il mio momento alla Bridget Jones

bridget

dal film Bridget Jones

Un giorno di qualche anno fa a Zurigo, mi chiama mia madre dicendomi che mi aveva mandato un pacco dall’Italia e di non offendermi per il contenuto. Mi ero lasciata col mio ragazzo svizzero e stavo cercando di rimettermi sul mercato. Già con questa premessa mi potevo immaginare il seguito… nel senso che mia mamma ci ha sempre provato a modo suo a tirarmi su, ma essendo noi come il giorno e la notte gli esiti sono spesso avversi. Insomma, ci trovo dentro un biglietto, una collana di pietre blu -che doveva servire ad addolcire la pillola- e una panciera color carne. Benissimo! Mia madre non solo mi dà della cicciona quando mi vede tre volte all’anno, ma dice pure che dovrei usare la panciera. Accuso il colpo e mi sforzo di ringraziare per il pensiero amorevole. Mi ricordo di averla provata -prima di riporla in un cassetto dove tutt’ora giace intonsa- e aver pensato che era uno strumento di tortura da Medioevo, che come ti giravi sto elastico dalle costole iniziva a creare un rotolo che scivolava giu. A questo punto che senso ha? Se sembro un cotechino inspaghettato, era meglio rimanere un panettone…

Nella stessa settimana capita che una sera esco con un tipo super sportivo. Lui non fa altro che parlare di camminate, arrampicate, scalate, corse… ci sediamo bordo lago io volevo bere una birra e mi fa prendere un succo; mi offre della frutta  -così stiamo leggeri. Mentre lui dice di essere vegetariano ci passa davanti un trio rumoroso, uno di questi è un ragazzo molto grosso, del tipo “più largo che alto”, che ride e parla sguaiatamente. Lo sportivo mi fa: “Vedi questo ragazzo in sovrappeso, mi fa tristezza, perché ridursi così con una cattiva alimentazione e abitudini sbagliate? Dall’accento e dall’ aspetto direi che è sicuramente un Messicano.”.

Deglutisco, annuisco, faccio una mezza smorfia pensando tra me di mordermi subito la lingua invece di correggerlo e dirgli che io so benissimo che era un ragazzo napoletano e che ho anche capito quello che diceva… altro che Messico. Un brivido freddo. Sono una cicciona italiana e diventerò presto come il napoletano e non c’azzecco nulla con questo mezzo-Rambo-mezzo-Rocky svizzero qui. Mi incalza con domande sulle attività motorie che ho svolto nella mia vita, fin da piccola; testa i miei limiti fisici e le mie conoscenze tecniche. Faccio un elenco sommario e sempre meno convinto: “Ehm…pattinaggio, ginnastica artistica, pallavolo, danza, fit-boxe, aerobica, spinning, corsa, yoga, pilates… “ lui mi guarda perplesso, come per dire e nonostante tutto sei ridotta così? Alla fine mi riaccompagna a casa e dice che non capisce come mi possa piacere tanto mangiare. “Quando mangio un po’ di più e poi vado a fare yoga mi pento subito, con certe posizioni ti devi ripiegare su te stesso e mi sento i rotoli sulla pancia che mi danno fastidio e mi bloccano i movimenti. Anche tu fai yoga, non ti capita mai???”.

SI…, …NO… lasciamo perdere…

Ci salutiamo in fretta e senza slancio, come i due depressi quali siamo. Ciao – CIAO, neanche un bacetto finto. Scendo dalla macchina e penso che vorrei dargli un pugno ma rischierei di frantumarmi le nocche sulla sua tartaruga. pudding Mentre io torno sù umiliata e affranta, dove mi aspetta la mutanda contenitiva che mi guarderà dal cassetto con disapprovazione, mi sento oscillare come un budino gelatinoso di quelli dei cartoni di Tom & Jerry dove si vede la tavola imbandita. Più tardi mi scrive un messaggio dicendo che è stata una bella serata, ma evidentemente siamo tutti e due un po’ troppo frustrati…

Ti auguro di incontrare il tuo soldato Jane, e che sia cattiva come nessuno mai.

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