Pensieri dalla prima classe

Mezza reclinata su qs sedile di prima classe svizzero direzione sole. Qui é perfetto per scrivere, con un sottofondo di Of Monsters and Men e un panorama di montagne al tramonto alla mia destra. A volte bisogna premiarsi – per la prima classe intendo- ma comunque mi ha aiutato supersaver ticket non crediate! Che bisogno di luce e caldo! La differenza tra il mio uomore ieri e oggi é grande come questo maledetto paese intero. Oggi ho sentito la primavera finalmente, mentre ieri tipo rantolavo moribonda e in astinenza da luce. E poi oggi ho i miei orecchini portafortuna con le stellone. Se guardo da giugno scorso a oggi in un veloce rewind ci sono stati dei cambiamenti belli grossi, hanno smantellato il mio team e ho cambiato capo due volte, il terzo in arrivo. Non é solo il lavoro la causa, ma pare che il mio tempo qui sia proprio esaurito. Non voglio un altro inverno. E penso chissà dove sarò, quale delle mie opzioni diventerà realtà… Mi fa rabbia che il mio paese sia così, che non ci sia un ombra di opportunità per tornarci, che le aziende si sentano talmente forti da non degnare nessuno di una risposta, che la gente sia così esaurita che é diventata cattiva e scortese. Gente scontenta produce cattivi servizi, cattivi servizi producono gente scontenta. Come lo spezziamo? Frega a qualcuno? Intanto abbiamo un altro primo ministro e sapete cosa rispondo ai colleghi stranieri che mi chiedono di lui? Sono scettica ma onestamente non abbiamo nessuna alternativa. E invece di esercitare diritto di scelta ci affidiamo pregando come quando monti su una scialuppa mentre la tua nave affonda. Ecco dove siamo. E intanto mi ritrovo mio malgrado in un paese sempre piu ostile e inaccogliente. Sulla chiesa di St Jakob é comparso uno striscione che dice “Dio ama gli stranieri”. Meno male, pare sia rimasto solo lui in svizzera di questo avviso. E poi ci sono persone che non prendono mai decisioni, io le disprezzo. Per una persona ostinata e determinata come me -un vero ariete- questa é la situazione di tormento piú insopportabile al mondo. Quando hai deciso, ma non dipende da te. Bisogna solo credere che mettere in moto le energie faccia succedere sempre qualcosa… Speriamo presto.

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Illusione e Certezza

Mi succedeva da adolescente di avere dei sacrosanti blackout, delle crisi proprio che se ci penso ora non capisco neanche se c’era un motivo apparente, mi facevo dei gran pianti e poi scrivevo sul diario.
Nei momenti in cui stai davvero male riesci a capire te stesso, è come se all’improvviso si spalancasse una porta dentro di te e solo allora prendi coscienza di tutto il dolore che porti dentro e quotidianamente ignori, di tutti i tuoi errori e anche di tutto quello che pensavi di essere riuscito a nascondere, a mettere da parte. L’impatto è così forte che non puoi trattenerti, le lacrime sono il veicolo di questo smarrimanto, più loro cadono, grosse e salate, più il disgusto, l’impotenza, l’incomprensione, scivolano via….piangi, piangi e mentre lo fai senti che stai già guarendo e anche questo quasi ti spaventa.
Piangere da soli a volte sa di autodistruzione perchè le cose che vuoi urlare per cacciarle via da te le urli in realtà solo a te stesso e finiscono per ricaderti dentro affogate in una orribile sensazione di solitudine incolmabile, perchè accanto a te in quel momento non c’è nessuno, soprattutto chi ti ama e avrebbe dovuto esserci, non c’è.
Se piangi nell’abbraccio di qualcuno invece, sotto delle mani che ti accarezzano è tutto diverso, le difficoltà non scompaiono, ma quelle mani ti proteggono, ti aiutano a liberarti, e c’è una voce contro cui urlare, una voce che ti risponde e che al contrario di te riesce a ragionare e a vedere le cose da fuori e non dal pozzo profondo -te stesso- in cui sei caduto. Questo fatto che ci sia qualcuno a convincerti che in realtà il mondo non è come lo vedi tu in quei precisi istanti è risolutivo. Se piangi da solo però a un certo punto ti devi fermare lo stesso. Nasce comunque un germoglio nuovo di te, una controparte fiduciosa. Quando poi smetti e ti alzi e riprendi possesso della tua mente e del punto di vista che c’è in cima a quel vuoto che hai dentro, è come se avessi ricaricato, sei andato talmente giù, hai visto talmente tante cose buie in te stesso che (purtroppo forse, ti illudi) ne esci cambiato, completamente nuovo, una pagina bianca su cui ricomincerai pian piano a scrivere la tua storia, cercando di cambiare un po’ alla volta -ti dici- sovrapponendo quello che hai trovato di sbagliato.
Il pianto é forza rigeneratrice, é pentimento e promessa, illusione e certezza.
Ero un po Emo, la verità, ma senza saperlo, a priori, dato che la categoria non esisteva ancora negli anni ’90…

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election night

Si respira una grande attesa, crescente da mesi a questa parte. In questa notte ci chiediamo come sarà il nostro futuro, consapevoli che le scelte di alcuni cambieranno le vite di molti. Le alternative che abbiamo sono solo due, ma molto diverse: Vince Obama o non vince Obama. Io le interpreto così perché se non vince Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, tutto il resto non importa, vuol dire che  non siamo pronti per il cambiamento, per andare verso il futuro. Che ci sia Mc Cain o altri mille Bush non ci interessa, finché questo significa restare attaccati al passato. Abbiamo di fronte dunque una scelta che non è una sfumatura ma costituirà una potenziale spaccatura nella nostra storia, una sterzata nel destino del mondo, e se non fosse davvero interesse di tutti non credo che tanta gente avrebbe seguito con questa passione queste elezioni.
Anche io, così lontana, mi sento emozionata; anzi direi che ho più speranze e aspirazioni per le elezioni americane che non per il nostro triste panorama politico; molti dicono a ragione dato che ormai non entusiasma più nessuno.
E da qui parto a riflettere, ma dove andremmo a finire? E non potrei essere più sensibile di cosi al destino del mio paese in un momento in cui molte cose cambiano anche per me che devo entrare nel mondo del lavoro. Il nostro futuro incerto, senza soldi per studiare, per crescere, per produrre. Con la crisi economica, le famiglie schiacciate dai mutui, i nonni senza pensioni. Crisi su tutti i fronti. Non è per fare quelli che snobbano, quelli che se ne fregano, ma veramente non ci resta che partire. Andare alla ricerca di qualche novità, di una boccata d’aria all’estero, non perchè fuori si stia meglio per partito preso, ma perché a essere realisti è così. Certo non dappertutto e non in tutti i sensi, ma comunque meglio… Per un po’ io partirei volentieri, anche per dimenticare un po’ i drammi di questa terra.
Ricordo ancora mentre ero erasmus  la vergogna che ho provato per certe uscite di berlusconi o lo scandalo di Napoli, che mi venivano giustamente fatti presenti appena si parlava della mia nazionalità, e io che non sapevo cosa dire, quasi come se avessi dovuto giustificare il mio paese intero, e poi quel senso di amore ma anche di non saper che fare…
Certo non me ne lavo le mani, certo non me ne andrò dicendo “arrangiatevi”, e il fatto che il mondo si interessi tanto alla politica estera è segno secondo me di un rinnovato senso di responsabilità che va pure proporzionalmente di pari passo con la disperazione a volte! Messi in crisi dalle nostre magagne volgiamo lo sguardo intorno a noi cercando risposte. E staremo tutti a vedere. Buonanotte.