Emilia versus Friuli

Ogni tanto mi chiedo dove finisce il tempo che abbiamo vissuto?

Non lo puoi chiudere nei cassetti. E’ simile a polvere che si deposita silenziosa su di noi. Dapprima non la vedi, solo dopo, a volte, controluce, la scorgi quando si accumula in uno strato grigiastro.

Chiudo gli occhi e mi sforzo di ricordare: cosa facevo e dov’ero nel maggio 2015? Oppure nel dicembre 2013? Ottobre 2008? Come mi vestivo, chi frequentavo, cosa mangiavo?

E più cerco meno trovo.

La memoria è un database strano. Se penso a una persona in particolare legata a un periodo della mia vita o a un viaggio allora riesco a risalire al “quando”. Ma se cerco una data nella mia testa invece non riesco a guardare indietro, il sistema non mi restituisce nessuna esatta fotografia di me stessa. Mi sembra di non riuscire a ricordare nulla.

Da un lato forse è un buon segno che nel passato sembri tutto piatto uguale perché significa che non ci sono molti “eventi traumatici” che fanno da segnaposto.

Dall’altro, però, neanche molti eventi eccezionalmente belli…

Se penso a una cosa che mi ha fatto molto male o molto bene successa anni fa, riesco a sentire distintamente quella sensazione riaffiorare e piano piano vedo i luoghi che ne costituivano la scenografia. Vedo anche come mi stavano i capelli e qual era la mia maglietta preferita di allora.

Posso cercare per evento ma non per data.

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Nessun elemento trovato.

Dietro di me c’è una specie di paesaggio emiliano tutto basso: campi giallastri e lievi nebbie che si sollevano sopra la pianura, mentre il futuro davanti a me sembra sempre come le Alpi viste da Udine: col sole che ci si spacca sopra, il bianco della neve che brilla sulle punte, il verde aggrappato al grigio delle rocce, l’azzurro pungente che fa da sipario.

A23

 

 

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FUROSHIKI

Eccomi di nuovo a dilungarmi sull’Asia. Perdonatemi ma non posso proprio farne a meno.

Ma quanta poesia c’è in Giappone???

Infatti torno a parlarne per un’altra usanza secondo me bellissima.

L’arte di avvolgere vari oggetti piegando un foulard -tradizionalmente quadrato e chiamato furoshiki appunto- per il trasporto dei vestiti, del pranzo nel classico bentō o di un dono (in questo caso la stoffa si predilige di seta o comunque pregiata). Le stampe di queste stoffe sono coloratissime, con vari disegni e hanno anche una simbologia particolare.

Di questi fagottini elegantemente piegati e annodati ce ne sono davvero di bellissimi!


Mi fa pensare a una certa distinta delicatezza che i giapponesi hanno come fosse una loro marcia in più. Un ingrediente segreto che è rappresentato dalla cura che loro mettono nelle cose e in certi dettagli.

Io non so fare bene i pacchetti dei regali, anche perché lo trovo inconsciamente inutile e quindi non ci ho mai messo impegno a imparare bene. La mia è una visione “utilitaristica”: siccome poi il regalo lo scarti e lo usi il pacchetto è di per se una cosa che va gettata e quindi non merita molta attenzione. In questo forse dovrei decisamente essere un po’ più aggraziatamente giapponese…

Quanta ritualità tradotta in gesti semplici eppure così sacri mi meraviglia, adoro questo loro modo di mantenere vivi e far sopravvivere queste tradizioni antiche all’interno del loro stile di vita modernissimo e frenetico.

L’attenzione per l’ambiente e la sensibilità per l’ecologia ha portato il governo nel 2006 a promuovere una campagna per rinnovare l’uso di questa tecnica di trasporto distribuendo uno speciale furoshiki “green” stampato e ricavato da bottiglie PET riciclate. Questo speciale versione è stata chiamata mottainai furoshiki, e qui riemerge tutta la poesia nipponica, infatti mottainai significa il dispiacere per qualcosa che diventa un rifiuto senza averne sfruttato pienamente le potenzialità.

env_go_jp

Sembra che questo “fazzoletto” fosse nato proprio per raccogliere gli indumenti quando i giapponesi iniziavano a frequentare i bagni pubblici (Onsen e Sento) e quindi evitavano in questo modo che gli abiti fossero confusi con altri o persi. Un rituale (quello del bagno e della purificazione) che conduce all’altro.

Il Giappone ha una cultura ricchissima e affascinante come poche: penso alla cerimonia del tè dove un gesto che sembra così banale per noi occidentali superficiali assume rilevanza di pratica spirituale zen e di massima espressione estetica attraverso i fiori (Ikebana) e la disposizione degli oggetti (braciere, ciotole, strumenti ecc.); poi penso ai templi e ai santuari, ai samurai, alla fioritura dei ciliegi (Sakura)… ne avremmo di cose di cui parlare…

C’è in Giappone una spiritualità ineguagliabile che non ho (ancora) trovato altrove.

https://it.wikipedia.org/wiki/Furoshiki

http://www.giapponeinitalia.org/furoshiki-cento-usi-di-un-quadrato-di-stoffa-2/

http://furoshiki.com/techniques

desiderata

I run into this lately, which was really helpful to me in the end, so i’ll share with you.

Mary Schmich speech on Chicago Tribune june 1, 1997 featured in a hit of Baz Luhrmann.

The original text was inspired by the poem DESIDERATA of the American author Max Ehrmann, 1927

Go placidly amid the noise and haste,
and remember what peace there may be in silence.

As far as possible without surrender
be on good terms with all persons.
Speak your truth quietly and clearly;
and listen to others,
even the dull and the ignorant;
they too have their story.
Avoid loud and aggressive persons,
they are vexations to the spirit.

If you compare yourself with others,
you may become vain or bitter;
for always there will be greater and lesser persons than yourself.

Enjoy your achievements as well as your plans.
Keep interested in your own career, however humble;
it is a real possession in the changing fortunes of time.
Exercise caution in your business affairs;
for the world is full of trickery.
But let this not blind you to what virtue there is;
many persons strive for high ideals;
and everywhere life is full of heroism.

Be yourself.
Especially, do not feign affection.
Neither be cynical about love;
for in the face of all aridity and disenchantment
it is as perennial as the grass.

Take kindly the counsel of the years,
gracefully surrendering the things of youth.
Nurture strength of spirit to shield you in sudden misfortune.
But do not distress yourself with dark imaginings.
Many fears are born of fatigue and loneliness.

Beyond a wholesome discipline,
be gentle with yourself.
You are a child of the universe,
no less than the trees and the stars;
you have a right to be here.
And whether or not it is clear to you,
no doubt the universe is unfolding as it should.

Therefore be at peace with God,
whatever you conceive Him to be,
and whatever your labors and aspirations,
in the noisy confusion of life keep peace with your soul.

With all its sham, drudgery, and broken dreams,
it is still a beautiful world.
Be cheerful.
Strive to be happy.

Ladies and Gentlemen of the class of ’99
If I could offer you only one tip for the future, sunscreen would be
it. The long term benefits of sunscreen have been proved by
scientists whereas the rest of my advice has no basis more reliable
than my own meandering
experience…I will dispense this advice now. Enjoy the power and beauty of your youth; oh nevermind; you will not
understand the power and beauty of your youth until they have faded.
But trust me, in 20 years you’ll look back at photos of yourself and
recall in a way you can’t grasp now how much possibility lay before
you and how fabulous you really looked….You’re not as fat as you
imagine. Don’t worry about the future; or worry, but know that worrying is as
effective as trying to solve an algebra equation by chewing
bubblegum. The real troubles in your life are apt to be things that
never crossed your worried mind; the kind that blindside you at 4pm
on some idle Tuesday. Do one thing everyday that scares you Sing Don’t be reckless with other people’s hearts, don’t put up with
people who are reckless with yours. Floss Don’t waste your time on jealousy; sometimes you’re ahead, sometimes
you’re behind…the race is long, and in the end, it’s only with
yourself. Remember the compliments you receive, forget the insults; if you
succeed in doing this, tell me how. Keep your old love letters, throw away your old bank statements. Stretch Don’t feel guilty if you don’t know what you want to do with your
life…the most interesting people I know didn’t know at 22 what they
wanted to do with their lives, some of the most interesting 40 year
olds I know still don’t. Get plenty of calcium. Be kind to your knees, you’ll miss them when they’re gone. Maybe you’ll marry, maybe you won’t, maybe you’ll have children,maybe
you won’t, maybe you’ll divorce at 40, maybe you’ll dance the funky
chicken on your 75th wedding anniversary…what ever you do, don’t
congratulate yourself too much or berate yourself either – your
choices are half chance, so are everybody else’s. Enjoy your body,
use it every way you can…don’t be afraid of it, or what other people
think of it, it’s the greatest instrument you’ll ever
own.. Dance…even if you have nowhere to do it but in your own living room. Read the directions, even if you don’t follow them. Do NOT read beauty magazines, they will only make you feel ugly. Get to know your parents, you never know when they’ll be gone for
good. Be nice to your siblings; they are the best link to your past and the
people most likely to stick with you in the future. Understand that friends come and go,but for the precious few you
should hold on. Work hard to bridge the gaps in geography and
lifestyle because the older you get, the more you need the people you
knew when you were young. Live in New York City once, but leave before it makes you hard; live
in Northern California once, but leave before it makes you soft. Travel. Accept certain inalienable truths, prices will rise, politicians will
philander, you too will get old, and when you do you’ll fantasize
that when you were young prices were reasonable, politicians were
noble and children respected their elders. Respect your elders. Don’t expect anyone else to support you. Maybe you have a trust fund,
maybe you have a wealthy spouse; but you never know when either one
might run out. Don’t mess too much with your hair, or by the time you’re 40, it will
look 85. Be careful whose advice you buy, but, be patient with those who
supply it. Advice is a form of nostalgia, dispensing it is a way of
fishing the past from the disposal, wiping it off, painting over the
ugly parts and recycling it for more than
it’s worth. But trust me on the sunscreen…

MORTE D’AMORE

Amore non è amore

Che muta quando scopre mutamenti

O a separarsi è incline quando altri si separano

E’ un faro irremovibile che mira la tempesta

E mai ne viene scosso

– A. Gazzola, l’allieva-

NECROLOGIO

Stimata dai colleghi, adorata dagli amici, venerata dai familiari, è venuta oggi a mancare L.C. BAM ! Morta d’amore con un colpo solo, ma forte.

Ecco se si morisse davvero d’amore questa di oggi, 15 marzo 2011, sarebbe davvero la mia fine.

Tutto d’un tratto l’amore e il calore che prima erano di conforto diventano all’improvviso scomodi e ingombranti e vuoi sbarazzarti di me. Dopo che avevi deliberatamente deciso di sistemarmi la vita e io te l’ho data tra le mani, salvo poi scaricarmela di nuovo addosso da un giorno dall’altro.

Spira una brezza gelida tra di noi. Ti parlo e mi sembra di avere di fronte un muro o meglio un robot che ha le tue sembianze ma senza alcun cuore. Non riesco più ad attraversarti. Ti sono totalmente indifferente.

Io mi sento come se un treno mi avesse investito in piena faccia, forse meglio cosi che non un logorante sfinimento di una cosa che senti scivolare tra le mani. Io più che altro affronto un lutto per morte improvvisa. Cerco di razionalizzare.

Questo mi rende assolutamente conscia del fatto che comunque non ci sia niente altro da fare se non cercare di accettare. Ho bisogno di tempo e come non mai desidero che i giorni scorrano l’uno in fila all’altro.

La sera tutto crolla, la sera è micidiale, ti porta col suo mantello una cappa di ansia e di pensieri, di nostalgie e di malinconie.

La sera e tutto più pesante, mi sento bloccata, imbrigliata in questi pensieri, invischiata nella cose che mi stai obbligando a fare e non voglio assolutamente.

Io non voglio andare via da questa casa, non voglio vivere con nessun’altra persona, non voglio spostare per la settima volta tutte le mie cose. Semplicemente non voglio.

In più mi stai sottoponendo a una stanchezza cosmica.

Vedi cosa mi hai fatto? Non riesco a smettere di piangere e odio questa sensazione di impotenza.

D’amore non si muore, ma cazzo se fa male.

rinascimento

Seduta, ho guardato la nostra storia sgretolarsi in pochi istanti,

fragile come la carta bagnata,

ha risuonato come mille pezzi di vetro infranti al suolo.

Un treno carico di sconfitta e delusione

mi ha investito in piena faccia.

Ho pianto tutte le lacrime che non credevo di avere,

mentre contavo alla rovescia tutti i sorrisi che ti dovevo.

ora i conti sono chiusi.

Il mio unico debito con te è una stucchevole amarezza.

Voglio rinascere giovane,

voglio rinascere incosciente per poter amare

ingenua da volermi ancora fidare

spensierata per non dover dubitare.

Voglio incontrare uno sguardo,

voglio osare sfildarlo.

Perchè le cose belle della vita

-tutto al contrario di quelle brutte-

non piovono dal cielo

nè accadono per caso,

dobbiamo farle succedere.

dove finisce l’amore, quando finisce? (riflessioni)

Lei si svegliava la mattina, con l’ansia. Ogni gesto le ricordava perchè e come era arrivata lì, ogni passo verso l’ufficio faceva risuonare pezzi di quella storia in frantumi di cui cercava di liberarsi invano. Sognava e piangeva. Chiedeva di non stare sola, di non soffrire più, ma gli amici lontani non potevano aiutarla. Faceva i conti con se stessa, si guardava e non si piaceva, ridotta alla metà delle sue forze, privata di 5 anni di ricordi in cui non poteva rifugiarsi trasformatisi ormai in un rovo di spine in cui ogni immagine era nuova ferita. Ma dove finisce l’amore, quando finisce??? Poi un giorno una voce dentro le disse “basta!” qualcosa le aveva suggerito che doveva aver perdonato, e lei la ascoltò. Ogni giorno diventava un conto alla rovescia verso l’incontro con la nuova persona in cui quei mesi l’avevano traformata. Un lungo cammino, fatto di passi falsi e continue speranze deluse. Lei aveva fretta, aveva fretta di innamorarsi, di essere rapita di nuovo da qualcosa di grande, da qualcuno di sconosciuto che le sconvolgesse la vita. Aspettava un regalo che ancora non aveva mittente e forse nemmeno destinatario. Per la prima volta esaminava le quattro lettere della parola UOMO dandogli un senso. Si ricordava continuamente di quella frase che aveva letto da bambina su un giornale e immaginava che un giorno sarebbe toccato a lei qualcuno che le dicesse: “mi piace che quando ti abbraccio e ti chiedo se ti senti protetta, tu risponda SI”. Lo cercava dappertutto, convinta che quelle quattro lettere si sarebbero prima o poi materializzate in un corpo fisico contro cui andare a sbattere per strada e che questo avrebbe risolto molte cose. Se non tutto, avrebbe riempito forse almeno tutto quello spazio vuoto creato dal dissolversi di un sogno. Un sogno a cui non poteva più pensare senza stare male, un sogno che era stato tessuto nel tempo, fatto di immagini, foto, profumi, canzoni, vestiti, città… Non voleva allo stesso tempo diventare una fredda acida e cinica donna in carriera, ma come poteva non convincersi ormai della empirica verità contenuta nella frase “EVERLASTING LOVE IS A MYTH”? Una altalena di emozioni, speranze e frustrazioni, vedere continuamente quanto era pieno di lei e di lui insieme tutto intorno e nello stesso tempo accorgersi che erano solo fantasmi ormai… Non aveva certo bisogno di supplicare lei, intelligente come era, i suoi occhi pieni di stelle, e con un sorriso che parlava del sole quando si specchia nel mare. A poco a poco e soprattutto inconsciamente aveva cominciato ad amare se stessa, e amandosi si accorgeva di quanto valesse, perchè nei momenti di solitudne si riparte sempre da sè, e normale, ma senza arroganza, solo con quel pizzico di sano orgoglio che ci rimette in piedi. Lei che per troppo tempo aveva cercato di stare in piedi nonostante fosse stato il momento di sbattere sonoramente il sedere per terra. Se cadi a metà non ti rialzi del tutto, se cadi del tutto non ti rialzerai solo a metà, non se sei come lei. Cresciuta dandosi tutte le regole da sola, severa con se stessa e molto esigente con gli altri, sicura ma fragile sotto la sua corazza da farfalla. Per lei motlissime cose venivano decise dalla sentenza “o tutto o niente”, non le piacevano le persone troppo buone e  accondiscendenti, per questo non sopportava sè stessa in quella condizione di costante insoddisfazione e perpetuo tormento. Ci aveva messo dei mesi, e piano piano aveva ritrovato la fiducia, forse non tanto negli altri e soprattutto non negli uomini, ma in sè stessa sì. Non era più lei a supplicare attenzioni ma lui ad aver perso l’occasione. Continuava a svegliarsi la mattina ricordandosi come e perchè era finita lì, ma a questo pensiero ne seguivano ora subito dopo altri più prepotenti: “Io valgo tanto, valgono le mie parole, le mie carezze, il mio tempo…”. Non voleva più sprecarlo indiscriminatamente senza scegliere con cura a chi darlo, un dono prezioso, il regalo più grande che si portava dentro. Continuava a cercare e anche ad avere fretta perche era fatta così proprio dentro, nella pasta del suo cuore, e non poteva farci niente. Ma cercava ora con coscienza, nella confortante consapevolezza di se stessa come persona. Almeno qualcuno che non l’avrebbe mai e poi mai abbandonata esisteva, e abitava dentro di lei. Era nostalgica e infinitamente romantica, quando adorava perdersi in certi paesaggi che visti senza qualcuno accanto risuonano con un fortissimo eco di assenza nel cuore, quando cantava le canzoni di cui si sentiva protagonista di improbabili dediche d’amore, quando remava tra i ricordi più dolci, in quelle acque tranquille, cercando di riportarli in vita nell’amarezza di infiniti insuccessi; era cronicamente malinconica quando constatava che il tempo ci porta via tutto, ecco perchè sentiamo così forte l’esigenza di stare sempre a contatto con la persona amata, il più a lungo il più possibile, perche comunque sia, prima o poi il tempo fa sbiadire tutto. Nei momenti coraggiosi prendeva decisioni drastiche e risolutive sulla nuova se stessa con la severità che non si era mai risparmiata. Guardava avanti, ma forse un pò meno lontano di prima e un pò più disillusa, convinta che prima o poi qualcosa o qualcuno avrebbe risposto alla sua domanda: “L’AMORE ETERNO E’ DAVVERO UN MITO?!”.

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
wie verändert sich die Liebe
wenn sie sich verändert
was können wir dagegen tun
und warum sind wir so machtlos

und wenn auch die Sonne scheint
auf meine Weiten
wenn auch die Blumen wieder blühen
und Veränderung mein Leben bestimmt
da ist eine Stelle in meinem Herzen
die will nicht vergessen
da kann nichts verblassen

nicht dein Geruch dein Lachen deine Haut

der glückliche gemeinsame Sommer
Waffeln mit Sahne und die Luft voller Liebe

die Abende gemeinsam müde werden und den Tag beschließen
die Nächte gemeinsam schlafen und miteinander schlafen
das Aufwachen mit dir den Tag beginnen
dich fühlen sehen hören riechen

deine Stimme am Telefon
wie sie erkennt sich freut und sanfter wird und immer schöner dabei

gemeinsam hungrig werden und essen
gemeinsam diskutieren, scherzen und lachen
miteinander streiten sich nicht verstehen, ja auch das

das teil-haben aneinander
das offener werden füreinander
das aneinander wachsen

die Vorfreude davor
und die Sehnsucht immer danach
und das ganze Glück dazwischen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
und was sollen wir tun und denken
angesichts des Endes
und wohin richten wir unsere Fragen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz
weil wir auch das sind,
was wir verloren haben

mimi und venus

mimi und venus

Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?
Wo ist Dein Blick, der mich so tief betroffen?
Wo ist das Wunder Deines Lächelns,
wo Deiner Stimme Zauberklang?
Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?

Sie war so groß und selbstverständlich da,
ließ sich durch nichts und niemanden vertreiben.
Selbst wenn wir uns belogen,
selbst wenn wir uns betrogen,
blieb sie bei uns und wollte bleiben.

So wie ein Hund, der nicht mal geht, wenn man ihn tritt.
Doch eines Morgens nahm sie Abschied,
heimlich, still und leise
und nahm uns nicht mit
und nahm uns nicht mit…

Wo sind deine Lieder?
Sing sie noch einmal!
Sing mir deine Liebeslieder!
Sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.

Sing mir von der Liebe,
sag mir wie sie war,
sing mir deine Liebeslieder,
sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.
..noch mal..

(VOM SUCHEN UND FINDEN DER LIEBE, 2005)

diary extract

Notte
Sono a Padova, in questa stanza traboccante di ricordi e il mio cuore è come una brocca lasciata a riempirsi sotto lo scorrere incessante della memoria, una memoria come acqua che disseta, di cui bevo avidamente i sorsi perché nello specchio della sua superficie vedo riflessa l’immagine di te, di noi insieme. Di me che sul terrazzo in un gesto d’amore che si nascondeva sotto le spoglie di un favore e di un gioco, ti tagliavo i capelli, e mentre li tagliavo ti amavo e ti accarezzavo la testa. L’amore professato e proferito da noi trasuda da queste pareti fredde ed estranee ormai, ma familiari. Questa stanza che per un mese è stata anche davvero solo nostra, in cui venivo al tuo letto per darti un bacino prima di dormire nel mio, in cui mi affacciavo alla finestra per vederti passare sulla tua vespa gialla. Qui il nostro abbraccio è stato eterno, con quella voglia di perdersi e non uscire mai più, rinchiudersi per sempre l’uno nel cuore dell’altro e dimenticarsi di tutto. Qui davvero mi manchi, non a Udine dove non esiste veramente una nostra impronta fantasma, ma qui per la prima volta mi manchi, perché mi manco anche io stessa.
Dormi bene, io spero di potere, dondolandomi con il pensiero del tuo sospiro vicino al mio.