ERASMUS 10 ANNI DOPO: SETTEMBRE 2007-2017

Mi mancava il suono delle ruote del trolley che corrono lungo i corridoi dell’aeroporto.

Volo a Varsavia. Qualche parola polacca mi torna in mente mentre scorro con gli occhi cartelloni pubblicitari e cartelli con indicazioni. (Bank Pekao, Poczta Polska, entrata/uscita -che sono praticamente indistinguibili- wejscie/wyjscie…)

L’autobus dall’aeroporto periferico mi porta dritta dritta sotto il palazzo della cultura. Mentre viaggiamo cerco di ritrovarmi in quelle strade, di orientarmi coi nomi, con la Vistola che mi scorre a sinistra, con il senso del traffico.

C’è anche il sole, un sole che è tutto per me e che mi dà il bentornato. (Poi pioverà per il resto del weekend n.d.r.).

Mi addentro verso la Zloty Tarasy e poi nella stazione tutta nuova, in attesa della mia amica Marie.

I prezzi sono ancora piuttosto bassi, mi sarei aspettata crescessero di più in questi anni per acchiappare prima o poi con l’euro…

Mangio una zapiekanka nei bassifondi della metro, in quei corridoi sotterranei pieni di negoziacci e chioschi di fast food. Il posto migliore per mangiarne una di quelle vere.

Io e Marie prendiamo il treno per Lodz, un tragitto che grazie ai Fondi Europei per le infrastrutture si è ridotto a poco meno di 2 ore e che una volta era un viaggio eterno per cui ne servivano più di 3.

A Lodz ci attende una stazione irriconoscibile: era un vecchio capannone grigio e brutto, frequentato da senzatetto e alcolisti e adesso è una sala grandissima col pavimento lucido e il soffitto alto. E’ moderna, pure troppo. E’ vuota.


Arriviamo all’albergo super trendy situato presso la Manufaktura con una cifra irrisoria per il taxi. Uno di quei posti in cui nella lobby c’è il distributore di acqua aromatizzata (cetriolo, zenzero, scorza di lime, foglie di menta). Dopo poco siamo già nel piazzale del centro commerciale a ricordarci, bicchieri alla mano, i sapori delle birre polacche (con e senza sciroppo rosso: in Polonia si beve con la cannuccia, rassegnatevi).

Ci dedichiamo alla piscina panoramica sul tetto prima di una cenetta messicana. Passeggiamo verso Plac Woloscsci e Ulica Piotrkowska con le sue statue di bronzo “interattive” e i negozi interminabili, ad ogni insegna o locale che riconosciamo mi scappa un sospiro o un gridolino. Il kebab dei turchi dove ci fermavamo all’alba alla fine di una lunga notte di festa. Il parrucchiere da cui mi facevo fare di tutto capendoci solo a gesti. Il negozio dove ho comprato quegli stivali alti di camoscio rosso, con le stringhe e con dentro il pelo di lana merinos per affrontare i meno 20 gradi. Una puntatina al nostro caro pub Kaliska (se ci andate non perdetevi le toilette-effetto-sorpresa).

Secondo giorno tra ricordi e nostalgie. Colazione che in realtà è un brunch da Manu cafe.

Con qualche peripezia riusciamo a capire come raggiungere la nostra Dom Studentka nel quartiere Lumumby. Corrompo la guardiana, la signora è sempre lei, non sembra neanche invecchiata, in 4 parole polacche le dico che siamo gli Erasmus di 10 anni fa e lei quasi commossa, ci fa salire al nostro piano.


Hanno cambiato il pavimento e stanno sistemando alcune stanze prima dell’arrivo dei nuovi Erasmus. 6 mesi della mia vita dentro la 417 – che si pronuncia più o meno scteresctasciedemnasccie.

C’e lo sklep alimentare dove facevamo la spesa; l’ufficio postale; la pizzeria Saxofon che faceva quelle pizze con la salsa ketchup e la salsa agliosa sopra; l’alcool shop; il club Tygrys dove in alcune serate venivamo trascinati dagli altri colleghi festaioli erasmus anche in pigiama e pantofole.

Dopo il giro del dormitorio ci dirigiamo al cimitero con le sue lapidi un po’ cattoliche un po’ ortodosse, così suggestivo, poi la chiesa enorme e grigia, con quella cupola imponente dove una fanatica signorina spunta da una cappella laterale e ci invita a fare l’adorazione di Maria. La religiosità devota delle giovani generazioni polacche mi stupisce sempre in confronto alla nostra, essere molto credenti pare così non-trendy al giorno d’oggi qui da noi.

Piove. Ci attende una lunga cena kosher -ma speciale- all’Anatewka (recensito Gault & Millau).

Il terzo giorno dopo una merenda da Wedel partiamo per Wawa in auto. Il tempo non ci sorride più, c’è un certo grigio, una certa nebbia e una certa umidità. Eppure realizziamo questo video gioiello con il drone. Ve lo regalo perché spero vi dimostri quanto è affascinante questa città. E’ la prima volta che vedo volare un drone in vita mia e sono emozionata come una scolaretta.

Ci aspetta un po’ di shopping e un’ultima cena tradizionale con una vecchia amica all’U Swejka di Plac Konstytucji.

Tempo di saluti. Giusto qualche ora libera per scoprire ancora due chicche moderne di questa città che non si ferma mai ed è in continua evoluzione e fermento. Tea House Odette e infine Charlotte bakery & restaurant per il brunch, dove incontro anche la mia vecchia collega con cui lavoravo al consolato.

Chiudo il cerchio – per ora.

E volo a Praga…

“quel che si finisce per ricordare non sempre corrisponde a ciò di cui siamo stati testimoni. (…) Se da un lato a questo punto non posso garantire sulla verità dei fatti, dall’altro posso attenermi alla verità delle impressioni che i fatti hanno prodotto. E’ il meglio che posso offrire.” J. Barnes – Il senso di una fine.

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Non ti fai mai sentire

Nel novero delle frasi maledette che quando me le sento rivolgere mi viene l’orticaria istantanea ci sono quelle per le single compatite – tipo: “lo trovi quando smetti di cercare (il fidanzato)” – che non vuol dire un cazzo (link al blog di vag:

https://memoriediunavagina.wordpress.com/2017/08/03/quando-meno-te-laspetti/) –

Adesso per fortuna non me la dicono più. Perché in effetti l’ho trovato. Ma poi subito a seguire ci sono quelle per quando poi finalmente ti fidanzi e cmq non va bene un cazzo a nessuno (o meglio a quelle che si dicono tue amiche ma non lo sono). E’ iniziato un nuovo tormentone per le mie orecchie: “Non ti fai mai sentire” e “Non esci più con noi”.

Anche questo appunto non ha molto senso secondo me. Non siamo più scolaretti all’università con tutto il tempo del mondo: si lavora, si è stanchi, si fanno meno cose. Essere adulti e quindi costruire relazioni adulte comporta anche questo, una selezione naturale delle compagnie, un filtro agli eventi mondani e una disponibilità minore in generale a fare il presenzialista ovunque. Certo fino a ieri lo abbiamo fatto perché era contingente. PRIMA. Adesso non possiamo più. DOPO. Perché molte persone non capiscono che le cose si evolvono, ed è giusto così e non il contrario???

Si fanno lo stesso cose belle, ogni tanto. Con chi c’è e con chi ci vuole essere, con chi resta al nostro fianco senza giudicare. L’importante e la qualità e la voglia di vedersi, non il quanto spesso.

Nella mia cerchia di conoscenze ci sono persone con relazioni assolutamente instabili che non riescono a capire questo concetto. O hanno uomini a scomparsa tipo le porte scorrevoli che entrano nel muro, oppure hanno relazioni un po’ atipiche che durano tanto nel tempo ma in sostanza ognuno si fa i cavoli suoi e raramente escono insieme. Hanno tutti i weekend liberi e continuano ad andare a tutte le cene e le feste. Non hanno un altro a casa con cui relazionarsi, preparare la cena e lavare i piatti e poi decidere di passare la serata a guardare un film perché sei troppo vicino allo stato vegetativo di una muffa per alzarti da lì. E deve essere una colpa? Certo, da single, quelle volte che mi sentivo una muffa mi alzavo dal divano comunque per uscire (spesso ma non sempre), statisticamente di più di quanto mi sforzo di fare ora. Ma il punto non cambia. Questo è l’altro lato del costruire cose importanti.

Se sentissi uno dire: “Ah, da quando hai dei figli non ti fai più vivo, non esci più con gli amici la sera o il weekend…” non suona un po’ assurdo??? I figli, così come i mariti, i conviventi, i fidanzati, secondo me sono espressione di una fase della vita “matura”.  Sono un impegno. E’ normale. Se uno non trova quella stabilità perché non vuole o perché non gli succede non gliene faccio una colpa, io. Però si iniziano a condurre vite diverse e può capitare di allontanarsi. The show must go on.

metti una sera a cena – dating Lau

Ed infatti è proprio così, caro DS, che la penso anche io (vedasi commento al post). Sono arrivata alla conclusione che per dare veramente una speranza a un incontro ci deve essere un contesto favorevole. L’incontro sta anzi quasi tutto nel contesto. Infatti le cene tra amici sono perfette. Si spera ovviamente che i tuoi amici ti conoscano abbastanza da immaginarsi di metterti al fianco un essere compatibile. Cioè una versione soft western del matrimonio combinato indiano. Prima di tutto ti dovresti trovare davanti a qualcuno che bene o male si sa chi è, se è un amico di amici si spera che non sia un maniaco pervertito almeno, cioè gia parti sul sicuro e puoi scremare un sacco di pregiudizi e saltare a piè pari un pò di quei filtri che normalmente ci poniamo di fronte a uno sconosciuto. Poi sei in un ambiente familiare, cioè per quanto male può andare, hai comunque in una rete di salvataggio che ti aspetta sotto. E poi dai, onestamente la cosa in realtà più inflazionata al giorno d’oggi è in realtà il contrario: cioè uscire in un locale magari a ballare e convincersi di trovare lì, nel marasma, qualcuno di valido, sconosciuto, probabilmente pure sudaticcio, mentre tu presenti te stessa conciata come un baraccone. Cioè fosse anche solo la compagnia di poche ore, ma cosa vuoi trovare dico io con queste premesse falsate, lì nel buio, con al massimo una luce intermittente allucinogena, nel caos, coi sensi annebbiati e in testa solo il pensiero del mal di piedi??? Non puoi che trovare fallaci percezioni di chi ti sta davanti e false speranze per te stessa, no???

Ecco quindi che con questa brillante idea che qui in terra straniera ha ancor più significato, sto scandagliando tutti gli amici dei miei amici e vorrei organizzare mille cene per darmi una opportunità. Del resto credo di poter essere capace di dire due cose sensate per rendermi abbastanza interessante durante una cena piuttosto che agitarmi scomposta in pista cercando marito a suon di house. Insomma se qualcuno mi vuole presentare i suoi amici preselezionati mi faccia sapere. E poi si sa che io mangio sempre volentieri. E tu soprattutto dicci come è finita tra J & J?

Udine

Landed in Venice in just one hour, I all the time get impressed by how close and how far at the same time we can be from some places. italy is relatively close to Switzerland, by my home is far, and all the time flying is very expensive: that means it makes it even further. Of course the weather is sunny and warm! Well thanx God Italy is still how it is supposed to be: a place to make my holidays great. It’s strange that I have never really thought about writing about my city, in the end is one of thing I know better and i could tell many things of it… but is also so normal… maybe only now that i am away everytime i come back i have a new experience of my city and I can finally look at it with different eyes in order to be able to write about it. First thing of coming back is the feeling of long hugs I exchange with my loves. One body against the other to compress all the space there was between us. All gone, in a sudden. Then food: Oh happy me, who I love eating so much! Udine is full of nice spot where to eat local things and have a nice glass of wine in the the little osterie all over the historical centre. Of course that means we have a great wine culture and this goes along often with premature drinking of the local teenagers and premature (in the early morning) drinking of the old fellows who attent the osterie. The third thing charachterizing the being home is the easy time: I enter the garage and find my super new and lonely Atala bycicle (which i got after my graduation and did not even have the time to really use, since i left pretty soon for my swiss adventure still going on!). Oh, I re-discover that I am actually someone who loves ciclying in the city and think that i would like to take the bycicle with me in Switzerland, this and millions of other thing that i find at home, in my room and I suddenly realize how useful and nice and important are to me. The fact is that I just can’t have them all, and then while I am away i forget about them and live a perfect normal life anyway… Despite this when i am here I start trying clothes and think: oh how much i needed this and that on that day and i forgot I had it here at home, and I bought a new one, but the old one is better, i want to take it with! So i finally cycle to the city with all these thoughts and feelings that make mt mind like a complicated ball of wool. I go t the bank, i go to the doctor, I buy stuff, i see friends. I have these endless conversation with my very and only best friend (she also I would like so much to take it with!!!) and somehow i see her like a delicate flower growing in the dry concrete because of the limitation that this small province is giving her (which are often the exact reasons why I went away). One more thing that makes it all nice: I can drive! I like driving, and is nice to drive safely in a place which you know so well you can drive with your eyes closed -but of course I don’t.

liberta square in the city center

Took out my wisdom theeth, I actually feel as wise as before, maybe even more anyway. The thing is that in Italy I enjoy the public health care system. I went in switzerland to the doctor when i had some trouble with my eye. The first thing is that they were super nice and I actually exit the clinic with a medicine in my hand in just few minutes, but then the bill comes at home and it will be a surprise because I will have to pay anyway since my private health insurance has a franchise so high that is useless… The second time i found a very impolite doctor who speaks to me like i am a swiss local grandma even though i make pretty clear that I am a foreigner and I am making an effort to speak his language while i try to describe him medical things about my eye -which unfortunately did not recover after the first visit-. In these occasions you feel totally lost and lonely and you nostalgically end up dreaming about Italy. So i came here to do my usual check up. Ready to go far east after having assumed in my blood and stomach synthesis of hepatitis A, cholera and typhus: just to be safe!  I keep on shopping restless, feeling like EURO makes me rich and I have this illusion that life here is cheap! I buy clothes and things. On saturday I HAVE TO GO TO THE LOCAL QUARTER MARKET. Italian markets are just wonderful. The big change you see nowadays is that all the merchants are now chinese and not italian while we still have the illusion that we buy is italian made. MMMh chicken smell and tons of fresh colorful vegetables: it’s a paradise!

I went to the notary, to the bank, to the supermarket, to the hospital and to the post. And time goes always very fast and i try to pack back my life into the suitecase and try to bring with me my world. I would pack my friend if possible too. I am regenerated and full of gratitude but also sad of course. See you next time!

sera

In una città dalle opzioni infinite a volte la cosa migliore è sapere di averne una sola.
La città mi ha dato quello che mi poteva dare.
Alla fine di una giornata del genere è perfetto avere davanti un Montenegro con ghiaccio e una sigaretta tutta per te, allungarsi sulla sedia e fare un bel respiro, si sente la fresca brezza che porta via la tua stanchezza e anche un po di te, che si è consumato oggi.

Sei in una città nuova e tutto è brillante e stimolante, ed esaltante. Mille luci che ti fanno tenere la bocca aperta come la prima volta che vai al luna park da bambino, odori sapori che non conosci, volti, lingue… fai nuovi incontri ogni giorno e ti sembra che l’impossibile abbia trovato una dimensione per diventare possibile, e tu sei stato invitato a questo spettacolo, e per di più sei anche in prima fila!
Poi, arriva un giorno in cui non trovi nessuno dei tuoi conoscenti con cui uscire perché sono tutti impegnati e quel giorno dietro l’angolo ti aspetta invece l’incontro con la solitudine, un grande vuoto sta seduto accanto a te in casa e ti segue in cucina e anche in bagno, vorresti uscire con chiunque piuttosto che stare solo con lei, eppure non hai scampo, la devi affrontare, ci devi parlare, devi conoscerla prima di capirla e poterla evitare, oppure quel vuoto può diventare il tuo migliore amico. E triste ma succede a molte persone. Per questo anche se lontani ringrazio sempre i miei amici. I miei amici di sempre e di ogni luogo.