LASCIARSI

Va tutto bene, va tutto bene…
Non è morto nessuno e nessuno morirà, nemmeno tu, nemmeno io.
Stiamo tutti bene di salute e quindi non è grave.
E’ solo una fine. Come altre. Solo un punto. Che cos’è un punto, in fondo.
Non esiste un “lasciarsi bene”, perché lasciarsi è una rottura, e per rompere le persone forzano, calcano la mano, diventano altro. Nel lasciarsi c’è la trasfigurazione. Come fa qualcuno che era così “chiaro e trasparente” (cit. Battisti) per te a diventare il tuo peggior nemico? Eppure.
Lasciarsi fa sempre schifo e basta.
Nel rispetto di questa e di tutte le storie e di quello che uno hai provato, spero che, nella narrativa del lasciarsi, sarai pulito. Sarai onesto. Almeno con te stesso.

Nessun messaggio del buongiorno, né il bacio della buonanotte.
Durante il giorno sto anche bene, lavoro, faccio le mie cose. Ci sono però dei momenti netti in cui tu occupavi degli spazi con la tua presenza fisica o immateriale, sono come i vuoti d’aria in aria, il cielo è sereno ma d’improvviso precipiti.
E poi la sera mi viene l’ansia, non riesco a dormire e mi imbottisco di Fisioreve. (Dopo un mese, però, le goccette sono finite e ho recuperato un sonno decente.)

Nessuno-cambia-mai-nessuno, non si tratta di identità, si tratta di azioni, si tratta di voler fare dei compromessi, si tratta di avere una visione comune.
Questa volta però, anche se non ero preparata, almeno sono equipaggiata.
Non mi darò tutte le colpe in un tentativo di autodistruzione, come avrei fatto invece una volta.
Questa volta non è colpa mia. (Neanche tua). E’ andata così e basta. Non voglio vivisezionare questo corpo ancora tiepido, non adesso, ci penserò domani a dare un ordine ai perché. Un senso ai come mai (cit. 883). Questa volta lo accetto. Perché prima lo accetto, prima posso andare avanti.
E io non ho tempo da perdere, non ho tempo per essere triste.
Devo vivere, io. Ho da fare.
Quel vuoto che era pesante, adesso è a poco a poco più pieno.
Di cose mie, del mio tempo. Di gesti per me.

Andate e ritorni.
Quando mi sembra di aver fatto dei piccoli passi poi ci sono giorni in cui mi sorprendo a piangere per tutto.
Piango forte, piango tanto. Lascio scorrere. Mi lascio attraversare.
Nonostante tutto penso che ce la farò.
Non sono più triste. Sono delusa, soprattutto, e arrabbiata.
E poi, sì, ho paura, di non capire domani e di sbagliare con qualcun altro. Questo non so come aggiustarlo. Perché diventano sempre più complicate le relazioni, il mettersi in gioco, con il bagaglio che si fa più pesante.
Lo dò al tempo, questo compito, che ci pensi lui.

Va bene lasciarsi, ma quando mandate a puttane i mondi degli altri, – vorrei chiedervi – fatelo con garbo, fatelo con grazia, fatelo piano.
Ti ho davvero amato, come meglio mai ho saputo fare nella mia vita.
Tutte le tue differenze, i tuoi grassetti che cercavo di rendere corsivi, i tuoi spigoli su cui continuavo a sbattere gli stinchi.
Mi dispiace solo che non sia stato abbastanza.

TU mi hai lasciato, ma IO invece quando ti ho lasciato?! E’ la vera domanda…

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Colloqui professionali e tradimenti, un nesso non evidente…

Per i colloqui ci vuole esercizio, più ne fate, più sarete bravi. Imparerete a raccontare la vostra storia, riconoscerete un pattern di domande che vi vengono fatte sempre e se vi impegnate riuscirete a capire i vostri intervistatori quasi più di quanto loro riescano a capire voi. Preparatevi all’imprevisto, alle domande strane, alle sorprese. Sempre più nelle aziende moderne vanno di moda le video interviste come strumento di pre-selezione. Non è facile sentirsi a proprio agio parlando da soli a un computer che vi registra. Allenatevi riprendendovi mentre vi presentate o guardatevi allo specchio.
Quando vi invitano di persona, la vostra stretta di mano forte e decisa e il vostro primo sorriso sono la chiave numero uno. Qualunque cosa succeda voi imponetevi di essere prima di tutto puntuali – è il mio consiglio numero due. Vi faranno aspettare per darsi importanza o staranno zitti a lungo e in modo strano per vedere come reagite allo stress.
Non mettetevi a ridere se vi chiedono: “Quante palline da golf ci sono in Italia?” Serve per vedervi in azione in un ragionamento logico e capire che approccio avete al problem solving. Provate sempre a rispondere. Si sbaglia solo a stare zitti. (Altre che ho sentito sono: “Quanti palloni da basket ci stanno in questa stanza? Perché i tombini sono rotondi?”).
Potrebbe capitare che, dopo avervi chiesto delle vostre competenze, vi venga chiesto se avete animali domestici. Qui confesso che il nesso non l’ho del tutto capito, ma accogliete tutto con un sorriso e mostratevi aperti (anche con il linguaggio del corpo e una buona postura) e disponibili. Al di là di quello che sapete fare professionalmente, un bravo recruiter cerca di capire la vostra personalità, misura le vostre soft skills e il vostro potenziale nascosto.
Ultimo punto, ma secondo me piuttosto rilevante: quello che oggi siede davanti a voi al colloquio come vostro potenziale datore di lavoro, domani potrebbe diventare il vostro ex-datore-di-lavoro, quindi mostrare una certa etica professionale e onestà verso l’azienda che state per lasciare non fa certo male.
Non dite cose tipo il mio capo non capisce niente e non vuole promuovermi, ma formulate piuttosto le cose in non si è concretizzata ancora la possibilità… Non dimostratevi senza scrupoli insomma verso chi vi ha dato da mangiare negli anni precedenti anche se non vedete l’ora di lasciarli, non parlate male del posto da cui venite.
Qui calza a pennello un bel parallelismo con le relazioni sentimentali. Diciamo che voi siete single e iniziate una storia con qualcuno, magari poi scoprite che lui/lei era già in coppia, il soggetto dunque inizia a tradire il suo partner per stare con voi e poi magari lo lascia. Ora, voi vi ci mettete insieme, dubiterete mai della sua ferrea moralità sapendo che ha già piazzato le corna a quella con cui stava prima??? E con voi cosa farà???
Ecco, la stessa cosa penserà il vostro nuovo datore di lavoro e si farà un’idea di voi e della vostra loyalty.
Buona fortuna.

difetti della vista di storia e politica

Ho riguardato “1992 la serie” di recente, e ho pensato al grande ritorno di Berlusconi in questo 2018, ho pensato che mentre vivevamo la sua ascesa in quegli anni in cui esplodeva manipulite, non sapevamo che sarebbe durato tanto, ma i segnali c’erano tutti.

Immagine di Berlusconi prima e dopo.

(a parte notare che ha più capelli adesso che nel 1994, ma vogliamo davvero tenerci ancora tra i piedi sto vecchio???)

Ad esempio, se riguardiamo con gli occhi di oggi gli avvenimenti di allora, i rapporti della politica e dell’industria con la mafia sono lampanti. Io ero bambina, ma me ne ricordo tante di quelle notizie che ascoltavo seduta sul tappeto verde pino del salotto la sera, quando mia mamma guardava il TG1 di Frajese, Badaloni, Lilli Gruber con la frangetta phonata… Gli attentati. Gli scandali. Lo show del Bagaglino. L’esilio di Craxi. Il discorso che fece Bettino alle Camere sul finanziamento illecito ai partiti.

Se lo riascolto oggi, quel filmato che per me è un simbolo di rottura importantissimo, mi fa venire i brividi. Si fa anche un po’ fatica a seguirlo –lui che era il mago della retorica- ma in quel video dice delle cose gravissime. Dice che si sa da sempre che i partiti ricevono fondi irregolari attraverso canali non ufficiali. Al processo Cusani dice anche che questa pratica è nata dopo la seconda guerra mondiale quando i servizi segreti volevano controllare i partiti e la situazione politica in Europa (cita le fonti illegali del PC fornite dal KGB fino all’81). Era perfino normale in quel contesto storico. Poi questa pratica è rimasta in uso e si è evoluta, e la zona grigia è cresciuta, e improvvisamente manipulite ha voluto scoperchiare situazioni che sapevamo tutti che andavano avanti così da tanto, tanto tempo… Parla anche di Napolitano – un uomo che 20 anni dopo era ancora al potere de è diventato il nonno beniamino di mezza Italia e nostro Presidente della Repubblica- di quando era Ministro degli esteri per il PC e non poteva non sapere; e della FIAT e di tutti gli interessi privati che improvvisamente si dichiararono vittime dicendo di essere stati concussi quando erano loro stessi concussori e finanziavano i propri interessi economici in politica.

Craxi ha ammesso le tangenti ma non ha mai ammesso il fine di arricchimento personale (vedasi Enrico Cuccia e i lingotti nascosti nei pouf del salotto). Insomma in quel filmato Craxi dichiara una cosa tanto palese e tanto grave che quando ce l’hai davanti per la prima volta non la vedi. Non la metti a fuoco. Devi prenderne distanza come i presbiti. Se solo –mi dico- contro altri personaggi venuti dopo o altre vergogne del nostro paese l’opinione pubblica avesse avuto la stessa reazione, la stessa indignazione dimostrata alla caduta di Craxi. Invece è diventato normale e nessuno si è stupito più del fatto che siamo governati da certi soggetti. Che il mondo è pieno di ladri. Invece di demonizzarli abbiamo consacrato a idoli nazionali persone come Maurizio Corona, per fare un esempio non-politico. E questo dice molto.

Ecco, siamo dei presbiti rispetto alla storia, rispetto a quello che succede di epocale nel momento in cui avviene. Vediamo il presente sfuocato. Io che sono convinta del fatto che solo alla presenza del dubbio sul reato chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe allontanarsi per primo dai saloni del potere. Figuriamoci i pluricondannati. E dopo 26 anni ancora non siamo riusciti a epurarci da quel tipo di politica, da quelle stesse persone. Ci rendiamo conto di quanto sia grave che 30 anni della storia del nostro paese, del nostro destino di Italiani, si rimbalzano sempre tra gli stessi esseri umani??? Dove saremmo potuti essere oggi se avessimo sfruttato questi 26 anni disfandoci di quelle persone –lo dico colpevoli o no, onesti o corrotti che fossero, non importa, disfarcene solo per il principio del ricambio. Come quando al mattino apri la finestra per cambiare aria, perché fa bene punto e basta.

Ma la storia è viva, è una bestia che si agita mentre cerchiamo di domarla, la storia accade mentre la viviamo e proprio per questo non la comprendiamo. Non la percepiamo nei segnali di allarme che ci dà. Per questo –e va fatto spesso- bisogna fermarsi e ripensare, rielaborare, mettere a fuoco. Aprire cassetti, rileggere cose, riascoltare racconti come questo video di Craxi.

Tra qualche anno sui libri si leggerà di Trump e della crisi con la Korea e ci sarà un prima, un durante e un dopo. Ci sarà una linea di eventi definita. Delle cause e delle conseguenze che emergeranno. Solo che adesso, mentre le viviamo non le possiamo vedere. Ogni tanto al mattino mentre ascolto la radio mi chiedo cosa succederebbe se facessero esplodere qualche bomba per davvero. Se ci fosse davvero una guerra nucleare. Se andremmo a lavorare lo stesso. Come niente fosse. Cosa diremmo a chi amiamo quando li salutiamo al mattino perché non sappiamo se li rivedremmo la sera. Mi chiedo queste cose. Come rivaluteremmo tutto e metteremmo in discussione ogni singola cosa (tra cui il nostro sistema politico) che adesso per pigrizia e per accidia lasciamo stare così com’è. Com’è sempre stata.

Questo mi fa pensare che anche per le relazioni sia così. Gli amori si possono mettere in prospettiva solo allo scadere di un certo tempo, solo trascorso un certo periodo. Perché le cose si depositano, i fatti sedimentano e le emozioni stratificano e poi si possono vedere chiare. Ci si può vedere attraverso, alle emozioni, dopo che il torbido è diventato limpido e si ridistribuiscono le colpe. L’amore non è cieco, l’amore è presbite.

NESSUN UOMO DEVE RESTARE IMPUNITO!

Una breve riflessione su questo fatto: gli uomini in coppia si lamentano costantemente delle loro compagne: assillanti, pesanti, tartassanti, rompono, rinfacciano, rimarcano…

Per par condicio mi verrebbe da dire che questo succede sicuramente anche nelle coppie uomo-uomo/donna-donna dove sicuramente uno dei due subisce questa sorte di essere la parte che istruisce e impartisce mentre l’altro/a fa quello/a che subisce e grugnisce…

In ogni caso, secondo le statistiche gli uomini in coppia (di qualsiasi tipo essa sia, formalizzata e non, davanti a Dio o al messo comunale) grazie alle partner vivono molto meglio e più a lungo rispetto agli uomini che restano single.

Si, nonostante il rompimento di palle che adoperano le donne, alla fine aiutano gli uomini a prendersi più cura di loro stessi, della propria salute, a mangiare meglio, muoversi di più, prendere le pastiglie, ricordarsi di saldare i debiti con lo strozzino, controllare regolarmente la prostata e il colesterolo e insomma vivere di più.

Secondo me agli uomini piace questo fatto del branco, di sentirsi parte di una gruppo di vittime del destino, di potersi lamentare tra loro ognuno della propria metà. Ci ricamano sopra. Eppure alla fine sono convinta anche che sotto sotto siano proprio loro a volere che le compagne li guidino e li accompagnino e li consiglino e li accudiscano e li redarguiscano.

Molti uomini si pongono degli obiettivi: tipo bere/fumare di meno e mangiare sano, ma non hanno abbastanza volontà e gli manca quella determinazione ostinata e cocciuta e persino ottusa che tante volte solo le donne sanno tirare fuori, per questo lasciano fare a loro, lasciano svolgere questo compito ingrato di polizia alle bistrattate consorti.

Chi si fa anche l’amante poi si dice che di solito ringiovanisce e quindi subisce un doppio effetto rinvigorente.

Non pensate anche voi che tutto ciò sia un po’ grottesco? Una vita più lunga, ma la devi passare accanto tua moglie! Perciò SPOSATELI questi uomini e PUNITELI!

Ah, dimenticavo, non aspettate me… io dubito che mi sposerò e certamente non in chiesa.

http://www.notizie.it/chi-vive-di-piu-gli-uomini-sposati-o-i-single/

Non ti fai mai sentire

Nel novero delle frasi maledette che quando me le sento rivolgere mi viene l’orticaria istantanea ci sono quelle per le single compatite – tipo: “lo trovi quando smetti di cercare (il fidanzato)” – che non vuol dire un cazzo (link al blog di vag:

https://memoriediunavagina.wordpress.com/2017/08/03/quando-meno-te-laspetti/) –

Adesso per fortuna non me la dicono più. Perché in effetti l’ho trovato. Ma poi subito a seguire ci sono quelle per quando poi finalmente ti fidanzi e cmq non va bene un cazzo a nessuno (o meglio a quelle che si dicono tue amiche ma non lo sono). E’ iniziato un nuovo tormentone per le mie orecchie: “Non ti fai mai sentire” e “Non esci più con noi”.

Anche questo appunto non ha molto senso secondo me. Non siamo più scolaretti all’università con tutto il tempo del mondo: si lavora, si è stanchi, si fanno meno cose. Essere adulti e quindi costruire relazioni adulte comporta anche questo, una selezione naturale delle compagnie, un filtro agli eventi mondani e una disponibilità minore in generale a fare il presenzialista ovunque. Certo fino a ieri lo abbiamo fatto perché era contingente. PRIMA. Adesso non possiamo più. DOPO. Perché molte persone non capiscono che le cose si evolvono, ed è giusto così e non il contrario???

Si fanno lo stesso cose belle, ogni tanto. Con chi c’è e con chi ci vuole essere, con chi resta al nostro fianco senza giudicare. L’importante e la qualità e la voglia di vedersi, non il quanto spesso.

Nella mia cerchia di conoscenze ci sono persone con relazioni assolutamente instabili che non riescono a capire questo concetto. O hanno uomini a scomparsa tipo le porte scorrevoli che entrano nel muro, oppure hanno relazioni un po’ atipiche che durano tanto nel tempo ma in sostanza ognuno si fa i cavoli suoi e raramente escono insieme. Hanno tutti i weekend liberi e continuano ad andare a tutte le cene e le feste. Non hanno un altro a casa con cui relazionarsi, preparare la cena e lavare i piatti e poi decidere di passare la serata a guardare un film perché sei troppo vicino allo stato vegetativo di una muffa per alzarti da lì. E deve essere una colpa? Certo, da single, quelle volte che mi sentivo una muffa mi alzavo dal divano comunque per uscire (spesso ma non sempre), statisticamente di più di quanto mi sforzo di fare ora. Ma il punto non cambia. Questo è l’altro lato del costruire cose importanti.

Se sentissi uno dire: “Ah, da quando hai dei figli non ti fai più vivo, non esci più con gli amici la sera o il weekend…” non suona un po’ assurdo??? I figli, così come i mariti, i conviventi, i fidanzati, secondo me sono espressione di una fase della vita “matura”.  Sono un impegno. E’ normale. Se uno non trova quella stabilità perché non vuole o perché non gli succede non gliene faccio una colpa, io. Però si iniziano a condurre vite diverse e può capitare di allontanarsi. The show must go on.

OVERDUE

…Sembra un concetto poco scientifico, un’idea astratta, una cosa detta per dire, un argomento per un articolo di TU STYLE, un cliché a cui molto uomini non credono per niente e neanche alcune donne (che la ritengono una bufala finché non lo provano sulla loro pelle)…

Neanche io ci credevo tanto… finché un giorno così all’improvviso, ti mettono in braccio un bambino, un figlio di una cara amica o una nipotina -come nel mio caso- e lo senti montare dalle viscere come una peperonata mal digerita, un effetto caldo, come un bruciore di stomaco, avvolgente come una vampata ormonale: eccolo lì, si materializza L’ISTINTO MATERNO.

Quando ho preso in braccio la mia seconda nipotina per la prima volta ho capito cos’era. Non basta vedere un bambino carino e simpatico, bisogna proprio averlo tra le mani. Con la prima non mi era successo, certo mi faceva tenerezza, ma non mi è venuta la chiara sensazione che un esserino come quello potrebbe un giorno essere il mio, forse perché ero più giovane ed ero ancora in una fase della vita più instabile. Questa volta è come se nel mio cervello fosse comparso un maxischermo con le scritte pubblicitarie scorrevoli e luminose, a caratteri giganti correva intermittente: “ATTENZIONE! SEI UNA MADRE “IN POTENZA” – APPLICATIVO MADRE CHARGING: 70% COMPLETED…”

Mi ha colto alla sprovvista una sensazione di fragilità emotiva impastata con la tenerezza più mielosa, un senso filosofico del tutto misto al realismo della caducità del presente, un impeto di protezione assoluta da mamma supereroe e/o da pubblicità di dentifricio Total 24hsu24, interrotto nel momento clou da un pianto acustico in dolby surround che rende isterici dopo 10 secondi. Il volume sonoro dei bambini neonati che piangono è abbastanza inquietante. La natura ha pensato bene di farlo così per smuoverti da qualsiasi cosa tu stia facendo e accorrere con urgenza per placarlo. E’ un suono che mette a disagio. Che quando sei in aereo ti volti a capire da dove provenga quando sai benissimo che è solo un bambino, ma devi comunque sincerartene con gli occhi.

Poi ho pianto per tre giorni (non consecutivamente ma a intervalli, un po’ senza un apparente motivo, mi commuovevo a ripetizione) e mi sono interrogata sul senso della vita e non riuscivo a smettere di immaginarmi come deve essere diventare genitore.

E’ in questi precisi momenti che allora capisci il senso della parola overdue. Al lavoro è una parola che sentiamo spesso quando i clienti non pagano in tempo. Ma ben altro è sentirsi overdue come essere umano. Come donna. overdue

Adesso mi è passato, per ora. Non so dire con certezza se nel mio futuro ci saranno dei figli, me lo immagino per curiosità, ma non ne sono completamente sicura. Del resto viviamo in una società in cui i tempi sociali sono ormai molto sfasati rispetto ai tempi naturali. Si può fare un figlio a 40 anni, anche se non è ideale. Perciò mi illudo di avere ancora tempo. Ma forse ora capisco cosa significa quando senti parlare di questa urgenza del corpo. Capisco le donne che sospirano ripetendosi: “Siamo oltre la scadenza, siamo in ritardo.”

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(Wordreference.com)

JUNGGESELLEN – SCAPOLONI

Estate 2013 Zurigo, Werd-insel quartiere Höngg. Vado ad una inusuale rappresentazione artistica nel parco con la mia coinquilina, una roba di teatro contemporaneo molto carina e originale. C’è una ragazza seduta ad un tavolino in mezzo al prato che sembra fungere da sportello biglietteria di questo teatro all’aperto. Ci porge delle cuffie e ci dice di sederci in diversi punti allestiti con delle sedute ad ascoltare degli audio in ordine casuale: i sonori sono racconti di persone che parlano dell’essere single, della liberta, delle scelte di coppia.

A un certo punto dei racconti, mentre ascolti e al contempo osservi la gente che prende il sole, che fa il bagno, che chiacchera, che legge, ti accorgi che parte dei presenti che pensavi essere sedute lì a caso nel parco, sono in realtà attori che impersonificano le storie degli audio. E come in una magia tutto l’ambiente acquista un senso diverso.

Il titolo Jungesellen in tedesco significa scapoloni, -un concetto molto caro a noi italiani ma evidentemente anche in altri paesi spopola…- cioè chi rifugge le storie serie e impegnative soprattutto concependo la coppia come un limite alla libertà individuale. Nei racconti, che sembravano proprio interviste di persone normali (e molto probabilmente lo erano) uomini e donne di diverse età parlavano del loro modo di essere single, dei vantaggi ma anche delle mancanze. Mi ricordo una voce che diceva che quando usciva con altre coppie con figli si annoiava tantissimo. Il mondo dei genitori come lontano anni luce dal mondo delle persone senza figli. Irrimediabilmente inconciliabile. Insomma una palla infinita.

I racconti avevano un gusto un po’ triste e malinconico. Si intravedeva la solitudine, anche se per scelta. Si evince che la sola cosa fondamentale che manchi ai single sia il sesso; invece tutto quello che sta nella sfera affettiva a due, non sembra essere così tanto importante, forse perché si può in qualche modo surrogare e sostituire con altri tipi di affetto: per gli amici, per i nipoti, ecc… Lo scapolone (ma anche la scapolona – ovviamente senza discriminare) dunque è libero da ogni tipo di compromesso e dalla noia e dalla monotonia di un rapporto a due. Anche qui una palla infinita, evidentemente.

Vado via dal parco -come al solito- con delle domande:

  • Ma tutta questa libertà non può essere anche una gabbia?
  • L’amore è davvero un limite? (che è diverso dal quesito se l’amore ha un limite che ci siamo gia posti qui   )

Faccio qualche considerazione. La libertà filosoficamente non esiste, perché non può essere assoluta, neanche idealmente. La libertà di per sè non può prescindere dalla sua stessa autolimitazione nel momento in cui incontra un altro individuo. Un concetto affascinante che come lo pensi già ti sfugge. Come quando cerchi di pulire le orate coi guanti da cucina.

Dice Rawls: “Ogni persona ha un uguale diritto alla più estesa libertà fondamentale, compatibilmente con una simile libertà per gli altri.”

Quindi la libertà è un falso mito. Invece di essere una palla infinita, l’altra persona rappresenta un baluardo, ci dà la misura del nostro agire. Ci dà il senso delle nostre azioni, e quindi il loro valore (se buone o cattive, se giuste o sbagliate).

Spinoza –che concepisce la libertà come indipendenza e autonomia e non come concetto di arbitrio o di scelta- ha spiegato così questa idea di libertà: “L’uomo, per la sua stessa natura di essere limitato, non potrà mai aspirare alla pienezza della libertà (cioè a non essere condizionato da niente se non da se stesso nel proprio agire): la natura umana, infatti, è caratterizzata dagli “Affetti” e dalle “passioni” che spesso ne determinano le scelte. Il condizionamento, quindi, fa parte dell’essenza dell’uomo, ma è possibile liberarsene con un uso corretto della ragione.”

In sintesi tanto più sei libero tanto più agirai nella ragione, nel bene e nel giusto verso tutti e anche verso il tuo partner.

L’ultimo passo di questo ragionamento da un pomeriggio primaverile qualsiasi, sta nel disquisire piacevolmente sulla differenza tra liberta da e liberta di. Libertà negativa = assenza di impedimenti. Libertà positiva = autodeterminazione, orientare il proprio volere a uno scopo preciso. Ora, permettetemi di dire che l’amore non è un limite in nessuno dei due sensi. Certo una persona ci può limitare, può chiederci di fare o non fare alcune cose o addirittura obbligarci o ricattarci, ma non l’amore. La persona. Quindi il problema non è la coppia ma chi la abita. Essere in coppia non costituisce di per sé un limite alcuno (per esempio non ti vieta di essere libero di andare in viaggio da solo, coltivare i tuoi interessi, fare delle cose per conto tuo come individuo singolo e quindi mantenere la tua autonomia.). Ci sono coppie per fare un esempio assurdo, che ammettono il tradimento reciproco, quindi nemmeno la fedeltà si può porre come estremo confine dell’agire del singolo se trovi la persona giusta che condivide le tue stesse idee. La coppia è libera sia fuori che dentro di se. Questa è la mia conclusione filosofica.

Certo a livello teorico è bellissimo, mi piace fare questi viaggi mentali sapendo benissimo che la realtà non rispecchia la verità del pensiero. Però anche solo averlo teorizzato e aver dato un senso a questo pensiero me lo fa sembrare più vicino, più probabile, più possibile.

Vi lascio con una citazione di Leonardo Becchetti: “Ma essere liberi non si esaurisce e non coincide necessariamente con la libertà di fare qualunque cosa ci venga in mente. Esistono infatti altre due forme importantissime di libertà che sono la “libertà da” e la “libertà per“. (…) Per “libertà per” intendiamo la decisione volontaria e, appunto, liberamente scelta di colui che sceglie di dedicare le proprie energie a un obiettivo ideale in grado di mobilitarlo. La “libertà per” è il vero segreto della felicità come ci ricorda il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill in un bellissimo aforisma nel quale afferma che non si è felici se si cerca la propria felicità per se stessa, ma si trova piuttosto la propria felicità lungo la strada quando si dedica la propria vita a una causa degna di essere perseguita.”

Scusate se sono stata una palla infinita oggi.

CREDITS:

http://www.treccani.it/enciclopedia/liberta_(Enciclopedia-del-Novecento)/

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/sviluppo-e-vero-benessere-le-tre-liberta

http://www.jessicahuber.ch/piece/junggesellen