ELENA IN ALGERIA

Dopo Praga e Varsavia ecco come una promettente italiana finisce a lavorare ad Algeri. Approda con un tirocinio e per ammmore, infatti con la fortuna che si ritrova finisce per mettersi con un algerino che però lavora in Italia! In Algeria lavora nel dipartimento tecnico di esecuzione contratti per una ditta che segue appalti per l’installazione di materiale nelle scuole; di tornare in Italia non ci pensa proprio, almeno per i prossimi cinque anni, nonostante le sommosse cittadine. Oggi 15 febbraio non lavora perché è il compleanno di Maometto. Recentemente doveva andare a un corso di formazione su alcune attrezzature in una zona a circa 25 km da Algeri, nella provincia di Boumerdes, zona al momento un po’ calda per la presenza di terroristi, le comunicazioni telefoniche sono interrotte e si sentono solo messaggi disturbati della polizia. Alle 5 del mattino Elena parte con la sua macchina di rappresentanza della ditta (una uno rossa anni ’80, tutta scassata, con un finestrino che si chiude solo se lo tiri su a mano) per andare a prendere il tecnico suo collega sotto casa, vicino alla gendarmeria del paesetto di Hamis (cioè una strada sterrata con sopra negozi all’ingrosso di elettrodomestici). Considerando che in arabo la differenza di pronuncia tra K e H è indecifrabile dall’orecchio umano, Elena dopo un po’ di vagabondare in autostrada, all’avvistamento del cartello “Khamiz 2 km” prende la prima uscita. Subito capisce di trovarsi ancor più vagabonda di prima, questa volta nella campagna algerina, al buio, al telefono col tecnico algerino in un misto di francese e arabo. Giunge ad un blocco stradale con tanto di sacchi di sabbia, blocco dell’esercito e mitra spianati. Tira giù il finestrino con le mani e chiede indicazioni in algerino maccheronico per Hamiz/Khamis/Khamis/Hamis. Le dicono di proseguire dritto –è sempre la risposta migliore. Alla fine giunge a un cartello con scritto Khamiz e trova una gendarmeria: perfetto! Telefona: “sono ad Hamis, alla gendarmeria, e tu? Anche io. Ma non ti vedo: Aspetta, no non ti vedo. Faccio il giro, non ti trovo… ti Passo il gendarme.” Ma neanche loro si capiscono tra loro stessi algerini. Insomma alla fine lei s trova a Khamiz e lui ad Hamis. Riprende l’autostrada e cerca, si ferma al deposito della Coca-Cola (questo almeno sarà un punto di indicazione abbastanza preciso, no?!) dove c’è la motorizzazione e le auto fanno la revisione. Revisione però si dice in arabo-francese controllo tecnico, perciò il tecnico sempre al telefono capisce che Elena ha perso il controllo della macchina! –“No, sto bene, ho anche tirato il freno a mano. Sono ferma, aspetta ti passo il parcheggiatore abusivo che te lo spiega lui.”- Alle ore 8 Elena incontra finalmente il tecnico, nonostante una sosta infinita, il parcheggiatore abusivo, che anche lui ha un cuore, mosso a pietà non le chiede neanche il pizzo. Elena col suo caschetto di capelli alla Caterina Caselli, ma coperta di tatuaggi old school, non è il tipo ideale di donna degli algerini, per questo la lasciano abbastanza tranquilla. Del resto ti fischiano sempre anche in Italia quando cammini… Elena è una che sperimenta e certamente non si barrica nei locali occidentali, costosi e posticci. Si butta, studia l’arabo, ed assiste spesso a scene in cui un tecnico si rivolge in napoletano stretto al corrispondente algerino… Secondo voi si capiscono?!

2 risposte a “ELENA IN ALGERIA

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