a Viola

Ieri sei nata e porti il nome del mio colore preferito. Ti scrivo questo racconto perche è il dono più personale che posso farti, ti regalo il mio talento nel raccontare (se ne ho) così che tu, ogni volta che chiederai della tua nascita, la potrai leggere qui.

Era l’8 dicembre 2012. La mamma alle 8 del mattino andava in ospedale e io prendevo un treno da Bologna per venire a casa. In Italia era prevista neve e io pregavo di riuscire ad arrivare in fretta. Un po’ prima delle 4 siamo venute in ospedale io la tua nonna e la tua bis-zia. Sedute in sala d’aspetto io chiedevo di quando eravamo nate noi, ma la nonna era rigida come una colonna e aveva le mani sudate, cosa che io non le ho mai sentito avere in tutta la mia vita. Allora per passare il tempo intanto io raccontavo alla zia del mio progetto di tornare in Italia, per essere più vicino, forse a Bologna. Speriamo che venga simpatica, scherzavo. “Ti ricordi zia quando ero bambina e io ti avevo idealmente congelato all’età di 35 anni? E ti vedevo come esempio donna in carriera? Tu quanti anni avevi quando sono nata io? Speriamo che anche Viola mi guardi e mi congeli a 35 anni!”

Io non ho avuto per niente paura fino alle 17.10, quando sapevamo che tu ormai eri li lì per uscire. Immaginati che viaggio hai fatto. Prima sei li che sguazzi nella tua piscina termale finchè tutto inizia a squotersi, le pareti si contraggono e tu ti senti scivolare e poi risucchiare e poi ti incastri un po’ a metà facendo incrinare un pochino il contegno psicoemotivo di tua mamma, la dottoressa (che si lamenta delle sue pazienti). Perchè vuoi uscire non solo con la testa, ma anche con una mano, a braccio teso, come i supereroi, come un superman che spicca il volo. Ecco così sei nata tu. Alle 17.21 però c’eri. Così dal nulla, un momento no e poi un momento sì, sei tra noi. Essere stata lì, presente a 4 metri di distanza dal luogo fisico in cui sei venuta al mondo non ha prezzo (sì, i biglietti si comprano, ma come dice la pubblicità della Mastercard, altre cose no. Chissà se quando sarai grande ci sarà ancora questo spot.). Sobbalzando a ogni apertura della porta, perchè poco prima di tè abbiamo sentito piangere attraverso le porte, ma era nato un maschietto di una famiglia straniera e ci siamo tutti congratulati a vicenda… finchè papà Daniele, tutto vestito di verde-sala operatoria e con gli occhi lucidi ci viene a dire che sei uscita. E fa un po’ commuovere anche noi. E nel frattempo é arrivata anche l’altra ansiosa nonna. Quando sei nata tu c’erano ben 3 ginecologi, una ostetrica scelta e un anestesista, tutti per te. Una infermiera ti ha portato fuori quasi subito, dentro la culletta, e stavi a pancia in giù, col culetto in alto, sputacchiavi qualche liquido e ti ho scattato una foto. Nell’era della tecnologia, Viola, non avevi neanche 30 minuti ma eri già stata immortalata per sempre. Sarai una VIP. Avevi le gambe lunghe e tanti capelli scuri  e pesavi 3 kili 34 grammi per 49 centimetri. Hai preso 9 punti su 10. Nel frattempo la mamma nel giorno 8 del 12 veniva portata (dopo esser stata per ben ricamata) nella stanza 812 del padiglione 6 al 7imo piano. Quando sei venuta lì da noi con la tua tutina rosa avevi le manine fredde e ancora un po blu, la testa un po’ aliena arrossata, come i bambini aztechi ed eri ricoperta di una pelurietta vellutata e avevi le mani con le dita e le unghiette lunghe, affusolate da pianista. Sei stata la cosa più morbida che ho mai toccato in vita mia. Eri sveglia e hai iniziato a “cigolare” facendo dei piccoli suoni. Abbiamo cercato nei tuoi piccoli tratti le somiglianze, ti abbiamo guardato intensamente tutti e annusato. Sapevi di sapone delicato e un po’ dolce.

Quella sera Monti, il Presidente del governo tecnico Italiano, ha annunciato le dimissioni mentre io la nonna e la bis-zia guardavamo la tv, lo spread si è alzato e la borsa di Milano ha chiuso come la peggiore d’Europa. Io mi addormentavo sul divano con un cuscino caldo per curare il mio mal di collo e il gatto accoccolato sulle gambe e la bis-zia sbucciava clementine. Abbiamo dormito tutte insieme nella stessa casa, proprio solo come in eventi eccezionali.

Il giorno dopo era ancora molto freddo, ma c’era un bel cielo sereno e il sole. Ti hanno messo tra le mie braccia così ti ho guardato bene da vicino, per fortuna gli sguardi non consumano!!! Eri lunga come il mio avambraccio, niente di più. Ti ho dato la punta del mio indice e tu con la tua manina l’hai stretta forte. E io ho capito cosa mi volevi dire, che già mi volevi bene, almeno quanto io a te. Una cosa così piccola e così semplice nel suo gesto, può avere coì tanto significato, è come se il mondo intero all’improvviso avesse senso. Dopo tanti mesi al buio abbiamo decretato che ti dava fastidio tutta quella luce così abbiamo abbassato le tapparelle e tu hai aperto un po’ di più gli occhi e io ti sono venuta a un centimetro dal naso per essere sicura che tu mi vedessi, che tu vedessi una cosa informe e sapessi che quell’ombra è la tua zia ed essere sicura che te ne ricorderai. foto

Dopo solo qualche ora ero di nuovo in Svizzera. Ma la mia vita è cambiata, con un segno netto, molto più distinto di altri tanti cambiamenti che si subiscono senza sapere, la tua nascita ha cambiato tutto. “Ma vi rendete conto di cosa mi avete fatto?” avevo detto a mamma e papà in Maggio. “La mia vita non sarà più la stessa!” . In piedi nel corridoio del treno, dall’aeroporto a casa pensavo a che bel Natale ci aspetta tra poco e che non vedo l’ora di giocare con te, vederti crescere. Zia, zia, zia, continuo a ripetermi questa parola nella testa per abituarmici. E sarà che ormai emano all’improvviso un aria responsabile e adulta ma un ragazzo di 20 anni col papà di Basilea e la mamma metà veneta e metà di New York mentre andava a fare la settimana militare mi ha chiesto indicazioni, poi abbiamo parlato in italiano e siamo diventati 5 volte più amici. Gli ho detto che sono un po’ stufa e vorrei tornare e lui concordava che in italia per certe cose si sta meglio. “Non so… forse quando ho finito vado a New York… o torno alla Fenice.” “Se posso darti un consiglio – io che ho dieci anni di più- vai a New York, te lo dice una che tutte le volte che ha potuto è sempre andata”. E ho pensato eccomi qui che do’ consigli e ripenso ai miei 20 anni e guardo indietro e poi guardo avanti e mi immagino di dare consigli a te, un giorno, e che se posso ti insegnerò a non avere paura di prendere tutte le opportunità e andare lontano, decisamente di non aver paura di volare. Che poi tanto arriva il momento in cui si vuole tornare, vedi?!

E lui si gira mentre sta per scendere e mi interrompe: “10 anni! Allora sei MEGA-VECCHIA!” Ma scherzava. Spero…

Una risposta a “a Viola

  1. Lau…. che emozione leggere queste righe….. che bello che sei riuscita a tornare❤❤❤ Io incrocio le dita per il tuo *progetto di rientro* anche se perderei un'amica in CH :)))) Un bacione, Giu

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