dalla mia camera-universo alla spirale cosmica

what my spiral means to me

what my spiral means to me

Ovviamente quando hai un tatuaggio tutti ti chiedono cosa rappresenta per te, se ha un significato. Un senso spero glielo attribuiscano tutti, solo che spesso c’è molto di più di quanto si vuole confidare alla gente (o a degli estranei!). Questa, partendo alla lontana è comunque la storia del mio secondo. La racconto cosi perchè una recente conversazione con una persona (ovvero il modo in cui nascono il 90% dei miei viaggi cerebro-letterari) mi ha dato lo spunto per fare queste e altre riflessioni filosofico-astronomiche.

La mia camera è un universo. Soprattutto adesso che vivo all’estero, lontano dalle mie cose (per lo più inutili cianfrusaglie che però fanno tanto “casa”). Qui ciò che è mio -e davvero solo mio- sta tutto in una stanza. La mia camera contiene tutta la mia vita, tutto ciò che mi serve per sopravvivere; sono passati sei mesi e magicamente si è sviluppata la vita al suo interno. Le cose hanno preso certe dinamiche. Ho scoperto ad esempio quanto la frustrazione iniziale per la mancanza dei propri oggetti e cose familiari attorno, si trasformi presto in una pacifica situazione di controllo. Tutto ciò che possiedo e mi serve sta in queste quattro mura più o meno. Non richiede nemmeno tanta cura. Certo, a volte penso quanto vorrei avere quelle scarpe proprio oggi che mi servono… quanto vorrei guardare quella foto che ho lasciato, leggere quel libro che sta a casa… lontano… ma poi passa e si può fare senza. Al massimo compro delle nuove scarpe. Infatti la cosa più grave è che questo universo come tutti gli universi, tende ad espandersi e quindi a invadere altre zone, a crescere, e questo fa accumulare cose, tra cui soprattutto cose inutili. L’universo si autoriproduce creando come effetto collaterale un sacco di “superfluo”. Tutto questo trovo che sia estremamente affascinante. E poi c’è il discorso dell’entropia ovvero ciò che per me si sintetizza nel respiro dell’universo o in quella danza del rincorrersi tra caos e ordine, incessantemente. La mia camera è un sistema semichiuso, infatti scambi con l’esterno ce ne sono eccome, e non potrebbe essere del tutto isolato perche le interazioni con l’esterno sono fondamentali, infatti da questo punto di vista la camera è più che altro un sottosistema; mentre il vero sistema è per definizione isolato. Se non avesse dei confini tuttavia non avrebbe senso chiamrlo universo, ma è però socchiuso. I suoi confini permeabili sono la sua salvezza e la sua maledizione. In questi mutamenti continui si produce continuamente energia, che muove le cose all’interno dell’universo-camera. Anche se crediamo che mettere ordine e buttare via tutto ci faccia tornare ad uno stato equivalente a quello iniziale (tipo quando ho fatto pulizia perche veniva mia mamma la camera mi è sembrata tornare allo stato di un tempo, quando ci vivevo da poche settimane) in realtà la nuova situazione non sarà mai la stessa dell’originale. Perche i mutamenti che si sono prodotti nel frattempo, seppur invisibili, ci sono! Tutto questo fa aumentare l’entropia. Cioè, il nostro continuo processo di creare caos e poi riordinarlo fa espandere il nostro universo senza possibilità di ritorno. Questa idea infatti è banalizzabile e facilmente sperimentabile da ciascuno nell’atto delle pulizie, quando chiunque prova l’ebbrezza di sentirsi Dio dopo che da un gran caos si è fatto finalmente ordine! (una delle mie sensazioni preferite come già citato in questo blog!). Come se non bastasse questa idea dell’andare continuamente avanti anche quando ti sembra in realtà di essere tornato al punto di origine (ovvero l’ordine) si sposa a perfezione con la mia passione per gli oggetti a spirale. Nella spirale, che è una delle forme geometriche più ricorrenti in natura a partire dal DNA, percorrendo i vari giri può sembrare di trovarsi sempre nello stesso punto, ma ovviamente non è così. Questa è in sostanza la mia visione del mondo, andare sempre un passo oltre. Ecco perchè porto addosso una spirale (a due braccia). Tornando all’universo della camera, non a caso ho nominato il mio libro incompiuto “La finestra sul cielo”. Ovvero il mio punto di vista che si pare sul mondo rappresentato dalla finestra della mia cameretta mansardata che mi regalava immagini di pezzi di cielo che porto dentro di me. E nel cielo mi trovo ad osservare miliardi di stelle sdraiata sul letto, e viaggio ancora oltre nel cosmo e nello spazio in cui alla fine penso che anche le galassie crescono a forma di spirale, per nulla a caso…

Il resto è una sequenza normalissima di eventi che mi hanno portato allo studio Manhattan da quella che diceva di essere la prima tatuatrice donna della Polonia insieme alla mia amica Marie (che ringrazio per avermi portato per la seconda volta, un mese fa a Giessen, a fare qualcosa di “irreversibile” col mio corpo).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...