Boccette e Bocciofile

Le bocciofile in Emilia sono un’istituzione. Sono luoghi affascinanti dove si incontra l’umanità quella vera. Nell’ultimo anno ho iniziato a frequentarne tante, come capita con una di quelle cose che non penseresti di fare mai nella vita e poi il caso ti ci porta. Prima di tutto non sapevo neanche che esistesse una disciplina chiamata boccette, né che sul tavolo da biliardo si potesse giocare senza stecche, né che esistessero biliardi a buche strette o addirittura senza buche e per di più riscaldati. Il biliardo che conoscevo io era il classico 8 palle, il pool americano da pub, amici e molta birra.

Ho cercato di capire da dove deriva tutta questa diversificazione di sottocategorie e modi di giocare così vari, ma lo ammetto, resto un po’confusa. Partiamo dal fatto che come nella categorizzazione scientifica delle specie animali dove si usano famiglie, genere, classe, ordine, ecc., nel biliardo esiste -tra i mille altri tipi diffusi nel mondo per aree geografiche (lo snooker in UK, la piramide Russa, le specialità orientali…)- un sottomondo di specialità detto biliardoall’italiana. Sotto questo ombrello della carambola ci sono versioni con e senza stecca e con o senza birilli. Quelle senza stecca e cioè a lancio manuale della boccia (la bocciata) hanno sempre i birilli: 4 bianchi e uno rosso centrale, che servono per segnare più punti in partita- e i tipi principali sono due: le boccette e le boccette alla goriziana. Nelle boccette che è la versione che seguo io qui in regione, ci sono 4 palle bianche e 4 rosse per ciascun avversario o coppia di avversari e un boccino blu a cui ci si deve avvicinare il più possibile esattamente come nel gioco delle bocce da spiaggia al “pallino”.

Per ora ho capito che per esempio le boccette non esistono in tutta Italia, sono maggiormente diffuse in Emilia, Toscana, Marche, Liguria. La goriziana va da sé che ha una sue entità e diffusione a nord-est. Al sud non ho capito se e cosa si gioca (credo si siano diffuse solo le versioni con la stecca). Ancora una volta il nostro paese mi stupisce, mi affascina scoprire che sia fatto in realtà da tanti antichi feudi con le loro tradizioni e la loro cultura.

Comunque, tornando a noi, i tavoli da biliardo boccette si trovano dentro le bocciofile che sono attrezzate in primis per servire e intrattenere i nostri cari pensionati con i lunghi campi indoor per il gioco delle bocce. (Luoghi perlopiù freddo umidi che non alleviano i reumatismi.) Anche qui con una tradizione ben più antica e con una diffusione mondiale ne esistono mille varianti (raffa, lyonnaise, petanque…). L’importante, nonché succo della questione di questo breve post, è che nelle bocciofile ci si aggreghi, si giochi a carte e a tombola, si legga il giornale, si beva il caffè, si parli di calcio e politica, ma soprattutto si mangi.

Ora, facendo l’esempio delle boccette, in cui ci sono competizioni a squadre come i campionati regionali con varie categorie (A1-A2-B-C) e competizioni per singoli giocatori; all’interno delle squadre i giocatori sono divisi per gareggiare come coppie o come singoli alle varie gare che si tengono spesso il sabato e la domenica e possono andare avanti dal mattino presto per una giornata intera; da qui la chiara esigenza di rifocillarsi tra una partita e l’altra. E’ interessante e credo piuttosto peculiare della regione Emilia questa commistione tra bocce e cibo. La bocciofila di Modena di Via Verdi è nota servire i migliori tortelloni misti di tutta la città, in un ambiente spartano con le tovaglie a scacchi rossi e bianchi e il puzzo di gnocco fritto che ti rimane addosso per un mese, litri di Lambrusco e Pignoletto DOCG e kg di burro sciolto che unge i piatti. Queste sono le bocciofile emiliane. Che al giovedì sera fanno i Borlenghi e nel weekend cucinano per le famiglie e le comitive di amici. Diciamo che per amore alla fin fine non mi dispiace poi tanto frequentarle, alzarmi alle 7 anche qualche domenica e spesso passare la giornata muta, immobile per non distratte i giocatori concentratissimi e atrofizzata dalle sedute scomode. Come potete immaginare, in tali ambienti la presenza femminile tra i giocatori è molto bassa, nel pubblico anche: a volte ho contato fino a 40 uomini nella stessa stanza e poi io, unica donna. Anche la presenza under 30 é molto scarsa. Nelle bocciofile mi piace osservare questa fetta di Italia, i vecchietti che sonnecchiano col cappello calato, scommetto per chi voteranno alle elezioni, mi chiedo se le loro mogli siano a casa a godersi un po’ di pace e guardare la tv. Chi sono questi giocatori? Quando hanno imparato a giocarci e come ci sono capitati? Che lavori fanno? Sono bravi padri e mariti? Ogni tanto ci sono anche dei gruppi di stranieri che si ritrovano anche loro li a fumare e fare qualche partita a carte, segno del nostro tempo e di un’Italia che, se vuole, sa integrare.

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mia nonna era monarchica

Mia nonna Ines nacque il 27 gennaio 1918 a Meduna di Livenza, aveva la terza elementare e avrebbe volute studiare – la riforma che introdusse l’obbligo scolastico fino a 10 anni di età (5 di scuola elementare) fu varata nel ‘23 mentre lei terminò la scuola quando raggiunse l’età di 8 anni nel 1928.

Ci ho pensato mentre mi immaginavo i mei prossimi 35 anni professionali prima di una pensione che forse non basterà neanche per pagare le bollette. Come faremo a lavorare ancora per tutti questi anni fino a 70-80 anni quando saremo rintronati come delle campane, ma soprattutto considerato il mio attuale livello di sopportazione massima fisso a 3 anni nello steso ruolo.

Da linkedin.com

Il nostro sistema universitario impone un percorso lungo e troppo teorico. Se tutto va bene dopo aver fatto mille lavoretti come barista, cameriere, impacchettatore di regali sotto natale nei centri commerciali mentre finivi gli studi, entri nel mondo del lavoro tra i 26 e i 28 anni senza avere nessuna idea di cosa significhi stare alle dipendenze di qualcuno. Produrre qualcosa, dover rendere conto dei risultati, ricevere uno stipendio.

Ecco mia nonna a 10 anni era già fuori dai banchi di scuola a fare la sarta, si occupava dei fratelli piccoli e poi andò anche a servizio in Svizzera.

Siccome a casa avevano la macchina da cucire c’era un soldato tedesco che durante la seconda guerra mondiale si stabilì a casa loro. Lei mi diceva sempre che era gentile e fu una occupazione cortese per così dire. Geograficamente stiamo parlando del triveneto, avete presente il ponte di Bassano e i partigiani?

Mio nonno Vincenzo era un alpino e dopo la guerra faceva la guardia forestale e trasferì tutta la famiglia in Alto Adige. Nei racconti di mia mamma di quando era piccola ci sono cose come: stalle, cavalli, mucche, inverni freddi e servizi igienici in mezzo al cortile non in casa. Polenta e latte a colazione. Legna per il fuoco. Giocare con un legnetto e immaginarci un mondo…

Avete presente quando si dice “ha lavorato una vita”??? Ecco quelli sì erano anni in cui si lavorava una vita, una vita intera, con una infanzia interrotta precocemente a favore di anni e anni e anni di sacrifici.

Ma che ne sappiamo noi? Le prospettive attuali sulla cessazione dell’attività lavorativa sono talmente assurde che non trovo nessun senso logico nel preoccuparmene. Penso alla mia nonna e mi faccio coraggio.

Mia nonna votò per la prima volta il 2 giugno del 1946 e votò Monarchia, quando me lo raccontava mi diceva che i reali le stavano simpatici e le dispiaceva che andassero via.

I RADICALI SONO I BUONI

Se la politica fosse una serie tv o un film di fantascienza i radicali sarebbero i BUONI e Emma Bonino praticamente sarebbe come il maestro Yoda.

Reuters

La nuova campagna elettorale ha fatto riemergere in me un senso di nausea per il desolante panorama politico attuale. Personaggi ed interpreti: da un lato una specie di Darth Vader vecchio e grottesco che muore e poi resuscita sempre, un giovane Luke Skywalker che sembra paladino del bene ma in realtà è figlio del male pure lui, un robot ottuso, un gorillone peloso che parla solo a versi, eccetera eccetera… i parallelismi sono molti e lampanti.

Insomma ho pensato che per una volta anche se la legge elettorale non premia il voto ai piccoli a causa delle soglie di sbarramento e strategicamente non ha senso votare con un voto che va perso chi non è sicuro di passare, questa volta me ne frego, vorrei stare dalla parte dei buoni.

I radicali sono fortissimi nella teoria e nei principi etici e forse –si dice- poco forti nella pratica. Del resto è vero anche che finché rimangono un isolotto felice di utopie e non possono davvero governare non si scontrano con la difficoltà concreta di far quadrare il cerchio. Ve lo chiedete mai voi come sarebbe un mondo (o almeno un’Italia) governato dai radicali?

Tanto per ricapitolare, i principi a cui si rifanno i radicali sono (dal sito www.radicali.it):

la difesa dello stato di diritto e della democrazia, il metodo della nonviolenza-gandhiana, la laicità e la libertà religiosa, il federalismo europeo, l’ambientalismo, l’antiautoritarismo, il liberalsocialismo, l’antimilitarismo, il liberalismo democratico, l’antiproibizionismo. (…)

Al Prntt (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito) si devono riforme storiche quali la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, la chiusura delle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi, l’approvazione della prima legge europea sui diritti dei transessuali.

Un mondo ecologicamente sostenibile, con la prostituzione regolamentata, la marijuana libera, i diritti umani garantiti, gli immigrati come fratelli, i gay e i trans come vicini di casa con i loro figli adottivi; in cui chi vuole morire muore dignitosamente, il tutto dentro un’Europe federalista. A qualcuno, il mondo dipinto così farebbe sicuramente inorridire e invece a me incuriosisce.

Un mondo in cui i buoni trionfano sui cattivi e la galassia può prosperare. Bisognerebbe dargli una possibilità…

Spiegazioni sul Rosatellum da Le formiche.it

“(…) sono le segreterie di partito a predeterminare, decidendo l’ordine di lista, chi entra in Parlamento, senza alcun ruolo da parte dell’elettore. Nel proporzionale puro della prima Repubblica, va detto, era possibile invece votare fino a tre singoli candidati. Le liste che non raggiungono l’1 per cento non portano voti al loro schieramento. A questo punto si suddividono i seggi in base alle percentuali ottenute dalle coalizioni e dalle singole liste a livello nazionale per determinare quanti seggi spettano a ciascun soggetto.”

difetti della vista di storia e politica

Ho riguardato “1992 la serie” di recente, e ho pensato al grande ritorno di Berlusconi in questo 2018, ho pensato che mentre vivevamo la sua ascesa in quegli anni in cui esplodeva manipulite, non sapevamo che sarebbe durato tanto, ma i segnali c’erano tutti.

Immagine di Berlusconi prima e dopo.

(a parte notare che ha più capelli adesso che nel 1994, ma vogliamo davvero tenerci ancora tra i piedi sto vecchio???)

Ad esempio, se riguardiamo con gli occhi di oggi gli avvenimenti di allora, i rapporti della politica e dell’industria con la mafia sono lampanti. Io ero bambina, ma me ne ricordo tante di quelle notizie che ascoltavo seduta sul tappeto verde pino del salotto la sera, quando mia mamma guardava il TG1 di Frajese, Badaloni, Lilli Gruber con la frangetta phonata… Gli attentati. Gli scandali. Lo show del Bagaglino. L’esilio di Craxi. Il discorso che fece Bettino alle Camere sul finanziamento illecito ai partiti.

Se lo riascolto oggi, quel filmato che per me è un simbolo di rottura importantissimo, mi fa venire i brividi. Si fa anche un po’ fatica a seguirlo –lui che era il mago della retorica- ma in quel video dice delle cose gravissime. Dice che si sa da sempre che i partiti ricevono fondi irregolari attraverso canali non ufficiali. Al processo Cusani dice anche che questa pratica è nata dopo la seconda guerra mondiale quando i servizi segreti volevano controllare i partiti e la situazione politica in Europa (cita le fonti illegali del PC fornite dal KGB fino all’81). Era perfino normale in quel contesto storico. Poi questa pratica è rimasta in uso e si è evoluta, e la zona grigia è cresciuta, e improvvisamente manipulite ha voluto scoperchiare situazioni che sapevamo tutti che andavano avanti così da tanto, tanto tempo… Parla anche di Napolitano – un uomo che 20 anni dopo era ancora al potere de è diventato il nonno beniamino di mezza Italia e nostro Presidente della Repubblica- di quando era Ministro degli esteri per il PC e non poteva non sapere; e della FIAT e di tutti gli interessi privati che improvvisamente si dichiararono vittime dicendo di essere stati concussi quando erano loro stessi concussori e finanziavano i propri interessi economici in politica.

Craxi ha ammesso le tangenti ma non ha mai ammesso il fine di arricchimento personale (vedasi Enrico Cuccia e i lingotti nascosti nei pouf del salotto). Insomma in quel filmato Craxi dichiara una cosa tanto palese e tanto grave che quando ce l’hai davanti per la prima volta non la vedi. Non la metti a fuoco. Devi prenderne distanza come i presbiti. Se solo –mi dico- contro altri personaggi venuti dopo o altre vergogne del nostro paese l’opinione pubblica avesse avuto la stessa reazione, la stessa indignazione dimostrata alla caduta di Craxi. Invece è diventato normale e nessuno si è stupito più del fatto che siamo governati da certi soggetti. Che il mondo è pieno di ladri. Invece di demonizzarli abbiamo consacrato a idoli nazionali persone come Maurizio Corona, per fare un esempio non-politico. E questo dice molto.

Ecco, siamo dei presbiti rispetto alla storia, rispetto a quello che succede di epocale nel momento in cui avviene. Vediamo il presente sfuocato. Io che sono convinta del fatto che solo alla presenza del dubbio sul reato chi ricopre ruoli pubblici dovrebbe allontanarsi per primo dai saloni del potere. Figuriamoci i pluricondannati. E dopo 26 anni ancora non siamo riusciti a epurarci da quel tipo di politica, da quelle stesse persone. Ci rendiamo conto di quanto sia grave che 30 anni della storia del nostro paese, del nostro destino di Italiani, si rimbalzano sempre tra gli stessi esseri umani??? Dove saremmo potuti essere oggi se avessimo sfruttato questi 26 anni disfandoci di quelle persone –lo dico colpevoli o no, onesti o corrotti che fossero, non importa, disfarcene solo per il principio del ricambio. Come quando al mattino apri la finestra per cambiare aria, perché fa bene punto e basta.

Ma la storia è viva, è una bestia che si agita mentre cerchiamo di domarla, la storia accade mentre la viviamo e proprio per questo non la comprendiamo. Non la percepiamo nei segnali di allarme che ci dà. Per questo –e va fatto spesso- bisogna fermarsi e ripensare, rielaborare, mettere a fuoco. Aprire cassetti, rileggere cose, riascoltare racconti come questo video di Craxi.

Tra qualche anno sui libri si leggerà di Trump e della crisi con la Korea e ci sarà un prima, un durante e un dopo. Ci sarà una linea di eventi definita. Delle cause e delle conseguenze che emergeranno. Solo che adesso, mentre le viviamo non le possiamo vedere. Ogni tanto al mattino mentre ascolto la radio mi chiedo cosa succederebbe se facessero esplodere qualche bomba per davvero. Se ci fosse davvero una guerra nucleare. Se andremmo a lavorare lo stesso. Come niente fosse. Cosa diremmo a chi amiamo quando li salutiamo al mattino perché non sappiamo se li rivedremmo la sera. Mi chiedo queste cose. Come rivaluteremmo tutto e metteremmo in discussione ogni singola cosa (tra cui il nostro sistema politico) che adesso per pigrizia e per accidia lasciamo stare così com’è. Com’è sempre stata.

Questo mi fa pensare che anche per le relazioni sia così. Gli amori si possono mettere in prospettiva solo allo scadere di un certo tempo, solo trascorso un certo periodo. Perché le cose si depositano, i fatti sedimentano e le emozioni stratificano e poi si possono vedere chiare. Ci si può vedere attraverso, alle emozioni, dopo che il torbido è diventato limpido e si ridistribuiscono le colpe. L’amore non è cieco, l’amore è presbite.

Sul pensiero critico e i vaccini

Prendete quello che ho scritto per un momento di riflessione, senza polemica.Operando online in qualsiasi forma abbiamo delle responsabilità su quello che postiamo o linkiamo che siano foto, video o contenuti di testo. Quando si toccano argomenti delicati non si può essere superficiali, non basta fermarsi alla prima fonte. Piuttosto di postare qualcosa di cui non siamo sicuri è meglio lasciar stare, secondo me. Ultimamente penso che più che “nell’era dell’informazione digitale” in realtà viviamo nella disinformazione. Navighiamo in un mare in cui galleggiano una maggioranza di fake news e cose distorte mentre le notizie vere, i fatti, sono la minoranza, sono difficili da trovare e identificare.

Tutti conosciamo l’uso dei cookies e il nostro computer e smartphone sembra che ci leggano nella mente proponendoci sempre un certo tipo di pubblicità o facendoci rivedere cose che abbiamo cercato in precedenza. Questi sistemi di tracking delle nostre preferenze costituiscono strumenti potentissimi; quando facciamo una ricerca online crediamo di visualizzare “tutti i risultati”, in realtà internet ci propone cose che confermano sempre il nostro pensiero o quello che abbiamo già cercato.

Fate una prova, cercate una teoria qualsiasi e aprite diversi link e poi dopo un po’ provate a cercare il suo contrario, troverete comunque i primi siti aperti riproporsi.

Faccio questa premessa perché credo che dobbiamo cercare di gestire consapevolmente questa manipolazione. È vero che abbiamo l’accesso a internet ed è già un grande sintomo di libertà rispetto a tanti paesi in cui vige la censura (presto metterò un post sul mio viaggio a Cuba, e un esempio recente è la Turchia dove a fine Aprile dal governo è stata oscurata Wikipedia), ma non tutto è davvero libero come sembra.

Non volevo parlare di vaccini, ma poi ho fatto una riflessione. Mi sono accorta che il nostro cervello funziona un po’ allo stesso modo di internet. Cerchiamo per natura le conferme alle cose che ci fanno stare bene con noi stessi, che sono coerenti col nostro sistema di valori perché confermare quello che crediamo già è più comodo e più facile rispetto a mettersi in crisi e cambiare vedute. Credere una certa cosa ha senso e valore per noi perché all’uomo non piace sentirsi perso, confuso e insicuro.

Nasciamo e cresciamo in un certo ambiente in cui formiamo le nostre opinioni e orientamenti. Abbiamo sempre una base di partenza che è la nostra educazione ed esperienza. Faccio l’esempio pratico col tema “vaccini”: se la mia esperienza è sempre stata positiva cercherò di confermare a me stessa che è una cosa buona farli. Se poi un giorno ho avuto una forte reazione a un vaccino, una esperienza negativa mi segna allora cercherò le prove per dire che fanno male, cercherò di capire perché e trovare legami e teorie a sostegno di questo e la mia opinione forse muterà. La maggior parte delle volte però l’uomo ragiona per causa/effetto in sequenza temporale, invece gli studi scientifici non sono così, sono complessi elaborati e vasti.

Mia sorella è un medico e in generale io mi fido della scienza, della medicina e della ricerca. Quando però un tema diventa così controverso e sotto i riflettori, mi faccio naturalmente delle domande, anche se sono sempre stata portata a pensarla in un modo per educazione e influenze dell’ambiente, cerco di essere critica e per dover di cronaca verso me stessa leggo anche le teorie opposte per vedere se mi convincono.

Video te lo spiego:
https://www.youtube.com/watch?v=rDcGRvWvXl0

Il falso legame tra vaccini e autismo è storia vecchia su cui non mi soffermo, eppure è una bufala che ancora sopravvive e ed è durata tantissimo.

Invece, a proposito del nuovo vaccino (non obbligatorio) contro l’HPV sul mercato da circa 10 anni, ho cercato e letto molto; essendo piuttosto recente gli studi “a posteriori” hanno bisogno di più tempo e anche di più dati, nel frattempo non si è potuta scientificamente dimostrare la correlazione tra vaccino e l’insorgere di malesseri o malattie in alcune ragazze (se non per un ragionamento semplice di sequenza: prima stavo bene, poi ho fatto il vaccino, poi stavo male, allora è colpa del vaccino.) Ci sono comunque molte questioni aperte e questo vaccino HPV merita certamente ancora attenzione e approfondimenti; si dice che è stato commercializzato in modo affrettato e propagandistico, allarmando troppo la popolazione e senza presentarne chiaramente rischi e benefici. Io non ho ancora una opinione definita perché le informazioni sono ancora troppo poche, però si tratta solo di un tipo particolare di vaccino, non può pertanto rappresentare la scusa anche per contraddire tutti gli altri che hanno combattuto ormai da centinaia di anni diverse malattie epidemiche.

Faccio un piccolo salto logico. Sapete per esempio che esistono persone che dicono che i tumori non esistono (hameriani) ? Sono come i revisionisti che dicono che l’olocausto non c’è stato. Infatti a poco a poco vengono radiati dall’albo. Eppure in qualche modo anche le cose assurde e oscene acquistano nel mondo di oggi forza e sostegno e riescono a propagarsi e a diventare fonte di “informazione” che molte persone ritengono attendibile e diffondono a loro volta.

A me al solo sentire la parola “revisionista” vengono i brividi. Provo terrore al pensiero che le persone si possano lasciare convincere da chi crede di dover correggere la storia e le ideologie in modo pericoloso e sovversivo.

In internet tutti possono diventare esperti di una materia perché non c’è un filtro di “autorevolezza”, tutti possono intervenire nella stessa arena. Se vado a un congresso sui tumori direi che ho più probabilità di sentire parlare persone competenti invece che on online. E poi è abbastanza facile costruirsi una carriera finta, pubblico (a mie spese) un po’ di cose che ho scritto e le mie teorie farneticanti, faccio qualche video dove intervengo in convegni autoreferenziali organizzati da me ed ecco che sembro un massimo esperto, infine mi faccio notare da qualche radio, mi intervistano in tv e il gioco è fatto.

Per questo bisogna essere cauti. Io cosa posso fare in questo momento? Perché se voglio cercare di convincermi delle cose negative, delle teorie complottiste, del “tutto è male”, troverò sempre pane per i miei denti, ma non vado molto lontano. Invece cercare le prove a sostegno delle cose che credo buone e giuste o perfino palesi, forse sembra sciocco, eppure è necessario, quando nell’ombra del dubbio instillato ho bisogno di rinvigorire le mie credenze.

Voglio essere critica ma lo scopo ultimo non è per me sovvertire l’ordine mondiale, ma avere fiducia in quello che esiste, contribuire a quello che penso faccia bene alla mia società e sia giusto per i suoi individui. Come i vaccini. Quindi ho voluto capire se le opinioni a favore dei vaccini sono abbastanza ben argomentate, e per farlo ho valutato sia tutte le opinioni dei pro che dei contro.

Le informazioni fornite da quelli contro sono generalmente parziali, frammentate o incomplete e spesso costruite in modo tale da fare allusioni, lasciar pensare cose che non sono perché non danno la risposta completa, non vanno fino in fondo…. Ti elencano una serie di cose che dapprima sembrano scioccanti, ma anche se sono vere vanno relativizzate, contestualizzate e allora assumono tutt’altro valore.

Prendo solo una teoria come esempio: i vaccini contengono metalli pesanti che avvelenano le persone. E’ vero li contengono, come adiuvanti necessari al funzionamento del vaccino stesso, per provocare una risposta dell’organismo, però i metalli pesanti sono dappertutto. La quantità nei vaccini non è paragonabile a quella che ingeriamo con un tonno in scatola o respiriamo ogni giorno con l’inquinamento senza battere ciglio. Allora perché tanto shock? Solo perché prima non sapevamo come sono fatti i vaccini e abbiamo vissuto anche molto bene ignorandolo, poi all’improvviso ci sconvolge e mettiamo tutto sotto accusa. Eppure il pesce ha il mercurio, ce lo hanno detto mille volte ma il sushi lo mangiamo eccome, anche nei ristoranti all you can eat di dubbia onestà. Volendo c’è un complotto dappertutto: la case farmaceutiche fanno finta di curarci per farci ammalare, le case automobilistiche ci avvelenano mentendo sui filtri antismog, l’industria alimentare ci avvelena, le fabbriche ci avvelenano, i cinesi che gestiscono i ristoranti sushi ci avvelenano…

Insomma voi contrari non volete vaccinare i vostri figli ma gli date prodotti col BPA, pannolini tossici, biscotti con l’olio di palma e merendine industriali coi grassi cattivi. Il troppo accesso alle informazioni crea tutto questo caos, questo panico e questa malainformazione che si diffonde proprio come un virus.

Qui però l’unico vaccino volontario autosomministrabile è fatto di prudenza e perspicacia.

Suggerimento Libro del Dott. Roberto Burioni: “Il vaccino non è un’opinione”, 2016, Mondadori.

Noi, l’Europa e la nostra idea di società

Io spesso sono inquieta. Da quando gli sbarchi sono diventati la nostra quotidianità. Da quando i morti sono diventati talmente tanti che non ci fanno più neanche impressione. L’anestesia del tragico è preoccupante. Ed è tutta colpa della sovraesposizione mediatica dei nostri tempi.

Sono tempi duri per credere nell’Europa, lo so. Con l’Inghilterra sull’uscio. Un’Europa forte no, ma almeno una debole? Abbiamo tolto barriere interne e ne abbiamo create altre esterne molto permeabili. I popoli che si affacciano nei nostri cortili, secondo me, possono anche rendersi conto che non siamo messi benissimo neanche noi, ma non hanno alcuna alternativa comunque. Non c’è più il sogno del migrante, la speranza nel futuro migliore. Per la maggior parte di queste persone qui c’è solo sopravvivere o morire. Un futuro punto e basta o nessun futuro.

E così a lungo andare è probabile che ci indeboliremo sempre più. Ma non per colpa di queste persone che entrano, per colpa nostra che non sappiamo accoglierle. E la nostra Europa che fine farà? Si frammenterà? O Imploderà?

In tutta questa incertezza la gente si sente spaesata e si affida ai media e ai politici (i quali fanno un uso quasi criminale dei social). Con la rinascita dei nazionalismi la Brexit in primis è stata un’amarissima sorpresa, eppure passano i mesi e non si capisce ancora cosa succederà in questo divorzio… I cittadini britannici essi stessi incerti e sconvolti dalla loro propria votazione. Abbindolati da discorsi facili al limite della demagogia di un rinnovato populismo destrista.

In tutto questo la gente che si beve la facile retorica di certi soggetti e commenta poi i centri di accoglienza, che paragona i soldi per il terremoto con gli aiuti per la gestione dell’emergenza immigrazione, che si sente minacciata dalle facce degli stranieri nelle nostre città tanto provinciali, non si domanda mai quale paese stiamo lasciando ai nostri figli? Non si domanda a chi stiamo affidando davvero il nostro destino? E le donne non si ricordano più che il diritto di voto è costato sangue e anni di lotte? Ogni tanto è bene ripetersi certe cose. Tornare ai principi, pensare alle idee che hanno mosso grandi momenti storici e che nel fare i conti con la realtà quotidiana dimentichiamo.

Io in questi momenti di sconforto ripenso a quando ventenne frequentavo le lezione in via del Santo 28. A quanti ideali coltivavo. Alla bellezza dell’essere giovani. Alla forza irruenta delle cose in cui credevo. Alla mia apertura verso il mondo un po’ ingenua un po’ incosciente. E poi mi dico: “Ma la politica non era una cosa onorevole?”.

Tra le cose di cui non ci ricordiamo più e di cui abbiamo perso il senso profondo cito queste:

Avete presente cosa significava l’esilio politico nell’ antica Grecia (vedasi ostracismo), o ai tempi di Dante e fino alla Seconda Guerra Mondiale?

Avete presente che l’Italia è stata uno degli attori più importanti della nascita dell’Europa Unita nel secondo dopo guerra?

Quando mi sento corrotta dai media nei miei pensieri e anche un po’ razzista, quando mi sento sporca e i miei credo traballano con le gambette deboli, ripenso a John Rawls, il mio filosofo politico preferito e al “velo di ignoranza”.

Nella sua “Teoria della giustizia” Rawls con una astrazione immagina che gli individui prima di costituirsi in società si riuniscano per scegliere dei principi comuni che siano equi, non conoscendo però a monte la loro posizione futura, essi opereranno per cercare di rendere la situazione più favorevole possibile per tutti, perché se poi si ritrovassero ad appartenere ad una minoranza sarebbero belli che fregati! (Questo video della RadioTelevisione Svizzera lo illustra molto bene)

Ogni tanto anche se ci siamo già dentro, anche noi ci dobbiamo chiedere: “che società vogliamo?” Noi -che siamo ovviamente tra i fortunati – non dovremmo augurarci ma soprattutto costruire attivamente giorno per giorno un mondo che garantisca i diritti anche a chi è meno fortunato di noi?

Tutto il resto è il bla bla della disinformazione che ci propinano… Ricordatevi per esempio che rispetto agli anni ‘70 in cui l’Italia viveva anni di vero terrorismo, siamo in un periodo di estremo benessere, la violenza globale e le guerre sono diminuite nel mondo, la gente vive più a lungo, al contrario di tutto quello che i media vi fanno credere, stiamo bene, meglio di prima. Non sto negando che ci siano crisi o problemi, ma la scala con cui li misuriamo e percepiamo è sbagliata. La troppa informazione fa sembrare tutto più grave e più estremo. E ogni giorno vissuto nell’ansia che i media producono, è un giorno della vostra vita perso.

CELEBRIAMOCI

Care Donne,

Avevo ricordato qualche post fa la grande responsabilità di cui siamo investite, che ci impone di andare a votare sempre, perché il nostro voto è un dono recentissimo e dobbiamo ricordarcelo, quando esistono paesi in cui le donne non possono ancora neanche guidare o dove vengono mutilate… Un dono grandissimo conquistato col sacrificio di tante donne come noi che hanno lottato e sono state offese per fare un pezzo di storia della nostra società.

Vorrei quindi celebrare oggi la bellezza della nostra resistenza, alla violenza verbale e fisica, all’insulto sessuale, alla volgarità, alle maldicenze, agli stereotipi classisti di genere con questo post e diversi link a cui vi rimando che ho raccolto in questi anni.

E’ di poco tempo fa il titolo scandalo sulla Raggi. Cose che si dicono solo perché la persona presa di mira è donna.

E’ girato un video in questi giorni di un parlamentare europeo che senza vergogna alcuna in una seduta dice che “le donne sono deboli, e piccole e quindi devono guadagnare meno degli uomini.”

Solo 50 anni fa, me lo raccontava mia nonna, al mattino della prima notte di nozze bisognava provare con il “testimone” la verginità della sposa. Le donne della famiglia si affacciavano alla camera nuziale per constatare gli esiti della prima notte sul lenzuolo del corredo.

Pertanto se non le avete ancora viste vi segnalo due pellicole recenti: Suffragette di Sarah Gavron (2015) e Mustang un film turco di Deniz Gamze Ergüven (2015); che vi faranno venire un groppo in gola ma vi ricorderanno quanto è preziosa la libertà che custodiamo e diamo per scontata.

Un video per dire BASTA al traffico degli esseri umani (in questo caso donne vendute e poi rese schiave della prostituzione)

STOP TRAFIKING

 

Project UNBREAKABLE che colleziona le frasi degli stupratori:

http://projectunbreakable.tumblr.com/

 

Sempre per il tema stupro dall’India un video che ci ricorda che nessuna violenza può essere giustificata da atti o atteggiamenti riconducibili alla donna, mai e poi mai possiamo essere ritenute responsabili della violenza che ci viene inflitta.

IT’S (not) YOUR FAULT!

 

Per concludere un link che raccoglie donne della storia con le palle:

http://www.buzzfeed.com/hannahjewell/historical-women-who-gave-no-fcks?utm_term=.fwwzVVgQ2G

 

VIVA LE DONNE!

E concludo con una citazione che celebra le donne in cucina di questa bellissima terra che mi ospita: “Il motore della cucina emiliana è la rezdora, la regina della casa. È lei che sa fare la pasta e sa usare il matterello, non un “bastone” qualsiasi, ma lungo, meglio di ciliegio, e liscio. La fogliata viene stesa a forma di disco, e il matterello deve superarne il diametro. Inoltre la pasta, una volta stesa, deve essere “rotonda come la luna e leggera come una carezza”: parola del bolognese Giovanni Poggi, fondatore nel 1963 della Confraternita del Tortellino. “

http://cucina.corriere.it/dizionario/emilia-romagna/rezdora.htm