FUROSHIKI

Eccomi di nuovo a dilungarmi sull’Asia. Perdonatemi ma non posso proprio farne a meno.

Ma quanta poesia c’è in Giappone???

Infatti torno a parlarne per un’altra usanza secondo me bellissima.

L’arte di avvolgere vari oggetti piegando un foulard -tradizionalmente quadrato e chiamato furoshiki appunto- per il trasporto dei vestiti, del pranzo nel classico bentō o di un dono (in questo caso la stoffa si predilige di seta o comunque pregiata). Le stampe di queste stoffe sono coloratissime, con vari disegni e hanno anche una simbologia particolare.

Di questi fagottini elegantemente piegati e annodati ce ne sono davvero di bellissimi!


Mi fa pensare a una certa distinta delicatezza che i giapponesi hanno come fosse una loro marcia in più. Un ingrediente segreto che è rappresentato dalla cura che loro mettono nelle cose e in certi dettagli.

Io non so fare bene i pacchetti dei regali, anche perché lo trovo inconsciamente inutile e quindi non ci ho mai messo impegno a imparare bene. La mia è una visione “utilitaristica”: siccome poi il regalo lo scarti e lo usi il pacchetto è di per se una cosa che va gettata e quindi non merita molta attenzione. In questo forse dovrei decisamente essere un po’ più aggraziatamente giapponese…

Quanta ritualità tradotta in gesti semplici eppure così sacri mi meraviglia, adoro questo loro modo di mantenere vivi e far sopravvivere queste tradizioni antiche all’interno del loro stile di vita modernissimo e frenetico.

L’attenzione per l’ambiente e la sensibilità per l’ecologia ha portato il governo nel 2006 a promuovere una campagna per rinnovare l’uso di questa tecnica di trasporto distribuendo uno speciale furoshiki “green” stampato e ricavato da bottiglie PET riciclate. Questo speciale versione è stata chiamata mottainai furoshiki, e qui riemerge tutta la poesia nipponica, infatti mottainai significa il dispiacere per qualcosa che diventa un rifiuto senza averne sfruttato pienamente le potenzialità.

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Sembra che questo “fazzoletto” fosse nato proprio per raccogliere gli indumenti quando i giapponesi iniziavano a frequentare i bagni pubblici (Onsen e Sento) e quindi evitavano in questo modo che gli abiti fossero confusi con altri o persi. Un rituale (quello del bagno e della purificazione) che conduce all’altro.

Il Giappone ha una cultura ricchissima e affascinante come poche: penso alla cerimonia del tè dove un gesto che sembra così banale per noi occidentali superficiali assume rilevanza di pratica spirituale zen e di massima espressione estetica attraverso i fiori (Ikebana) e la disposizione degli oggetti (braciere, ciotole, strumenti ecc.); poi penso ai templi e ai santuari, ai samurai, alla fioritura dei ciliegi (Sakura)… ne avremmo di cose di cui parlare…

C’è in Giappone una spiritualità ineguagliabile che non ho (ancora) trovato altrove.

https://it.wikipedia.org/wiki/Furoshiki

http://www.giapponeinitalia.org/furoshiki-cento-usi-di-un-quadrato-di-stoffa-2/

http://furoshiki.com/techniques

Il culo di David

Siccome sta venendo l’inverno e io quando mi alzo al mattino alle 6.30 vedo il buio, ho bisogno di pensare a varie cose belle della vita. Ve ne propongo una.
Anni fa al liceo sono stata a Firenze. E li ho appurato che Michelangelo aveva capito tutto. Voi pensate che le donne dichiarino di guardare mani e sorriso come prime cose in un uomo. Eppure, a me per esempio piace il fondo schiena. Certo non metterei mai priorità ad un lato B rispetto a uno sguardo o a una bocca con dei bei denti bianchi in fila, pero sono convinta che non solo l’occhio, ma pure la mano voglia la sua parte!
E poi guardate la perfezione artistica di quest’opera, cioè non è una bellissima statua e basta, ma mi sembra che Michelangelo abbia dedicato molta attenzione ai dettagli, e voglio dire che questo particolare posteriore mi pare molto rilevante (del resto è un Signor Di Dietro di quasi 1m per 1 metro!). Come se lui sapesse che poi noi lo avremmo ammirato girandoci intorno, e immaginando che nell’esposizione la schiena normalmente venga sacrificata contro una parete, avrà pensato “Ecco quando arrivano di là vedranno che capolavoro… anche da dietro”, anzi la vera opera d’arte è proprio nascosta qui. Se ha davvero avuto un modello cosi davanti in ossa e soprattutto carne…. Beh, beato lui. Io per non saper ne leggere ne scrivere (ne tanto meno scolpire il marmo) gli avrei fatto anche il calco alle chiappe e me lo sarei conservato per sempre in cameretta. E lui sta li, grande, neoclassico, col peso appoggiato sulla gamba destra, mezzo rilassato, il finaco un po tirato in su’, gli addominali in vista e tutto nudo, ma pacifico e sereno.
David: dal 1504 fa rallegrare gli occhi alle signore. E a quello di Donatello gli fa na pippa!
(Si ringrazia G. Kitzmüller per la trasmissione dell’amore per la storia dell’arte)

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