NEW YORK

-ho recuperato i miei appunti di viaggio… sono presa da una scribomania folle, adesso sistemo tutto piano piano-

NEW YORK Gennaio 2010. Sto andando a New York. La prima volta che volo così a lungo sopra un oceano. Mi fanno così tante domande che inizio a dubitare di me stessa, ho fatto qualcosa di male? sono una terrorista e non me ne sono accorta? Chi ti ha fatto la valigia? Beh, io me la sono fatta da sola… Nessuno l’ha manomessa? Mah non credo, non so, no, no diciamo di no! Ops, fa così freddo che le alette del nostro aereo sono congelate così abbiamo un’ora di ritardo perché arriva un equipe che ci spruzza sopra una cosa blu fluorescente tipo collutorio. Siamo in volo, temperatura esterna meno 56 gradi centigradi… Che strana sensazione quella di viaggiare indietro nel tempo di sei ore, il volo dura sette ed è sempre giorno qui fuori! Atterriamo, ci danno il visto, finalmente siamo nella metro, una vera metro newyorkese di quelle dei film, tutto sembra un enorme set cinematografico intorno a me. E’ in effetti un po’ irreale. Mi stupisce capire come la città sia pianificata a tavolino e che effettivamente tutte le vie che salgono o scendono siano Avenue mentre da est a ovest siano Street. La Grande Mela è simbolo della città nel senso di successo e ricchezza, il paragone albero/frutto era gia usato all’inizio del 1900 ma fu associato definitivamente alla città intorno agli anni ’70. Il mio albergo è vicino a Times Squame, l’incrocio più famoso del mondo. Fa un freddo cane, davvero assurdo, ma non manco di congelarmi il sedere sul bus rosso scoperto del city tour per cercare di vedere il piu possibile in 3 giorni. La gente è davvero amichevole. Sarà anche il fatto delle mance (per cui lo stipendio normale non basta a sopravvivere e le mance in America sono parte integrante del guadagno) ma i camerieri qui sono super attenti e servizievoli. Con il traghetto e subendo un vento che mi spacca la faccia, vado a vedere la statua della libertà. Un bel donnone di 200 tonnellate, la cui corona a 7 punte richiama i 7 continenti. Dono della Francia del 1876, infatti mi viene in mente che a Parigi vicino al tunnel dell’Alma dove è morta Diana, c’è proprio una scultura che riprende la fiaccola della statua. Decisamente per me il Chrysler building è più bello dell’Empire, però questo è stato per 30 anni l’edificio più alto del mondo costruito appunto dal signor General Motors per fargli concorrenza. All’Empire ne sono successe di tutti i colori, ci si è schiantato un aereo nel 1945 e a parte tutti i suicidi che si sono buttati da qui, nel 1986 una donna si è salvata lo stesso perché è stata spinta indietro dal vento mentre precipitava. Un tizio si è buttato dall’Empire anche col paracadute, si è rotto una gamba e ironia del sistema giudiziario statunitense, dopo aver fato causa al palazzo l’ha anche vinta. Mentre cammino per New York circondata da marche e marche capisco cosa sia l’omologazione, pregi e difetti. Praticamente qui non serve cercare, anche Starbucks ti viene incontro da solo ogni due quartieri. Mi sorgono delle domande sulla pulizia nei ristoranti perché ovunque ci sono istruzioni su come lavarsi le mani per i dipendenti che usano i servizi igienici e poi tornano al lavoro… Arrivo sotto al punto di Brooklyn, incredibile ma vero, ma per andare a mangiare un gelato artigianale. La storia di questo ponte è altrettanto affascinante e alquanto funesta: progettato dall’architetto tedesco Roebling egli morì però ancor prima di vederlo nascere. Il figlio che portò avanti il progetto si ammalò di una misteriosa malattia che lo costrinse su una sedia a rotelle e ad osservare i lavori da lontano col cannocchiale mentre le moglie Emily, improvvisatasi ingegnere portò a termine i lavori e l’inaugurazione nel 1883 (a quel tempo era il ponte sospeso più lungo del mondo). Visito il Guggenheim con la sua specialissima forma a spirale, e tra l’altro ho appena visto il film The International dove c’è una scena lunghissima di una super sparatoria all’americana all’interno del museo (per la quale lo hanno seriamente ricostruito da capo in replica!) Mentre visito l’esposizione sul fondo della spirale, proprio sul pavimento dell’atrio ci sono due attori che eseguono una performance moderna, solo che sembrano due normali visitatori: iniziano a toccarsi baciarsi finché finiscono distesi sul pavimento in una sorta di danza sensuale… un po’ assurdo. Dopo aver solo osservato le vetrine di Manolo Blahnik e Jimmy Choo chiamo un taxi e sono davvero come Sarah Jessica Parker, la quale beata lei scopro risiedere nel Greenwich village sulla 10° strada. Nel Washington Squame Park, dove sorge il campus universitario di New York c’è una statua del caro Garibaldi. Forse non tutti sanno che oltre a Soho esiste anche una Noho cioè l’area a nord di Houston street. Mentre il quartiere di Broadway sorge infatti accanto a una delle prime vie storiche della città che andava da nord a sud, appunto la “via larga”. Mangio da Apple Bees riuscendo a spendere una fortuna perché mi sono un po’ ubriacata col cocktail gigante che ho ordinato e ho perso il senso del cambio, in più qui è davvero tutto enorme, soprattutto le porzioni di cibo. Faccio un salto al Macy’s perché è il department store più grande del mondo. Praticamente qui allo scadere di ogni ora scopro che New York detiene un record di qualcosa. Tempo di partire e salgo su una compagnia di bus cinese la Fung Wah in direzione Boston. Me ne vado super frastornata dallo shopping e dall’intensità di questi 3 giorni che mi sembra di aver solo sognato…

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