Boccette e Bocciofile

Le bocciofile in Emilia sono un’istituzione. Sono luoghi affascinanti dove si incontra l’umanità quella vera. Nell’ultimo anno ho iniziato a frequentarne tante, come capita con una di quelle cose che non penseresti di fare mai nella vita e poi il caso ti ci porta. Prima di tutto non sapevo neanche che esistesse una disciplina chiamata boccette, né che sul tavolo da biliardo si potesse giocare senza stecche, né che esistessero biliardi a buche strette o addirittura senza buche e per di più riscaldati. Il biliardo che conoscevo io era il classico 8 palle, il pool americano da pub, amici e molta birra.

Ho cercato di capire da dove deriva tutta questa diversificazione di sottocategorie e modi di giocare così vari, ma lo ammetto, resto un po’confusa. Partiamo dal fatto che come nella categorizzazione scientifica delle specie animali dove si usano famiglie, genere, classe, ordine, ecc., nel biliardo esiste -tra i mille altri tipi diffusi nel mondo per aree geografiche (lo snooker in UK, la piramide Russa, le specialità orientali…)- un sottomondo di specialità detto biliardoall’italiana. Sotto questo ombrello della carambola ci sono versioni con e senza stecca e con o senza birilli. Quelle senza stecca e cioè a lancio manuale della boccia (la bocciata) hanno sempre i birilli: 4 bianchi e uno rosso centrale, che servono per segnare più punti in partita- e i tipi principali sono due: le boccette e le boccette alla goriziana. Nelle boccette che è la versione che seguo io qui in regione, ci sono 4 palle bianche e 4 rosse per ciascun avversario o coppia di avversari e un boccino blu a cui ci si deve avvicinare il più possibile esattamente come nel gioco delle bocce da spiaggia al “pallino”.

Per ora ho capito che per esempio le boccette non esistono in tutta Italia, sono maggiormente diffuse in Emilia, Toscana, Marche, Liguria. La goriziana va da sé che ha una sue entità e diffusione a nord-est. Al sud non ho capito se e cosa si gioca (credo si siano diffuse solo le versioni con la stecca). Ancora una volta il nostro paese mi stupisce, mi affascina scoprire che sia fatto in realtà da tanti antichi feudi con le loro tradizioni e la loro cultura.

Comunque, tornando a noi, i tavoli da biliardo boccette si trovano dentro le bocciofile che sono attrezzate in primis per servire e intrattenere i nostri cari pensionati con i lunghi campi indoor per il gioco delle bocce. (Luoghi perlopiù freddo umidi che non alleviano i reumatismi.) Anche qui con una tradizione ben più antica e con una diffusione mondiale ne esistono mille varianti (raffa, lyonnaise, petanque…). L’importante, nonché succo della questione di questo breve post, è che nelle bocciofile ci si aggreghi, si giochi a carte e a tombola, si legga il giornale, si beva il caffè, si parli di calcio e politica, ma soprattutto si mangi.

Ora, facendo l’esempio delle boccette, in cui ci sono competizioni a squadre come i campionati regionali con varie categorie (A1-A2-B-C) e competizioni per singoli giocatori; all’interno delle squadre i giocatori sono divisi per gareggiare come coppie o come singoli alle varie gare che si tengono spesso il sabato e la domenica e possono andare avanti dal mattino presto per una giornata intera; da qui la chiara esigenza di rifocillarsi tra una partita e l’altra. E’ interessante e credo piuttosto peculiare della regione Emilia questa commistione tra bocce e cibo. La bocciofila di Modena di Via Verdi è nota servire i migliori tortelloni misti di tutta la città, in un ambiente spartano con le tovaglie a scacchi rossi e bianchi e il puzzo di gnocco fritto che ti rimane addosso per un mese, litri di Lambrusco e Pignoletto DOCG e kg di burro sciolto che unge i piatti. Queste sono le bocciofile emiliane. Che al giovedì sera fanno i Borlenghi e nel weekend cucinano per le famiglie e le comitive di amici. Diciamo che per amore alla fin fine non mi dispiace poi tanto frequentarle, alzarmi alle 7 anche qualche domenica e spesso passare la giornata muta, immobile per non distratte i giocatori concentratissimi e atrofizzata dalle sedute scomode. Come potete immaginare, in tali ambienti la presenza femminile tra i giocatori è molto bassa, nel pubblico anche: a volte ho contato fino a 40 uomini nella stessa stanza e poi io, unica donna. Anche la presenza under 30 é molto scarsa. Nelle bocciofile mi piace osservare questa fetta di Italia, i vecchietti che sonnecchiano col cappello calato, scommetto per chi voteranno alle elezioni, mi chiedo se le loro mogli siano a casa a godersi un po’ di pace e guardare la tv. Chi sono questi giocatori? Quando hanno imparato a giocarci e come ci sono capitati? Che lavori fanno? Sono bravi padri e mariti? Ogni tanto ci sono anche dei gruppi di stranieri che si ritrovano anche loro li a fumare e fare qualche partita a carte, segno del nostro tempo e di un’Italia che, se vuole, sa integrare.

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