old posts (Fantafobal and Vocetta)

This section contains articles I wrote for the FANTAFOBAL (Bs) (www.fantafobal.it) during the University time and for VOCETTA (Ud, during highschool, with the alias name Viola) – both autoproduced papers.

 

AMICO DI PENNA

Un amico di penna non è cosa da poco, non è cosa di tutti i giorni. L’amico di penna per me è colui che condivide le ispirazioni letterarie che ci colgono bevendo il caffé insieme, colui che ascolta ma soprattutto legge le mie parole, tra le mie parole, i miei pensieri, con dedizione, con sincerità, con amicizia riporta un commento, un parere, oppure tace semplicemente. L’amico di penna a volte la penna te la presta, cioè ti fornisce lui stesso lo stimolo e l’ispirazione per scrivere, continuare a raccontare con modestia le cose come le vediamo, sentiamo, tocchiamo. Scrivere non è il nostro mestiere, magari si sa, sarebbe il sogno di molti, è per ora una passione che l’amico di penna nutre come nutri tu a suon di letture, libri e chiacchere. L’amico di penna è una persona che non ti aspetti eppure hai trovato. Qualcuno che era uno sconosciuto e proprio per questo ti è stato più facile dargli da leggere le tue carte più intime e vere, e da quell’istante ti ha conosciuto meglio e più di tutti gli altri che ti vedono da fuori. Perché l’amico di penna ti vede da dentro, si cala nel pozzo del tuo io che tu neanche lo sai, e quando riemerge ti dirà le meraviglie e le oscurità che ha trovato, perché ti è soprattutto amico, e poi di penna.

BOOKCROSSING

http://www.bookcrossing.com

Stavo bevendo un Mueller Thurgau e mangiando patatine miste a tartine mignon –gratis- quando scorgo un angolo libreria sul bancone del bar cinquecento a Padova. Frugo un po’ e con grande sorpresa un libro mi sceglie e mi viene incontro. Sale sulla mia mano e si lascia accarezzare. Questo libro mi parla e comincia a raccontarmi la sua storia: “Sono un libro libero. Non sono stato perso!” -mi dice. Narra che gli piace viaggiare e stare con gente molto diversa. Del resto al mondo d’oggi anche i libri hanno il diritto di uscire dalle librerie impolverate in cui il loro destino è quasi sempre segnato: venir letti una volta sola e poi dimenticati passando alla funzione: soprammobile. Il destino vuole che ci incontriamo così per caso e che tra l’altro lui sia proprio uno di quei libri che stava nella mia lista mentale delle future cose da fare -insieme a: andare a bere l’aperitivo al bar 500 appunto!-. Decidiamo di trascorrere più tempo insieme, ma allo stesso momento provo un po’ di imbarazzo nel metterlo in borsa così, mi sembra di rubarlo… poi mi spiegano che non c’e niente di male, è proprio questa la filosofia del bookcrossing, o dei libri liberi o libri in libertà.

libri liberi

Questa attività del rilascio di un libro in zone pubbliche, conta più di 665,512 iscritti in 130 paesi, inventata nel 2001 da Ron Hornbacker ha subito spopolato tanto che il termine “bookcrossing” è stato inserito nell’Oxford Dictionary nel 2004.

I libri liberati che scorrazzano nel mondo al momento sono 4.600.000; registrati sul sito da cui potete facilmente seguirne la storia e, se volete registrarvi, entrare a far parte di questa community liberando dei libri a vostra volta. Agli editori e scrittori questa trovata non piace tanto, ma è sicuramente un ottimo modo per non perdere il gusto di leggere anche in periodi di crisi in cui il portafoglio piange di continuo e non sai mai come farlo smettere. Appena io e il mio libro termineremo le nostre ore insieme dovrò pensare attentamente ad un posto in cui liberarlo… in mancanza di fantasia esistono in tanti locali delle official bookcrossing zones (OBCZ)  come quello in cui l’ho trovato, ma il gusto di immaginare le circostanze in cui il prossimo lettore lo scoverà è davvero un incentivo a pensarci su. Buon viaggio a tutti i libri e… 1,2,3 liberi tutti!!

I SURFATORI… DI DIVANI

Se amate l’avventura, siete uno spirito libero, non vi spaventano le sistemazioni spartane, ma soprattutto volete vedere il mondo (gratis!!!) e accogliere il mondo a casa vostra allora questo è lo sport che fa per voi! Non servono tavole né lezioni private: prendete il computer e partite innanzitutto navigando dolcemente sul sito http://www.couchsurfing.com dopo un po’ che avete preso il largo e vi sentite in acque sicure iscrivetevi e componete il vostro profilo che arricchirete con i commenti dei vostri guests e indicate la vostra disponibilità ad essere ospitati e/o ospitare e vi ritroverete immersi in una comunità virtuale che è molto più che un ottima agenzia viaggi a costi zero. I couch surfers sono persone aperte e socievoli che vogliono dedicare parte del loro tempo a ricevere, accogliere o semplicemente incontrare nuova gente. Vi metteranno a disposizione il divano di casa o una brandina e vi offriranno tutta la loro conoscenza e il loro aiuto nel visitare il posto in cui vi trovate, il tutto al solo prezzo della vostra presenza considerando lo scambio umano come dovrebbe essere, ovvero la più preziosa tra le transazioni. La mia unica esperienza di ospite si è rivelata una fonte di ottimi incontri, chiacchere e avventure; nonostante all’inizio fossi molto scettica nell’andare a passare la notte a casa di un completo estraneo mi sono ricreduta dopo venti minuti. Inoltre il sito è molto ben fatto e le caratteristiche di ogni membro sono ben descritte, così come i loro hobby e le loro abitudini (alimentari, religiose ecc..) in modo da offrirvi una scelta molto accurata. A disponibilità verificata si concorda via mail o chat un appuntamento e potrete facilmente approfittare di una valida guida del posto che potrà suggerirvi meglio di chiunque altro (ahjmè devo dire anche della Lonely Planet di cui sono una super fan) angoli nascosti e posti da vedere e da vivere come foste un vero autoctono! Agata e Kasia sono due surfatrici che escono sempre insieme quando una delle due ha un ospite e vi aspettano insieme a Monika nella stupenda città di Danzica. A Milano troverete Massimo un vero gentiluomo d’altri tempi affascinante e dagli occhi di ghiaccio, nonché ottimo fotografo. A Istambul Emre, studente lavoratore, ragazzo adorabile come non ne fanno più (almeno da noi) e per finire Sara (che saluto) dolce solare chiacchierona fanciulla, a Capodistria. Non mi resta che augurarvi buon viaggio, avete praticamente il mondo a disposizione!
PS Altra community molto simile è L’HOSPITALITY CLUB. Info su http://www.hostpitalityclub.org

L’ASSIOMA DI ERASMO

Ecco, l’Erasmus a un certo punto è finito, ma io non farò come quei cretini della pubblicità delle crociere che piangono perché pensano che si possa stare tutta la vita a pancia all’aria navigando gli oceani! NO! La vita è la vita! E soprattutto non è un eterno erasmus! Del resto nessuno sopravvivrebbe ad una vita di eterne feste, sbronze, salti di letto…ho già i miei dubbi pensando allo stato del fegato di persone che hanno bevuto esclusivamente alcool per i primi sette giorni di fila (birra al posto dell’acqua e la prima cosa non alcolica che hanno ingerito è stata la coca-cola!) e continuato su questo standard per 5 mesi…Insomma sarebbe una palla no? Userò il solito assioma che mi ha sempre intrippato dall’età di 6 anni secondo cui in un mondo perfetto e senza guerre non sapremmo apprezzare il valore della pace. Ebbene in una vita erasmica non apprezzeremmo le feste, la socialità, l’internazionalità e tanto meno la fatica, lo studio, l’ambizione e la soddisfazione di tornare e dire: ”IO CE L’HO FATTA!” Perché a parte gli scherzi una qualsiasi esperienza all’estero non è facile, ti fa crescere perché ti dà una esatta idea di cosa possano essere a volte la solitudine e la nostalgia. E’ anche un ottimo modo per imparare cosa significhi essere italiani oltre gli stereotipi (pasta, mafia, sciupafemmine e aggiungo pure l’ultima hit di successo: il bamboccione!) e cosa significhi anche cercare di rappresentare il proprio paese in mezzo a tutti gli altri ognuno coi suoi problemi (anche se i nostri ultimamente erano particolarmente evidenti alla comunità internazionale tutta, dalla monnezza per strada a quella politica!). Insomma io garantisco che si torna a casa rinvigoriti e diciamocelo, fa anche un po’ figo dire: “Ciao sono appena tornato, ero all’estero”. Promuovo e vi invito a considerare seriamente questa ipotesi per le vostre carriere e la vostra formazione di giovane classe europea e ricordatevi che comunque non è una passeggiata, la distanza, la lingua, le abitudini, gli amici, gli esami…anche fosse una breve crociera, alla fine non sarà un Titanic!

PENSIERI SULLA LIBERTA’ DEL CANE CON LA MUSERUOLA

Il cane con la museruola seguiva con pazienza e dedizione i passi convulsi del suo padrone e pensava. Pensava: “Per colpa di uno di noi ora ci tocca tutti girare con questa maschera che ci fa sbavare e ci impedisce di sorridere. Per colpa di uno che non era neanche tanto sano di mente, eppure ora siamo tutti paragonati al suo livello, tutti imprevedibili e pericolosi. Per colpa del desiderio del padrone di controllare tutto, ogni respiro, ogni reazione di madre Terra… Sarebbe come se a tutti i padroni venissero legate le mani per colpa di uno solo, che in preda a un raptus le ha usate per aggredire. Eppure di padroni che aggrediscono ce ne sono tanti, e a loro non li controlla nessuno, perché la libertà è sacra, idealmente per tutti, realmente quasi per nessuno.” E il padrone si ferma davanti a casa della ex moglie (che ora ha un altro uomo) e tira fuori la pistola che detiene legalmente e che nessuno gli ha potuto togliere, nonostante le intenzioni già espressamente dichiarate di fare una strage. L’Italia funziona così: cani al guinzaglio e criminali sciolti.

TERRONI E’ BELLO

In un mondo senza più confini, in una Europa senza più frontiere, in case senza più porte n’è muri (e questa non è una stronxxata ma è la moda del loft americano ) dove finiscono e cominciano le nostre origini?
Per esempio se uno ti chiede di dove sei, tu cosa rispondi? Generalmente ci sono tre criteri: luogo di nascita, luogo di residenza, provenienza dei genitori. Ora se uno c’ha tutti e tre i suddetti campi scombaciati come fa a rispondere?! Bisogna pensare forse al posto del cuore, quello che ci ha fatto da sfondo all’infanzia e ci fa dire io vengo da li, quello che insaporisce i piatti che ami mangiare, quello che segna gli accenti nella cadenza con cui parli. Sarà perché l’Università mi ha abituato a pensare così, allargando i miei orizzonti, sarà che c’ho i cromosomi scombinati, che geneticamente sembro non assomigliare a nessuno dei miei (a questo punto ipotetici) parenti prossimi… però io mi sento di tanti posti contemporaneamente, e soprattutto però mi sento anche TERRONA e ne voglio essere fiera! Una cosa che scandalizza quasi il nord intero e credo anche molti Bresciani, però è così. Soprattutto per quell’italian style che impone di fare le cose con una certa rilassatezza, (e parlo degli aspetti positivi) di essere calorosi e ospitali, goderecci e mangerecci, raffinati con finta noncuranza. Insomma smettiamola di pensare al classico terrone casinista e nullafacente, perché qui al nord non c’e n’è di gente così? Io li ho incontrati gli italiani all’estero e i peggiori sono quasi i milanesi, lasciatemelo dire, con quella arroganza inutile e l’atteggiamento da divi del cinema. E poi parliamo piuttosto dei difetti DEGLI ITALIANI TUTTI, perché è vero che gli uffici pubblici italiani (per fare un esempio) hanno tutti un particolare sistema che li rende perfettamente in grado di NON funzionare a dovere, ma sono uguali ovunque, al nord e al sud e anche all’estero credetemi, qualsiasi sede italiana funziona con la nostra originale metodologia dis-organizzativa! Quindi voglio fare questo appello: accogliete un terrone nel vostro cuore e scambiate con lui un po’ dei vostri difetti, ci guadagneremo tutti qualcosa. E poi ormai nell’era globale i dialetti scompariranno e ci saranno talmente tanti figli meticci che non si riuscirà nemmeno più ad essere razzisti perché finiranno gli individui spurii da contaminazioni etniche! Non fatevi cogliere impreparati, ormai questi campanilismi non sono più di moda.
Firmato: una nata a Udine da madre veneta che ha vissuto in Alto Adige, e padre siciliano che ha studiato a Padova; siciliana coi capelli rossi, quindi normanna però del sud, attualmente residente in Polonia, con un moroso tedesco che vive in Italia ma tifa Bayern!

UNA FRONTE IMPORTANTE

Nel Nebraska vive un giovane web designer che a 22 anni è già miliardario. Ha venduto la sua fronte su e-bay come spazio pubblicitario, guadagnando nel  gennaio 2005 37.000 dollari!!!!!! La SnoreStop (azienda specializzata in prodotti per evitare di russare) ha quindi affittato per un mese la sua fronte: mentre Andrew Fisher conduceva una vita “normale” portava in giro, tatuato sotto l’attaccatura dei capelli il nome dell’azienda, diventando famoso ha quindi raggiunto un doppio risultato per sé e per la ditta, comparendo in numerose trasmissioni e su riviste internazionali. Recentemente ha creato il sito “King of the Bill” su cui inserzionisti pubblicitari si contendono di dollaro in dollaro il controllo di una serie di link pubblicitari, dal 2 novembre a oggi l’asta ha già fatto guadagnare a Andrew 4.186 dollari. Il sito dedicato alla sua impresa è http://www.humanadspace.com.

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza_e_tecnologia/ebay/vende-fronte/vende-fronte.html

Lau

NATALE NON-SENSE

A Varsavia la tradizione impone che le festività natalizie finiscano solo il 2 febbraio, per cui la città è invasa da quasi due mesi da abeti e lucine… per carità il Natale è bellissimo con la sua magica atmosfera (che poi qui con la neve diventa proprio da set cinematografico) però insomma, a febbraio, quando uno pensa già al carnevale, iniziano a essere irritanti le palline colorate e i festoni dappertutto… diceva una pubblicità: “il Natale: quando arriva, arriva” già aggiungerei io, ma quando cazzo se ne va?!

effetto del natale sugli gnomi

effetto del natale sugli gnomi

A proposito di Natale, mi è venuto in mente lo scempio di poveri alberelli che si è compiuto a Padova: fautori di questo misfatto ai danni di Madre Natura il Sindaco in associazione (a delinquere) con i commercianti del centro. Ma dico io: c’era un albero ogni tre passi, ovviamente un albero senza radici la cui triste fine è più che ovvia, questi alberi hanno subito di tutto, dall’essere ignorati senza ricevere neanche un decoro, all’essere presi di mira da vari vandali-studenti che li hanno rovesciati o rubati: praticamente ogni appartamento studentesco alla fine è stato dotato di un classico tannenbaum… (almeno qualcuno si è preso cura di loro). Per non parlare delle luminarie che sembrava in più punti di essere a Las Vegas per il numero di lampadine e intermittenze che occhieggiavano ovunque; ogni porta di ogni negozio si è fregiata della scritta: “Queste luminarie sono offerte dai negozianti del centro”. Ho pensato che se a Natale vogliono essere così generosi, di lampadine ne bastavano la metà e di alberi uno, classicamente davanti al municipio, con il resto dei miliardi si poteva fare una bella donazione, o piantare nuovi aghiformi, quello sì sarebbe stato un regalo che la città faceva ai suoi abitanti, e non solo a loro, perché un Natale egoista e autoreferenziale, che Natale è?! E’ come un Natale a febbraio… senza senso!

IO E LE ZANZARE, STORIA DI UNA CONVIVENZA zzz

Se ieri notte avete sentito dei ripetuti applausi misti a ovazioni provenire dalle camere da letto dei vostri vicini e dirimpettai, potrebbe anche non essere dovuto alle doti amatorie di lui. Infatti la piaga che minaccia i nostri sonni e tormenta le nostri estati è in agguato: la zanzara. Questa è un essere maledetto per definizione, un parassita che si nutre del nostro sangue non tanto per sé stesso, ma per generare ulteriori figli che porteranno avanti la stirpe infame, torturandoci in eterno. Io le zanzare le odio, proprio per principio il solo fatto di sapere che una di queste è lì, e aspetta di pungermi, non mi fa dormire, non ci riesco proprio a ignorarla neanche volendo. Soprattutto verso l’alba, quando la zanzara si fa ancora (se possibile) più bastarda, che se non è riuscita a pungerti a sufficienza inizia a diventare ossessiva e ti ronza sulla testa proprio lì vicino alle orecchie. (vedi foto allegata che illustra un prototipo di turbante da utilizzare nei casi estremi in cui si rinuncia a combattere) Tant’è che una volta, nel raptus di disperazione che solo una notte insonne ti può dare, qualcuno (non io!) ha iniziato a schiaffeggiarsi finché si è schiacciato la zanzara nell’orecchio ancora viva e ha dovuto ucciderla con un cotonfioc all’interno della propria cavità uditiva, tirandola fuori a pezzetti!!! E alla fine ha pensato: almeno è morta! Ma questa storia è palesemente assurda, l’uomo, un essere grande e grosso viene così soggiogato da millenni da un esserino insignificante in grado di usare raffinate tecniche di tortura: infatti negli interrogatori da film che si rispettino, uno dei metodi migliori per portare allo sfinimento la vittima è quello di non farla dormire, o meglio di interrompere costantemente il suo sonno. L’altra notte, incredibile ma vero, ogni 15-20 minuti una nuova zanzara si presentava con quella sua vocetta odiosa- zzz zzz zz- raggiungendo alle sei del mattino quota 20 esemplari. I soggetti ovviamente sono stati tutti uccisi, tanto che con l’avvento della luce, sulle pareti si è reso visibile uno spettacolo agghiacciante che avrebbe fatto impallidire Freddie Krueger. Ciabatte, quaderni, bottiglie, qualsiasi arma è lecita ma le mani sono l’utensile che ti dà la soddisfazione maggiore; precise ed efficaci, lavabili e non tossiche ti permettono di ottenere le migliori prestazioni. Basta solo affinare un po’ la tecnica, ma sono sicura che le occasioni non mancheranno… Potrete così anche voi fare invidia ai vicini applaudendo nel cuore della notte, e chissà cosa penseranno poi quando presi dalla foga vi scapperà un: “Muori bastarda!!!” o “E vai così maledetta!!!”

L’osteria senza oste

Perso tra le colline dei Valdobbiadene esiste un posto magico: una osteria senza oste. Solo pochissimi affezionati lo conoscono ed è per questo che è così speciale. Si entra e ci si serve da soli di ottimo vino, affettati e formaggi, uova sode… si controlla il prezzo della consumazione sulla lavagna e alla fine si lasciano i soldi in una cassetta. Se ha potuto resistere per qualche anno è proprio perché il servizio si basa sulla fiducia assoluta e le persone che lo frequentano nutrono grande rispetto per il quel posto e per chi lo ha inventato. Un cartello avverte che un gruppo di ragazzi nel 2007 ha causato un episodio particolarmente spiacevole e si invitano le persone a non ripetere altrettanto altrimenti l’osteria sarà costretta a chiudere. Guardandosi intorno, tra il silenzio e la pace assoluta del luogo, (quasi) nessuno potrebbe sentir sorgere dentro di sé la malvagità e l’istinto a delinquere, è un sistema così forte che si auto-protegge grazia alla sua stessa essenza: l’onestà. Ecco, mi viene da pensare che se il genere umano riesce a tenere in vita un posto del genere, possiamo ancora avere speranza; è come una utopia che si realizza, finché questa osteria senza oste esisterà, ci sarà un posto nel mondo in cui le persone si fidano ancora le une delle altre, sanno dare il giusto valore alle cose e proteggerle.

(fantafobal – SEZIONE NOTIZIE)

Gli inglesi hanno deciso di curare al meglio anche i più timidi sudditi che per pudore nascondono certi fastidiosi problemi intimi. Stando comodamente seduti a casa propria si può avere un consulto ginecologico: 50 sterline e via l’imbarazzo! Si manda una foto tramite cellulare al ginecologo il quale invierà via mail la diagnosi in modo assolutamente privato e veloce. Herpes, piattole, candida e chi più ne ha più ne metta saranno così scoperti e debellati in uno scatto, basta avere un cellulare sufficientemente tecnologico da fare una foto abbastanza definita della zona interessata… Non so voi, ma nel rischio di mandarla per errore ad un compagno di facoltà, o che possa finire in mani sbagliate, io preferirei una visita a tu per tu (o per lei), con un bel dottore giovane… troppa tecnologia non si può mai sostituire ad un sano rapporto medico-paziente, soprattutto se si parla del Walter e della Iolanda. (Littizzetto 2008).

padova a due ruote

C’era una volta la piazza

Padova, Piazza delle erbe, ribattezzata degli spriz. La piazza è cambiata. E’ cambiato il modo di vivere l’aperitivo, lo stile del mercoledi. Ieri ero di nuovo là in mezzo e devo ammettere che, anche se c’era un certo calore umano mentre due vie più in la già giravano gli orsi polari, mi semrava un po’ tutto più estraneo. Sarà che giunti al quinto anno ormai si entra nell’anzianità universitaria e quindi c’è un ricambio fisiologico delle facce: matricole alle prime armi con l’acool e con l’altro sesso (molto più col sesso che con l’alcool!!), nuove orde barbariche di erasmus spagnoli che bevono come appena giunti dal deserto, cosce scosciate e tacchi mescolati a scarpe da ginnastica (decorate da floreali tocchi di aperol) e cani (…cani? Si pare che ci siano anche cani, di tutti i tipi ma regolarmente sciolti…). Però adesso la piazza mi sembra meno mia, meno di tutti, forse perché è diventata un po’ troppo la piazza della protesta (peraltro condivisa) e meno del ritrovo, la piazza dello spaccio e un po’ meno dell’approccio, del mercato nero delle bici che se sei fortunato ti vendono proprio la tua!
Non fraintendetemi, io come studente sono molto delusa dalla politica che si sta facendo contro gli studenti, che tra l’altro sono la prima fonte di ricchezza della città e dei signori-bene che abitano gli appartamenti-bene del centro e sono infastiditi dal nostro far festa (non -bene evidentemente); però ripensando alla piazza che ho conosciuto cinque anni fa ho un po’ di nostalgia: ci si trovava veramente per bere lo spriz alle sette, magari appena finita la lezione più interminabile della storia; si beveva, poi cena a casa e si ripartiva per andare a ballare. Ora invece nessuno esce prima delle dieci e si va nel ghetto proprio perché la piazza è diventata troppe volte il simbolo di scontri politici e ideologici che a volte hanno poco a che fare con lo stile e il significato del mercoledì universitario. Per questo io la piazza voglio ricordarmela così: appuntamento alla fontana che tanto è tonda, per cui quando c’è gente ci si trovava che era già il mercoledì successivo. E poi scambio di sigarette e accendini con vari sconosciuti, tanto per attaccare bottone; due spriz in mezzora e pedalare verso casa facenzo zig zag, non per la folla, ma per la vista doppia. Anche se molto è cambiato, spero che questo rito non cambi mai.
Lau

Ho sentito dire da una Signora, mia collega universitaria (dato ahimè non trascurabile): “io sono assolutamente contraria alla

pena di morte

ma se si trattasse della mia famiglia, allora mi farei giustizia anche da sola!”
Vorrei riflettere sul concetto di coerenza: l’essere umano è sempre un essere umano. Un essere umano che uccide ha gli stessi diritti e la stessa dignità (o meglio l’aveva) sia che uccida uno sconosciuto sia che uccida un parente. E’ ovvio che nessuno può prevedere cosa si prova a essere direttamente toccati da un fatto tanto grave, e quindi nemmeno si può affermare con assoluta certezza cosa saremmo o meno in grado di fare. Perdonare è difficile. Ma in questo momdo manca il coraggio di soffrire e anche un solido senso di coerenza.. Se riflettiamo a lungo, arrivando alla conclusione che nessuno ha il diritto di togliere la vita su questa terra, e che la vendettà genera violenza e non pace, almeno cerchiamo di essere fedeli ad un pensiero così importante e così giusto.
Concludo pensando che in questo mondo non staremo certamente meglio solo perché Saddam (o Bin Laden) ricevono il meritato, spietato, castigo che ci arroghiamo con presunzione il diritto di infliggere. DICIAMO NO ALLA PENA DI MORTE! SEMPRE E COMUNQUE NO! DICIAMOLO TUTTI! DICIAMOLO ORA! DICIAMOLO ADESSO!

Lau

 

12 settembre 2001

THE DAY AFTER, riflessioni

Ieri non ci credevo, non ci riesco. Mi sembra tutto un film, ma è realtà. Provo un gran sentimento di vuoto, sensazioni di inevitabilità, impossibilità di uscire da questo presente, irreparabilità dei danni. Non c’è più. Non c’è più niente. Là dove c’era vita, lavoro, piedi in movimento, operosità, sorrisi. Ma oggi è più difficile negare l’evidenza, oggi iniziano le testimonianze e i filmati di chi è scappato in tempo. Oggi lo sconcerto si mescola al disgusto, alle scene racca-priccianti, dolore, paura, devastazione, morte. Non ha senso. Continua ad es-sere un film mentale solo mio, eppure i giornali titolano:”APOCALISSE”. Ho paura di questo mondo schifoso. Sono assalita da mille immagini come fossero cose già avvenute, scene già viste: il presidente che scappa, la gente che dalla stupenda vista del suo ufficio stile telefilm si vede arrivare addosso un aereo, le persone che chiamano casa per dire addio sapendo di stare per morire… è un film, reale e tattile e concreto come quelle macerie e la polvere e il sangue.
Mi immagino fra vent’anni a raccontare di questi giorni ai miei figli, dire cosa stavo facendo io mentre morivano persone innocenti, nello stesso momento eppure sei ore prima, quasi come da noi fosse già successo, già lontano, già passato. Distolgo l’attenzione perché queste scene sono già nauseanti dopo 24 ore, poi inizia la staffetta dei buoni sentimenti, dei discorsi importanti conditi di pietismo… forse sono cinica a tal punto perché il mio ego non può reggere tan-ta condivisione del dolore, la mia vita va avanti e non sarà più la stessa, o no?! “Cavolo, non vedrò mai più le torri gemelle, non quelle, comunque non sareb-bero la stessa cosa…” :ecco che interviene infine la fase di congelamento tem-poraneo delle emozioni per dar spazio a considerazioni puramente materiali, io lo definirei un difetto di fabbricazione di noi umani, un po’ di quello che  di-sprezziamo tanto è anche in noi, purtroppo infatti in questo film non ci sono vi-scere verdi di marziani con cui ristabilire la giustizia, riprenderci il controllo e vendicare le vittime. Questi mostri sono uomini come noi.

 

ERIKA & OMAR

28 febbraio 01

Una ragazza poco più piccola di me e il suo ragazzo si accusano a vicenda per uno degli omicidi più orrendi che abbia mai sentito. Lei capace di far fuori sua madre e il suo fratellino con un’ottantina di pugnalate e essere ancora in grado poi di inventarsi di essersi salvata da due aggressori albanesi (da notare come sia carino che i cattivi albanesi sembrino persino a lei un capro espiatorio sem-pre attendibile… Erika è pure razzista e piena di pregiudizi!!!).
Non mi sembra difficile immaginare litigi furibondi, insulti, urla atroci, sangue che schizza un po’ dappertutto… ira, follia. Classico film dell’orrore? No, pare invece che in quest’ultimo periodo l’umanità abbia deciso di autoprodursi in meschinità e nefandezze di ogni genere, commissionando anche i più efferati crimini a degli adolescenti. La televisione ci abitua troppo bene a respirare vio-lenza, ma continuo a chiedermi come si possa solo architettare una cosa del genere, e mettiamo il caso che sia frutto di un raptus improvviso, quanto si deve essere arrabbiati, accecati, invasati per continuare fino all’ottantesima coltellata senza un bagliore di dubbio su quello che si sta facendo, o di paura nel vedere concretizzarsi colpo su colpo un pensiero così atroce ad opera delle proprie stesse mani di innocente bambina, o bambino. L’uomo è così orribile anche da piccolo, quando ancora non è del tutto cresciuto e ci si può permette-re di giustificare la sua irresponsabilità? Siamo tutti dotati degli strumenti men-tali per arrivare a fare cose del genere o bisogna coltivarli bene, essere perso-ne specialmente dotate e volenterose? -oggi secondo la perizia psichiatrica ri-sultano capaci di intendere e di volere, dunque non sono poveri ragazzi cre-sciuti in chissà quale ambiente malfamato frequentando chissà quali compa-gnie ecc., sono persone normali, o no?!-
Pensare al dolore di quel padre, scampato alla tragedia magari per caso, come deve sentirsi un uomo che vede distrutta la sua famiglia dalle abili manine di sua figlia, qualcosa di intimamente suo, un suo prodotto, una sua sintesi, si domanderà dove ha sbagliato, se ha delle colpe, cosa ha cresciuto? Potrà vo-lerle bene lo stesso quando nei suoi occhi continuerà ad incontrare quelli della donna che amava, sua moglie, fatta a pezzi nel sangue, e di un altro suo frut-to, il fratellino. Ma questo fratellino poi, come può incarnare tante              re-sponsabilità dell’odio feroce di sua sorella? Ne era gelosa, ma può mai essere stata colpa sua il cattivo rapporto che lei aveva con la madre?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        (che a questo punto rimane l’unica vittima colpevole di aver perpetrato azioni riprovevoli nei confronti della povera figliola).
Viviamo davvero in un mondo in cui ormai dobbiamo sospettare delle ombre di tutti, dobbiamo temere di dire no per cercare di educare i nostri figli, i quali frutti dell’amore più vero sono i nostri peggiori nemici? Io questo mondo non lo voglio, mi chiedo solo se cose come se ne vedono di questi tempi sono sempre esistite o se stiamo lentamente declinando verso un abisso di bestialità. Intanto dentro di me resta accesa l’utopia del mio piccolo angolo di mondo perfetto, o quasi.

QUANDO ERO VIOLA

Appena nati siamo già pronti per morire.

Moriamo perché siamo vivi,

 non perché siamo vecchi o malati.

La morte può essere poco probabile,

ma è sempre possibile.

……Recita un filosofo, e mi dico che dovrei ricordarmelo più spesso. Come al solito ieri, al telegiornale,  c’era la lista dei morti del week-end : altro sabato notte che passa e mentre di domenica sera io mi trovo ancora qui con le mie angosce, e sta mattina mi sono alzata come sempre, nel frattempo tanti ragazzi non ci sono più, hanno bruciato le loro vite su pali e tra lamiere contorte… mi chiedo se uno di questi week-end non potrebbe capitare anche a me o a qualcuno a cui voglio bene….devo aspettare il sabato con paura?

Come posso temere anche quel briciolo di libertà che mi sento restituita ogni volta che suona l’ultima ora di lezione e mi si preannuncia un pomeriggio mezzo vuoto da riempire con tante azioni banali ma felici?!

Il servizio mostrava senza pietà i rilevamenti della polizia mentre lì, a un metro, giaceva

una coperta e sotto, una vita appena spenta in un corpo ancora un po’ tiepido magari…..

L’indifferenza è disarmante, eppure so che non posso raccogliere tutti i dolori del mondo e portarli sulle mie spalle, così questi pensieri se ne andranno come sono venuti, ma questa volta volevo almeno provare a lasciarli a qualcuno.

Quando ho visto per la prima volta questo giornalino ho pensato fosse una cosa meravigliosa il tentativo di fare qualcosa che non fosse la solita utopia preconfezionata, ma qualcosa di libero e sincero.

Adesso mi ritrovo qui, a fare parte di una di queste pagine, firmando con uno pseudonimo perché un po’ mi vergogno, forse non sono coraggiosa? sono sciocca? non so, ma mi sembra strano pensare che qualcuno riconosca dietro le mie parole la mia faccia; non è più bello sapere che c’è una mente dietro tutto questo e non quella ragazza che possono incontrare tutti per strada e che sembra tanto “normale”….a me è piaciuto, quando ho letto degli altri, immaginare che persone fossero e cosa li avesse spinti a scrivere cose del genere, “chissà che faccia hanno” mi sono chiesta, così volevo lasciare la stessa scia di interesse, non per egocentrismo, ma perché trovo stupendo stabilire dei contatti così profondi tra persone che scrivono esternando le loro emozioni più personali, e persone che leggendole se ne sentano colpiti, tutto qui, senza complicazioni di relazione, solo pensieri che si nutrono gli uni degli altri.

Viola

Certe volte mi sento proprio come se da un momento all’altro qualcosa debba capitare, qualcosa che mi faccia pentire di non essermi comportata in un certo modo prima, ma per cui è ormai troppo tardi per rimediare. Mi prende una fretta impazzita di vivere e di provare emozioni, come se avessi perso il contatto con il mio cuore, presa solo da tante situazioni in cui era richiesto solo il mio cervello, freddo, meccanico, calcolatore. Vorrei urlare, correre, piangere, ridere sentirmi sconfitta sentirmi persa, tutto ma sentire. Panico da insensibilizzazione. Poi mi dico che tanto è inutile agitarsi, che al mondo non si può tornare indietro e quindi non vale la pena dannarsi, meglio accontentarsi di come abbiamo agito e metterci l’anima in pace….. fosse facile. Per questo volevo proporvi una riflessione che ho fatto un po’ di tempo fa, ma che riscopro con piacere.

Ero seduta in giardino a pensare, ore 7, 10 minuti e 52 secondi: cade un fiore dal melograno, solo per me. Al mondo solo io assistevo a quello spettacolo, ho guardato tutti gli altri fiori già caduti che coloravano di rosso il prato e ho pensato che nessuno li aveva visti cadere. Quei fiori sono caduti e nessuno era lì, uno spettacolo per nessuno, eppure sono caduti lo stesso. La vita va avanti, che io ci sia o no fa poca differenza per il mondo, ma io voglio esserci e voglio farmi sentire, ogni attimo è vita, ogni istante cade un fiore da qualche parte, fa poco rumore, ma accade.

Accendo un ramo d’ incenso.

Aspetto che il suo profumo pungente si sparga nella stanza,

si assorba nei muri.

Poi osservo il fumo danzare e creare forme bellissime,

sempre diverse,

ondeggia, rallenta, riprende, sbuffa,

forma colonne di cerchi inanellati,

linee,onde,

e la sua scia si diffonde con una fragranza che diventa perfino fastidiosa,

che nasconde una potenza magica, un segreto strano.

Sono inebriata e ormai non sento che un sapore,

continuo ad osservare stupita nuovamente

come una bimba e immagino di essere uno di quegli strani disegni,

nascere vivere così fragilmente e dissolvermi nell’aria,

rimanendo indelebile con il mio passaggio

nei muri e nelle stoffe,

nel ricordo di chi ha gioito

del mio danzare incerto.

Viola

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