I found myself!

I found myself in a Zurich shop yesterday…

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It’s weird to find yourself when you were not even looking for it! A bit like when you cut your hair and in the first days right after in front of the mirror you meet someone you think you know, seems familiar, and then you understand it’s yourself, your new self.
I really wanted to go inside myself and see how it is in there. But I was closed. At least now I know where I am…

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Vai a capire gli “haters”…

La cosa che mi stupisce del mondo digitale é che se uno vuole esprimersi, dire la sua con un blog o un video, per quanto buoni siano gli intenti attrarrà sempre innumerevoli soggetti rapaci e malvagi. Assetati di pubblico denigramento altrui e di infinita contraddittoria fine a se stessa dilagano con posts e commenti ovunque. Sono i famosi “haters”. Gente che non so davvero dove l’ha accumulato tutto quell’odio lí e soprattutto perché? Questi soggetti mi sconvolgono, é gente che per strani motivi non aspetta altro che distruggere l’altro con virtuali dialettiche il piu delle volte senza fondamento, frequentemente anche puri insulti. Spesso alimentati da rabbie inconsumabili e ignote amano prendersela con gente che manco conoscono. A me verrebbe da dire: se vedi qualcosa che non ti piace gira a largo, no? Cioé va bene la libertà di opinione e infatti c’é spazio per tutti. E se a me va di dire due cose lasciamele dire e lasciale leggere a quelli che ci si ritrovano. Tu vai a trovarti altro da fare, no? É invidia? No non capisco, ci deve essere dell’altro che non mi so spiegare. È come se io la mattina andando al lavoro vedessi uno che non mi piace come é vestito, magari lo trovo pure osceno o ridicolo, ma non é che cambio strada, gli vado incontro e gli do un pugno in faccia!!!??? Dite che dà molta soddisfazione?

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redroom in the world

Mi rendo conto che “redroom” è un nome un po’ equivocabile per un blog, se googoliamo redroom esce: il gentleman’s club di Londra che ho scoperto per caso a novembre, vari link wikipedia per cui redroom è a seconda: una stanza della casa bianca, un dipinto di Matisse,

The Dessert: Harmony in Red (The Red Room)

una compagnia teatrale di Londra nonchè una casa editrice australiana, il titolo di una mixtape e di varie novels… insomma di tutto un po’ e questo ne deduco, fa del nome del mio blog un titolo vincente. Ho trovato anche un link di un fotografo interessante (http://www.redroom.it) e di una boutique di zurigo… e poi ci sono io. Insomma a me il rosso mi è sempre piaciuto, per l’arredamento di una stanza soprattutto; mi fa pensare a un caldo boudoir (Un boudoir è una stanza da letto privata di una signora, un salotto o uno spogliatoio; il termine deriva da verbo francese “bouder” che significa “mettere il broncio” -wiki quote-), luce soffusa, dove si respirano pensieri, un posto se vogliamo anche un po al limite, dove ci si sente bene, così a proprio agio da aprirsi un po’ e lasciarsi andare, lasciarsi esplorare, dove si sussurrano segreti e verità mescolate e fantasie. Un posto creativo. Ho capito di averci davvero azzeccato quando ho trovato il sito http://www.redroom.com -where the writers are. Allora avevo ragione, la redroom è alla fine un posto comunemente concepito come “letterario” e non solo da me. Benvenuti. In questo comodo angolo della mia mente aperto al pubblico. Mettetevi comodi.

mangio fragole

..sai com’è, no, quando si è soli, torni a casa la sera dal lavoro, hai fatto tardi perchè tanto non ti aspettava nessuno, non ti sei messo fretta, sull’autobus guardi fuori e non pensi a cosa fare per cena, tanto cosa cucini a fare per te solo, apri la porta e ti accoglie il vuoto, non un rumore, non una luce… per fortuna hai fatto uno stop alla stazione per prendere il latte per domani, del resto è sabato e vuoi svegliarti e farti il caffè in pigiama, senza doverti prima vestire per uscire, senza vedere nessuno.

Hai comprato le fragole, che questa settimana hanno il massimo del sapore, lo si sente proprio da come profumano che è la settimana giusta, le tieni lì accanto al computer mentre scribacchi sul tuo blog e mangi fragole. Pensi a quando eri piccolo e la nonna aveva nel giardino le fragoline di bosco, quelle un po’ tutte tonde, piccole e dolcissime, che poi nell aprile dell’86 sono state bandite dalla tua merenda segreta dei pomeriggi all’aperto per paura delle radiazioni. L’anno in cui le fragole probabilmente non sono mai state più rosse di così.

Qui nel presente, nel frattempo, le dita un po arrossate le tieni in alto per non rovinare la tua bella tastierina bianca del Mac. Fai un po ridere, ma ridi di te stesso da solo perchè non c’è nessuno, e non è che sei triste alla fine, fa bene un po di non-compagnia. Anzi ti dirò che te la gusti quasi quanto le fragole perchè era proprio da un po’ che non ci stavi dentro tutto, ci sguazzi proprio come in una vasca da bagno fumante, ogni tanto anche la testa che è l’unica cosa che tenevi sul pelo di questa superficie di isolamenteo, ce la affoghi dentro… mmm fa bene…

Ah nessuno che ti rompe, non devi rispondere cortesemente per forza, sorridere, ricambiare sguardi, saluti, parole, attenzioni. Sciabatti per casa e anche rumorosamente, giusto per farti capire che ci sei solo tu (e forse quelli del piano di sotto)…

Ti chiedi anche spesso ogni primavera perchè la stagione delle fragole sia così breve e intensa, e niente, sarà giusto così. Un po ti arrabbi anche perche alla fine sono settimane che dici che lavori troppo e non hai tempo per il tuo blog, che non vedi l’ora di avere un po’ di tempo da riempire, un po di quel sano intermezzo in cui domandarsi: “e adesso cosa faccio”. E dopo tutto questo adesso sei quasi un po’ annoiato. Vuoi scrivere-scrivere-scrivere, ti senti anche come un fiume in piena ma sei come un rubinetto chiuso troppo stretto, un po’ troppo a lungo…

Poi pensi quanto ti mancano i tuoi amici e certe persone a cui vorresti davvero dedicare il tuo tempo, le tue righe, le tue telefonate (non hai mai speso così poco di telefono perchè non chiami nessuno e nessuno ti cerca) e dall’altro lato una pesantezza assoluta, come un continuo rincorrere un qualcosa, contunare a riparare uno strumento un po difettoso all’infinito. Le vite che si separano, rette divergenti di queste boccioli di carriera che ognuno si sta costruendo, ti portano lontano da tutto e dagli altri.

in questo viaggio “hai imparato qualcosa che valga la pena raccontare?” Perchè “la vita non si misura in minuti, ma in attimi”, “we’re meant to lose the people we love. How else would we know how important they are to us?”.

Alla fine delle fragole continui a pensare a queste frasi del film su Benjamin Button e sorridi:

“You’ll see little man, plenty of times you be alone. You different like us, it’s gonna be that way. But I tell you a little secret I find out. We know we alone. Fat people, skinny people, tall people, white people… they just as alone as us… but they scared shitless.”

Chissà com’e nascere al contrario già vecchi e diventare giovani, e morire il giorno in cui nasci…