La Casa del Porto

C’era una volta un posto a cui ero molto legata, anzi lo sono tutt’ora, solo che il posto non c’e più, quindi devo usare il tempo verbale passato.
Non è come quando hai un ricordo di un posto bello, e anche se non ci sei mai più tornato nella vita sai che il posto è ancora lì. Forse ti aspetta, anche se non tornerai…
E allora ogni tanto ci vai con la mente e te lo immagini, anche se magari è cambiato col tempo, il posto esiste e in qualche modo è vivo e tu lo visiti coi pensieri, con le sensazioni, con i colori che hai dentro.
Quando hai un ricordo di un luogo e il posto non c’è più è come un lutto topografico, come se lo avessero ucciso. Quel posto è morto. Lo hanno fatto sparire. Le ruspe lo hanno raso al suolo.
Quel posto in sicilia era la case delle vacanze della mia famiglia. Per anni e anni vi si sono alternate le generazioni a partire dal bisnonno, che lo aveva avuto in concessione dal demanio negli anni ’50.
Quel posto, come in tutte le grandi storie, è diventato una leggenda, fatto di racconti divertenti e drammatici, di cose che sono successe e che lo hanno trasformato  -e con lui le persone che ci andavano.
Io lì ho imparato ad andare in bicicletta, su quella strada sterrata e polverosa. Lì i miei cugini grandi andavano a pescare; tornavano dal mare con le murene e i polipi nel secchio. Lì siamo diventati grandi, abbiamo giocato a nascondino, a tirarci le bombe d’acqua, abbiamo scritto diari al pomeriggio, mentre i grandi dormivano, abbiamo costruito capanne, abbiamo raccontato segreti, abbiamo dato baci nascosti dietro le case, abbiamo ballato, cantato, abbiamo mangiato tutti insieme.
(…)
Anni dopo sempre lì, ho guidato per la prima volta la macchina. Quella a noleggio. Facevo il giro del cortile. E mi sentivo grande.
In quel posto sono davvero cresciuta, non è un modo di dire. Ci ho passato tutte le estati della mia vita, una dietro l’altra per quasi 20 anni. Le mie cugine erano le mie migliori amiche. Eravamo uniti, eravamo un clan, eravamo una tribù. 12 ore al giorno in costume, maglietta, pantaloncini e ciabatte.
A stendere asciugamani salati, incessantemente, in un moto ciclico che si ripeteva di continuo, due volte al giorno, dopo il mare.
La sera si giocava a carte, si giocava forte, coi soldi.
Si arrostivano peperoni, si infornavano pizze, si seccavano pomodori.
I nonni erano nonni e i bambini, bambini.
La lista delle cose da dire sarebbe troppo lunga, infinita. Se interpellassi ognuna delle100 persone che di quel posto ha un ricordo, che lo ha vissuto, ognuna direbbe una cosa diversa, racconterebbe una sfumatura, descriverebbe un momento. Forse con un sorriso, forse con una lacrima.
Da quel posto, la notte, spesso guardavo il cielo e vedevo chiaramente le stelle, perché stavamo in un angolo di mondo ancora poco illuminato. La prima volta che ho visto la via lattea nella sua chiarezza.
Quel posto è stato tutto e adesso è niente.
Non aveva un vero indirizzo, eppure il postino sapeva che eravamo lì e ci portava le lettere.
Strada Provinciale 84, Contrada Fossa.
Ci sono ancora gli scogli, e c’è il mare, ma il profilo della terra è cambiato, la sagoma che si vede dalla strada non è più la stessa.
Un posto profanato, un posto brutalizzato.
Mi fa ancora male pensare con tanto amore a quel posto e non poterci più tornare.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.