nel 2003 ero “Viola”…

Appena nati siamo già pronti per morire.
Moriamo perché siamo vivi,
non perché siamo vecchi o malati.
La morte può essere poco probabile,
ma è sempre possibile.

……Recita un filosofo, e mi dico che dovrei ricordarmelo più spesso. Come al solito ieri, al telegiornale,  c’era la lista dei morti del week-end : altro sabato notte che passa e mentre di domenica sera io mi trovo ancora qui con le mie angosce, e sta mattina mi sono alzata come sempre, nel frattempo tanti ragazzi non ci sono più, hanno bruciato le loro vite su pali e tra lamiere contorte… mi chiedo se uno di questi week-end non potrebbe capitare anche a me oa qualcuno a cui voglio bene….devo aspettare il sabato con paura?
Come posso temere anche quel briciolo di libertà che mi sento restituita ogni volta che suona l’ultima ora di lezione e mi si preannuncia un pomeriggio mezzo vuoto da riempire con tante azioni banali ma felici?!
Il servizio mostrava senza pietà i rilevamenti della polizia mentre lì, a un metro, giaceva
una coperta e sotto, una vita appena spenta in un corpo ancora un po’ tiepido magari…..
L’indifferenza è disarmante, eppure so che non posso raccogliere tutti i dolori del mondo e portarli sulle mie spalle, così questi pensieri se ne andranno co-me sono venuti, ma questa volta volevo almeno provare a lasciarli a qualcuno.
Quando ho visto per la prima volta questo giornalino ho pensato fosse una co-sa meravigliosa il tentativo di fare qualcosa che non fosse la solita utopia pre-confezionata, ma qualcosa di libero e sincero.
Adesso mi ritrovo qui, a fare parte di una di queste pagine, firmando con uno pseudonimo perché un po’ mi vergogno, forse non sono coraggiosa? sono sciocca? non so, ma mi sembra strano pensare che qualcuno riconosca dietro le mie parole la mia faccia; non è più bello sapere che c’è una mente dietro tutto questo e non quella ragazza che possono incontrare tutti per strada e che sembra tanto “normale”….a me è piaciuto, quando ho letto degli altri, immaginare che persone fossero e cosa li avesse spinti a scrivere cose del genere, “chissà che faccia hanno” mi sono chiesta, così volevo lasciare la stessa scia di interesse, non per egocentrismo, ma perché trovo stupendo stabilire dei contatti così profondi tra persone che scrivono esternando le loro emozioni più personali, e persone che leggendole se ne sentano colpiti, tutto qui, senza complicazioni di relazione, solo pensieri che si nutrono gli uni degli altri.

Viola

Certe volte mi sento proprio come se da un momento all’altro qualcosa debba capitare, qualcosa che mi faccia pentire di non essermi comportata in un certo modo prima, ma per cui è ormai troppo tardi per rimediare. Mi prende una fretta impazzita di vivere e di provare emozioni, come se avessi perso il con-tatto con il mio cuore, presa solo da tante situazioni in cui era richiesto solo il mio cervello, freddo, meccanico, calcolatore. Vorrei urlare, correre, piangere, ridere sentirmi sconfitta sentirmi persa, tutto ma sentire. Panico da insensibi-lizzazione. Poi mi dico che tanto è inutile agitarsi, che al mondo non si può tornare indietro e quindi non vale la pena dannarsi, meglio accontentarsi di come abbiamo agito e metterci l’anima in pace….. fosse facile. Per questo vo-levo proporvi una riflessione che ho fatto un po’ di tempo fa, ma che riscopro con piacere.
Ero seduta in giardino a pensare, ore 7, 10 minuti e 52 secondi: cade un fiore dal melograno, solo per me. Al mondo solo io assistevo a quello spettacolo, ho guardato tutti gli altri fiori già caduti che coloravano di rosso il prato e ho pensato che nessuno li aveva visti cadere. Quei fiori sono caduti e nessuno era lì, uno spettacolo per nessuno, eppure sono caduti lo stesso. La vita va avanti, che io ci sia o no fa poca differenza per il mondo, ma io voglio esserci e voglio farmi sentire, ogni attimo è vita, ogni istante cade un fiore da qualche parte, fa poco rumore, ma accade.

Viola

il gatto è un filosofo per natura

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