cosa credo:

IO CREDO E PROTESTO

Credere è prima di tutto un’esigenza umana, un istinto, un richiamo dell’io profondo. Da che mondo è mondo l’uomo ha  guardato al cielo per spiegare ció che non conosceva… la scienza, che secondo Weber è diventata la religione dell’uomo moderno, ha via via colmato i dubbi dell’individuo arginando la religione tradizionale a spazio piú intimo e privato. Con questa introduzione forse un po’ accademica, voglio spiegare cos’è per me la fede oggi. La fede è un bisogno naturale, indipendentemente dalla Chiesa a cui si puó scegliere di appartenere. E andrebbe vissuta in un ambito circoscritto della propria esistenza, seppur nella piena libertà di espressione non deve mai essere qualcosa di osteggiato o che influisca sulle vite degli altri e sulla società, men che meno sulla politica di un intero Paese come il nostro. Credo in uno stato laico, o forse per meglio dire, plurifede. Credo in Dio anche se non è esattamente il Dio “preconfezionato” che mi viene proposto, è pur sempre qualcosa in cui mi riconosco e a cui non rinuncio. Alcune volte è un Dio che coincide con la religione cattolica e dato che sono battezzata, non sento la necessità di staccarmi completamente da questa Chiesa, anche se sono pienamente d’accordo sul fatto che la religione è una cosa che va scelta e maturata da adulti e che non va imposta ai figli. Soprattutto, il Dio che piace a me, ha una lettura trasversale e lo si puó trovare in quello spazio in cui si intersecano le fedi di tutti, perché che senso avrebbe una religione che divide gli uomini invece di unirli, che professa l’amore e poi spinge all’odio?! No. In questo non credo. Altra cosa è per me credere in una Istituzione che si chiama Chiesa e che come organismo ha prettamente un compito di gestione e direzione della sua comunitá. La Chiesa andrebbe prima di tutto rimodernata, rispolverata e ripulita da tutte le ipocrisie e gli anacronismi, per funzionare bene. Come fedele, vorrei fosse una Chiesa dinamica, capace di rispondere alle esigenze del nostro mondo nella societá del 2007 (sembra ovvio, ma non lo è) perché spesso parla una lingua da Medioevo e non ha il coraggio di fare le svolte che sono profondamente convinta spingerebbero molti piú giovani verso di lei piuttosto che allontanarli, come capita oggi quando guardano a qualcosa in cui è difficile riconoscersi. Chi di noi non ha rapporti prima del matrimonio è davvero una minoranza oggi, e sottolineando che io non ho nulla in contrario con questa scelta, mi trovo a dover riconoscere peró che se voglio essere coerente, nel momento in cui io scelgo di farlo, non posso piú fare finta che l’abito cattolico mi calzi a pennello; anzi mi diventa sempre piú stretto, mi soffoca quasi nel momento in cui non trovo spazio per le scelte razionali come il preservativo contro le malattie che incoscientemente si permette falcino ancora centinaia di figli del Signore; quando non c’è apertura per parlare di aborto, perché con un esempio solo diró che siccome il valore della vita è per me immenso, come genitore vorrei essere libero di rinunciare a mettere al mondo un bambino senza speranza, evitando una sofferenza inutile. E ancora mi chiedo: come fanno i sacerdoti ad aiutare le famiglie se non sanno come sia viverci dentro? Questi e altri sono i mali e i problemi della nostra societá e credo che una Chiesa saggia dovrebbe sapere come aiutare i suoi figli a rispondervi anziché chiudere sempre gli occhi, oppure ancora meglio, dovrebbe sapere quando tacere e semplicemente lasciare che ognuno, nell’intimo della propria fede e del proprio personale (eventuale) rapporto con il suo Dio, faccia le scelte che ritiene piú giuste. Per me Lutero non è stato un pazzo eretico qualsiasi, ma un vero ponderato pensatore che ha saputo riconoscere i limiti e i difetti della Chiesa, spingendo soprattutto la fede verso un ambito personale di interpretazione e confronto. Io credo e in qualche modo protesto, come lui. Perché a modo mio mi sento fedele, mi sento cattolica, ma non mi sento giustamente rappresentata, capita, consigliata da questo tipo di religione di massa, che vuole controllare tutto di noi e delle nostre vite e non è trasparente, che fa politica e non sa concorrere lealmente, che teme di perdere consensi e invece di cambiare il suo programma, stringe la morsa su di noi.

LAU

Si può decidere?

Credere in qualcosa di superiore è prima di tutto una questione di fede. Ci sono delle persone che traggono tanta forza da questa fede e riescono a fare delle cose meravigliose, tante piccole azioni che riescono a regalare la speranza in tante persone. Ma c’è anche chi non crede nell’esistenza di Dio e della Chiesa. Qui mi si potrebbe obbiettare che il discorso sulla fede e quello sulla chiesa sono separati e quindi non possono essere presi e gettati nello stesso pentolone. Allora faccio una precisazione: credo che non si possa scindere fede da appartenenza ad una chiesa, soprattutto se si seguono dei riti consolidati, dei sacramenti etc. Ho spesso ravvisato nelle discussioni tra amici un atteggiamento strano, forse figlio di una voglia di affrancamento da un potere consolidato come può, ed è, quello della Chiesa Cattolica. Non saprei come definire questo atteggiamento, forse figlio di una cultura secolarizzante che giunge fino alla sfera delle persone credenti. Chi poteva affermare fino a 50 anni fa di non credere nella chiesa? Oggi questo sentimento è sempre più diffuso. Persone che hanno una fede in qualcosa di grande, ma si accorgono che probabilmente i custodi del divino sulla Terra non appartengono ad altro che ad un potere forte, con tutte le sue contraddizioni, con tutte le sue esigenze. Personalmente ho maturato negli anni delle convinzioni ateistiche molto forti ma rispetto totalmente chi sente il bisogno di credere in qualcosa di grande. Quello che però mal sopporto è l’istituzione Chiesa, che trovo piena di contraddizioni ed elementi di arretratezza culturale molto forti. In un mondo dove milioni di persone muoiono di aids, dove donne vengono stuprate e costrette a sopportare gravidanze indesiderate (con la prospettiva di una vita di stenti per lei e per il bambino), affermare che usare il preservativo è sbagliato oppure che l’aborto è un omicidio lo trovo paradossale. Ma attenzione, si può essere d’accordo o meno con la politica della chiesa (già dire che la chiesa fa politica è agghiacciante) ma è da sottolineare che se si “partecipa” alla messa, se si ricevono i sacramenti, si fa parte di una istituzione. La Chiesa in Italia si vanta di rappresentare il 98% della popolazione italiana. Paradossalmente io appartengo a questa percentuale poiché essendo stato battezzato sono stato iscritto ai registri ecclesiastici. Quando i massimi esponenti della Chiesa Cattolica fanno pressioni e attività di lobby nei confronti dello stato italiano possono contare anche su di me poiché per loro io aderisco al culto. Ma quanti sono in realtà i veri cattolici in Italia? Chi si può veramente dirsi praticante? Ma soprattutto quanti come me non credono nell’istituzione ma non sapevano “di farne parte”? Io trovo scandaloso che una questione di fede, appartenere ad un culto, sia in realtà una questione di campagna acquisti (delle più becere). Credere in Dio non dovrebbe essere una scelta personale? La risposta è no: nasci e qualcuno decide per te (e soprattutto chi decide per te è veramente libero oppure ha paura di discostarsi da un rito che ormai ha i tratti della forzata abitudine?). Dovrebbe essere il contrario: una persona nasce, cresce e poi decide. Il problema è che però a persone cresciute in tal modo non si riescono a mettere le briglie. Concludo dicendo che la legge italiana ci permette di far annotare la propria volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica. Infine, secondo la legge 196/2003, l’appartenenza religiosa è considerata un dato sensibile, esattamente come l’appartenenza sindacale e politica, la vita sessuale e la salute dell’individuo. Non si capisce pertanto perché, se la legge impedisce ai genitori di iscrivere i propri figli a un sindacato, a un partito politico, non debba conseguentemente impedire l’adesione a un’organizzazione religiosa.
MAU

una dea

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