febbraio notes

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DIECI MINUTI DI FASNACHT- All’alba del giovedi grasso a Lucerna si da il via al carnevale con un antico rituale tradizionale: il Fritschi -una specie di capo eletto annualmente da una confraternita di nobili cittadini, la più importante quella dello zafferano fondata nel 1400- batte le acque del lago dei 4 cantoni con tutta la sua famiglia a bordo del battello, poi una detonazione dà il via alla musica e al rumore. La musica è per eccellenza la Guggemusik: le performance degli innumerevoli gruppi bandistici si sprecano, tutti a suonare e trascinare tromboni e tamburi sotto il peso delle enormi maschere e costumi. 6e 45, sonno pesante, mi trascino per andare in stazione e vengo assalita dai miei unici 10 min di carnevale per quest’anno, infatti sto per partire, ma la stazione stessa è invasa dalle bande che suonano a palla nelle mie assopite orecchie: riconosco con un sentimento misto di perplessità e curiosità Almeno stavolta di Nek in versione guggenmusik! E sono tutti già ubriachi intorno. Infatti questa città impazzisce solo per carnevale, ma essendo l’unico periodo in cui la gente si concede reciprocamente di infrangere le regole, i confini vengono decisamente e rumorosamente oltrepassati in molti sensi. Oddio, gettano pure le carte per terra questi svizzera! Fanno sesso nei vicoli! Inquinano il lago!!! Intanto Parto per Parigi e come se non bastasse è il weekend di S. Valentino.

berlin wall

ON TOUR- A febbraio veramente sono stata in ufficio solo 10 giorni lavorativi. Il resto sempre in giro, un po troppo anche. Durante il mio primo tour sono stata in giro per 12 giorni con un college study group del Michigan con un prof di teatro e un tour director fenomenale come Wesley. Berlino, Varsavia, Cracovia e Praga sul tema dell’ olocausto. Per la prima volta ho visitato Auschwitz. Sul bus tornando in hotel mi ha salvato solo una cosa: la canzone VIVA LA VIDA dei Coldplay. E’ stato davvero toccante, nevicava anche e tutti noi non potevamo capacitarci di come si potesse sopravvivere in quelle condizioni. la cosa più impressionante sono state sicuramente le montagne di cose accumulate: montagne di scarpe, montagne di spazzole, montagne di valige, montagne di capelli, montagne di scheletri. Sono felice di esserci andata, e quando sono uscita mi sono sentita leggera, e viva. A berlino abbiamo visitato il museo ebraico, un edificio moderno dove la struttura architettonica si fonde con l’esposizione e il concetto del museo. Berlino, ah, una delle mie città preferite! Una città che parla, con il suo muro simbolo primo di tante altre divisioni che continuano a ripresentarsi anche oggi, esplicite e non, nei nostri paesaggi urbani e civili. Una città senza centro, tutto e multi- e plurale, poliforme, colorato, una vera città cosmopolita. Il cibo è cosi economico, dalla concorrenza pazza dei kebab a 2.50 EUR alle cinese box take away. Io volentieri sarei una berliner e lo direi ad alta voce, come Kennedy.


brandenburger tor

Di Praga mi porto via le immagini di Mucha che mi piace un sacco. A prima vista è tutto un po troppo finto, un po troppo tourist-friendly. Bisogna perciò un po’ perdersi nei jazz club, navigare nel sapore della birra locale e fare sicuramente un suoer brunch alla Bagel factory, uno dei miei posti preferiti! E infine il tassista che mi porta in aeroporto e mi fa giocare al mio gioco preferito: la donna in carriera!

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