l’amore e io

TI STO PENSANDO

(Conversazione con me stessa e con quelli che ho amato o devo ancora amare…)
Ti sto pensando.
Anzi non so se sto pensando a te davvero o a quello che io credo tu sia.
Tu sei li da qulche parte. Forse mi pensi anche tu. Forse non mi hai conosciuto ancora.
Io che sono libera. Innamorata di me stessa. Sono in un buon posto finalmente per me stessa e non voglio lasciarlo tanto facilmente. Mi fa paura quello che rappresenti, perche anche se non volevo mi sono abituata a vivere per me, ad avere I miei ritmi, fare quello che voglio, non dover chiedere o spiegare a nessuno.
Ma ti avverto, io non credo in tutte queste regole e convenzioni: “non scrivere prima tu, sii sfuggente, aspetta 3 giorni, eccetera…” Credo che se uno si sente in un modo è meglio seguire se stessi perche se deve andra male almeno lo scopri subito (come dice il mio amico Will) e puoi passare oltre.
E se veramente anche tu segui il tuo di cuore, a un certo punto forse ci incontriamo.
Oggi mi sono concentrata per ricordarmi come è quando ci si innamora. Che sensazione fa. Ho dovuto fare un po’ uno sforzo a dirtela tutta.
Mi sono ricordata che era tutto come un’onda che ci abbracciava, e io ti scrivevo o mi scrivevi tu, ma non importava perche eravamo in sintonia, c’era il desiderio, non c’erano calcoli, c’era la volontà, non c’erano secondi fini, ed era tutto estremamente spontaneo, come in una grande assonanza, vivevamo protetti da una cupola in cui tutto risuonava splendidamente, da me a te.
Mi sa che devo aspettare, sai, la primavera è la mia stagione, perche ci sono nata, e ogni volta è sempre la mia rinascita.
Io che voglio scegliere. Voglio scegliere te, se sei pronto, vogliio scegliere te che sceglieresti me.
Voglio uno che voglia.
Ajay invece mi dice: “Ma stai attenta, forse ormai sei diventata cosi rigida stando sola che non sai piu fare compromessi…” Quando uno è da solo è inevitabile che sogni, che si voli un po’ in alto, forse si uno si costruisce un po’ degli standard irreali. Voglio troppo? Forse si, forse no, ma se ti incontro ti riconosco. Non è questione di compromessi, ma di vedere chi ci sta davvero di fronte.
Tu invece (lasciami fare per una volta la donna vissuta) non sai dove sbattere la testa e non è tanto per l’età , ma è quello che hai in capa che ti fa perdere.
Il mercato statisticamente a 30 anni si restringe, il bacino si esaurisce lentamente. Ma io mica posso accontentarmi! Allora io non scelgo te, cioe al di là dei compromessi devo saper scegliere anche una persona giusta, non voglio scegliere come se sapessi benissimo di andare a sbattere il muso, ormai non ho piu voglia, a questo punto preferisco aspettare, non ho piu tempo per giocare.
Ho capito quanto vale il mio tempo, ed e una cosa cosi’ preziosa che adesso decido io attentamente a chi regalarlo.
Ecco io voglio uno che sa o almeno crede di sapere dove vuole andare.
Dammi almeno l’intenzione.
Ho letto questo. Chi lo ha scritto è decisamente un genio!
“Dopo un bacio appassionato, o un intimo momento, l’infelice rivelazione, quasi impercettibile sussurro: “Sono felice”.
La felicità è un peso insostenibile, un fardello, un onere e una promessa. John Stuart Mill ha scritto: “Chiedetevi se siete felici e cesserete di esserlo”. Per gli uomini, per certi uomini, è l’inizio della fine”.
Mi sembra un bel riassunto di questi ultimi due anni della mia vita. Tante cose cosi’ che mi sono passate per le mani come granelli di sabbia, luccicavano, ma erano solo sassi alla fine. E un sacco di gente che vuole pensare per me che si mette nella mia testa: “…Non posso darti quello che vuoi.” Ma, perdonami, che cavolo ne sai tu?!?
Ecco, posto che questa frase è verissima, vorrei uno che della felicità non ha paura, anzi uno che aspira a farmi felice, non è possibile che solo le donne siano cosi’, cioè da un lato scusatemi è uno sbattimento non indefferente caricarsi di questa missione anche per noi eh, non è che noi siamo martiri… anzi un po’ sotto sotto, mi sa proprio di si. Invece gli uomini sono marinai. Salpano e ciao. Si illudono che la libertà la possiedi solo se stai da solo. Eppure io in tutte le mie lunghe storie non ho fatto molte rinunce, ma vuoi mettere vedere che effetto che fa potersi realizzare come persona e crescere sotto l’ala di qualcuno che ti sostiene e che ti aspetta e chi ti lascia andare?
Mi sa che c’è tanta gente sfortunata e basta, che dell’amore ha solo sentito parlare, ha solo sentito storie lontane, ma non l’ha mai toccato. Perché se come me lo hai toccato davvero, poi fidati, non sai stare senza, poi pensi davvero che sia la piu’ bella esperienza della vita. Ecco perchè viene naturale cercarla, e cercarla non vuole dire pensare che si possa avere con tutti o che chiunque vada bene… ce ne passa! Pero’ ci pensi. In questo risiede il profondo romanticismo delle donne secondo me. E fa tenerezza.
Poi c’è un’altra cosa, mettiamo che ti trovo, poi come faccio a liberarmi del mio bagaglio? Vorrei mettermi davanti a te leggera.
Senza pesi, senza paure, senza aspettative. E molto dura disfarsi di questi quasi 30 anni.
Vorrei starti davanti come una bambina, pura.
Tenderti una mano tenera, senza malizie, accogliere il tuo abbraccio. Affidarmi a te. Vorrei, vorrei…
Eppure tutto è cosi carico: di giudizi di imposizioni sociali, di commenti altrui. Questo cielo che imcombe sopra di noi ha nubi cariche, ma non è pioggia che portano, bensi tutte le lacrime che abbiamo gia versato per l’amore tradito di prima, evaporate, ma pronte a ripioverci addosso.
E piu andiamo avanti piu dobbiamo essere quelli giusti l’uno per l’altra, perche non c’e tempo da perdere, non c’e pazienza, non c’e forza, non c’e voglia, non c’e piu’possibilità di rischiare ancora, di sbagliare di nuovo. Un amore cosi’ nasce con le gambe troppo corte. Non sa correre.
Ma l’unica via possibile é unire la nostra mano e spazzare questo cielo. Dammi un blu dove possiamo volare. Dammi uno spazio dove possiamo muoverci, cautamente, ciascuno per sè, ma per trovarci.
Ora mettiamo del silenzio tra di noi.
Pero’ questo è un silenzio che fa rumore, è un silenzio con un perenne ronzio nella mia testa.
Che fretta c’è? Lasciamoci pensare, lasciamoci sentire.
Del resto non è facile sconvolgere questo sudato equilibrio.
Non è matematica, pero spero che 1+1 sia uguale a 2. Ma sai che io non sono brava coi numeri…
Mi stai pensando anche tu?
(…)

Alla mia amica Betta e tutte quelle che ci credono…

TESTA O C…UORE

Il dilemma eterno: ragioni con la testa o con il cuore? Se ne discuteva ancora tra amiche di recente. La mia amica E. é accusata dalla mamma di propendere troppo per il primo. E in sostanza di ritrovarsi sola per questo. Io per quanto ne so mi sono sempre catalogata tra i razionali, i logici e gli analitici cioé come a dire i pazzi dato che non si possono spiegare i sentimenti. Eppure io penso piú che sentire. È sempre stato cosí ma ora mi sono posta una seconda questione. Il fatto di essere single é un ulteriore aggravante del disincanto? Mi spiego. Avete presente quando vi irritano le coppie che si sbaciucchiano intorno a voi? Ecco io non mi ero mai resa conto della loro pesantissima esistenza fino a di recente quando -credo- la mia prolungata singolitudine non mi ha portato a notare il fenomeno con occhi completamente nuovi. Io pensavo anche di essere abbastanza romantica, eppure non tollero piu nessuna smielosità cinematografica. Mi é venuta una forma acuta di diabete sentimentale! E mi sono convinta che sia perche sono lontana dai sentimenti, li ho voluti dimenticare, allontanare. Allora E. ha sgranato una bella perla: “anche se spesso loro si comportano come tali, gli uomini non sono cani a cui basta affezionarsi!”. Tanto per dire alla mamma che siamo tutti dispiaciuti che sia finita con l’ex e soprattutto che per lei sia stato un sincero dispiacere, essendosi affezionata come mamma a quel caro ragazzo, ma nella sua vita E. ha scelto altro per se stessa. E si sceglie sempre di testa poiché la scelta implica un soppesamento di opzioni e una valutazione di circostanze – tutte cose che il cuore ignora. Ovvio che da single non puoi passare la tua vita a pensare “quant’é bello l’amore” che manco ce l’hai, perche ci si deve occupare di altro, mica siamo autolesionisti! Peró finisce che a poco a poco ci si raffredda. Cosí senti le tua amiche con storie -felici- in corso da un lato cavalcare l’onda rosa e positiva, ottimismo e filtro a forma di cuore sugli occhi insomma; e dall’altro le single che dicono di volerci credere ma non ne sono piú tanto convinte nemmeno loro. Piú passa il tempo e peggio é. Si entra in una specie di circolo, si inizia ad accantonare volontariamente certi pensieri e si finisce per non sentirli proprio piú. Mi sono scoperta piuttosto cinica e disillusa e non é solo l’età che avanza la causa. È la non ossigenazione. Una lunga apnea coronarica. Ma sono sempre stata cosí??? Mi ricordavo di essere ben piú Candy Candy in passato, quando ero innamorata e tutto era rose e fiori. E un po mi rammarico di aver esaurito la mia vena romantica. Credo ci sia una donna in coma dentro di me. Ma puó sempre risvegliarsi…

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LA MISURA DEL DOLORE

Ho letto da qualche parte che le persone coi capelli rossi tendono a sanguinare molto piu’ degli altri e hanno anche una soglia del dolore piu’ bassa perche hanno una vascolarità piú sviluppata e piú terminazioni nervose (tra parentesi si avvicina il RedHeadDay di Breda, vi faro’ sapere…).
Io ogni tanto -tra le due milioni di domande che faccio a me stessa al giorno- mi chiedo anche quanto soffro, quanto sono in grado di sopportare. Premesso che essendo anche un Ariete super testardo se mi devo mettere in competizione con qualcuno mi so spingere molto in la’ pur di averla vinta, tipo che se facciamo a gara di pizzicotti manco morta che cedo per prima. Ma quando siamo io e io, tra me e me, fino a dove sopporto?
Se vediamo qualcuno che va avanti nelle difficolta’ o nella malattia stoicamente, pensiamo alla forza, cioè viene da sè: chi sopporta il dolore è forte. Il dolore fortifica (non uccide, grazie Nietzche). Io penso di essere forte, e soprattutto voglio
essere forte e voglio che gli altri riconoscano che è cosi’.
Sapete che scientificamente il dolore non è misurabile? Sono stati fatti moltissimi test e si è anche cercato di stabilire una specie di scala la cui unità di misura è chiamata “Dol”. Ma non ci sono abbastanza prove scientifiche. Perchè il dolore è una espeienza assolutamente personale. Il dolore è dato tecnicamente da una stimolazione nervosa al cervello, ma in questo processo concorrono cosi’ tanti altri fattori psicologici e ambientali che è troppo complesso da misurare. Soprattutto quello a cui penso spesso è che la vera misura del dolore è data in gran parte dalle precedenti esperienze, ovvero dalla paura del sentire qualcosa che si conosce già come negativo. La paura dovrebbe proteggerci e farci sopravvivere per vederla in senso darwiniano stretto. Come uno che si brucia col fuoco una volta, all avvicinarsi delle fiamme, una seconda volta le eviterà. Normalmente le persone che hanno avuto un brutto incidente -per esempio in moto- anche se non era colpa loro, una volta realizzata la pericolosità, immagazzinata l’ esperienza, lo shock e le pene patite, smettono di andare in moto. Ovvio che poi al mondo ci sono come sempre le eccezioni, persone che per “sprezzo del pericolo” -si dice- continuano a ripetere sempre quelle cosa anche se li ha già feriti, nell’intento di raggiungere un obiettivo, una performance, un’idea.
E quindi veniamo al dunque. L’unica via che vedo per salvare l’amore è quella di comportarsi incoscientemente, come i secondi soggetti che ho descritto. Solo che il vero motore che i piu’ non capiscono, non è tanto lo “sprezzo” -cioè la non curanza del pericolo, ma la consapevolezza che non esiste alternativa. Che il dolore è l’unica esperienza davvero irrununciabile e che esso stesso è linfa vitale dell’amore. Se nella reale vita di tutti i giorni uno cerca di evitare di andare a sbattere contro i muri o di schiacciarsi il dito nella portiera, nella vita sentimentale tutto cio’ è assurdo. Non si puo’ evitare, non ci si puo’ rifiutare. Non ci si puo’ proteggere. Pertanto il dolore non puo’ tramutarsi in paura, ma deve farlo in forza.
Io generalemente sono una un po’ cauta e soprattutto tendo a star male non tanto per il fatto in sè che mi accade one-off, ma per una cosa che riconosco e so che sta per arrivare: tipo quando ti rendi conto che per l’ennesima volta stai per farti male nello stesso identico punto, ecco quella volta li’ ennesima a me fa molto piu’ male di tutte le altre prima. E in generale rifuggo dal ripetere certe esperienze.
Poi pero’ stavo rileggendo per caso (ma anche perchè io sono un’incurabile nostalgica) una vecchia lettera del mio ex e guarda un po’: fa di nuovo male. Uno dice: “ma è cosi’ tanto tempo fa…”, eppure parola per parola tutto torna presente, l’esperienza prende vita di nuovo. Solo per me. Allora sono andata piu’ indietro ancora coi ricordi, e anche quell’altro faceva male (tanto per testimoniare a me stessa che non era l’idea di quella persona in particolare, ma l’amarezza del vissuto in sè). Mi sono stupita che faccia male una cosa di cui non ci ricordiamo neanche piu’ il motivo, dopo che è passato cosi’ tanto tempo e non so nenache piu’ spiegare il perchè e il per come ando’ cosi’, eppure brucia. Brucia il ricordo di aver sofferto, il solco tracciato delle lacrime di allora, risentire quella persona che ero. Brucia il solo sapere di esser stati male, anche se le regioni non importano piu’. E cosi’ andiamo avanti con questo bagaglio, questa memoria dello struggimento (come gli amputati che sentono male all’arto inesistente), eppure vogliamo amare ancora.
Una vocina dentro di me protestava: “Ma chi me lo fa fare?” Sto cosi’ bene adesso, protetta e tranquilla. In equilibrio. Lontana dal rischio e senza ebbrezza, senza espormi alle intemperie dell’animo e pertanto senza neppure gioire delle sue alte vette…
Per alleggerire un po vi segnalo questo simpatico video-dilemma.

LASCIARSI, IN PACE

Questo è il mio micro manuale sul lasciarsi elaborato in questi ultimi due mesi. Ve lo affido, donne, se vi siete sentite così anche voi, spero che vi aiuti.

Ovviamente molte cose qui sono applicabili solo a una storia che finisce “serenamente” con due persone che cercano di essere mature e parlarsi civilmente. Se lui non ti nega la sua disponibilità ad ascoltarti e a lasciarti del tempo per metabolizzare. Non tutte le storie sono così, se finiscono male subentra subito molta rabbia, rancore, forse odio.

Il principio della mia analisi è proprio il cercare di evitare ogni sentimento negativo che nasce dentro di noi. Le energie negative non fanno che avvilirti e spegnerti, rallentando la tua rinascita. Anche se al momento non ci credi c’è sicuramente in te una forza dirompente che ti riporterà a galla. Come farla emergere in fretta? Si può vivere una rottura in pace?

Se lui è stato onesto con te, tu sii onesta con te stessa, è una tragedia, ma è meglio coì. Vuoi davvero stare con qualcuno che non ti ama e non ti tratta come meriti?

Fate un grande sforzo ma cercate di capirlo e mettetevi dall’altro lato. Ti è mai capitato di lasciare qualcuno? Anche questa non è una esperienza facile.

Partiamo dal concetto che il lasciarsi sia una vera e propria esperienza di disintossicazione da sostanza stupefacente. Il primo vero sintomo della mancanza si scorge nell’ossessione: lo vedi dappertutto, in ogni uomo alto e in ogni giacca di pelle che ti viene incontro. Prova ad alzare lo sguardo e conta quanti ragazzi attraenti vedi ogni giorno per strada, ti meraviglierai di cose che prima non avevi mai notato, Questo deve darti fiducia nel fatto che ricomunicare è sempre possibile. E che non esistono altri bravi ragazzi come era lui è una gran balla. Lui non è perfetto e soprattutto non è Dio. Buttalo giù dal piedistallo prima possibile e fai una lista mentale dei suoi difetti.

Odi d’improvviso tutti gli innamorati ma soprattutto ti senti circondata in modo ossessionante solo da gente che si ama si bacia o si tocca. E’ così assurdo da essere ironico, prova a riderci su. Alla fine gli innamorati sono un po’ patetici non trovi?

Ti sembra tutto difficile. Anche prendere il treno da sola è uno sforzo immane. Ti domandi, ma come cavolo vivevo prima? Mi sono un po’ ridotta a una derelitta inetta e incapace. Arriva il sentimento di sconfitta. Fai una elenco delle decisioni importanti che hai preso negli ultimi due anni e vedrai che lui conta veramente solo in parte.

Hai bisogno di esprimerti, ti senti un fiume in piena senza argini che tengano e vuoi riversare su di lui tutto quanto, inondarlo come uno tsunami di parole sentimenti rabbia e suppliche. Non lottate per trattenervi, nei limiti dell’accettabile, fategli sentire cosa provate, ogni messaggio che mandate è un pezzo del vostro dolore che se ne va, non tenetevelo dentro. Forse il minimo che lui vi deve è quello di concedervi di ascoltarvi o almeno avere la pazienza di lasciarvi metabolizzare.

La musica poi ti fa schifo, tutte le canzoni sembrano parlare solo d’amore.

Dopo lo sragionare, è meglio iniziare a ragionare alla rovescia, invece di rinunciare alla musica una cosa saggia da fare è una volontaria musico-terapia: cercare tutto quello che ti dà degli spunti, senza masochismo, e poi pensare se glielo puoi mandare, così la musica parla per te, e le immagini anche. Eviti di scrivergli direttamente cosa pensi e così non puoi essere cattiva, perché usi le parole degli altri.

Vai a rileggere i messaggi della settimana prima e vorresti rispedirglieli indietro con rabbia e dire: ma come è possibile? Lui ha evidentemente battuto molto forte la testa.

O erano bugie? Sorge il dubbio che ti attanaglia in ogni ricordo della tua mente, ti sembra improvvisamente impossibile l’operazione di archiviare accatastare e seppellire per sempre tutti quei ricordi in un anfratto della tua memoria, la quale prende la forma di un alveare mielosissimo e appiccicoso.

Questo e quello che ti manda in crisi davvero: capire l’evolversi della realtà come può essere che le cose che davi per certissime si ribaltino cosi all’improvviso?

Il fatto è che non possiamo mai proiettarci del tutto nella mente, né tantomeno nel cuore dell’altro, anche quando te lo aspetti, anche quando la storia la vedi finire, non si hanno certezze. E poi quello che hanno vissuto due persone a volte stentano a capirlo anche quelle due, come possono gli altri ergersi a dare giudizi? Diffidate di chi fa facili e scontati commenti.

Dimenticati dell’illusione della amicizia possibile. Innanzi tutto serve una separazione, lascialo andare quando ti senti pronta, vedrai che giorno dopo giorno sarà sempre più facile non pensare a lui. Non puoi davvero salvargli uno spazio nella tua vita. Non subito.

In quanto tempo lui ha sviluppato questa idea del vivere senza di te? Da quanto tempo cresceva come un parassita dentro di lui senza che te ne fossi accorta?

Ricorda che sono domande a cui, anche fosse possibile darci una risposta, non ti conforterebbe. Così è l’amore, finisce e basta. Non ci sono ragioni da trovare.

A un certo punto vedrai che non pensare a lui non è più così duro, il vero problema è che tolto lui ci sarà un grande vuoto e che tu istintivamente sarai portata a colmare questo spazio con qualcun altro. Ovviamente questo ti porterà ad una spirale di potenziale sofferenza che sarebbe meglio evitare, se tu riuscissi a concentrarti sul fatto che questo spazio va riempito esclusivamente con nuove cose per te stessa e basta.

Infine sappi che quando avrai imparato a camminare con le tue gambe, a riempirti la vita, a pensare a te, a non avere fretta, quando meno te lo aspetti, qualcosa di bello succederà di nuovo. La sintesi dell’esperienza è arrivare al punto di equilibrio in cui si ha smesso di cercare. Perché nell’universo dei sentimenti solo così tutto torna. Troverai quando non stavi più cercando.

E con questo seme di speranza arriviamo a une delle mie elaborazioni predilette. “La teoria del fiore” dice che se tu ti convinci davvero di essere come un fiore che sboccia, che rinasce, se ti senti scoppiare la primavera dentro, le api cominceranno a ronzarti intorno! E’ garantito. Avete mai notato che appena inizia a interessarvi qualcuno tutto d’un tratto vi scoprite di avere 5 spasimanti nascosti di cui non vi eravate mai accorte? Saranno gli ormoni non lo so, le energie positive che una donna è in grado di emanare attorno a se, ma è una cosa misteriosamente potentissima, ed è fortunatamente dalla nostra parte.

Donna tu hai un arsenale e neanche lo sai.

Ricordati che stai dalla parte di chi sceglie, che mentre a loro tocca sgobbare per strapparti un misero sorriso, mentre tu fai la acida in realtà se vuoi puoi ottenere di tutto. E perciò abbi anche un po’ pietà per l’altro sesso. Rialzati e sii consapevole di te stessa.

Spero che siate riusciti anche a voi a lasciarvi, in pace.

Amore non è amore

Che muta quando scopre mutamenti

O a separarsi è incline quando altri si separano

E’ un faro irremovibile che mira la tempesta

E mai ne viene scosso

– A. Gazzola, l’allieva-

NECROLOGIO

Stimata dai colleghi, adorata dagli amici, venerata dai familiari, è venuta oggi a mancare L.C. BAM ! Morta d’amore con un colpo solo, ma forte.

Ecco se si morisse davvero d’amore questa di oggi, 15 marzo 2011, sarebbe davvero la mia fine.

Tutto d’un tratto l’amore e il calore che prima erano di conforto diventano all’improvviso scomodi e ingombranti e vuoi sbarazzarti di me. Dopo che avevi deliberatamente deciso di sistemarmi la vita e io te l’ho data tra le mani, salvo poi scaricarmela di nuovo addosso da un giorno dall’altro.

Spira una brezza gelida tra di noi. Ti parlo e mi sembra di avere di fronte un muro o meglio un robot che ha le tue sembianze ma senza alcun cuore. Non riesco più ad attraversarti. Ti sono totalmente indifferente.

Io mi sento come se un treno mi avesse investito in piena faccia, forse meglio cosi che non un logorante sfinimento di una cosa che senti scivolare tra le mani. Io più che altro affronto un lutto per morte improvvisa. Cerco di razionalizzare.

Questo mi rende assolutamente conscia del fatto che comunque non ci sia niente altro da fare se non cercare di accettare. Ho bisogno di tempo e come non mai desidero che i giorni scorrano l’uno in fila all’altro.

La sera tutto crolla, la sera è micidiale, ti porta col suo mantello una cappa di ansia e di pensieri, di nostalgie e di malinconie.

La sera e tutto più pesante, mi sento bloccata, imbrigliata in questi pensieri, invischiata nella cose che mi stai obbligando a fare e non voglio assolutamente.

Io non voglio andare via da questa casa, non voglio vivere con nessun’altra persona, non voglio spostare per la settima volta tutte le mie cose. Semplicemente non voglio.

In più mi stai sottoponendo a una stanchezza cosmica.

Vedi cosa mi hai fatto? Non riesco a smettere di piangere e odio questa sensazione di impotenza.

D’amore non si muore, ma cazzo se fa male.

ATTRAVERSIAMO – EAT PRAY LOVE

Maybe just because i am in this mood, and I just quit my job for real, and for real I am going travelling to Asia, I simply loved this movie. Maybe, yes, but also because besides the romance and the pictoresque images of this american movie, I recognized myself, and all the time that a story is able to open a door in my head I can’t avoid to love it.

“To find the balance you want, this is what you must become. You must keep your feet grounded so firmly on the earth that it’s like you have 4 legs instead of 2. That way, you can stay in the world. But you must stop looking at the world through your head. You must look through your heart, instead. That way, you will know God.”

At the beginnng of the movie Liz opens up her box with all her dreams and wishes about travelling and journeys and she takes the courage to go, leave, break everything she had known before. She wrote a piece about her past (unhappy) love experience called “permeable membrane” and i got immediately touched by it:
“If I love you, I will carry for you all your pain, I will assume for you all your debts (in every definition of the word), I will protect you from your own insecurity, I will protect upon you all sorts of good qualities that you have never actually cultivated in yourself and I will buy Christmas presents for your entire family. I will give you the sun and the rain, and if they are not available, I will give you a sun check and a rain check. I will give you all this and more, until I get so exhausted and depleted that the only way I can recover my energy is by becoming infatuated with someone else.”

This is the journey we have in front, all of us, nowadays. When love is not imposed by our parents in our consumists societies (pretty different from the destiny of the indian friend of Liz, who has to get married at 17 with someone she does not know at all, and she just can figure out after how to live with it and find happiness)  and we pass from one boyfriend to another like changing pair of jeans. If it doesn’t work we just go for a new one, commitment lost his real sense, maybe is just too difficult, maybe is just not possible anymore with the lives we live now in the western world. We are surrounded and overwhealmed by opportunities and freedom, so we are paralized. And is not like we do not love, or we do not feel. We do throw ourselves into these stories, but we do it so much, so eager to believe that romance and happy ending still exist, that we just consume and burn them all, too fast. So we turn to the next one, and so we grow. We go underneath new layers of our personalities. And so the real journey begins.

“The only thing more unthinkable than leaving was staying; the only thing more impossible than staying was leaving.”

Eat is fot IT= ITALY. I see the movie and I am proud of my country, like I have never been anymore since quite some time… I like the way she -purely New Yorker woman-  digs into our typical italian stereoptypes: pasta e salsiccia, cute little streets, non verbal communication (the italians can tell stories just with gestures and no single words!) and big monuments, pieces of art and pieces of our imponent roman past. The Augustinean Mausoleo in Rome is the twist in the tale: Elizabeth understands that ruin is precious, because only after fall we can build up again, we can change ourselves and adapt; decadence is the basis for development, adaptation, discovery. I totally feel like this, I enjoy every single moment I suffered in my life, i put my both hands into the mud to shape a new me again, every time I needed to. And I am a warrior, because the key is: no matter how much you suffer, you have to keep going and you will born new, sooner or later. Nothing is everlasting in life. neither love, neither pain.

In India Elizabeth explores her spiritual dimension, when she does not know how to meditate, she starts dedicating her prayers to her friend, she starts to imagine her happy… and then she suddenly realizes that praying and meditating is exactly just about that, rather than a pure contemplative exercise. Each of us has to find his own temple in his own life, in his own simple house, among his simple everyday gestures, just within himself. “God dwells within you, as you.”

“You need to learn how to select your thoughts just the same way you select your clothes every day. This is a power you can cultivate. If you want to control things in your life so bad, work on the mind. That’s the only thing you should be trying to control.”

And finally she finds peace and balance: “not too much God – not too much selfishness”. But as the guru says: “To lose balance sometimes for love is part of living a balanced life.”.  I say: Oh MY God, seriously, am I just too much in this cheesy mood?! But i do seriously think that is exactly what i have been through in the last year and a half, since i moved to Switzerland. I came here to collect pieces of myself and forgive myself, forgive him- most of all- too, because he left me-us without giving me the chance to fix our love. And so I finally did: i recovered, but i was always so cinical towards men for long time. Then a new HE finally came into my life, and of course we were both freaking scared. He just took my hand and convinced me, that to be happy again there is no other way than trying again, no other possibility than trust again, in order to love. I opened up like a blossom in spring in his delicate embrace. And now I am finally so deeply happy. I discovered new things about myself just because I gave him the chance to look them up inside me. I lost bad habits and change some attitudes I did not like, because I observed my image reflected in the other person. I just accepted our love like something indeniably present and consistent between the two of us, day after day, and it happened than it grew, we fed it. Because i just did let things go, finally, and this made new things possible again, this made good things real. (Thanks Diego. I’ll be for ever grateful to you for teaching me again how to open my heart and let love flow through it.)

“This is a good sign, having a broken heart. It means we have tried for something. ”

Now I look back and I look forward. I can’t wait now to leave for my 52-days-journey by your side. I can’t wait to see you and wonder about things with you and be curious, and feel that we are making something good out of our small lives.

Besides all of this being emotional, I got seriously hungry now. I got nostalgic for my country when i saw her eating all those spaghetti, pizza margerita, gelato and antipasti pored with some good red wine. This movie is also a celebration of my culture and of my proud roots. She says she is having a relationship with her pizza, well if I could I would cheat on you with one of those real napolitan gorgeous pizzas right now… and I know you would do the same! What is also cool is that she talks about all this food and the acceptance of her body that comes with the pleasure of it. She just wants to enjoy it in a healthy way and forget about diets! Apparently americans can’t enjoy, even when they go on holidays they do not know how to relax. So Liz she defenetly learns the dolce far niente in my country.

When they are in Italy they all play a game, trying to find susbstutive words to describe and call things: like New York = ambitious, Stockholm = conformist, Rome= yeah well… sex! And so on. Liz she is still searching for her own word, she is a writer, just like the one i want to be! And at the end of the movie she finally finds it: the word is ATTRAVERSIAMO = let’s cross over. A word that -she says- embeds all the beautiful charachteristics of the italian language: the open sound A, the rolling R, the sweetening S. And well, I am exactly going to cross over soon, I will cross the ocean to meet you. Andiamo, together, attraversiamo.

good night

(original quotes from the book of Elizabeth Gilbert, 2006)

Daniele Valentina e Laura

IL DISCORSO DELLA TESTIMONE

Cara Valentina, Caro Daniele

siccome queste sono occasioni speciali ne approfitto per dire un po’ d cose anche perché non ho idea di come debba essere il discorso del testimone d nozze!

Da quando a marzo mi avete dato la notizia ho pensato molto a questo momento, volevo cercare di essere breve ma averlo saputo così presto non ha fatto altro che produrre in me più lunghe riflessioni che adesso e troppo difficile riassumere, ma ci proverò…

Come dicevo, quando ho avuto l’onore di essere la prima a sapere la bella notiziaper l’emozione! mi sono ritrovata a piangere da sola per mezzora nella mia cucina in svizzera. da quel momento non ho smesso di pensarci e di dirlo a tutti quelli che incontravo, tanto doveva essere un segreto solo in Italia!

Vorrei dirvi che mi dispiace soprattutto di essermi persa gran parte dell’isteria di mia sorella, di cui ho avuto solo un piccolo assaggio in questa ultima settimana. Di Daniele invece non posso dire niente perché dal primo momento che l’ho visto,  mi e sempre sembrato così buono che non lo credo proprio capace di essere alterato. Ma a parte il dispiacere questo e soprattutto un giorno di felicità:

Per questo sono contenta di affidarti, a nome della mia famiglia, Valentina che sicuramente tu saprai ammansire piu o meno come il gatto che spero adotterete presto per la vostra casetta.

Sono contenta che la nostra famiglia si allarghi (e tanto anche considerando la grande famiglia di Daniele!) e che non siamo più sole donne cosi finalmente abbiamo qualcuno a cui far fare i lavori di casa!

Valentina, In qualità di sorella e testimone ho pensato al percorso che ti ha portato fino ad oggi e mi sono venute in mente molte cose:

Per esempio sono contenta che tu da piccola non sia stata una sorella dall’affetto appiccicoso perché lo hai potuto serbare intatto per Daniele che se lo merita tutto.

Sono contenta che quando ti ho tirato gli zoccoli di legno e una sedia a dondolo in testa tu sia sopravvissuta per vivere felice questa giornata!!!

Sono contenta di essere stata la sorella minore (anche se tu ce l’hai sempre avuta con me per questo) perché mi hai fatto trovare sempre tutte le porte già sfondate e con il tuo esempio mi hai aperto la strada e mi hai insegnato tante cose.

Sono contenta perché dopo tutti questi anni in cui siamo cresciute sempre diversissime, alla fine abbiamo trovato un punto d’incontro importante proprio oggi: e cioé che sento di poter dire con tranquillità che anche io mi sarei scelta volentieri un bel marito come il tuo!

Per concludere Sono contenta di trovare ancora persone che vogliono credere nell’amore e siccome siete coraggiosi ma anche pazzi, come lo sono del resto tutti gli innamorati, vi auguro una stella che vi guidi sempre in questo viaggio.

Infine riflettendo sul senso dell’essere testimone, so che significherebbe non solo essere garante morale e legale della vostra unione, ma anche guida spirituale e quindi quella stella dovrei essere io… Perciò la soluzione che vi propongo e ci auguro é:

Fatemi diventare presto zia cosi ho davero un bel motivo per tornare in Italia e come vuole la tradizione fare tutte le cose che hai fatto tu, dopo di te e meglio!!!

AMATEVI SEMPRE TANTO, AUGURI E VIVA GLI SPOSI!

NON VOGLIO UNA STORIA SERIA

Quando si dice “non voglio una relazione” in realta è la persona a cui lo diciamo che non ci piace davvoro. Se ti piace qualcuno, se quella persona ti prende e non puoi farne a meno non esistono ostacoli o razionalità, ci stai.  Non discuti sulla cosa, sul dare un nome a un processo che nasce, su come chiamare qualcosa che neanche si vede, il vero punto della situazione è chi hai di fronte. Sono convinta che queste siano tutte le scuse e le paranoie che ci costruiamo per paura. Un po? ci prendiamo in giro, un po’ cerchiamo di non ferire l’altro attribuendo a circostanze esterne i vincoli e i limiti alle nostre scelte interiori piu intime, che sono invece inspiegabili e irrazionali.

Losi dice perche non ci interessa l’altro; o perche ci interessa davvero e siccome si ha paura che non voglia la stessa casa si cerca di fare un passo indietro prima di venire allo scoperto.

I sentimenti ci sono o non ci sono, credo alle favole ma non a alle storielle che la gente racconta. Se qulacuno ti dice: “mi piaci, ma non possiamo stare insieme” è una palese bugia.

Passa una settimana e magari cambia tutto? L’eterno scapolo infallibile corrotto dal sentimento, obnubilato dalla tua presenza improvvisamente pentito si ricrede. E’ come una folgorazione, una vocazione da dentro… mi sa di quelle situazioni in cui uno dice: “i broccoli mi fanno schifo e non li mangero mai in vita mia” poi una volta non si sa come per caso li assaggi e scopri che ti piacciono… e allora? La vita è cosi’ perchè bisogna sempre frenare? Decidere che non si possono rischiare certe cose, che non se ne vogliono fare altre? l’essenza di tutte le esperienze che viviamo ü proprio la scoperta, l’assaggio, la prova, il lasciarsi andare…

l’amore che avete davanti è come un mare blu e profondo che vi guarda, un po’ increspato dalle onde, state li’ sullo scoglio pensierosi sul da farsi…

l’unica via d’uscita è buttarsi!

ADDIO, ti lascio, (vediamo se torni…)

Ci sono le separazioni brusche, violente, dolorose come ferite aperte, che bruciano, che pulsano, come traumi. Ci sono separazioni rumorose, litigiose, fragorose. Quelle che mentre te ne vai sei pieno di rabbia, che credi di odiare qualcuno ma sei in realtà solo obnubilato dal troppo amore che provi per lui e che è semplicemente improvvisamente tracimato, come in una pentola di acqua che bolle… allontanamenti forzati, travagliati, turbolenti, pieni di risolutività, di mai, di sempre, di fierezza, di trionfo quasi, di coraggio.

E poi ci sono gli addii.

Quei distacchi infiniti che non sembrano mai definitivi, pieni di forse, di speranze infrante che suonano come pezzi di vetro calpestati, pieni di propositi abortiti, cambiamenti mai nati, istinti soppressi. Quelli che assomigliano alla marea, che va e viene, all’acqua che ti sembra diversa ma in fin dei conti è sempre la stessa a bagnarti i piedi sulla riva del mare. Quei momenti densi di malinconia come nebbia fitta, attimi eterni di struggimento e rimpianto, cocktail mortali per il cuore, veleno per il proprio amor proprio. Ti lascio perchè sento che è giusto, ma poi magari torno a vedere se sei ancora li ad aspettarmi… ti libero, anzi mi libero di te… ma vediamo se torni… Indecisione mascherata da paura, infame e subdola ti attanaglia con sotterfugi, ti assale nella notte, ti bisbiglia dentro l’orecchio con canzoni, poesie, film, storie, ogni arma è lecita per tenerti prigioniera. Vorrei lasciarti, ma non posso, non ci riesco.

Non mi è mai piaciuta tanto la gente così, che si sofferma troppo sulle cose malriuscite, che non sa dare tagli netti, che tentenna… eppure in tutto questo scopro un che di sublime, di profondamente romantico che mi affascina. Una amica mi ha detto che solo l’amore infelice è davvero romantico, perchè nell’amore felice, in quelle storie belle dove le cose funzionano e vanno bene, alla fine diventa tutto piatto, anche la felicità annoia… solo la sua mancanza invece ha una potenza evocativa irresistibile. Cose poeticissime, e il naufragar è dolce (purtroppo) a molti, in questo mare…

Ti lascio perchè è molto meglio quando sono io a decidere per me stessa e non tu. Ti lascio prima io perchè tu comunque mi hai già lasciato ma non te ne sei accorto. Formalizzo. Mi farà sentire meglio, almeno l’illusione me la darà… vediamo se torni, ma se non torni, nel frattempo che aspetto magari mi passa… mi basta conservare la libertà di prendermi ancora dei momenti così, come attimi di inebriamento da mal d’amore, se mi va, mi faccio un po’ del male perchè mi piace. La nostra è una storia d’amore degna di una fine così, la nostra non è una separazione, ma è certamente un Addio.

quando il lago sembra mare

quando il lago sembra mare

DOVE FINISCE L’AMORE, QUANDO FINISCE? (riflessioni)

Lei si svegliava la mattina, con l’ansia. Ogni gesto le ricordava perchè e come era arrivata lì, ogni passo verso l’ufficio faceva risuonare pezzi di quella storia in frantumi di cui cercava di liberarsi invano. Sognava e piangeva. Chiedeva di non stare sola, di non soffrire più, ma gli amici lontani non potevano aiutarla. Faceva i conti con se stessa, si guardava e non si piaceva, ridotta alla metà delle sue forze, privata di 5 anni di ricordi in cui non poteva rifugiarsi trasformatisi ormai in un rovo di spine in cui ogni immagine era nuova ferita. Ma dove finisce l’amore, quando finisce??? Poi un giorno una voce dentro le disse “basta!” qualcosa le aveva suggerito che doveva aver perdonato, e lei lo ascoltò. Ogni giorno diventava un conto alla rovescia verso l’incontro con la nuova persona in cui quei mesi l’avevano traformata. Un lungo cammino, fatto di passi falsi e continue speranze deluse. Lei aveva fretta, aveva fretta di innamorarsi, di essere rapita di nuovo da qualcosa di grande, da qualcuno di sconosciuto che le sconvolgesse la vita. Aspettava un regalo che ancora non aveva mittente e forse nemmeno destinatario. Per la prima volta esaminava le quattro lettere della parola UOMO dandogli un senso. Si ricordava continuamente di quella frase che aveva letto da bambina su un giornale e immaginava che un giorno sarebbe toccato a lei qualcuno che le dicesse: “mi piace che quando ti abbraccio e ti chiedo se ti senti protetta, tu risponda SI”. Lo cercava dappertutto, convinta che quelle quattro lettere si sarebbero prima o poi materializzate in un corpo fisico contro cui andare a sbattere per strada e che questo avrebbe risolto molte cose, se non tutto, avrebbe riempito tutto quello spazio vuoto creato dal dissolversi di un sogno. Un sogno a chi non poteva più pensare senza stare male, un sogno che era stato tessuto nel tempo, fatto di immagini, foto, profumi, canzoni, vestiti, città… Non voleva allo stesso tempo diventare un a fredda acida e cinica donna in carriera, ma come poteva non convincersi ormai della empirica verità contenuta nella frase “EVERLASTING LOVE IS A MYTH”? Una altalena di emozioni, speranze e frustrazioni, vedere continuamente quanto era pieno di lei e di lui insieme tutto intorno e nello stesso tempo accorgersi che erano solo fantasmi ormai… Non aveva certo bisogno di supplicare lei, intelligente come era, i suoi occhi pieni di stelle, e con un sorriso che parlava del sole quando si specchia nel mare. A poco a poco e soprattutto inconsciamente aveva cominciato ad amare se stessa, e amandosi si accorgeva di quanto valesse, perchè nei momenti di solitudne si riparte sempre da sè, e normale, ma senza arroganza, solo con quel pizzico di sano orgoglio che ci rimette in piedi. Lei che per troppo tempo aveva cercato di stare in piedi nonostante fosse stato il momento di sbattere sonoramente il sedere per terra. Se cadi a metà non ti rialzi del tutto, se cadi del tutto non ti rialzerai solo a metà, non se sei come lei. Cresciuta dandosi tutte le regole da sola, severa con se stessa e molto esigente dagli altri, sicura ma fragile sotto la sua corazza da farfalla. Per lei motlissime cose venivano decise dalla sentenza “o tutto o niente”, non le piacevano le persone troppobuone e  accondiscendenti, per questo non sopportava se stessa in quella condizione di costante insoddisfazione e perpetuo tormento. Ci aveva messo dei mesi, e piano piano aveva ritrovato la fiducia, forse non tanto negli altri e soprattutto non negli uomini, ma in sè stessa si. Non era più lei a supplicare attenzioni ma lui ad aver perso l’occasione. Continuava a svegliarsi la mattina ricordandosi come e perchè era finita lì, ma a questo pensiero ne seguivano ora subito dopo altri più prepotenti: “Io valgo tanto, valgono le mie parole, le mie carezze, il mio tempo…”. Non voleva più sprecarlo indiscriminatamente senza scegliere con cura a chi darlo, un dono prezioso, il regalo più grande che si portava dentro. Continuava a cercare e anche ad avere fretta perche era fatta così proprio dentro, nella pasta del suo cuore, e non poteva farci niente. Ma cercava ora con coscienza, nella confortante consapevolezza di se stessa come persona. Alemo qualcuno che non l’avrebbe mai e poi mai abbandonata esisteva, e abitava dentro di lei. Era nostalgica e infinitamente romantica, quando adorava perdersi in certi paesaggi che visti senza qualcuno accanto risuonano con un fortissimo eco di assenza nel cuore; quando cantava le canzoni di cui si sentiva protagonista di improbabili dediche d’amore, quando remava tra i ricordi più dolci, in quelle acque ranquille, cercando di riportarli in vita nell’amarezza di infiniti insuccessi; era cronicamente malinconica quando constatava che il tempo ci porta via tutto, ecco perchè sentiamo così forte l’esigenza di stare sempre a contatto con la persona amata, il più a lungo il più possibile, perche comunque sia, prima o poi il tempo fa sbiadire tutto. Nei momenti coraggiosi prendeva decisioni drastiche e risolutive sulla nuova se stessa con la severità che non si era mai risparmiata. Guardava avanti, ma forse un pò meno lontano di prima e un pò più disillusa, convinta che prima o poi qualcosa o qualcuno avrebbe risposto alla sua domanda: “L’AMORE ETERNO E’ DAVVERO UN MITO?!”.

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
wie verändert sich die Liebe
wenn sie sich verändert
was können wir dagegen tun
und warum sind wir so machtlos

und wenn auch die Sonne scheint
auf meine Weiten
wenn auch die Blumen wieder blühen
und Veränderung mein Leben bestimmt
da ist eine Stelle in meinem Herzen
die will nicht vergessen
da kann nichts verblassen

nicht dein Geruch dein Lachen deine Haut

der glückliche gemeinsame Sommer
Waffeln mit Sahne und die Luft voller Liebe

die Abende gemeinsam müde werden und den Tag beschließen
die Nächte gemeinsam schlafen und miteinander schlafen
das Aufwachen mit dir den Tag beginnen
dich fühlen sehen hören riechen

deine Stimme am Telefon
wie sie erkennt sich freut und sanfter wird und immer schöner dabei

gemeinsam hungrig werden und essen
gemeinsam diskutieren, scherzen und lachen
miteinander streiten sich nicht verstehen, ja auch das

das teil-haben aneinander
das offener werden füreinander
das aneinander wachsen

die Vorfreude davor
und die Sehnsucht immer danach
und das ganze Glück dazwischen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
und was sollen wir tun und denken
angesichts des Endes
und wohin richten wir unsere Fragen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz
weil wir auch das sind,
was wir verloren haben

mimi und venus

Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?
Wo ist Dein Blick, der mich so tief betroffen?
Wo ist das Wunder Deines Lächelns,
wo Deiner Stimme Zauberklang?
Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?

Sie war so groß und selbstverständlich da,
ließ sich durch nichts und niemanden vertreiben.
Selbst wenn wir uns belogen,
selbst wenn wir uns betrogen,
blieb sie bei uns und wollte bleiben.

So wie ein Hund, der nicht mal geht, wenn man ihn tritt.
Doch eines Morgens nahm sie Abschied,
heimlich, still und leise
und nahm uns nicht mit
und nahm uns nicht mit…

Wo sind deine Lieder?
Sing sie noch einmal!
Sing mir deine Liebeslieder!
Sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.

Sing mir von der Liebe,
sag mir wie sie war,
sing mir deine Liebeslieder,
sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.
..noch mal..

(VOM SUCHEN UND FINDEN DER LIEBE, 2005)

ROMANTICAMENTE MODERNI: IL PRINCIPE AZZURRO SI E’ SBIADITO

Oggi possiamo ancora sperare di incontrare quell’essere dotato di mezzo di locomozione (tradizionalmente bianco) che ci passi a prendere una sera sotto casa e non ci apra la portiera in autostrada per abbandonarci dopo poco? E noi? Siamo ancora quelle principesse tutte rosa con pizzi e volant che come delle tonte perdono le scarpe e accettano mele da brutte vecchie sconosciute?
Ho conosciuto un ragazzo sposato, 24 anni, in erasmus. E’ un fenomeno tipo l’aurora boreale tanto che tutti lo scrutano misteriosi cercando di capire quale sia il suo problema. E se non ne avesse? E se fossimo noi ad essere diventati degli annoiati consumatori di relazioni a scadenza (spesso anche scadute) che non sanno più cosa sia il compromesso, il sacrificio, il pensare ad un noi prima che ad un io? Quante domande. Le risposte che mi circondano non sono confortanti. Sono nella terra maledetta dove erasmus è uguale a orgasmus. Le storie di letto più assurde si ripetono incessantemente in tutte le modalità possibili. Nessuno cerca storie serie e se sei fidanzato sei out e nessuno parlerà con te perché non sei un target. Per carità il sesso è bello e fa bene, vario e fantasioso anche meglio. Ma non posso fare a meno di credere che ci sia qualcosa di rotto dentro di noi. La società è cambiata, oggi quando una storia finisce tutti dicono: “si rifatti una vita, ne hai diritto e c’è sempre tempo!”.  Bene, giusto, ma alla fine così non facciamo altro che girare pagina e un certo punto il libro sarà finito senza che qualcuno abbia scritto il finale (lieto magari!). L’impegno è svalutato e anche sproporzionato. Si cresce insieme, ci si ama per un po’ e poi amen. Sarà il destino o saremo noi? Penso a una volta, ai nostri nonni che non sempre avevano scelta, l’amore è stato un optional che nel matrimonio non era incluso a priori. Se pensiamo a una cosa così oggi ci vengono i brividi, dover stare tutta la vita con qualcuno che manco hai scelto tu?! Per carità. Eppure troppa libertà troppa facilità, non fa bene. Mia sorella continua a dire che tanto alla fine mi sposerò prima io in barba a quei cinque anni che ci separano e che mi sono sempre sembrati un abisso incolmabile. Finirà davvero che la supererò in curva sfornando una figlia prima di essere zia? Ho paura di un mondo così. Dove il legame sentimentale è discriminante, la gente pensa che sei un poveretto che non sa divertirsi e ti fa le condoglianze. Un mondo di eterni scapoloni non credo avrebbe lunga vita. E faremo dei figli sempre più tardi e sempre con più difficoltà. Siamo viziati dalle immense possibilità che abbiamo e non vogliamo rinunciare a niente, qualsiasi cosa (o persona) che possa rappresentare un limite al nostro espanderci imperialisticamente va eliminata senza pietà. Poi all’improvviso (verso i 30) qualcuno sente un forte istinto riemergere dagli abissi del proprio inconscio e ci si sposa più o meno col primo che passa per non perdere l’ultimo treno. Ma questo treno va ancora a destinazione felicità? E se poi è di trenitalia c’è anche il rischio che il ritardo accumulato sia talmente indefinito da sopprimere del tutto la tratta. Fa paura alla fine restare soli. Ecco perché non voglio perdere la speranza di credere nell’amore; magari anche se il completo del principe è un po’ stinto dal troppo uso, gli si può dare un bel tono con la coloreria italiana e forse la magia torna. Forse il dialogo, la comprensione e anche la pazienza sopravvivranno per amore. Se non saremo così egoisti da non vedere quanto sia grande la libertà che ti dà il pensiero di essere in due, comunque vada a finire.

Volver-Tornare

Questa non vuole essere una recensione del film, quanto piuttosto una riflessione che dal film mi è stata ispirata e grazie a questo è forse un commento meno meditato, ma più sincero e appassionato. I profumi, i sapori, moltissime immagini e situazioni della storia descritta brillantemente da Almodòvar, mi riportano in Sicilia e sono di una familiarità sorprendente per chi come me la conosce un po’. Tanto per sentirci un po’ più simili e un po’ più vicini perchè tutto il mondo è paese con le sue credenze e le sue superstizioni, i suoi riti e le stesse modalità di svolgimento dei rapporti familiari difficili. In questa storia tutta al femminile, così colorata e comica, si cela l’ombra di un fantasma e di un dramma irrisolto. La mamma di Raimonda (Penelope Cruz) torna dall’aldilà per risolvere il conflittuale rapporto con la figlia, per regalare la pace ad entrambe e ricostruire una complicità forte. E’ il vento l’elemento costante, che scatena incendi e provoca pazzia, scompiglia le passioni e fa tornare i morti. Questo tema del ritorno tocca chiunque abbia in qualche angolo del suo cuore dei rancori malsepolti, dei cadaveri in congelatore che non ha avuto il coraggio di affrontare, delle parole che ha soffocato e, così facendo, ha reso ancor più amare di quanto non fossero già. “Volver” rappresenta un’ esortazione a noi tutti, che prende forma nelle poetiche sembianze di un tango intonato dalla protagonista. Questo richiamo a fermarci e a deciderci di affrontare i nostri spettri, ad ammettere una volta per tutte le nostre paure e le nostre colpe, non può lasciare indifferenti. E’ tutta qui la magia di questo film, cha sa coniugare la tragedia e il sorriso, il paradosso e la quotidianità con la stessa semplicità con cui questo avviene nella vita reale, in cui si può passare in un attimo dalla vita alla morte, e ancora alla vita. Sta a noi decidere per quanto tempo ancora vogliamo ignorare le voci che ci è più comodo attribuire a dei fantasmi invece che alla nostra dimenticata coscienza. A questo proposito vengono nel film esplicitamente citate Sophia Loren ed Anna Magnani in un elogio alla forza delle donne da loro interpretate: donne energiche e sentimentali che abbiamo forse un po’ dimenticato e che soprattutto hanno avuto il coraggio che spesso a noi manca, il coraggio di tornare.

penelope

Questa lettera sta bene sotto l’etichetta VOLVER…

E una lenta corrente che ogni tanto sento e mi trascina a te.
sara l’eco delle risate che ci siamo fatti, sarà il fruscio delle lenzuola e delle parole sussurrate nelle nostre conversaioni notturne, sarà la nostra parola segreta che con quella morbidezza della doppia m è come uno scivolo di quando ero bambina, uno di quegli scivoli con le due cunette…
che dolcezza…
non vorrei mai sprecarla una cosa cosi che preziosa che mi ha riempito il cuore.
e adesso?
ti ho detto che sei sordo.
eppure io non riesco a essere piu chira di cosi, lo so che siamo lontani, non ti sto chiedendo un impegno oggi, vorrei solo sentire che le promesse che mi hai fatto e io che non volevo sentire un po le ricordi anocra anche tu… perche anche se non volevo sentirle alla fine mi ci sono cullata e mi ci sono affezionata.
tutto qui non è tanto, ognuno di noi ha altri mesi da affrontare da solo, non cambia niente, solo vorrei rivivere un istante di questi con te.
quando mi potevo nascondere dentro il tuo abbraccio, protetta dalla tua altezza come da un muro che mi teneva al sicuro da tutte le mie paure.
cerco di capire solo se potra venire il giorno in cui mi dirai ti porto via.finalmente.
avevo troppo bisogno di dirtelo subito.
ora capisci com’è tremendo per me vivere nella assoluta mancanza di comunicazione con te? nella sensazione di nulla, di vuoto, di dubbio, tanto da non sapere piu cosa pensi di noi, cosa ti ricordi… cosa non rifaresti? … mi fa impazzire.
adesso ti lascio andare, prometto, non posso piu espormi cosi tanto verso di te perche mi sento allo scoperto e a parte non esserci abituata non è saggio.
fai quello che vuoi delle mie parole. buon viaggio.
volevo solo ricordarci cosa ci siamo persi mentre i nostri primi 2 mesi sbiadiscono al sole.

SPRITZ&LOVE

Fatemi fare la Panicucci dei tempi d’oro, quando conduceva su radio deejay il programma degli innamorati la domenica mattina. Riflettiamo sul significato profondo dell’incontro di un essere dotato di attributi maschili e un suo simile però femmina. Si perché il mercoledì agli spritz si apre la battuta di caccia settimanale degli studenti in cerca di partner (di varia natura). Se ci si mette un po’ più in là in posizione di osservatori -a volte perché si è costretti a fare da tappezzeria mentre si verifica il fenomeno- si possono scoprire molte cose interessanti. Traiettorie di sguardi incronciati di vario significato: “Oh mio Dio! E’ lui!” “Oh mio Dio c’è anche lei!” “Oh mio Dio come si è vestita quella zXXXX!” “Oh mio Dio come NON si è vestita quella zXXXX!”. Poi qualcuno che parte all’attacco e ti versa uno spritz addosso e per l’occasione ti palpeggia un po’ facendo finta di pulirti oppure qualcuno che lo spritz te lo rovescia da dietro (infame) per gelosia e non ti chiede neanche scusa ovviamente. Varie slandrine che spingono e ti schiacciano tra la folla perché devono passare esattamente lì dove la tua scarpetta a punta nuova sta riposando sull’asfalto, e intanto ti spengono due o tre sigarette sulla giacca che hai appena comprato in vista del’inverno. Ma in mezzo a tutto ciò succede soprattutto che passando casualmente trecento volte davanti a quello che hai deciso sarà l’uomo della tua vita (almeno per i prossimi dieci minuti) lui finalmente si accorga di te: evvai almeno tra una settiamana si passa alla fase due. Gli si dice “Ciao ti ho visto in aula studio” e il gioco è fatto, però prima durante i giorni universitari rimanenti si passano al setaccio tutte le aule studio al millimetro sperando di trovarlo e spiare dai sui libri, mentre lui va in bagno, che facoltà fa (almeno per sapere se ci aspetta un futuro agiato come moglie di un ingegnere, oppure uno da poveracce se lui fa a scelta: scienze politiche o scienze della comunicazione, per non parlare di psicologia, ma in quel caso si corre lontano perché lui ha sicuramente dei disturbi relazionali!). Se fa freddo ci si stringe tutti come pinguini e si parla di erasmus/esame pacco/feste/sbronze/ex morosi tanto per chiarire che siamo assolutamente disponibili, ma non troppo. Rispettare la regola dei tre mercoledì infatti è fondamentale: uno per conoscersci, uno per baciarsi, uno per lasciarsi o sposarsi a seconda di quello che è successo dal bacio in poi….! Buona caccia a tutti!
Lau

LA “SLANDRA”: ISTRUZIONI PER L’USO  ☺

Cari amici del Fantafobal, non so lì a Brescia, ma dalle parti della provincia Veronese ormai da qualche anno è entrato nel gergo giovanile il termine “slandra”. Ora lo so che le ragazze vorrebbero le pari opportunità ma purtroppo è un termine che vale solo per descrivere il genere femminile e in particolare una certa specie… Comunque è un termine simpatico, non ci sono necessariamente sfumature negative. La cosa interessante invece sono i mille modi in cui questo concetto può essere declinato. Ma andiamo con ordine. Dicesi “slandra” (seppur mi devo risentire perché il termine non è ancora stato inserito nel mitico vocabolario del gergo giovanile “Scrostati Gaggio”*!) una ragazza avente un’età compresa tra i dodici e i trent’anni (almeno se non anagrafica, quelli che le date a occhio) che si aggira atteggiandosi a fighetta, il più delle volte grazie ad un abbigliamento leggermente succinto o volutamente provocante, compie gesti e movenze con chiari messaggi sessuali mal celati o pronuncia locuzioni ambigue facendo un po’ l’ingenua. Ora se provate ad alzare la testa dal fantafobal per un attimo vi accorgerete che questa specie non è per nulla rara né tanto meno in via di estinzione come il panda gigante. Essere una slandra comunque non è sempre sconveniente, torna utile in motle occasioni e se il vostro moroso domani ve lo dovesse dire, prendetelo come un complimento, vuol dire che gli piacete particolarmente, oppure il suo coinquilino risulta al momento fuori città…
E poi sappiate invece che di slandre ce ne sono di tutti i tipi, perché il più delle volte la slandra si fregia di altri attributi:
•    SLK è la slandra da kilo ovvero quella proprio che non ci sono dubbi, se sei maschietto normalmente te ne accorgi dai movimenti sospetti dentro i tuoi pantaloni;
•    SLK cabrio che in più offre un simpatico decoltè;
•    slandra da combattimento è quella che prima di uscire ha svuotato accuratamente l’armadio da tutte le armi femminili che c’erano: minigonna, tacchi, trucco, parucco, profumo, monili vari… molto aggressiva;
•    slandrina quella che è un po’ lolita, giovane oppure ancora non molto avvezza al mestiere;
•    slandrona una veramente veramente slandra, spudorata e senza freni, molto pericolosa per il maschio in coppia;
•    slandrumen è il tipo di slandra che non può tanto permetterselo, ma date le cattive circostanze in cui si trova non le resta molto altro che fingere di esserlo, cioè o è un po’ attempata, o vi ricorda in tuto Platinette;
•    P-slandra la porno slandra quella con la faccia un po’ porca.
Insomma adesso che siete entrati nel regno delle slandre, farete fatica ad uscirne perché ce n’è davvero per tutti i gusti. Se ne scoprite altre specie fatecelo sapere!

*Consultabile per i padovani presso la Biblioteca di Scienze Politiche

P.S.
Un ringraziamento doveroso va a Bjoern e Tomaso, primi scopritori-ideatori di questo parco faunistico femminile.
Lau

piazza delle erbe

Tu e io. my love diary

E’ così difficile andare d’accordo. Già ad andare d’accordo con me stessa ho delle difficoltà, a far parlare il cuore con la testa, il fisico con la mente…figurati avere a che fare con un altro essere al di fuori di me e totalmente indipendente. Ad esempio se penso a come sto quando mi trapianto in un posto tutto nuovo per cominciare da capo nuove esperienze da sola sento dentro di me una grande carica e una forza propulsiva incredibili che mi trascinano dentro nuove avventure, mi danno il coraggio di affrontare tutto  da sola e di pensare solo per me, solo a me: in questi casi devo andare d’accordo solo con me stessa e mi riesce abbastanza bene. Quando ti ho di fronte mi rendo conto della vastità dei mondi possibili che ognuno di noi due può creare nella sua testa e pensare a farli accordare, a fari suonare all’unisono a volte è una cosa tremenda  meravigliosa insieme.
E poi da me stessa so bene cosa posso esigere, quali sono i limiti di sopportazione e quando se sto per fare qualcosa di troppo, sento che la situazione può scapparmi di mano e rischio di autolitigarmi. Con te questo limite è come un filo di ragno teso chissà dove nello spazio che separa me da te, è lì in agguato e aspetta che uno dei due ci sbatta contro e ci rimanga impiastricciato sopra…quel qualcuno il più delle volte sono io perché mi piace esplorare e sentire il gusto della sperimentazione, dello spingersi sempre un po’ più in là e corro il rischio (stupidamente). Poi finisce che piango, mi arrabbio, mi intristisco, mi innervosisco. Sbatto la capoccia contro il muro delle cose che non riesco a cambiare ma non so neanche accettare e quindi sono praticamente chiusa tra due scaffali di quelle librerie scorrevoli salvaspazio che si stringono sempre di più a sandwich intorno alla fragilità della mia cocciuta esistenza. Ogni tanto arrivi tu di corsa e mi liberi dalla morsa, ogni tanto rimango spappolata e forse qualcosa la imparo, forse no… perché mi piace anche sbagliare e essere capricciosa. Tu lo sai bene. Lo sai meglio di me. Ecco da questo punto di vista tu mi conosci più di me stessa eppure anche se mi sei dentro più delle fibre che fanno i miei muscoli non ci capiamo! Ma come? Come si fa? Nemmeno tu lo sai. E allora ci proviamo insieme come ogni volta, come due musiche stonate tu fai la batteria io la melodia e cerchiamo di trovare l’accordo. Tu: completa alterità nel senso più puro del termine, mi stai di fronte come una montagna da scalare a volte; altre volte come una grotta in cui scendere al buio. Io dal canto mio ti sto davanti come il mare aperto e come un vicolo cieco e così facendo continuiamo ad andare per mano. Verso cosa non si sa. Non si sa se l’accordo lo troveremo mai, non si sa fino a quando tu vorrai esaudire le mie infinite richieste e le modifiche che mi piace apporre alla nostra canzone, non si sa se tu la saprai suonare, non si sa se io all’improvviso farò una grande stecca in pieno concerto. Io so solo che ogni tanto le cose che vedo confrontandomi con te mi fanno più male che bene, come un vetro che mi si spezza dentro, e non importa che tu non le abbia fatte apposta, fanno male e basta, e ti perdono ma fanno male comunque, e mi chiedo se è giusto, mi chiedo cosa ci posso fare e intanto continua a fare male… arriva una altro momento in cui invece mi sento attaccata a te da una colla speciale, come fossimo le due eliche della spirale del DNA perfettamente uniti e combacianti. In quei momenti sembra tutto avere senso anche se non ce l’ha e si va avanti, su e giù per questa altalena. Se qualcuno mi potesse dire il segreto: ecco il limite sta lì e sappi che più di questo non otterrai da nessuno. Forse me ne saprei fare meglio una ragione, ma farebbe male lo stesso??? Ho capito però che se riuscirò ad abbracciarti quando voglio strozzarti forse farò un passo in più verso di te e verso la via della tua accettazione e comprensione. Speriamo bene…

marzo 2009

Come faccio a smettere di farmi domande che mi tormentano? come si fa quando hai vissuto gli ultimi cinque anni della tua vita in un modo a farne improvvisamente a meno? Come faccio a recuperare le forze che mi hai strappato via? a me che credevo di essere invincibile. ho scoperto che non lo sono affatto… ti ringrazio. eppure quanta rabbia adesso, quanta insoddisfazione, quanta ansia di capire dove devo andare, o forse dove sto già andando semza saperlo… fa tutto paura come quando ti svegli di notte all’improvviso e non sai dove sei, ne vicino a chi. ci vuole un po per riabituare gli occhi e iniziare a distinguere le forme intorno, tastare con la mano per capire dov’è il muro. sono in questa fase. una fase angosciante a volte e faticosissima insieme. però bella. chi non si perde mai non ritrova mai se stesso e io ho incontrato da poco me stessa per la prima volta. una nuova persona, che non conosco, che non so prevedere, le faccio domande ma lei non sa che dire, si guarda intorno e forse piano piano riscoprira la luce e il piacere di un nuovo equilibrio, avrà fiducia di riaffidarsi ale mani del destino in cui crede sempre tanto generosamente. e forse come al solito, sarà in quel momento in cui smettera di cercare che trovera le cose piu belle… lo auguro tanto. a me stessa.

aprile 2009

Tu all’improvviso ne hai avuto abbastanza di me. Può succedere, solo che avrei preferito capire che stava succedendo. Adesso che siamo lontani sei come un estraneo per me, perche la persona che amavo è morta, scomparsa nel vuoto della distanza. Sei rimasto convinto che io sia cattiva, anche se dentro sai che c’è del buono in me che non so tirare fuori. Il semplice fatto che tu continui a pensarla cosi è un chiaro segno che il tuo schema interpretativo su di me è impossibile da cambiare e questa è la vera ragione per cui è veramente finita. Ma non sai per quanto tempo ti ho amato ancora e le tue parole sono risuonate come un ostile ricatto: piu fai cosi meno mi viene voglia di tornare indietro? Ma allora ci pensi ogni tanto? Perche non lo dici?
Il grave problema è che io sono stata fatta a metà come nella toria di Platone, vagabondo cercando il pezzo che mi manca e non riesco proprio ad abituarmi a vivere senza. Mi dovrei bastare, dovrei amarmi prima di tutto e finalmente essere felice di dedicarmi solo a me stessa, e invece mi sembra una punizione. mi sembra inutile vedere una cosa bella e non avere qualcuno con cu condividerla. La domanda che più mi preoccupa soprattutto è quanto ci vorra per ritrovare una sintonia cosi con qualcuno? Mi rendo di conto quanto sia raro e anche di come chi capisce di averla allora e disposto a scendere a compromessi, perchè l’amore in fondo è questo. E trovare l’accordo tra due cose incommensurabili e a volte dalla convivenza impossibile. l’amore è una bilancia e se uno dei due piatti è vuoto io sono seduta per terra, non posso oscillare e dondolare dolcemente nell’aria come quando tu stavi dall’altra parte. La gente matta che ama arriva anche ad accettare un tradimento pur di sapere che quella persona resta tua e veramente solo tua, in quel modo unico.
Basta ti lascio andare, prche amare e lasciar liberi di fare, mi dispiace solo che non siamo riusciti a parlarci da grandi.

Prendi ora il più lungo respiro
punta gli occhi nei miei
ci parliamo da grandi davvero
se vuoi

C’è un dolore che è un viaggio da fare
che come viene andrà
ci soffio ma non può bastare
per ora resta qua…con me

C’è una cura che è fatta di bene
ma il bene cos’è?
e’ la fatica di un passo indietro
per fare spazio a te

Vale una vita quest’istante segreto
che piega tutti e due
che di un silenzio fa un saluto
e da una fa due vie

Tu vai
tu corri io sto
tu chiedi io do
siamo grandi o no?!

Perchè tutto l’amore che prendi
un giorno lo ridai
quel giorno si diventa grandi
o grandi non si è mai

Tu vai
tu corri io sto
tu hai chiesto io do
siamo grandi o no?!

Tu corri io sto
se la vita lo chiede
siamo grandi o no?!

C’è un cammino che è l’unica scelta
che domani farai
ci parliamo da grandi stavolta
sei pronta allora vai…se vuoi
(Eros)

agosto 2009

Classificherò questa come la telefonata più triste della mia vita.
nella mia testa per sei mesi una sola domanda ripetitiva. perche hai fatto una cosa del genere? a me a te a noi? perche?
perche non ci hai voluto neanche provare a salvare le cose?
perche non mi hai dato una possibilità, un ultimatum, qualsiasi cosa…
la tua spiegazione seppur logica non convincera mai il mio cuore, perche il cuore non sente ragioni.
il cuore è un organo stupido.
il cuore ha continuato a dirmi che se tu fossi tornato un giorno io ti avrei detto si, ti avrei detto ci provo.
perchè la cosa di cui più mi sono convinta in questi mesi, in cui peraltro comunque non sono ancora guarita abbastanza, è che l’amore occupa un posto talmente importante nella mia vita che io un amore così non me lo farei scappare mai, o almeno, mai più.
avevo bisogno di crescere e di fare anche tutte le cose per la cui mancanza ti ho sempre un po anche incolpato, eri arrivato troppo presto, mi dicevo.
E poi tanto male, tanta rabbia, tanta paura. sicuramente mi hanno cambiato. e non saprai mai come, non hai mai avuto la curiosità di saperlo. come mai?
una parte di me, di cui non ho mai voluto ammettere l’esistenza forse sperava sempre che saresti tornato.
Se non lo hai fatto per orgoglio, per stare coerente a una decisione della tua vita, allora hai fatto un grande errore. io dubito che te l’avrei fatta pagare, perchè so benissimo che era anche colpa mia, credo che avrei avuto la voglia di ricostruire, non di distruggere, e lo avrei fatto con tutte le mie energie.
ma ormai mi hai perso, mi hai prso per sempre, come tutte quelle persone che ho incontrato ultimamente che all’amore non credono, che quando vedono ostacoli rinuciano, che non pensano mai che valga la pena… questo è il mondo in cui viviamo oggi. e più va avanti così più io diventerà al contrario una inguaribile romantica. ma non sarò tua.
io lo so che non ti amo, eppure una telefona del genere mi ha messo totalmente a terra, uno strazio ulteriore come non fosse stato già abbastanza lasciarsi una volta, mi è sembrato di lasciarti di nuovo, forse adesso veramente, forse adesso capendo davvero perchè e per come…
per un po sono stata anche meglio di cosi, e invece adesso ad agosto faccio di nuovo i conti con tutto, il tempo che passa, i pensieri di cosa stavo facendo un anno fa, l’estate, mi manchi di più, e soprattutto la tua frase che ho in testa che dice ne parliamo ad agosto… e la certezza nel mio cuore che tutto si sarebbe risolto.
voglio riavere le cose che mi hai portato via, la mia felicità che non riesco più a trovare da nessuna parte, la mia serenità, la mia voglia di ridere, le coccole, il lago, il natale di casa tua, la cucina di tua mamma… un sacco di cose a cui ero troppo affezionata e che mi mancano da morire…
riddammele!
Sono tanta stanca stasera più del solito di questa situazione e di stare così.
e ho fretta, fretta di trovare qualcun altro perchè fino a quel giorno quella porta rimarrà eternamente socchiusa e non c’è modo di chiuderla del tutto, l’unico modo è innamorarsi di nuovo.
ma l’amore non si cerca, è sempre lui che trova te, e so per certo che per me è ancora molto lontano.
tu nel tuo cuore non lo hai più trovato.
trovo solo calcoli e pensieri, frasi come ormai non si può più tornare indietro.
beh se sei felice così ti faccio tanti auguri.
io credo che vivresti una vita più bella se non pensassi così.
addio.

-la sensualità sta in cio che non si svela-

3 risposte a “l’amore e io

  1. Ciao Lauretta, sono sempre io (?!?!?!)
    Ho ri-letto queste tue righe e devo, con mio sommo rincrescimento, confermare quello che e’ stato scaturito dalla tua esperienza e, soprattutto, dalla tua sensibilita’ che, per mia fortuna, conosco abbastanza. Dall’alto della mia veneranda eta’ e dalla mia lunga esperienza di studioso/conoscitore dell’essere umano sono giunto alla conclusione che non esiste, o meglio, e’ molto difficile far co-esistere un rapporto del tipo che tu, come anche tue + o – coeetanee, sognano e isperano. Trovo semplicemente deliziosa e intrigante l’ingenua (e cio’ non vuole assolutamnente sminuire la persona, anzi) idealizzazione della vita relazionale. Personalmente sono molto affascinato da questo, putroppo in via di estinzione, modo di pensare ed intendere il “rapporto” che si trova soprattutto nelle, per me, tenere fasce di eta’ quale la tua. Infatti, come giustamente hai annotato, appena si comincia ad avvicinarsi alla fatidica soglia dei trenta le donne (perche’ a trenta si e’ donne, punto) si guardano intorno e chi c’e’ c’e’. E questo e’ sia molto triste sia molto spiacevole per il povero malcapitato di turno al quale, probabilmente, in virtu’ di un narcisistico egoismo pretattamente femminile, si sta’ rovinando la vita oppure, al meglio, il prossimo immediato futuro. Questa considerazione scaturisce dall’enorme differenza tra maschi e femmine, perche’ alla fine di questo si tratta (all’inizio). Fondamentalmente l’essere umano e’ un “animale” che, alla bisogna, si lascia soggiagare dai propri istinti come ben saprai, forse?. Il maschio studia “la preda” da un punto di vista estetico per garantire alla progenia una sicura riuscita e sviluppo; la femmina “si lascia” accalappiare dal maschio in virtu’ della protezione che egli potra’ assicurare a Lei e alla prole, unita alla garanzia del soddisfacimento dei bisogni primari. E’ evidente che questa e’ una spiegazione palesemente semplicistica, ma necessaria, per poter “afferrare” da dove partire e come si arriva al punto che tu, sopra, hai descritto molto chiaramente. Ho riscontrato che “al giorno d’oggi” i maschietti hanno subito una notevole regressione dal punto di vista del pieno significato della parola “Uomo” e quindi, le femminucce, sono molto insicure sulla scelta della persona con cui poter con-dividere, perche’ di questo si tratta, la propia vita (almeno per un tratto). Guardandomi intorno e avendo avuto modo di scambiare qualche parola con i “ragazzi” odierni non vedo grandi possibilita’ di futuro per le giovani coppie (e questo non lo sostengo io perche’ se si e’ Donne con la “D” si capisce da se). Le donne si sono di molto emancipate ed hanno una visione piu’ ampia e chiara della coppia e, soprattutto, in genere, sanno cosa vogliono; e quello che vogliono le donne i giovani virgulti non solo non possono fornirlo ma non ci pensano nemmeno viste le precarie condizioni sociali di come e’ progredita’ la societa’(fare sacrifici per “noi” e privarsi dell’irrinunciabile e’ una idea scomparsa da anni nei mascoli). Cosi’, carissima Lauretta, non e’ infrequente incontrare coppie con notevoli differenze di eta’; ma non come molti sostengono (e a volte sara’ anche vero) perche la “ragazza” ha voluto trovare la (famosa)sistemazione ma anche, e soprattutto, perche’ i giovani maschi d’oggi sono un po’ “comodini”, vuoi per l’iperprotettvita’ delle famiglie vuoi per la consapevolezza che visto che il futuro non appare roseo non ha senso, avendo gia’ dei problemi, crearsene degli altri ancora piu’ insostenibili. D’altronde qualcuno ha detto che la coppia e’ dividere le spese e i problemi in due che da solo non avresti. Voglio, per il momento, terminare queste mie considerazioni che, se vorrai, potremo riprendere in un secondo momento. A tua disposizione, il tuo amichetto Ucash (ma non so’ se si scrive cosi’…)
    abbracci et baci Wawa 05/02/2009

  2. “In amore preferisco il sempre al mai:
    Ti amerò sempre…
    è molto meglio di:
    Non ti lascerò mai…”

    Voglio ancora credere che non esistano regole in amore. Credo nella persona giusta, credo che ci sia per tutti, credo che quando la trovi finisca il momento in cui ti chiedi cosa devi fare per trovarla, credo che in quel preciso momento capisci che puoi fare o dire tutte le cose più “sbagliate” del mondo e comunque nascerà l’amore, credo che… sia difficilissima da trovare, ma non impossibile. Credo infinitamente che lo stesso valga per le donne di 20, 30, 40, … anni. Credo di non essere un sognatore, credo che la conferma a tutto questo stia negli occhi di tutte quelle coppie che, sposandosi, hanno deciso di “crearsi nuovi problemi”, insieme…

  3. non ho mai lasciato un commento in un blog, lo faccio solo per dire che ho 38 e che quello che ho letto rappresenta perfettamente quello che ho provato poco tempo fa. Non è solo ben scritto, è tremendamente vero

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