la mia decisione

…Me ne sono accorta mentre mi lavavo i denti l’altro giorno e fissavo il bagnoschiuma che mi ha regalato Elena, alla magnolia, che doveva portare fiotti di uomini tra le mie braccia… La bottigliona ancora lì, quasi nuova, perché benché mi faccio un sacco di docce (e qui manca uno dei sanitari più usati dagli italiani infatti!) il mezzo litro al miele che ho comprato a febbraio si esaurisce solo ora. Interessante fare questi calcoli, in sei mesi ho consumato due tubi di dentifricio e circa mezzo litro di bagnoschiuma, tre spazzolini e uno shampoo e mezzo. Insomma, pensavo a tutta questa magnolia che sta ancora lì ad aspettarmi, con il suo potenziale afrodisiaco inespresso e ho capito in quell’istante che ad agosto la mia vita in svizzera non sarebbe finita, ma anzi, sarebbe ricominciata da lì, proprio da quel bagnoschiuma. Era un segno chiarissimo.

Il venerdì precedente mi hanno chiamato in una stanza, il mio capo e il capo di NCE e mi hanno detto: ti offriamo questo contratto di un anno, questi soldi e questi benefit, tu assumerai il ruolo di Area Coordinator e sarai responsabile di alcuni paesi dell’area Europa nord e centro orientale, avrai responsabilità sul budget, viaggerai per negoziare, ecc… mi hanno fatto un breve elenco dei motivi per cui credono in me e mi hanno congedato. Sono letteralmente andata nel pallone, credo di aver avuto una espressione da cretina per tutto il tempo e anche dopo mentre cercavo di lavorare arrivando alle 17.30 ma non capivo più niente e scoppiavo dalla voglia di telefonare a qualcuno e parlare come un fiume in piena. La prima cosa che ho fatto infatti è stata piangere al telefono 2 ore e arrabbiarmi con la mia famiglia che non mi è venuta a trovare e quindi adesso che avevo bisogno di un consiglio non aveva neanche una pallida idea di come fosse la mia vita qui, per dirmi se valeva la pena o no restare.

Dopo 5 mesi circa che ripeto che voglio tornare a casa, che convinco me stessa che sia la cosa migliore per me, ritrovare l’equilibrio prima di pensare al lavoro. Eppure in quell’istante è cambiato tutto, sarà la soddisfazione per sapere di aver fatto un buon lavoro, per i meriti che ti vengono riconosciuti e che neanche ti aspettavi, sarà il fascino della sfida, sarà il fatto che ti senti importante e ho realizzato che alla fine se non me lo avessero chiesto forse ci sarei rimasta male. Ho realizzato che non ero più convinta di voler dire di no al pensiero che 2 mesi di cv inviati ovunque mi hanno portato solo una proposta di lavoro per 200 euro a settimana, o che erano comunque tutte altre esperienze temporanee, stage non pagati dopo i quali sarei stata punto e a capo.

Ho pensato che forse in questi mesi volevo convincere me stessa che tornare era giusto perché sapevo che dovevo farmelo andare bene per forza. Ho pensato che ho paura, ma soprattutto che non è per nulla detto che a Udine sarebbe stato sicuramente un anno più felice, più sereno, a litigare per la mia indipendenza e a fare un lavoro qualsiasi che mi avrebbe prima o poi davvero frustrato, seppur potendo stare vicino ai miei amici. Vicini fisicamente sì, però più passa il tempo più ognuno prende la sua strada e essere vicini in altri modi è tutto ciò che ci resta. Condividere fa davvero la differenza.. per questo e cosi importante quando qualcuno a cui tieni ti viene a trovare. Perchè tutte le volte anche dopo mille anni se vorrai dirgli, hai presente quel tipo li, quel locale là, quel giorni che eravamo li… qualcuno che saprà di cosa parlavi, qualcuno che c’era, che ha visto, che ha vissuto con te un pezzetto della tua trasformazione. Perche inevitabilmente stando lontani si cambia e ci si perde i pezzi importanti gli uni degli altri… questo mi spaventa più di tutto. (anche il budget meeting pero fa abbastanza paura!)

Un anno davanti a me. Davvero sono spaventata per le responsabilità, il lavoro e la solitudine, però anche eccitata. Però  mi rendo anche conto della opportunità che mi è stata data e che non è ovvia, mi rendo conto del lusso che ho avuto crescendo: a studiare quello che volevo (tanto poi sono pochissimi quelli che finiscono a lavorare nel proprio settore di studio!) e anche oggi, ad avere la possibilità di dire si o no. Ho pensato ai miei compagni di studi e amici, a chi fa tre lavori e nonostante tutto non riesce ancora a fare progetti perche mancano sempre i soldi, ho pensato al nostro paese che cade a pezzi, con amarezza…

Più passavano le ore più sentivo emergere in me la mia decisione, una delle più faticose che abbia mai presto ad oggi nella mia piccola vita. Dubbi che schiarivano con piccoli germogli di certezza; e la fantasia  a mille a sognare a immaginarmi qui e li a fare questo e quello… a cercare in tutte le fantasie qualcuno al mio fianco (il mio problema è inguaribile).

E se tra un anno vorrò ricominciare da capo?! E se volessi fare qualcosa di totalmente diverso?! Voglio credere che non sarò troppa vecchia per mollare tutto. Del resto io non ho niente e nessuno che mi aspetti, posso e devo pensare solo a me e viverla come una libertà e non come un ostacolo.  E la cosa piu ricorrente che mi e stata detta ultimamente.

Avrei voluto tanto essere con alcune persone in particolare per uno dei nostri soliti momenti-caffé dove abbiamo più volte discusso i nostri destini e avrei voluto poter raccontare tutto di persona, e sentire i commenti, l’aiuto e il sostegno dei miei amici. Quelli che la distanza mi ha fatto scoprire ancora di più ancora più veri, forse ancora più pochi di numero ma più sinceri (proporzionalità inversa).

Mi mancate tanto tutti singolarmente e anche tutti insieme!

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