Ipertecnologismo dei rapporti moderni

(Parte 2 di Morire aspettando… anche sottotitolata Volere è potere!)

Mi trovo a parlare con un tizio in un bar e senza troppi vittimismi gli dico in tutta onestà (perchè lo penso davvero) che essere una straniera a volte è dura; che Zurigo come tante grandi città è antisociale, la gente corre e corre e non si guarda neanche quando si incrocia per strada, tutti curvi sull’iphone (life is what happens to you while you are looking at your smartphone: WAKE UP!), tutti impegnati, si fa una vita stile sex and the city, e qui guardate che sono convinta anche a Milano starei a lamentarmi dello stesso… Poi pero’ metteteci che qui sono tutti di passaggio, per fare carriera, ovvio che uno che pensa di fermarsi un anno o due non ha proprio la forma mentale di volersi mettere a fare conoscenze un po’ approfondite. Gli svizzeri dal canto loro, invasi da questo 33% di stranieri, sono pure a ragione un po’ suscettibili e diffidenti. Preferiscono non mescolarsi. E’ che mi chiedo come si mettano insieme anche tra loro a un certo punto?! – del resto se non si parlano… Allora scandagliando i miei amici svizzeri (si ne ho pochi ma esistono!) e scrutinando le loro conoscenze pare che la gente si metta con quelli con cui e cresciuto, compagni di classe, colleghi, al massimo amici di amici, insomma. Niente di esotico.

Insomma sto a fare tutto sto discorso a macchinetta, piu’ come parlando a me stessa che a lui veramente, proprio per tirare fuori tutte le mie analisi da frustrata, e lui mi guarda e mi interrompe per dire: “Mi piaci!”. Oddio per un attimo vedo una luce!!! Ci scambiamo il numero perché lui afferma convinto di voler uscire con me un’altra volta, sentendosi al momento in colpa di aver abbandonato l’amico che nel frattempo si gira i pollici poco piu’ in la perche non ha rimorchiato nessuno. Cosi mi sento proprio tranquilla, guarda dico- per una volta che mi è andata bene! Me ne vado serena e super confidente che lui si farà sentire -dopo sta pippa che gli ho fatto! E pure dicendogli “Guarda che ti do il numero solo se mi vuoi scrivere davvero perché non ho bisogno di pant pant sulla schiena, siamo grandi eh, capito? Non fare lo svizzero!”. Lui ride e dice “Prometto che ti scrivo.” La mattina di domenica di domenica mi chiede come ho dormito, ma comunque non si intravedono iniziative per incontrarsi. Passa una settimana che si consuma nel silenzio (suo) e nell’incertezza (mia). Io odio non sapere cosa succede. Allora dopo un po’ di discorsi a vuoto tra me e me chiamo il mio amico maschio D. che sta in Italia e gli riverso addosso tutta la storia. Lui non ci mette molto e sentenzia che “Gli uomini se ti vogliono scrivere ti scrivono anche se sono sul cesso!” (parole sue!) e non esistono cazzate come impegni, lavori, scusanti, sono busy, c’ho la palestra… è venuta mia madre… è morto il cane… (la storia di quello a cui é morto il cane la troverete presto qui) Tutte balle. Allora mi illumino, e infatti sposo a pieno questo pensiero. Ma lui perchè non scrive? D. mi dice di darci un taglio, che se voglio scrivo io, ma una volta sola pero’ e poi devo dimenticare. E cosi’ ci provo, metto pure da parte un po’ di orgoglio che mi pare come di mandare giu’ senz’acqua una di quelle pillolone enormi… Insomma interloquiamo amabilmente: “come va- si sono molto impegnato- forse la settimana prossima- no perché anche io vorrei davvero rivederti”. E poi lui scompare nel nulla, inghiottito da un buco nero telecomunicativo, fagocitato dal mostro blobboso del dating incomnpiuto, e latitando si aggiunge a quella folta schiera degli uomini che non rivedro mai piu’. Ora, io sono anche stata molto franca con me stessa al principio, e poi dopo un po’ ho anche smesso di pensare di aver fatto qualcosa di male, di aver detto qualcosa di strano, ho smesso di darmi colpe. Ho accettato che i fatti sono questi che vi racconto e basta. E che è l’ennesima volta che succede e che sono convinta che lui poverino non è neanche che si trova a dire una cosa che non pensa, è semplicemente troppo concentrato sulla sua vita per aver anche solo un pensiero verso un altro essere umano che richieda un minimo di iniziativa.

D. dice che VOLERE E’ POTERE e mi riporta alla realtà, eh si, cazzo. Mi pare di essere in quel film del 2009 dal titolo He is just not that into you.

Orakeep-calm-and-love-whatsapp-5 qui sorge un dilemma dal titolo mio personale moderne tempistiche amorose e fraintendimento, sottotitolo impazienza tecnologia. Vi ricordate quando esisteva il telefono per chiamarsi? No perche io dico sempre che oggi il telefono mi pare essere un mezzo addirittura troppo intimo, quasi invasivo. Ci smessaggiamo come animali (altro che i tempi della Xmas card che 100 messaggi al mese mi pareva avanzavano anche…) da un lato pensando che poi uno risponde quando puo’ e quindi se non vuole non risponde, fa finta di non averlo visto -non è come una chiamata in entrata che è molto piu’ dura da smenare. E dall’altro pero controlliamo compulsivamente se l’altro è online, cosa ha scritto e a che ora. Nell’era in cui siamo sempre raggiungibili ti pare inumano aspettare di sentirsi. Le tempistiche del rapporto amoroso sono completamente stravolte da questa onnipresenza tecnologica. Dunque dopo quanto è che se uno ti dice ti scrivo e poi non ti scrive l’altro si deve fare due domande? Cioe è probabile che questo tizio risorga e come nulla fosse mi dice di uscire domani oppure se non si verifica nelle 56 ore successive è da seppellire? Non so piu’ dove stanno le metriche. Eppure una volta ci si scriveva le lettere, e le lettere si aspettavano per settimane e uno mica si faceva le paranoie, continuava tranquillo la sua vita finchè riceveva notizie. Avevamo pazienza, Uno non ti chiamava tutti i giorni, ci si scriveva un messaggio ogni 3 o giu di li… questi erano i miei parametri, quando ancora mi pareva di avere il controllo e di capirci qualcosa. Non vi sentite anche voi profondamente turbati da tutto questo? Sono dipendenze serie. E’ soprattutto colpa di WhatsApp perche ti aspetti che l’altro sia sempre li col telefono in mano, mi ha strappato la serenità. Io non mi ricordo di aver mai dubitato tanto dei sentimenti altrui ne di essere stata a farmi tante seghe mentali per un silenzio di due ore come faccio quasi tutti i giorni adesso! E’ allucinante!

In amore vince chi é online su WhatsApp… e non risponde…

…E veniamo alla parte terza…

2 risposte a “Ipertecnologismo dei rapporti moderni

  1. Pingback: Morire aspettando… L’amore nei paesi ricchi | REDROOM's Weblog

  2. Io ho risolto!!! Aggiungo uno zero in fondo al numero della persona.
    A quel punto WhatsApp non lo riconosce più e non vedo più nulla…
    Ok… non è il massimo…
    (ma almeno per me funziona…)

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