Non ti fai mai sentire

Nel novero delle frasi maledette che quando me le sento rivolgere mi viene l’orticaria istantanea ci sono quelle per le single compatite – tipo: “lo trovi quando smetti di cercare (il fidanzato)” – che non vuol dire un cazzo (link al blog di vag:

https://memoriediunavagina.wordpress.com/2017/08/03/quando-meno-te-laspetti/) –

Adesso per fortuna non me la dicono più. Perché in effetti l’ho trovato. Ma poi subito a seguire ci sono quelle per quando poi finalmente ti fidanzi e cmq non va bene un cazzo a nessuno (o meglio a quelle che si dicono tue amiche ma non lo sono). E’ iniziato un nuovo tormentone per le mie orecchie: “Non ti fai mai sentire” e “Non esci più con noi”.

Anche questo appunto non ha molto senso secondo me. Non siamo più scolaretti all’università con tutto il tempo del mondo: si lavora, si è stanchi, si fanno meno cose. Essere adulti e quindi costruire relazioni adulte comporta anche questo, una selezione naturale delle compagnie, un filtro agli eventi mondani e una disponibilità minore in generale a fare il presenzialista ovunque. Certo fino a ieri lo abbiamo fatto perché era contingente. PRIMA. Adesso non possiamo più. DOPO. Perché molte persone non capiscono che le cose si evolvono, ed è giusto così e non il contrario???

Si fanno lo stesso cose belle, ogni tanto. Con chi c’è e con chi ci vuole essere, con chi resta al nostro fianco senza giudicare. L’importante e la qualità e la voglia di vedersi, non il quanto spesso.

Nella mia cerchia di conoscenze ci sono persone con relazioni assolutamente instabili che non riescono a capire questo concetto. O hanno uomini a scomparsa tipo le porte scorrevoli che entrano nel muro, oppure hanno relazioni un po’ atipiche che durano tanto nel tempo ma in sostanza ognuno si fa i cavoli suoi e raramente escono insieme. Hanno tutti i weekend liberi e continuano ad andare a tutte le cene e le feste. Non hanno un altro a casa con cui relazionarsi, preparare la cena e lavare i piatti e poi decidere di passare la serata a guardare un film perché sei troppo vicino allo stato vegetativo di una muffa per alzarti da lì. E deve essere una colpa? Certo, da single, quelle volte che mi sentivo una muffa mi alzavo dal divano comunque per uscire (spesso ma non sempre), statisticamente di più di quanto mi sforzo di fare ora. Ma il punto non cambia. Questo è l’altro lato del costruire cose importanti.

Se sentissi uno dire: “Ah, da quando hai dei figli non ti fai più vivo, non esci più con gli amici la sera o il weekend…” non suona un po’ assurdo??? I figli, così come i mariti, i conviventi, i fidanzati, secondo me sono espressione di una fase della vita “matura”.  Sono un impegno. E’ normale. Se uno non trova quella stabilità perché non vuole o perché non gli succede non gliene faccio una colpa, io. Però si iniziano a condurre vite diverse e può capitare di allontanarsi. The show must go on.

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OVERDUE

…Sembra un concetto poco scientifico, un’idea astratta, una cosa detta per dire, un argomento per un articolo di TU STYLE, un cliché a cui molto uomini non credono per niente e neanche alcune donne (che la ritengono una bufala finché non lo provano sulla loro pelle)…

Neanche io ci credevo tanto… finché un giorno così all’improvviso, ti mettono in braccio un bambino, un figlio di una cara amica o una nipotina -come nel mio caso- e lo senti montare dalle viscere come una peperonata mal digerita, un effetto caldo, come un bruciore di stomaco, avvolgente come una vampata ormonale: eccolo lì, si materializza L’ISTINTO MATERNO.

Quando ho preso in braccio la mia seconda nipotina per la prima volta ho capito cos’era. Non basta vedere un bambino carino e simpatico, bisogna proprio averlo tra le mani. Con la prima non mi era successo, certo mi faceva tenerezza, ma non mi è venuta la chiara sensazione che un esserino come quello potrebbe un giorno essere il mio, forse perché ero più giovane ed ero ancora in una fase della vita più instabile. Questa volta è come se nel mio cervello fosse comparso un maxischermo con le scritte pubblicitarie scorrevoli e luminose, a caratteri giganti correva intermittente: “ATTENZIONE! SEI UNA MADRE “IN POTENZA” – APPLICATIVO MADRE CHARGING: 70% COMPLETED…”

Mi ha colto alla sprovvista una sensazione di fragilità emotiva impastata con la tenerezza più mielosa, un senso filosofico del tutto misto al realismo della caducità del presente, un impeto di protezione assoluta da mamma supereroe e/o da pubblicità di dentifricio Total 24hsu24, interrotto nel momento clou da un pianto acustico in dolby surround che rende isterici dopo 10 secondi. Il volume sonoro dei bambini neonati che piangono è abbastanza inquietante. La natura ha pensato bene di farlo così per smuoverti da qualsiasi cosa tu stia facendo e accorrere con urgenza per placarlo. E’ un suono che mette a disagio. Che quando sei in aereo ti volti a capire da dove provenga quando sai benissimo che è solo un bambino, ma devi comunque sincerartene con gli occhi.

Poi ho pianto per tre giorni (non consecutivamente ma a intervalli, un po’ senza un apparente motivo, mi commuovevo a ripetizione) e mi sono interrogata sul senso della vita e non riuscivo a smettere di immaginarmi come deve essere diventare genitore.

E’ in questi precisi momenti che allora capisci il senso della parola overdue. Al lavoro è una parola che sentiamo spesso quando i clienti non pagano in tempo. Ma ben altro è sentirsi overdue come essere umano. Come donna. overdue

Adesso mi è passato, per ora. Non so dire con certezza se nel mio futuro ci saranno dei figli, me lo immagino per curiosità, ma non ne sono completamente sicura. Del resto viviamo in una società in cui i tempi sociali sono ormai molto sfasati rispetto ai tempi naturali. Si può fare un figlio a 40 anni, anche se non è ideale. Perciò mi illudo di avere ancora tempo. Ma forse ora capisco cosa significa quando senti parlare di questa urgenza del corpo. Capisco le donne che sospirano ripetendosi: “Siamo oltre la scadenza, siamo in ritardo.”

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(Wordreference.com)

JUNGGESELLEN – SCAPOLONI

Estate 2013 Zurigo, Werd-insel quartiere Höngg. Vado ad una inusuale rappresentazione artistica nel parco con la mia coinquilina, una roba di teatro contemporaneo molto carina e originale. C’è una ragazza seduta ad un tavolino in mezzo al prato che sembra fungere da sportello biglietteria di questo teatro all’aperto. Ci porge delle cuffie e ci dice di sederci in diversi punti allestiti con delle sedute ad ascoltare degli audio in ordine casuale: i sonori sono racconti di persone che parlano dell’essere single, della liberta, delle scelte di coppia.

A un certo punto dei racconti, mentre ascolti e al contempo osservi la gente che prende il sole, che fa il bagno, che chiacchera, che legge, ti accorgi che parte dei presenti che pensavi essere sedute lì a caso nel parco, sono in realtà attori che impersonificano le storie degli audio. E come in una magia tutto l’ambiente acquista un senso diverso.

Il titolo Jungesellen in tedesco significa scapoloni, -un concetto molto caro a noi italiani ma evidentemente anche in altri paesi spopola…- cioè chi rifugge le storie serie e impegnative soprattutto concependo la coppia come un limite alla libertà individuale. Nei racconti, che sembravano proprio interviste di persone normali (e molto probabilmente lo erano) uomini e donne di diverse età parlavano del loro modo di essere single, dei vantaggi ma anche delle mancanze. Mi ricordo una voce che diceva che quando usciva con altre coppie con figli si annoiava tantissimo. Il mondo dei genitori come lontano anni luce dal mondo delle persone senza figli. Irrimediabilmente inconciliabile. Insomma una palla infinita.

I racconti avevano un gusto un po’ triste e malinconico. Si intravedeva la solitudine, anche se per scelta. Si evince che la sola cosa fondamentale che manchi ai single sia il sesso; invece tutto quello che sta nella sfera affettiva a due, non sembra essere così tanto importante, forse perché si può in qualche modo surrogare e sostituire con altri tipi di affetto: per gli amici, per i nipoti, ecc… Lo scapolone (ma anche la scapolona – ovviamente senza discriminare) dunque è libero da ogni tipo di compromesso e dalla noia e dalla monotonia di un rapporto a due. Anche qui una palla infinita, evidentemente.

Vado via dal parco -come al solito- con delle domande:

  • Ma tutta questa libertà non può essere anche una gabbia?
  • L’amore è davvero un limite? (che è diverso dal quesito se l’amore ha un limite che ci siamo gia posti qui   )

Faccio qualche considerazione. La libertà filosoficamente non esiste, perché non può essere assoluta, neanche idealmente. La libertà di per sè non può prescindere dalla sua stessa autolimitazione nel momento in cui incontra un altro individuo. Un concetto affascinante che come lo pensi già ti sfugge. Come quando cerchi di pulire le orate coi guanti da cucina.

Dice Rawls: “Ogni persona ha un uguale diritto alla più estesa libertà fondamentale, compatibilmente con una simile libertà per gli altri.”

Quindi la libertà è un falso mito. Invece di essere una palla infinita, l’altra persona rappresenta un baluardo, ci dà la misura del nostro agire. Ci dà il senso delle nostre azioni, e quindi il loro valore (se buone o cattive, se giuste o sbagliate).

Spinoza –che concepisce la libertà come indipendenza e autonomia e non come concetto di arbitrio o di scelta- ha spiegato così questa idea di libertà: “L’uomo, per la sua stessa natura di essere limitato, non potrà mai aspirare alla pienezza della libertà (cioè a non essere condizionato da niente se non da se stesso nel proprio agire): la natura umana, infatti, è caratterizzata dagli “Affetti” e dalle “passioni” che spesso ne determinano le scelte. Il condizionamento, quindi, fa parte dell’essenza dell’uomo, ma è possibile liberarsene con un uso corretto della ragione.”

In sintesi tanto più sei libero tanto più agirai nella ragione, nel bene e nel giusto verso tutti e anche verso il tuo partner.

L’ultimo passo di questo ragionamento da un pomeriggio primaverile qualsiasi, sta nel disquisire piacevolmente sulla differenza tra liberta da e liberta di. Libertà negativa = assenza di impedimenti. Libertà positiva = autodeterminazione, orientare il proprio volere a uno scopo preciso. Ora, permettetemi di dire che l’amore non è un limite in nessuno dei due sensi. Certo una persona ci può limitare, può chiederci di fare o non fare alcune cose o addirittura obbligarci o ricattarci, ma non l’amore. La persona. Quindi il problema non è la coppia ma chi la abita. Essere in coppia non costituisce di per sé un limite alcuno (per esempio non ti vieta di essere libero di andare in viaggio da solo, coltivare i tuoi interessi, fare delle cose per conto tuo come individuo singolo e quindi mantenere la tua autonomia.). Ci sono coppie per fare un esempio assurdo, che ammettono il tradimento reciproco, quindi nemmeno la fedeltà si può porre come estremo confine dell’agire del singolo se trovi la persona giusta che condivide le tue stesse idee. La coppia è libera sia fuori che dentro di se. Questa è la mia conclusione filosofica.

Certo a livello teorico è bellissimo, mi piace fare questi viaggi mentali sapendo benissimo che la realtà non rispecchia la verità del pensiero. Però anche solo averlo teorizzato e aver dato un senso a questo pensiero me lo fa sembrare più vicino, più probabile, più possibile.

Vi lascio con una citazione di Leonardo Becchetti: “Ma essere liberi non si esaurisce e non coincide necessariamente con la libertà di fare qualunque cosa ci venga in mente. Esistono infatti altre due forme importantissime di libertà che sono la “libertà da” e la “libertà per“. (…) Per “libertà per” intendiamo la decisione volontaria e, appunto, liberamente scelta di colui che sceglie di dedicare le proprie energie a un obiettivo ideale in grado di mobilitarlo. La “libertà per” è il vero segreto della felicità come ci ricorda il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill in un bellissimo aforisma nel quale afferma che non si è felici se si cerca la propria felicità per se stessa, ma si trova piuttosto la propria felicità lungo la strada quando si dedica la propria vita a una causa degna di essere perseguita.”

Scusate se sono stata una palla infinita oggi.

CREDITS:

http://www.treccani.it/enciclopedia/liberta_(Enciclopedia-del-Novecento)/

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/sviluppo-e-vero-benessere-le-tre-liberta

http://www.jessicahuber.ch/piece/junggesellen

Riflessioni sull’arte del Kintsugi

…Anche le persone sicure ogni tanto sono insicure, e quando uno è insicuro poi sbarella, vaneggia, delira, fa pensieri assurdi e vede cose che non esistono.
L’insicurezza è un veleno che ammala (licenza poetica) tutto. Allora si deve fare un passo indietro e stringere forte i pugni e ripetersi che: “forse non è vero, forse non è così -come sembra-.”
L’amore è follia, e non è più vero di così in quei momenti.
Quando un po’ la nebbia si dissolve poi ci si senti anche scemi e imbarazzatti. Ridicoli.
I litigi brutti sono crepe nei rapporti, a volte le crepe vanno sigillate, a volta sono superficiali ma restano comunque i segni, a volte sono profonde e indeboliscono la struttura fino a farla rompere.
Anche le cose rotte si possono riparare, lo insegnano i giapponesi con l’arte del Kintsugi. Riparano le ceramiche rotte inserendo dell’oro nelle crepe, col risultato finale di rendere l’oggetto rotto ancora più prezioso di prima, perchè rinnovato. L’oggetto rinato ha ora una storia e delle vene in cui scorre l’oro.
Anche le relazioni si possono salvare, a volte.
Anche i rapporti possono essere riparati, a volte.
Le cose rotte non vanno buttate via per forza. Ma la maggior parte di noi lo fa.
Consuma e butta.
L’amore è l’oro che aggiusta le persone. Le rende più belle e gli dà una nuova vita.
L’amore è la storia nelle nostre crepe.
Per questo il dolore è in qualche modo un tratto della nostra bellezza di esseri umani. Della nostra complessità e fragilità.
(Approfondire cliccando Kintsugi)

(image Pinterest)

Viakal per il cuore -post per San Valentino-

(Qui raccolte per voi riflessioni in generale e in ordine sparso)

Quando parli con un’ amica delle relazioni…

Ti ricordi quella volta che ti eri invaghita di uno conosciuto via messaggio? Si vabbè, lo conoscevamo, non era proprio uno raccattato dal nulla/potenziale serial killer, ma stava comunque in un’altra paese…

E tu -che sei una grandissima scrittrice- tenevi botta a quelle bizzarrissime conversazioni che capivate solo voi, e ti ha affascinato il suo modo di fare, hai sognato per un po’ e poi hai preso e sei andata con le tue gambe a vivere quella cosa, pur sapendo che poteva essere passeggera, ma lo hai fatto, e sono stata molto fiera di te quella volta.

Hai avuto il coraggio che l’amore richiede.

Avere paura é normale, ma infatti il coraggio lo dimostra non chi non ha mai paura, ma chi ha paura e fa le cose lo stesso!

Ora, consideriamo il fatto che pensare che le persone giuste per noi si trovino per forza a un raggio di distanza di 50km e un po’ arrogante vista la vastità del mondo!

Secondo me trovare qualcuno giusto non è affatto banale e quindi bisogna esser quanto più aperti alla vita possibile, ovvio che magari ci si complica un po’ le cose, ma perché non tentare?

Guarda che giri ho fatto io per finire ad avere una relazione con una persona di un paesino che 24 mesi fa non sapevo neanche esistesse…

Quando incontri una persona brillante, socievole, simpatica e che sa stare con gli altri, sono qualità preziosissime e importantissime! …sicuramente se ci auguriamo un uomo che compaia nel tuo futuro quanto prima lo vorremmo anche così! Non si devono sottovalutare queste cose! Non bisogna lasciarsi scappare le persone valide! I matti ci trovano già da soli…

Dopo anni da soli a volte ci si sente aridi, un po’ come le piante rinsecchite del davanzale che attendono sepoltura dal 2014; guardi intorno le smancerie delle coppie e ti viene il riflusso, al comparire delle pubblicità tematiche per San Valentino uno sfogo cutaneo. In realtà questa secchezza emozionale è solo apparente, è un letargo. Si mandano in stand-by parti del cuore che non si usano per questioni di risparmio energetico. Ma un giorno passerà.

Sei addormentata nei sentimenti così come lo sono stata io per tanti anni, che prima di fidarmi di questo tizio che continuava a insistere per fare parte della mia vita gli ho fatto passare delle prove che manco Frodo per conquistare l’anello! Niente, una parte di me era sorda e disillusa, indovina chi dei due si è sbilanciato per primo? Non certo io, ma poi è successo, ho chiuso gli occhi e ho saltato. Si, fidati, ti ricordi ancora come si fa, quando è il momento lo saprai.

Quando sarai di nuovo pronta a correre dei rischi allora devi provarci, perché le emozioni in questa vita valgono di più delle batoste, pesano sempre di più alla fine dei conti e quindi vale la pena viverle tutte e anche soffrire semmai… Guardiamoci oggi, io e te, siamo fatte dei ricordi delle esperienze che abbiamo vissuto, dei dolori che ci hanno insegnato a essere forti e più furbe, e delle gioie che ci hanno gratificato, premiato, intontito, sorpreso, esaltato. Niente di più e niente di meno.

Ne è valsa la pena, lo sai anche tu.

Adesso io mi sento sbloccata: hai presente quando sviti l’erogatore del rubinetto e togli la sabbiolina e lo lasci a mollo una notte nel Viakal e poi l’acqua sgorga tutta bella potente di nuovo? Che ti sembra di avere le cascate del Niagara nel lavandino e non quello sputino poco energico di prima con cui non riuscivi neanche a sciacquare lo spazzolino.

Mi sento decisamente meglio, che se anche finisse questa nuova storia, ho imparato ancora cose nuove su me stessa e sulle relazioni e che per quanto forse potrei ridurmi a uno straccio umano per tre anni (di nuovo come tanto tempo fa), comunque un giorno ne uscirei una persona migliore… perché dai, d’amore non si muore, lo sappiamo.

Per questo dico che ne vale sempre la pena! Segui questa emozione.

Dalla nostra c’è almeno il fatto che tutto questo tempo passato da sole ci abbia permesso di costruire anche una certa solidità, una base per poter pensare di affrontare anche una delusione -se mai si presentasse.

Alla fine impariamo a stare soli anche per questo, per ripararci la corazza e prepararci ai nuovi urti.

Però poi che gusto c’è a fare tappezzeria?

Bisogna ballare…

(Viakal e un marchio di Procter & Gamble, tutti i diritti riservati)

L’amore non é da tutti

Psssss, Volevo dirvi una cosa che ho scoperto.Una di quelle cose che sembrano banali ma sono grandi rivelazioni.

Sappiate che l’amore pur essendo una cosa per tutti, non è da tutti.

E parlo di quello vero, di quello raro, di quello bello.

Seguitemi che facciamo un passo indietro.

Cosa richiede secondo voi essere un buon amico?

In sintesi: esserci, farsi sentire, ascoltare, mostrare empatia, offrire sostegno e qualche drink, mettersi il pigiama e portare il gelato e i fazzoletti e la serie tv del momento nelle fasi critiche o sforzarsi di uscire a far festa fino all’alba anche quando non si avrebbe voglia.

E certamente impegnativo ma lo possono fare tutti, tant’è che anche i più nerd e i più strani trovano sempre persone simili con cui fare gruppo, simpatizzare. Perciò concluderei che bisogna davvero impegnarsi per non avere amici. Chi non ha amici direi che è perché non li vuole. L’uomo è un animale sociale, percio’ nel 10% della popolazione mondiale dei senza amici rimangono i cattivi-cattivissimi-cattiverrimi tipo Megamind, Joker di Batman, Crudelia Demon, Pol Pot, Trump… anzi no Trump no, scusate errore mio, perché i ricchi sono pieni di amici!!!

Invece le relazioni d’amore sono cosa altra. Non le possono avere tutti.

Intanto anche quando ne vuoi una fortissimo comunque può essere che non ti capita. Anzi sicuramente non ti capita.

Ma ad ogni modo necessitano innanzitutto dell’amicizia -cioè tutto quello detto sopra ma molto più intenso- oltre a una serie di altre cose che richiedono un impegno costante, a volte fatica e soprattutto sacrifici. A pensarci bene non credo di poter dire di aver mai fatto un vero sacrificio per un amico, o perché non mi è mai pesato farlo e quindi non si può definire così, o perché in sostanza è stato sicuramente ricompensato da qualcos’altro che ho ricevuto.

Invece in amore sì, si fanno sacrifici continuamente, perché ci si espone, si fanno passi nel vuoto, salti nel buio, pellegrinaggi in ginocchio sui ceci, corse a fari spenti nella notte… e si fanno scelte che prevedono rischi e che non si può sapere se verranno ripagate. Il counterweight è incerto.

Se si è fortunati l’amore ripaga però, quando è in equilibrio. Ma si deve mettere in conto di attraversare fasi in cui ci si deve impegnare a sforzi agonistici, maratone di sopportazione, interval training della pazienza, triathlon di accettazione/perdono/sofferenza silente.

Perché l’amore vero è disinteressato, incondizionato e altruista di per sé.

Non è detto che sia illimitato, non è detto che debba essere cieco, né tanto meno sordo, né muto alle batoste che prende.

Non è un pozzo senza fondo, ma è una prova difficile (tipo l’esame per diventare avvocato), il cui test più grande è sicuramente quello del perdono. (Massimo Recalcati – “L’elogio del perdono nella vita amorosa”).

Viene quindi da chiedersi, quale è il limite dell’amore, se c’è?

Beh io credo che un limite vada posto in modo categorico, almeno filosoficamente, per salvaguardare una concezione di amore sano, valicato il confine del quale si sconfina nella pazzia, nelle relazioni ossessive, malsane, autodistruttive, che troppe persone osano chiamare amore ma amore non sono. Lo vediamo purtroppo continuamente quando si parla di violenza sulle donne, delitti passionali e bellezze sfigurate con acido per gelosia e possesso. Se, come fa la D’urso, ci permettessimo di chiamare queste cose amore o addirittura troppo amore faremmo un errore gravissimo.

E arriviamo ora per passaggi logici a quelle situazioni in cui si scopre che l’amore non basta, love is not enough (e vi rimando a questo bellissimo articolo di Mark Manson: https://markmanson.net/love ).

Se l’amore diventa l’unico fine assoluto a cui tendere a qualunque costo, si rischia di perdere di vista cose importantissime come l’amore per se stessi, la propria dignità e il rispetto per noi, valori che sussistono invece a prescindere da ogni possibile gesto d’amore sano – e non a lui sacrificati.

Ma l’amore è così vasto e sembra così intricato, un affare davvero complicato, un mostro romantico improbabile…

Serve un’educazione sentimentale (vi raccomando a un bellissimo libro di Paolo Crepet “Sull’Amore”, di cui qui trovate qui anche una bella intervista: http://www.clinicacrisi.it/gest/docup/Educazione_Sentimentale_Intervista_a_Paolo_Crepet.pdf ), e quando questa è stata carente nell’infanzia e nell’adolescenza allora aggiungo io serve un po’ di analisi nell’età adulta… Non c’e niente di cui vergognarsi, bisogna intanto dare da mangiare anche agli psicologi e psicoterapeuti di questo mondo –che sono tanti-, e poi finiamola con questa stigmate antica che se uno va in analisi è pazzo fuori di testa. Tutti abbiamo qualcosa che non va, qualcosa di irrisolto, qualche trauma nascosto, la psicoterapia e l’impegno di un lavoro da fare su stessi in età adulta dovrebbero essere buona prassi diffusa e comune. La via per relazioni sicuramente più sane e consapevoli.

Conclusioni: l’amore sembra a disposizione e a fruibilità di tutti, soprattutto di quelli che vedete in torno a voi che pensate che non se lo meritano proprio e invece sono in coppia -e non è detto che siano felici però, ricordatevelo- ma saper stare veramente bene con qualcuno, quello amici miei è un altro livello.

…To be continued here

Su Tarzan e il galateo della comunicazione

Ammetto senza vergogna di avere una nevrosi a riguardo.

Se fossi come la Dottoressa che insegna agli scimpanze a esprimersi o se fossi Jane che incontra Tarzan dopo che e cresciuto nella giungla e sa solo mugugnare gli direi cosi:

“Apri la mandibola e cerca di dare fiato dalla gola producendo dei suoni che la faranno vibrare.” Ecco questa é la meccanica anatomica, l’atto fisico del parlare, ma comunicare é un’altra cosa.

Comunicare é saper aspettare. 

É non dire, a volte, per cogliere il momento giusto, o per trovare le parole migliori.

Comunicare é pazienza e comprensione.

Comunicare é guardare in silenzio. Saper tacere.

Comunicare é prendere tempo, pause, respiri.

Comunicare non é l’egoismo del vomitare addosso all’altro, nè dire cose per compiacerlo. É un gesto delicato. Un riguardo, una attenzione.

A volte é scrivere, per dire le cose difficili che non si riescono a dire.

A volte é l’opposto: quelle cose che non si possono mai scrivere (tipo litigare via whatsup) perche bisogna dirsele piano, occhi negli occhi.

Comunicare é rispetto.

Uno degli esercizi piú difficili per l’uomo moderno, a parte lanciarsi con le liane ovviamente…