Giovanna e il lavoro

Quella che segue è una storia di fantasia. Se fosse vera, del resto, sarebbe fin troppo triste.

Giovanna lavorava da diversi anni in una azienda che era stata generosa con lei in passato.

In particolare le prime persone per cui/con cui Giovanna aveva lavorato erano state “ottimi capi” e avevano creato in Giovanna una certa fiducia nel mondo del lavoro, una certa soddisfazione e aspettativa.

Da qualche anno ricopriva un ruolo in cui era discretamente brava e apprezzata. In particolari tanti colleghi la sostenevano e vedevano in lei una persona con la cosiddetta “stoffa”. Giovanna voleva crescere, aveva ambizioni, era giovane e soprattutto cresciuta dentro una generazione che non concepiva il “posto fisso” né l’immobilità né la stabilità (purtroppo). Certo aveva dei timori, come tutti, il pensiero di rischiare di lasciare le sicurezze per cose nuove a volte la svegliava la notte. La mamma di Giovanna le diceva sempre di non fare pazzie, soprattutto di non lasciare il lavoro prima di averne eventualmente trovato un altro. Solo che, al netto di tutto questo, Giovanna pensava che avere paura e soprattutto non fare le cose che si vogliono fare per paura, era tremendamente noioso e lontano dal suo modo di essere.

Passavano i mesi. Giovanna provava a cambiare lavoro ma non ci riusciva. Giovanna chiedeva di crescere e rimaneva dov’era. Riceveva più compiti ma non più responsabilità. La sua ambizione veniva ripagata con mansioni extra, noiose e di carattere amministrativo. Giovanna soffriva.

Giovanna cercava altre aziende e rimaneva delusa. Giovanna credeva di vivere in un contesto economicamente e industrialmente favorevole, o almeno più favorevole di altre aree geografiche. Credeva che le cose che aveva imparato, la sua caparbietà, la sua volontà, le sue competenze, le sue esperienze all’estero, le lingue che sapeva sarebbero bastate a metterla in luce. Giovanna credeva di avere anche una discreta capacità di presentarsi e rispondere bene ai colloqui, perché alla fine ne aveva fatti tanti e lo aveva imparato come un allenamento.

Però Giovanna non trovava ancora lavoro. Forse proprio per via di quelle cose, forse era troppo qualificata. Forse costava troppo. Un giorno in un colloquio interno le vennero fatte molte promesse, lei le ascoltò senza poterci credere più di tanto perché Giovanna aveva cominciato a perdere fiducia. Le promesse furono disattese. Poi ci furono altri colloqui e le promesse erano sempre più vaghe, le idee nebulose, le proposte fumose… si parlava di corsi e di visite ma i mesi passavano e Giovanna era sempre seduta al suo posto. Soprattutto finché non si fosse cercato di sostituirla, era chiaro che Giovanna non avrebbe potuto lasciare le cose che faceva. Alcuni colleghi di altri sedi quando passavo in ufficio, le chiedevano con stupore come mai ancora non stesse avanzando e lei sorrideva imbarazzata ma non sapeva che dire.

“In questo momento non abbiamo un lavoro per te, non posso tirarne fuori uno come dal cilindro… ma ti vogliamo preparare per quando questa opportunità verrà.”. Giovanna pensò che questo ero un segno definitivo. Una strada senza uscita. Una azienda che non sa che farsene di chi vuole crescere è una azienda che sta morendo. Non c’erano prospettive né orizzonti. Giovanna non voleva accontentarsi. Giovanna aveva sognato dapprima di poter fare un passo di carriera “diagonale”, ma cominciò a considerare che anche “laterale” forse a quel punto poteva bastare, pur di uscire da lì.

Giovanna non era più stressata, era calma anche se sentiva il tempo scivolarle tra le dita. Una donna che vuole fare carriera e magari avere una famiglia deve giocarsi bene le sue carte. Sembra poco, eppure qualche mese qui o lì può fare tanta differenza. Giovanna era solo molto impaziente. Giovanna pensava che le persone che avevano ottenuto risultati, quelli che avevano piano piano scalato certi gradini, erano state sicuramente persone impazienti anche loro, da giovani.

Giovanna sapeva che volere andare avanti, e fare spesso cose nuove, poteva anche non essere necessariamente “giusto” per tutti, che tante persone amavano le comfort zone e ci si volevano accoccolare per anni senza sentire mai quella spinta urgente che sentiva lei. Forse un giorno ci sarebbe arrivata anche lei, ma non adesso, questo lo sapeva, era ancora presto. Non è sempre detto che volere di più faccia bene, anzi, la crescita e il miglioramento vanno legati a un obiettivo e non vanno perseguiti di-per-sé, altrimenti sono malattie dei nostri tempi, dell’ossessione del nuovo dell’uomo occidentale. Giovanna non era (ancora) ossessionata, ma credeva di sapere quello che voleva. Eppure Giovanna passò un anno intero della sua vita in questo limbo. Ogni tanto desiderava essere altrove, rimpiangeva alcune persone e periodi passati, ma non aveva rimorsi. Giovanna cercava lavoro, il lavoro che voleva, e non lo trovava…

FINE

Nota: non sto dicendo che non ci sono cose più importanti di questa o persone in situazioni più gravi, volevo solo raccontare una storia.

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NESSUN UOMO DEVE RESTARE IMPUNITO!

Una breve riflessione su questo fatto: gli uomini in coppia si lamentano costantemente delle loro compagne: assillanti, pesanti, tartassanti, rompono, rinfacciano, rimarcano…

Per par condicio mi verrebbe da dire che questo succede sicuramente anche nelle coppie uomo-uomo/donna-donna dove sicuramente uno dei due subisce questa sorte di essere la parte che istruisce e impartisce mentre l’altro/a fa quello/a che subisce e grugnisce…

In ogni caso, secondo le statistiche gli uomini in coppia (di qualsiasi tipo essa sia, formalizzata e non, davanti a Dio o al messo comunale) grazie alle partner vivono molto meglio e più a lungo rispetto agli uomini che restano single.

Si, nonostante il rompimento di palle che adoperano le donne, alla fine aiutano gli uomini a prendersi più cura di loro stessi, della propria salute, a mangiare meglio, muoversi di più, prendere le pastiglie, ricordarsi di saldare i debiti con lo strozzino, controllare regolarmente la prostata e il colesterolo e insomma vivere di più.

Secondo me agli uomini piace questo fatto del branco, di sentirsi parte di una gruppo di vittime del destino, di potersi lamentare tra loro ognuno della propria metà. Ci ricamano sopra. Eppure alla fine sono convinta anche che sotto sotto siano proprio loro a volere che le compagne li guidino e li accompagnino e li consiglino e li accudiscano e li redarguiscano.

Molti uomini si pongono degli obiettivi: tipo bere/fumare di meno e mangiare sano, ma non hanno abbastanza volontà e gli manca quella determinazione ostinata e cocciuta e persino ottusa che tante volte solo le donne sanno tirare fuori, per questo lasciano fare a loro, lasciano svolgere questo compito ingrato di polizia alle bistrattate consorti.

Chi si fa anche l’amante poi si dice che di solito ringiovanisce e quindi subisce un doppio effetto rinvigorente.

Non pensate anche voi che tutto ciò sia un po’ grottesco? Una vita più lunga, ma la devi passare accanto tua moglie! Perciò SPOSATELI questi uomini e PUNITELI!

Ah, dimenticavo, non aspettate me… io dubito che mi sposerò e certamente non in chiesa.

http://www.notizie.it/chi-vive-di-piu-gli-uomini-sposati-o-i-single/

CELEBRIAMOCI

Care Donne,

Avevo ricordato qualche post fa la grande responsabilità di cui siamo investite, che ci impone di andare a votare sempre, perché il nostro voto è un dono recentissimo e dobbiamo ricordarcelo, quando esistono paesi in cui le donne non possono ancora neanche guidare o dove vengono mutilate… Un dono grandissimo conquistato col sacrificio di tante donne come noi che hanno lottato e sono state offese per fare un pezzo di storia della nostra società.

Vorrei quindi celebrare oggi la bellezza della nostra resistenza, alla violenza verbale e fisica, all’insulto sessuale, alla volgarità, alle maldicenze, agli stereotipi classisti di genere con questo post e diversi link a cui vi rimando che ho raccolto in questi anni.

E’ di poco tempo fa il titolo scandalo sulla Raggi. Cose che si dicono solo perché la persona presa di mira è donna.

E’ girato un video in questi giorni di un parlamentare europeo che senza vergogna alcuna in una seduta dice che “le donne sono deboli, e piccole e quindi devono guadagnare meno degli uomini.”

Solo 50 anni fa, me lo raccontava mia nonna, al mattino della prima notte di nozze bisognava provare con il “testimone” la verginità della sposa. Le donne della famiglia si affacciavano alla camera nuziale per constatare gli esiti della prima notte sul lenzuolo del corredo.

Pertanto se non le avete ancora viste vi segnalo due pellicole recenti: Suffragette di Sarah Gavron (2015) e Mustang un film turco di Deniz Gamze Ergüven (2015); che vi faranno venire un groppo in gola ma vi ricorderanno quanto è preziosa la libertà che custodiamo e diamo per scontata.

Un video per dire BASTA al traffico degli esseri umani (in questo caso donne vendute e poi rese schiave della prostituzione)

STOP TRAFIKING

 

Project UNBREAKABLE che colleziona le frasi degli stupratori:

http://projectunbreakable.tumblr.com/

 

Sempre per il tema stupro dall’India un video che ci ricorda che nessuna violenza può essere giustificata da atti o atteggiamenti riconducibili alla donna, mai e poi mai possiamo essere ritenute responsabili della violenza che ci viene inflitta.

IT’S (not) YOUR FAULT!

 

Per concludere un link che raccoglie donne della storia con le palle:

http://www.buzzfeed.com/hannahjewell/historical-women-who-gave-no-fcks?utm_term=.fwwzVVgQ2G

 

VIVA LE DONNE!

E concludo con una citazione che celebra le donne in cucina di questa bellissima terra che mi ospita: “Il motore della cucina emiliana è la rezdora, la regina della casa. È lei che sa fare la pasta e sa usare il matterello, non un “bastone” qualsiasi, ma lungo, meglio di ciliegio, e liscio. La fogliata viene stesa a forma di disco, e il matterello deve superarne il diametro. Inoltre la pasta, una volta stesa, deve essere “rotonda come la luna e leggera come una carezza”: parola del bolognese Giovanni Poggi, fondatore nel 1963 della Confraternita del Tortellino. “

http://cucina.corriere.it/dizionario/emilia-romagna/rezdora.htm

(still) dating Lau…

Tornano gli episodi di Dating Lau!

Ecco una collezione di altri dates fallimentari raccolti in questi anni da single, così che anche le altre donne sole là fuori, possano trovare un minimo conforto.

  • Quello che vuole comprarti

Una volta sono uscita con un vero uomo, (e se lo chiamo così in corsivo e non ragazzo è da notare!) non che fosse molto più vecchio di me, al massimo 6 anni, ma probabilmente ci sono due fattori che nel mio immaginario lo hanno contraddistinto così:

  1. che aveva i capelli molto brizzolati. Anzi proprio molto sale e pepe -e per quanto mia sorella insista che il mio prossimo fidanzato a rigor di logica sarà pelato, perchè ormai sto invecchiando e mi devo rassegnare, e io continui a sognare un uomo coi capelli, in questo caso anche brizzolato è simbolo di grande maturità…
  2. che quando mi guardo allo specchio per via delle lentiggini io mi vedo un’eterna ragazzina, quindi mi sentivo molto più piccola di lui.

L’appuntamento si svolge in maniera singolarissima, come non mi e mai più capitato: insiste per portarmi a cena in un ristorante super costoso di Zurigo a mangiare pesce e a bere vino bianco, senza badare a spese. Si avvicina durante la cena, mi vuole tenere la mano, sul tavolo, una cosa che mi da un fastidio a livelli astronomici già in coppie consolidate,… ma qui poi è la prima volta che ti vedo! Cos’è tutta sta confidenza? Non so perché ma a un certo punto mi si insinua un ragionevole dubbio che lui stia tentando di comprarmi o perlomeno di impressionarmi. Perché io non ho mai guardato a queste cose materiali o a che macchina uno guidi e quindi mi è sembrato assolutamente inopportuno e inappropriato e mi ha messo a disagio invece di farmi sentire lusingata.

Al punto che, come si può intuire, non l’ho più rivisto, più che altro perché non riuscivo a immaginarmi se quello era stato il primo incontro come sarebbe potuto essere allora il secondo?? e il terzo??? Mi viene in mente un film dove a una tizia viene recapitato un vestito con richiesta di indossarlo un tal giorno e poi si ritrova a volare su un areo privato per una cena a Parigi.

Forse sono una stolta eh, “But sorry, not my thing.”

 

  • Quello che non ti paga manco da bere

Da un estremo all’altro. Posso anche ammettere che per un uomo che vive in Svizzera corteggiare una donna secondo le classiche modalità di galanteria possa diventare piuttosto costoso. Cena + drink x2 in ristorante medio con vino = budget da stanziare come minimo 150 chf. Ovviamente si presume che lo stipendio sia all’altezza. Però se avete a che fare con gli stranieri, che pur guadagnando bene misurano tutto in euro per abitudine mentale, probabilmente troveranno piuttosto doloroso invitarvi in un simile contesto. E così ci sono quelli che fanno tutto alla romana. Anche se per caso voi siete andate in bagno ad incipriarvi il naso, vi aspettando sorridendo con lo scontrino in mano e vi dicono quanto fa. Ok va bene tutto, io credo nella parità e contesto sia le mie amiche che i miei amici che insistono che deve pagare sempre e solo lui. In nome dell’emancipazione femminile dico NO. Abbiamo voluto la bicicletta e adesso pedaliamo!

Ma vuoi mettere il tuo ex che ti invita per una chiacchierata dopo 3 anni che non ti vede e non ti paga manco da bere… è un cafone!

 

  • Quello che esiste solo lui

Lui ti invita a uscire e parla solo lui, ma soprattutto parla solo di se stesso. Delle sue imprese sportive, della sua brillante carriera in una banca, della sua macchina nuova, dei suoi viaggi, del suo stipendio, della sua casa in Grecia. Dopo due ore che siete nel locale non ti ha ancora fatto una domanda, e tu senti che stai per alzare la mano per chiedere di poter intervenire, come a scuola. Ti spiega tutto della vita perché evidentemente sei una inetta incapace. E ti chiedi allora perché voglia uscire con te. In effetti hai accettato perché messa alle strette, quelle situazioni in cui non sai bene come dire di no e hai provato a inventare un paio di scuse ma lui ha continuato a insistere e quindi per senso di carità alla fine hai ceduto. Infine dice che ti inviterà a cena, però poi scopri che ha il frigo vuoto e anzi la pasta dice che è più opportuno se la prepari tu perché sei italiana e non vorrebbe offenderti.

Ma vuoi mettere quel tedesco che una volta mi ha invitata davvero a casa sua con largo anticipo e come menu ha volutamente scelto di farmi un piatto di pasta collosa e insapore versandoci sopra una salsa da barattolo neanche riscaldata. Ma secondo voi pensava di farmi cosa gradita??? E’ stata l’ultima volta che l’ho visto. Era organista stipendiato da una chiesa protestante. Organista pagato per suonare alle messe non come da noi che lo fanno a gratis!) Diceva sempre che sotto le feste aveva un sacco di lavoro perché la gente è triste e muore di più…

 

  • Quello che ha il panico dell’ultimo minuto

Ti prepari, ti trucchi, pensi a come vestirti, ti siedi sul divano perché sei sempre pronta in anticipo… E lui cancella per messaggio quando mancano 15 minuti.

Cosa ti ha preso? Hai rivisto la tua ex per strada? No perché se hai dei dubbi fatteli venire anche un po’ prima, no? Ci può stare, ma cancellare a 15 minuti dall’appuntamento è da record. Cosa può essere successo in quell’ultimo frangente di fantasticamente avventuroso? Che poi non è che dice “rimandiamo, ho avuto un contrattempo”, dice proprio “scusa ho cambiato idea, non vediamoci proprio mai più!”

 

  • Quello che ha un’altra

Percepisco una certa esitazione a concordare un posto in centro città per vedersi. Lui, niente, vuole fare l’avventuroso, “Passo a prenderti in moto e ti porto lontano!”. Guarda magari la prossima volta, prima di premere i miei pettorali sulla tua schiena a ogni frenata vediamoci in faccia. Sai ho una certa dignità. O sai mai che mi vuoi rapire.

Arriva, ma non scende dalla macchina, ti abbassi per guardare dentro e lui finalmente scende impacciato. Inizia a grattarsi la testa e dice imbarazzato che in realtà esce già con un’altra, sì ma mica stanno insieme, non sono mica sposati, né fidanzati… ah beh, perché adesso fa differenza? Questo è il classico caso da chi-troppo-vuole-nulla-stringe. Eccitato dalle mille possibilità di internet vuole uscire con tutte, vederle tutte prima di decidere, come al supermercato scegliendo il gusto delle patatine. Non si accontenta. Si scusa perfino -che tenerezza-, “mi dispiace non avertelo detto prima, ti ho fatto perdere tempo”. Come darti torto. “Sei sicura che non vuoi provare? Ormai sei qui…” Ma se me lo stai dicendo vuol dire che un interesse qualsiasi per questa poveretta già ce l’hai e quindi la tua testa è da un’altra parte. Cosa ci vediamo a fare? Le vedi le mie spalle? Ecco salutale.

Ma vuoi mettere con quello che al primo contatto su Tinder scrive: “Ciao, io sono sposato, per te è un problema?” Candido come la neve. (…che poi sulla neve bianca bianca di solito gli uomini ci fanno i disegni con la pipì…).

 

  • Quello che vuole una relazione seria (ma solo se gliela dai subito)

Questo è uno dei più assurdi. Non tanto per il fatto in sé di volerti mettere subito orizzontale, ma perché aveva una vera e propria teoria a riguardo che mi ha illustrato a lungo.

Inizia a scrivere da subito paroline dolci, a fare il fidanzatino, e io odio quelli che partono in confidenza a chiamarti amore, tesoruccio cuoricino…

Di messaggio in messaggio si fa sempre più audace, si spinge in territori di linguaggio tipicamente ambigui: parla di massaggi, come sei vestita? sei a letto? ecc… Racconta di essere un capo scout, un ragazzo a posto, molto dedicato alla sua comunità, un musicista. Poi dice che lui ha tutta una sua filosofia sulle relazioni ed è profondamente convinto che solo andando a letto insieme da subito si può davvero capire se quella persona è giusta per te e valga la pena approfondire una conoscenza intellettuale, e poi mettercisi insieme, perché in realtà lui vuole una relazione seria!

Ora io non so tu, forse sei il re del sesso, ma di solito le prime volte non sono mai dei granché per nessuno, perciò mi pare una teoria un po’ audace. Figuriamoci con uno di cui non sai niente, devi andare a testare sotto quel profilo lì per capire volutamente in tutta coscienza pianificata se sarà l’uomo della tua vita?! Auguri! Vivissimi!

 

  • Quello che gli e morto il cane

Premesse molto interessanti per questo incontro, davvero un ragazzo carino e gentile; il giorno dell’appuntamento, nel pomeriggio scrive che il suo cane sta molto male e lui non può più venire.

Scusate, me per quanto io voglia prenderlo sul serio non vi sembra legittimo avere un dubbio su questo tipo di “motivi per cui la gente non si presenta agli appuntamenti”?

Lui risponde aggressivo chiedendo se voglio che mi mandi foto del contenuto dello stomaco del suo vecchio cane riversato sul pavimento di casa.

Dico no grazie, che stia calmo, che ovviamente mi dispiace per il cane e che ci vedremo un’altra volta. E infatti non l’ho mai più visto, pero mi ha scritto che il suo cane poi purtroppo è morto –pace all’anima sua.

 

  • Quello che chi non muore si rivede

Siamo usciti tre volte, poi tu hai iniziato a negarti dicendo dopo qualche pressione e messa all’angolo che si, in effetti hai scelto di uscire con un’altra, che pero per onore di cronaca hai conosciuto dopo di me!

Passano 3 mesi e un giorno all’improvviso dici CIAO, COME VA, come nulla fosse. Ah, sei tornato single e io sono il tuo piano B perche in effetti ti ero piaciuta tanto… che faccia tosta certi uomini! Beati loro che riescono a fare queste cose a volte li invidio proprio!

 

  • Quello che ci arriva dopo

Dopo due mesi che ti scrivo e ti mando i selfi mi sono accorto che abiti lontano, in effetti mi viene un po’ scomodo frequentarti. Sappi che sembri proprio una ragazza fantastica. Ciao.

Risposta (vi avviso che è un po’ rude): OFF, is the general direction in which I would like you to f**k!

Vi sentite meglio?! Ditemi di sì dai!

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Abusi on the road

Ho preso la bici una sera d estate e uno mi ha detto che avevo un culo “grande”.

Forse era un complimento.

La settimana dopo due persone che passavano hanno fatto lo stesso commento.  Guarda quella che culo.

Oggi stavo correndo nel parco e uno mi ha detto: “abbiamo una cooperativa che se vuoi ti sistema, ti mette a dieta!”.

Mentre gli rispondevo di “andare in un posto molto brutto” mi e uscita una voce dalla gola che non avevo mai sentito. Non era mia. 

Purtroppo solo 400m dopo mi sono venute in mente le vere cose che avrei voluto dire. Ho visto la scena di me che tornavo indietro e gli dicevo che io non avevo paura di lui e poi lo menavo e i passanti chiamavano la polizia.

Non dite che sto esagerando. Queste cose sono inaccettabili per una donna che va in giro da sola per strada.

Non sto esagerando perche tutte le violenze nascono da una cosa all’apparenza piccola, stupida, dapprima innocua. Sempre. 

Basta violenza sulle donne. Fisica o verbale. Basta abusi.

Lasciate me e il mio culo in pace!

Cani da tartufo

Alcuni uomini sono proprio dei segugi. Con dei musi fini fini che nasano tutto.

Pare che sentano, per esempio, quando una donna cerca una relazione seria. E rifuggono.

Ho letto questo articolo tempo fa. Ma più dell’articolo in sé mi ha commosso la svalangata di commenti che ci sono sotto. Il fervore, l’indignazione, la verve, l’accanimento di qui maschietti che hanno commentato sentendosi chiamare in causa.

15 pagine di commenti e qualche insulto per la povera autrice. Ne esce che loro amano la libertà e lei –in quanto donna, e quindi tutte noi- siamo delle squilibrate che cercano di ingabbiarli e onestamente su alcuni aspetti non posso dargli torto…  Solo che spesso anche i maschietti sono corresponsabili.

E qui c’è la mia personalissima metafora del treno. Parecchi uomini salgono su treni di cui non hanno verificato la destinazione. Ignorano dove stiano andando, e intanto si godono la prima classe… il treno poi magari comincia a fare qualche fermata e allora iniziano ad aprire gli occhi. Al punto da vedersi costretti a scendere in corsa piuttosto che arrivare a destinazione.

Uscivo con uno che mi chiamava sempre, mi invitava a cena, e la sera mi mandava l’emoticon dei bacini per darmi la buona notte (che scusate, ma al giorno d’oggi vale più di tutto il resto come segno di interesse verso l’altro!). Ero contenta, emozionata, spensierata. Poi un giorno con grande innocenza gli ho chiesto cosa pensava che stesse succedendo. Lo so è stato lì che ho sbagliato tutto, ma io non volevo una proposta di matrimonio, volevo solo sentire da lui cosa stava vivendo. Il parlare di NOI è sempre l’inizio della fine. Lui ha sviato l’argomento e dal giorno dopo è sparito, si è buttato dal nostro treno in corsa lasciandomi lì a pagare il conto del vagone ristorante. Ho dovuto chiamare una amica che mi venisse a raccattare alla stazione successiva… E sono rimasta basita perché credevo di piacergli.

Era un cane da caccia pure lui. Ma era stato lui a creare la scena.

Poi c’era un mio amico che si confidava sulle sue pene d’amore. Usciva con una bionda da un paio di mesi, un giorno lui decide di farle una sorpresa, organizza volo e weekend senza dirle dove, le dice di portarsi un abito elegante. La porta  a Verona, all’opera, poi a Venezia. Quando tornano lui si stupisce che lei sia ormai perdutamente innamorata di lui. Che gli abbia perfino detto ti amo. Lui non si sente minimamente di ricambiare e la molla così. Lei dà di matto. La storia si trascina con finali tragico-grotteschi… Cioè, lui dice che pensava semplicemente di passare un weekend fuori, senza implicazioni, ma per una donna ci sono sempre i significati, le interpretazioni, i film…

Lei era un tartufo, lui ha fiutato, le ha teso la trappola e poi è scappato.

la ferita sempre aperta

C’era una volta una mia amica che in una sera di luglio 2013 scendeva dall’autobus e tornava a casa piedi. Faceva caldo e lei indossava una gonna. Ma la mia amica è una persona molto semplice, che non mette molto trucco, una ragazza minuta e carina. Si sente seguita, sente dei passi e uno sguardo starle addosso. Poi sente anche una voce insultarla, sente varie frasi rivolte a lei, si sente dire di essere una poco di buono, una sporca, che quelle come lei vanno punite, perche’ le donne provocano -perche’ ha la gonna- ma soprattutto perche’ le donne tra le gambe hanno una ferita sempre aperta. Quelle cosi’, al paese di questo qui, vengono sistemate per bene affinchè imparino la lezione…

La mia amica pero’ é coraggiosa, gli risponde un po’ urlando che “Qui siamo in italia, non nel suo paese. E che qui le donne sono libere, lavorano e se vogliono farsi una passeggiata la sera possono farlo. Gli ha detto che se non gli andava bene questa cultura poteva tornare a casa sua e non stare qui a imporre le sue idee da troglodito. ”

Non vi diro’ il paese perché non é importante, eppure é un paese che amo e fa male da sapere, quindi non voglio influenzarvi. Io che sono una persona molto razionale, mi dico ma questo ragionamento non sta in piedi, questa è pura ignoranza. E’ che mi sto scervellando per capire quale sia la lezione che ci meritiamo.  Ma soprattutto perchè ce la dovremmo meritare dato che siamo nate cosi’, cosi’ ci hanno create, come possiamo essere colpevoli della natura? Ma soprattutto come mai il solo fatto di essere fisiologicamente di forma femminile dovrebbe disturbare tanto qualcuno da fargli desiderare di esercitare violenza su di noi. Perchè mai esistono popoli, o gruppi o culture di questo tipo? Mi chiedo come è cresciuto questo uomo? Aveva un padre che un giorno gli ha detto: “ascolta, le donne hano il ciclo, per questo sono sporche e le devi punire?”. E’ cosi’ che viene fatta l’educazione sessuale? Come viene trasmessa una idea del genere? come viene impartita, come viene insegnata/ereditata una aberrazione del genere?  symbol

Io sono una persona estremamente cauta nel dare giudizi, estremamente corretta quando si parla di razze, razzismo, xenophobia… persino quando si parla di femminismo. Per me il femminismo -come forma di lotta estrema- ha senso quando ci sono condizioni estreme, ma generalemtne vivendo in una società civile moderatamente avanzata, non trovo il bisogno di estremizzare. Finchè non sento certe cose ovviamente… Eppure è vero non ci si puo’ nascondere dietro la paura di sembrare razzisti e minimizzare, non si puo’ non denunciare, non si puo’ non ammettere che questo pensiero di inferiorità delle donne é troppo diffuso in molte zone del mondo.  Che la religione (per prima quella di casa nostra!!!) o quello che si ritiene “pratica religiosa” abbiano spesso infossato e fomentato queste convinzioni. Eppure questo è un ragazzo apparentemente ben integrato, che vive e lavora da tanti anni nel mio paese. Di ragazze libere ne avrà viste tante, si sarà reso conto che qui funziona diversamente, eppure non si è convinto… eppure sente ancora rabbia, impeto aggressivo, disprezzo.

Che ottusità, senza quella ferita che non si rimargina mai non si genererebbe nessuna vita su questo pianeta. Mi pare piu’ che altro meglio descritta come una fonte inesaurabile, come una sorgente di energia cosmica. La vera ferita è questo pensiero, questo sentimento, che qualcuno voglia farmi sentire in colpa e allo stesso tempo provare paura per come sono fatta, la vera ferita è che esistano pensieri del genere. Questa si, la ferita nel mio orgoglio per tutte le donne del mondo, fino a quando la dignità di una donna o di una bambina verrà lesa, offesa, calpestata da qualche parte, questa è e resterà in eterno una ferita sempre aperta… femminismo