about me

REDROOM IN THE WORLD

Mi rendo conto che “redroom” è un nome un po’ equivocabile per un blog, se googoliamo redroom esce: il gentleman’s club di Londra che ho scoperto per caso a novembre, vari link wikipedia per cui redroom è a seconda: una stanza della casa bianca, un dipinto di Matisse,

una compagnia teatrale di Londra nonchè una casa editrice australiana, il titolo di una mixtape e di varie novels… insomma di tutto un po’ e questo ne deduco, fa del nome del mio blog un titolo vincente. Ho trovato anche un link di un fotografo interessante (http://www.redroom.it) e di una boutique di zurigo… e poi ci sono io. Insomma a me il rosso mi è sempre piaciuto, per l’arredamento di una stanza soprattutto; mi fa pensare a un caldo boudoir (Un boudoir è una stanza da letto privata di una signora, un salotto o uno spogliatoio; il termine deriva da verbo francese “bouder” che significa “mettere il broncio” -wiki quote-), luce soffusa, dove si respirano pensieri, un posto se vogliamo anche un po al limite, dove ci si sente bene, così a proprio agio da aprirsi un po’ e lasciarsi andare, lasciarsi esplorare, dove si sussurrano segreti e verità mescolate e fantasie. Un posto creativo. Ho capito di averci davvero azzeccato quando ho trovato il sito http://www.redroom.com -where the writers are. Allora avevo ragione, la redroom è alla fine un posto comunemente concepito come “letterario” e non solo da me. Benvenuti. In questo comodo angolo della mia mente aperto al pubblico. Mettetevi comodi.

MI PIACE:

•    Il colore viola e la parola purple

•    Il cane quando raddrizza le orecchie con aria attenta e quelle del gatto quando “va in moto”

•    Il rumore del mare al tramonto

•    La mozzarella sciolta sulla pizza

•    La panna, la schiuma, il caffé

•    I profumi agli agrumi, cedro, lime, verbena, pompelmo… e la radice di zenzero!

•    La sensazione del velluto

•    Aprire la bocca quando nevica

•    I capelli puliti

•    Mettere in ordine

•    Dormire a pancia in giù

•    Fare le capriole in acqua

•    La sensazione di euforia un attimo prima di svenire

•    Mangiare, soprattutto.

•    Mangiare ciliegie e fragole con panna

•    Cucinare per gli altri

•    Stare nel letto a occhi chiusi, senza dormire, in quello stato tra il sogno e la veglia a fantasticare all’infinito

•    L’erba sotto i piedi

•    La sabbia tra le dita

•    Il suono dei campanellini che mi porto dietro

•    Il piccolo rilievo dei tatuaggi sulla pelle

•    Spegnere le candele

•    Accendere i fiammiferi

•    Il fumo denso della shisha

•    Sedermi sui sassi caldi davanti al mare

•    Stare a testa in giù

•    Contare i lati delle cose ossessivamente

•    Mettermi in bocca l’unghia del pollice (senza mangiarla)

•    Le foglie pelose

•    La coda degli scoiattoli

•    Il sapore delle lacrime

•    Gli aeroporti

•    Ricevere lettere come una volta

•    I cassetti pieni di bottoni di mia nonna

•    Il buio assoluto quando dormo

•    la fine dei libri, che rileggo sempre tre volte

•    la doccia fredda d’estate al mare

•    tuffarmi e non vedere il fondo e quella sensazione di brivido connessa

•    giocare seduta sulla moquette

•    parlare altre lingue

•    tra tutti i fiori, i mazzi di gerbere colorate

•    il silenzio dei cimiteri

•    guidare (e cantare mentre guido)

•    scrivere, scrivere, scrivere

 

SONO QUELLO CHE SCRIVO

“C’era un libro che mi aveva consigliato il padrone di Berries con insistenza, e un giorno lo lessi tutto di seguito. Allora l’atteggiamento dell’autore che voleva a tutti i costi esprimere la sua felicità mi aveva infastidito, ma adesso mi ren-devo conto che quando si sperimenta una sensazione del genere, è normale sentirsi investiti da una missione che ti obbliga a lasciare una traccia scritta di questa esperienza. Adesso capivo sia la volontà di non lasciare che nessuno o-stacolasse questa sensazione, che portava ad una dimensione di vita mai nemmeno sognata, sia il desiderio di farla provare a tutti gli altri. D’altra parte anche quando si vive un’esperienza terribile si sente il bisogno di scriverne, no? Forse è una delle funzioni del nostro cuore: far sì che il sé del futuro inse-gni qualcosa al sé del passato. Ora che l’ho provato lo capisco. E’ solo felicità, semplice, incomparabile felicità. Uno stato in cui si entra con tutto il proprio essere, come la nevrosi o la tristezza.”
(da AMRITA di Banana Yoshimoto)

Se qualcuno me lo chiedesse direi che è più o meno questo il motivo per cui scrivo tanto, magari è vero che spesso sono ripetitiva, cerco di rispiegare in mille modi ciò che sento, poi sono irrimediabilmente nostalgica, sdolcinata, un po’ fatalista, enfatica, a volte così pessimista e gelida da stupire me stessa… ma questa sono semplicemente io, posso piacere e lo trovo bello, posso non piacere e non c’è problema. Semplicemente adesso che ho scoperto che lasciar leggere a tutti “le mie cose più mie” non è così difficile o doloroso, mi va di far-lo, dando un’occasione a quello che ho prodotto senza lasciare che ingiallisca in un cassetto, vedere cosa ne ricavo: se mi porta apprezzamenti, critiche, se fa entrare nuove persone nella mia vita… tutto qui. Adesso aspetto.

Certe volte mi sento proprio come se da un momento all’altro qualcosa debba capitare, qualcosa che mi faccia pentire di non essermi comportata in un certo modo prima, ma per cui è ormai troppo tardi per rimediare. Mi prende una fretta impazzita di vivere e di provare emozioni, come se avessi perso il con-tatto con il mio cuore, presa solo da tante situazioni in cui era richiesto solo il mio cervello, freddo, meccanico, calcolatore. Vorrei urlare, correre, piangere, ridere sentirmi sconfitta sentirmi persa, tutto ma sentire. Panico da insensibi-lizzazione. Poi mi dico che tanto è inutile agitarsi, che al mondo non si può tornare indietro e quindi non vale la pena dannarsi, meglio accontentarsi di come abbiamo agito e metterci l’anima in pace….. fosse facile. Per questo volevo proporre una riflessione che ho fatto un po’ di tempo fa, ma che riscopro con piacere.
Ero seduta in giardino a pensare, ore 7, 10 minuti e 52 secondi: cade un fiore dal melograno, solo per me. Al mondo solo io assistevo a quello spettacolo, ho guardato tutti gli altri fiori già caduti che coloravano di rosso il prato e ho pensato che nessuno li aveva visti cadere. Quei fiori sono caduti e nessuno era lì, uno spettacolo per nessuno, eppure sono caduti lo stesso. La vita va avanti, che io ci sia o no fa poca differenza per il mondo, ma io voglio esserci e voglio farmi sentire, ogni attimo è vita, ogni istante cade un fiore da qualche parte, fa poco rumore, ma accade.

the sky is observing us

the sky is observing us

Chi non si perde mai non ritrova mai se stesso, è quello che ho imparato più di tutto ogni volta che sono partita. E anche che la felicità e reale solo quando hai qualcuno con cui dividerla, e che più dell’essere forte conta il fatto si sentirsi forte, perchè misurare una volta i prorpri limiti permette di scoprire quanto potere abbiamo nelle nostre mani.

SEASONS

il mio punto di vista sul mondo parte da qui, dai miei occhi che guardano in giro, la prima cosa che vedo di me, più spesso di tutte le altre forse in una giornata normale sono i piedi. Loro mi indicano dove sono ma soprattutto dove sto andando, ecco perche a loro dedico questa breve serie.

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summer

spring

spring

snow

snow

autumn

autumn

club

club

winter

winter

the lake

the lake

the path in front of me

the path in front of me