la lobby dei tacchi (e digressioni tecnologiche)

Ammettiamo anche che Armstrong non ci sia andato sulla luna nel luglio del ‘69. Comunque prima o poi ci siamo riusciti. Avete presente il livello di tecnologia a cui siamo arrivati oggi? Le cose a cui ci stiamo abituando e che in “Ritorno al Futuro” ci sembravano ancora paranormali?

Mi ricordo di mia mamma che mi diceva che da piccola fingeva che un pezzo di legno fosse un telefono e si accontentava di divertirsi cosi! Oggi I bambini hanno cellulari veri con cui giocare! E a gia a un anno sanno usare l’Ipad!

20140522-172248-62568946.jpgIl mio Iphone per esempio mi parla e mi risponde, l’altro giorno mi sono accorta che sapeva dove abito. Cioè io non ho mai inserito esplicitamente il mio indirizzo di casa da nessuna parte, eppure il GPS fa dei calcoli mentre tu dormi e vede che se dalle 20 alle 7 del mattino stai fisso in un posto, allora conclude che quella deve essere casa tua. Poi fa un altro calcolo e dice se dalle 8 alle 5 tu stai fisso in un altro posto allora quello sarà il tuo lavoro. E poi bell’è bello senza dire niente, ti propone delle notifiche che in base al tempo e al traffico ti dicono quanto ci metteresti ad andare a casa! La prima volta che me ne sono accorta ci sono rimasta malissimo, non sapevo neanche dove e come poter attivare o disattivare questa funzione! Mi sono sentita osservata dal mio telefono. Beware! La quantità di informazioni che questi aggeggi possono raccogliere è ormai ahimè incontrollabile.

In ogni caso, questa era una digressione perché volevo parlare di scarpe!

Insomma a questi livelli di sofisticatezza, io però davvero non riesco a capacitarmi nè a rassegnarmi ad un fatto banalissimo. Le scarpe cosi tacchi fanno sempre e comunque male! La scarpa piu’ antica risale a 9 mila anni a.C., fatta di pelli di animale, poi nel 1600 circa sono nate le scarpe col tacco, le portavano pure gli uomini e sicuramente le trovavano scomode anche loro! Quindi facendo un rapido calcolo sono circa 400 anni che ci fanno male i piedi e nessuno è stato in grado di inventare una scarpa tecnologica. Ma allora, ci sono le scarpe che respirano, coi buchi da cui non entra l’acqua… (?!) ci sono le sneakers piu’ avanzate con i cuscinetti d’aria, ci sono le scarpe che ti modellano il sedere con la suola convessa e non ci sono scarpe col tacco che non fanno male???

pianetadonna.it

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Io non sono proprio una fan dei tacchi, fortunatamente sono abbastanza alta, anzi se mi metto i tacchi a volte mi sento pure a disagio a guardare gli uomini in testa. Li metto raramente e porto solo tacchi robusti, possibilmente plateau (che tradotto sarebbe l’altipiano geologico!), e nessuno spillo. E poi che sbattimento, se devo soffrire tutta la sera, preferisco ballare come una matta, tanto in un club dove state tutti pigiati, chi credete che vi guardi davvero i piedi?

Comunque sono sensibile alla causa, dunque si potrebbe applicare la tecnologia dei cuscinetti d’aria nei tacchi no? O metterci delle suole in silicone schiumoso morbidissimo… tipo il Milka bubbly, ma perché nessuno ci pensa dico io???

Esiste una lobby segreta che fa pressioni all’industria calzaturiera e vuole che noi donne continuiamo a soffrire? Sapete che è stato lo stesso per le macchine elettriche no? Cioè potevamo produrle già 20 anni fa, ma a causa della lobby del petrolio ne è stata ostacolata la ricerca e la commercializzazione.

Chi si nasconde allora dietro alla lobby dei tacchi???

Fatemi sapere le vostre teorie.

 

 

la mia decisione

…Me ne sono accorta mentre mi lavavo i denti l’altro giorno e fissavo il bagnoschiuma che mi ha regalato Elena, alla magnolia, che doveva portare fiotti di uomini tra le mie braccia… La bottigliona ancora lì, quasi nuova, perché benché mi faccio un sacco di docce (e qui manca uno dei sanitari più usati dagli italiani infatti!) il mezzo litro al miele che ho comprato a febbraio si esaurisce solo ora. Interessante fare questi calcoli, in sei mesi ho consumato due tubi di dentifricio e circa mezzo litro di bagnoschiuma, tre spazzolini e uno shampoo e mezzo. Insomma, pensavo a tutta questa magnolia che sta ancora lì ad aspettarmi, con il suo potenziale afrodisiaco inespresso e ho capito in quell’istante che ad agosto la mia vita in svizzera non sarebbe finita, ma anzi, sarebbe ricominciata da lì, proprio da quel bagnoschiuma. Era un segno chiarissimo.

Il venerdì precedente mi hanno chiamato in una stanza, il mio capo e il capo di NCE e mi hanno detto: ti offriamo questo contratto di un anno, questi soldi e questi benefit, tu assumerai il ruolo di Area Coordinator e sarai responsabile di alcuni paesi dell’area Europa nord e centro orientale, avrai responsabilità sul budget, viaggerai per negoziare, ecc… mi hanno fatto un breve elenco dei motivi per cui credono in me e mi hanno congedato. Sono letteralmente andata nel pallone, credo di aver avuto una espressione da cretina per tutto il tempo e anche dopo mentre cercavo di lavorare arrivando alle 17.30 ma non capivo più niente e scoppiavo dalla voglia di telefonare a qualcuno e parlare come un fiume in piena. La prima cosa che ho fatto infatti è stata piangere al telefono 2 ore e arrabbiarmi con la mia famiglia che non mi è venuta a trovare e quindi adesso che avevo bisogno di un consiglio non aveva neanche una pallida idea di come fosse la mia vita qui, per dirmi se valeva la pena o no restare.

Dopo 5 mesi circa che ripeto che voglio tornare a casa, che convinco me stessa che sia la cosa migliore per me, ritrovare l’equilibrio prima di pensare al lavoro. Eppure in quell’istante è cambiato tutto, sarà la soddisfazione per sapere di aver fatto un buon lavoro, per i meriti che ti vengono riconosciuti e che neanche ti aspettavi, sarà il fascino della sfida, sarà il fatto che ti senti importante e ho realizzato che alla fine se non me lo avessero chiesto forse ci sarei rimasta male. Ho realizzato che non ero più convinta di voler dire di no al pensiero che 2 mesi di cv inviati ovunque mi hanno portato solo una proposta di lavoro per 200 euro a settimana, o che erano comunque tutte altre esperienze temporanee, stage non pagati dopo i quali sarei stata punto e a capo.

Ho pensato che forse in questi mesi volevo convincere me stessa che tornare era giusto perché sapevo che dovevo farmelo andare bene per forza. Ho pensato che ho paura, ma soprattutto che non è per nulla detto che a Udine sarebbe stato sicuramente un anno più felice, più sereno, a litigare per la mia indipendenza e a fare un lavoro qualsiasi che mi avrebbe prima o poi davvero frustrato, seppur potendo stare vicino ai miei amici. Vicini fisicamente sì, però più passa il tempo più ognuno prende la sua strada e essere vicini in altri modi è tutto ciò che ci resta. Condividere fa davvero la differenza.. per questo e cosi importante quando qualcuno a cui tieni ti viene a trovare. Perchè tutte le volte anche dopo mille anni se vorrai dirgli, hai presente quel tipo li, quel locale là, quel giorni che eravamo li… qualcuno che saprà di cosa parlavi, qualcuno che c’era, che ha visto, che ha vissuto con te un pezzetto della tua trasformazione. Perche inevitabilmente stando lontani si cambia e ci si perde i pezzi importanti gli uni degli altri… questo mi spaventa più di tutto. (anche il budget meeting pero fa abbastanza paura!)

Un anno davanti a me. Davvero sono spaventata per le responsabilità, il lavoro e la solitudine, però anche eccitata. Però  mi rendo anche conto della opportunità che mi è stata data e che non è ovvia, mi rendo conto del lusso che ho avuto crescendo: a studiare quello che volevo (tanto poi sono pochissimi quelli che finiscono a lavorare nel proprio settore di studio!) e anche oggi, ad avere la possibilità di dire si o no. Ho pensato ai miei compagni di studi e amici, a chi fa tre lavori e nonostante tutto non riesce ancora a fare progetti perche mancano sempre i soldi, ho pensato al nostro paese che cade a pezzi, con amarezza…

Più passavano le ore più sentivo emergere in me la mia decisione, una delle più faticose che abbia mai presto ad oggi nella mia piccola vita. Dubbi che schiarivano con piccoli germogli di certezza; e la fantasia  a mille a sognare a immaginarmi qui e li a fare questo e quello… a cercare in tutte le fantasie qualcuno al mio fianco (il mio problema è inguaribile).

E se tra un anno vorrò ricominciare da capo?! E se volessi fare qualcosa di totalmente diverso?! Voglio credere che non sarò troppa vecchia per mollare tutto. Del resto io non ho niente e nessuno che mi aspetti, posso e devo pensare solo a me e viverla come una libertà e non come un ostacolo.  E la cosa piu ricorrente che mi e stata detta ultimamente.

Avrei voluto tanto essere con alcune persone in particolare per uno dei nostri soliti momenti-caffé dove abbiamo più volte discusso i nostri destini e avrei voluto poter raccontare tutto di persona, e sentire i commenti, l’aiuto e il sostegno dei miei amici. Quelli che la distanza mi ha fatto scoprire ancora di più ancora più veri, forse ancora più pochi di numero ma più sinceri (proporzionalità inversa).

Mi mancate tanto tutti singolarmente e anche tutti insieme!

election night

Si respira una grande attesa, crescente da mesi a questa parte. In questa notte ci chiediamo come sarà il nostro futuro, consapevoli che le scelte di alcuni cambieranno le vite di molti. Le alternative che abbiamo sono solo due, ma molto diverse: Vince Obama o non vince Obama. Io le interpreto così perché se non vince Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, tutto il resto non importa, vuol dire che  non siamo pronti per il cambiamento, per andare verso il futuro. Che ci sia Mc Cain o altri mille Bush non ci interessa, finché questo significa restare attaccati al passato. Abbiamo di fronte dunque una scelta che non è una sfumatura ma costituirà una potenziale spaccatura nella nostra storia, una sterzata nel destino del mondo, e se non fosse davvero interesse di tutti non credo che tanta gente avrebbe seguito con questa passione queste elezioni.
Anche io, così lontana, mi sento emozionata; anzi direi che ho più speranze e aspirazioni per le elezioni americane che non per il nostro triste panorama politico; molti dicono a ragione dato che ormai non entusiasma più nessuno.
E da qui parto a riflettere, ma dove andremmo a finire? E non potrei essere più sensibile di cosi al destino del mio paese in un momento in cui molte cose cambiano anche per me che devo entrare nel mondo del lavoro. Il nostro futuro incerto, senza soldi per studiare, per crescere, per produrre. Con la crisi economica, le famiglie schiacciate dai mutui, i nonni senza pensioni. Crisi su tutti i fronti. Non è per fare quelli che snobbano, quelli che se ne fregano, ma veramente non ci resta che partire. Andare alla ricerca di qualche novità, di una boccata d’aria all’estero, non perchè fuori si stia meglio per partito preso, ma perché a essere realisti è così. Certo non dappertutto e non in tutti i sensi, ma comunque meglio… Per un po’ io partirei volentieri, anche per dimenticare un po’ i drammi di questa terra.
Ricordo ancora mentre ero erasmus  la vergogna che ho provato per certe uscite di berlusconi o lo scandalo di Napoli, che mi venivano giustamente fatti presenti appena si parlava della mia nazionalità, e io che non sapevo cosa dire, quasi come se avessi dovuto giustificare il mio paese intero, e poi quel senso di amore ma anche di non saper che fare…
Certo non me ne lavo le mani, certo non me ne andrò dicendo “arrangiatevi”, e il fatto che il mondo si interessi tanto alla politica estera è segno secondo me di un rinnovato senso di responsabilità che va pure proporzionalmente di pari passo con la disperazione a volte! Messi in crisi dalle nostre magagne volgiamo lo sguardo intorno a noi cercando risposte. E staremo tutti a vedere. Buonanotte.