la ferita sempre aperta

C’era una volta una mia amica che in una sera di luglio 2013 scendeva dall’autobus e tornava a casa piedi. Faceva caldo e lei indossava una gonna. Ma la mia amica è una persona molto semplice, che non mette molto trucco, una ragazza minuta e carina. Si sente seguita, sente dei passi e uno sguardo starle addosso. Poi sente anche una voce insultarla, sente varie frasi rivolte a lei, si sente dire di essere una poco di buono, una sporca, che quelle come lei vanno punite, perche’ le donne provocano -perche’ ha la gonna- ma soprattutto perche’ le donne tra le gambe hanno una ferita sempre aperta. Quelle cosi’, al paese di questo qui, vengono sistemate per bene affinchè imparino la lezione…

La mia amica pero’ é coraggiosa, gli risponde un po’ urlando che “Qui siamo in italia, non nel suo paese. E che qui le donne sono libere, lavorano e se vogliono farsi una passeggiata la sera possono farlo. Gli ha detto che se non gli andava bene questa cultura poteva tornare a casa sua e non stare qui a imporre le sue idee da troglodito. ”

Non vi diro’ il paese perché non é importante, eppure é un paese che amo e fa male da sapere, quindi non voglio influenzarvi. Io che sono una persona molto razionale, mi dico ma questo ragionamento non sta in piedi, questa è pura ignoranza. E’ che mi sto scervellando per capire quale sia la lezione che ci meritiamo.  Ma soprattutto perchè ce la dovremmo meritare dato che siamo nate cosi’, cosi’ ci hanno create, come possiamo essere colpevoli della natura? Ma soprattutto come mai il solo fatto di essere fisiologicamente di forma femminile dovrebbe disturbare tanto qualcuno da fargli desiderare di esercitare violenza su di noi. Perchè mai esistono popoli, o gruppi o culture di questo tipo? Mi chiedo come è cresciuto questo uomo? Aveva un padre che un giorno gli ha detto: “ascolta, le donne hano il ciclo, per questo sono sporche e le devi punire?”. E’ cosi’ che viene fatta l’educazione sessuale? Come viene trasmessa una idea del genere? come viene impartita, come viene insegnata/ereditata una aberrazione del genere?  symbol

Io sono una persona estremamente cauta nel dare giudizi, estremamente corretta quando si parla di razze, razzismo, xenophobia… persino quando si parla di femminismo. Per me il femminismo -come forma di lotta estrema- ha senso quando ci sono condizioni estreme, ma generalemtne vivendo in una società civile moderatamente avanzata, non trovo il bisogno di estremizzare. Finchè non sento certe cose ovviamente… Eppure è vero non ci si puo’ nascondere dietro la paura di sembrare razzisti e minimizzare, non si puo’ non denunciare, non si puo’ non ammettere che questo pensiero di inferiorità delle donne é troppo diffuso in molte zone del mondo.  Che la religione (per prima quella di casa nostra!!!) o quello che si ritiene “pratica religiosa” abbiano spesso infossato e fomentato queste convinzioni. Eppure questo è un ragazzo apparentemente ben integrato, che vive e lavora da tanti anni nel mio paese. Di ragazze libere ne avrà viste tante, si sarà reso conto che qui funziona diversamente, eppure non si è convinto… eppure sente ancora rabbia, impeto aggressivo, disprezzo.

Che ottusità, senza quella ferita che non si rimargina mai non si genererebbe nessuna vita su questo pianeta. Mi pare piu’ che altro meglio descritta come una fonte inesaurabile, come una sorgente di energia cosmica. La vera ferita è questo pensiero, questo sentimento, che qualcuno voglia farmi sentire in colpa e allo stesso tempo provare paura per come sono fatta, la vera ferita è che esistano pensieri del genere. Questa si, la ferita nel mio orgoglio per tutte le donne del mondo, fino a quando la dignità di una donna o di una bambina verrà lesa, offesa, calpestata da qualche parte, questa è e resterà in eterno una ferita sempre aperta… femminismo

 

girl power

scultura di n. okumura - Amazon

Giovanna d’arco era sicuramente una tosta, una di quelle donne che piacciono a me. Io però non sono femminista nel senso della prevalenza di un sesso sull altro in generale, però sono una femminista di misura, una femminista del riscatto. per esempio se vivessi due, tre, 100 volte, penso sempre che mi piacerebbe essere una di quelle donne forti in qualche settore prettamente maschilejust to kick some men’s asses, per esempio nello sport o in politica, o in altri posizioni dominanti prettamente vir-friendly. Le Amazzoni sono altre tipe che ammiro molto. A cavallo, selvagge, guerrire. Queste avevano un regno governato da tale Hyppolita, ma non si capisce come poichè erano senza mariti. Una gran cricca di zitelle. Ah no, aspetta, loro una volta l’anno andavano praticamente in un regno vicino a abusavano degli uomini, poi le figlie femmine le tenevano e i maschi li rispedivano al mittente.

Non per niente l’immagine della donna guerriera, la wonderwoman della mitologia, è stata ricollega negli anni 90 al movimento di empowerment chiamato GIRL POWER, reso popolare soprattutto da quelle sgallettate delle Spice Girls – credo uno dei primi cd che io abbia mai acquistato in vita mia da brava teenager dei ’90!-.

Per il carnevale della terza media io e la mia amica silvia ci siamo appunto vestire da :”girl power”. che era una cosa che non avevamo bene capito nemmeno noi come definire, fatto stà che fummo un po inconsciamente precursori del tempo, e seppur così acerbe avevamo gia capito tutto della vita e del monso che ci circondava. La mia nonna sarta ci fece un vestito tipo tutù associato a tutte cose un po pazze combinate a caso che avevamo addosso, credo che il messaggio fosse dolce ma non scema, sono padrona delle mie scelte o qualcosa del genere.

Insomma io voglio essere tutt’oggi una virago (tomboy) moderna, ma donna. Nell’ottica del quel che è giusto è giusto, non c’è vendetta , ma riaffermazione. Però allo stesso tempo non voglio essere rappresentata, come donna moderna, dallo stereotipo della velina scema, o della porno-ministra…

Girl power a tutte…

i V-DAY alla polacca

Niech cipka będzie z Tobą!

A Varsavia dal 9 all’11 Aprile sono stati organizzati i primi V-day ovvero i giorni della vagina. Un ampio programma ha compreso: vernissage, film, laboratori plastici e dibattiti. Le organizzazioni femministe polacche che hanno ideato l’evento hanno ovviamente dovuto lottare contro l’opinione pubblica e i dissenso di un Paese ancora ipercattolico e conservatore. Idea nata dopo la creazione su facebook del gruppo: “dimmi come la chiami” (che in polacco raccoglie tutti i vari nomi che la gente assegna alla vagina) riprendendo l’idea originale di Eve Einsler, che ha girato il mondo con i suoi “monologhi della vagina”. Vi saluto con il motto dell’evento: che la figa sia con voi!