono tutti del sud: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Questa é l’Italia di oggi, un paesaggio stupendo. Ma come fanno certi a stare ancora attaccati ai campanilismi, ai regionalismi, ai leghismi??? I confini sono cambiati, i nostri orizzonti sono molto più ampii, è da ottusi non rendersene conto, non è una cosa che si può fermare. Non vedono come siamo mescolati? Non vedono che i nostri figli ormai nelle loro classi hanno compagni di banco africani, pakistani, rumeni…? Andare via per un po’ almeno ti fa capire queste cose: che fissarsi ancora col nord e col sud é una barzelletta.

OK non è tutto perfetto. Perchè in Italia spesso le cose semplici sono difficili. Ci vogliono file, carte, attese. La burocrazia uccide alcuni dei miei piccoli entusiasmi: come fossero tomi pesantissimi schiantati su piccole gioie alate che tentano di spiccare il volo. SBAM. Torniamo alla realtà. Non hai fatto i conti con i mille risvolti dell’amministrazione, della gente frustrata che ci lavora e non ci sa lavorare. Delle banche che ti dicono “si rivolga a qualcun altro perche i suoi documenti sono strani e non riusciamo a inserire la sua anagrafica”. Della posta che non arriva, di quelli che fanno scarica barile. Mi fermo qui…

Di solito in questi momenti faccio un bel respiro e mi concentro su tutte le cose che, anche se ci provo, non mi aspetto.

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ELENA IN ALGERIA

Dopo Praga e Varsavia ecco come una promettente italiana finisce a lavorare ad Algeri. Approda con un tirocinio e per ammmore, infatti con la fortuna che si ritrova finisce per mettersi con un algerino che però lavora in Italia! In Algeria lavora nel dipartimento tecnico di esecuzione contratti per una ditta che segue appalti per l’installazione di materiale nelle scuole; di tornare in Italia non ci pensa proprio, almeno per i prossimi cinque anni, nonostante le sommosse cittadine. Oggi 15 febbraio non lavora perché è il compleanno di Maometto. Recentemente doveva andare a un corso di formazione su alcune attrezzature in una zona a circa 25 km da Algeri, nella provincia di Boumerdes, zona al momento un po’ calda per la presenza di terroristi, le comunicazioni telefoniche sono interrotte e si sentono solo messaggi disturbati della polizia. Alle 5 del mattino Elena parte con la sua macchina di rappresentanza della ditta (una uno rossa anni ’80, tutta scassata, con un finestrino che si chiude solo se lo tiri su a mano) per andare a prendere il tecnico suo collega sotto casa, vicino alla gendarmeria del paesetto di Hamis (cioè una strada sterrata con sopra negozi all’ingrosso di elettrodomestici). Considerando che in arabo la differenza di pronuncia tra K e H è indecifrabile dall’orecchio umano, Elena dopo un po’ di vagabondare in autostrada, all’avvistamento del cartello “Khamiz 2 km” prende la prima uscita. Subito capisce di trovarsi ancor più vagabonda di prima, questa volta nella campagna algerina, al buio, al telefono col tecnico algerino in un misto di francese e arabo. Giunge ad un blocco stradale con tanto di sacchi di sabbia, blocco dell’esercito e mitra spianati. Tira giù il finestrino con le mani e chiede indicazioni in algerino maccheronico per Hamiz/Khamis/Khamis/Hamis. Le dicono di proseguire dritto –è sempre la risposta migliore. Alla fine giunge a un cartello con scritto Khamiz e trova una gendarmeria: perfetto! Telefona: “sono ad Hamis, alla gendarmeria, e tu? Anche io. Ma non ti vedo: Aspetta, no non ti vedo. Faccio il giro, non ti trovo… ti Passo il gendarme.” Ma neanche loro si capiscono tra loro stessi algerini. Insomma alla fine lei s trova a Khamiz e lui ad Hamis. Riprende l’autostrada e cerca, si ferma al deposito della Coca-Cola (questo almeno sarà un punto di indicazione abbastanza preciso, no?!) dove c’è la motorizzazione e le auto fanno la revisione. Revisione però si dice in arabo-francese controllo tecnico, perciò il tecnico sempre al telefono capisce che Elena ha perso il controllo della macchina! –“No, sto bene, ho anche tirato il freno a mano. Sono ferma, aspetta ti passo il parcheggiatore abusivo che te lo spiega lui.”- Alle ore 8 Elena incontra finalmente il tecnico, nonostante una sosta infinita, il parcheggiatore abusivo, che anche lui ha un cuore, mosso a pietà non le chiede neanche il pizzo. Elena col suo caschetto di capelli alla Caterina Caselli, ma coperta di tatuaggi old school, non è il tipo ideale di donna degli algerini, per questo la lasciano abbastanza tranquilla. Del resto ti fischiano sempre anche in Italia quando cammini… Elena è una che sperimenta e certamente non si barrica nei locali occidentali, costosi e posticci. Si butta, studia l’arabo, ed assiste spesso a scene in cui un tecnico si rivolge in napoletano stretto al corrispondente algerino… Secondo voi si capiscono?!

la mia vita da immigrata

Partita il 26 agosto alle 4 del mattino sono tornata in terra Svizzera lunedi 14 sett alle 17. Nel mezzo c’ è stato di tutto: Budapest, finalmente il matrimonio di mia sorella, Cracovia e Berlino. Tutte cose successe talmente veloci che sto realizzando solo ora, mentre faccio i conti con la mia mail che scoppia di lavoro arretrato. Poi alla fine si capisce perchè quando si lavora non ci si gode più davvero neanche le vacanze, perchè ci si ossessiona già con le cose da fare al ritorno! Comunque una delle mie prime incombenze è stata farmi rilasciare il nuovo libretto di lavoro: con un contratto apri ad un anno o più si ottiene il permesso B valido ben 5 anni, che apre la strada a molte nuove opportunità per chi vive in Svizzera, ma anche a molte spese. L’assicurazione sanitaria obbligatoria per esempio. Dopo attenta ricerca di mercato cercando di risparmiare togliendo tutte le clausole accessorie possibili, non meno di 100 CHF al mese per assicurarsi con una franchigia talmente alta che comunque qualsiasi cosa ti capiti alla fine te la devi pagare tu! Ovvero una spesa inutile! La seconda notizia è che dal 2007 con un permesso B tutti coloro in possesso della patente devono sostituirla con una patente svizzera entro 1’anno dall’ingresso, anche se non si guida abitualmente. Scaduto l’anno senza aver proceduto si deve ripetere totalmente l’esame severissimo svizzero per avere la patente. La cosa interessante è che la patente Svizzera non scade mai ed è riconosciuta dappertutto anche negli USA che di solito sono problematici! In sostanza gli svizzeri sono un popolo furbo che ha molti vantaggi e accordi favorevoli per I suoi cittadini, ma ancora un po’ diffidente con gli stranieri. Il rapporto del Consiglio d’Europa sul razzismo di questo settembre dice che la Svizzera discrima tutt’ora in vari modi gli stranieri. Chi lo avrebbe mai detto che nonostante la libertà di circolazione e tutto il bene che ci ha fatto L’UE (di cui io sono grande fan) un cittadino europeo potesse sentirsi ancora oggi immigrato. Per darmi il permesso B ho sostenuto una specie di colloquio individuale che mi ha fatto delle domande tra cui “sei felice in Svizzera?”. Alla fine, dopo averti riempito di opuscoli informative, ti danno un cioccolatino svizzero come simbolo emblematico di benvenuto! Ho realizzato in quell’ istante che sto davvero per trascorrere un anno della mia vita qui, come immigrata! E in Italia? Non credo che siamo poi molto più civili, con la fila alle 5 del mattino davanti alla questura e i barconi di disperati respinti di questi giorni. Evidenti segnali del fatto che abbiamo davvero dimenticato com’era quando gli immigrati eravamo noi. (ce lo ricorda Stella con il libro l’Orda)

SETT 2009

– In Svizzera vengono discriminati gli stranieri, e tra questi sono compresi anche gli italiani: a evidenziarlo il IV Rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) del Consiglio d’Europa, reso noto questa mattina. In Svizzera, come sottolinea il documento, l’assicurazione di un’auto può costare a un cittadino italiano fino al 27% in più per il solo fatto di avere un’altra nazionalità rispetto a un elvetico. Secondo la Commissione, una delle cause della discriminazione – particolarmente forte soprattutto nei confronti di coloro che provengono dai Balcani e dall’Africa – sarebbe la mancanza di leggi adeguate atte a contrastare il fenomeno. Ma a preoccupare l’Ecri è soprattutto “il mutamento del tono del discorso politico che si è verificato dall’ultimo rapporto”. Un mutamento strettamente legato, secondo la Commissione, alla crescita in Svizzera del partito Unione Democratica di Centro, che attualmente “occupa una posizione significativa nella politica del Paese”. Un partito che, come si legge ancora nel documento, ha fatto degli “stranieri” il suo tema centrale. “Il suo programma e le sue campagne mediatiche vengono descritte da tutti gli esperti come xenofobe e razziste”, sottolinea l’Ecri, secondo il quale “i ripetuti attacchi dei membri del partito ai diritti fondamentali degli stranieri hanno avuto un impatto sulle scelte politiche”. Lo rende noto l’Ansa.