election night

Si respira una grande attesa, crescente da mesi a questa parte. In questa notte ci chiediamo come sarà il nostro futuro, consapevoli che le scelte di alcuni cambieranno le vite di molti. Le alternative che abbiamo sono solo due, ma molto diverse: Vince Obama o non vince Obama. Io le interpreto così perché se non vince Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, tutto il resto non importa, vuol dire che  non siamo pronti per il cambiamento, per andare verso il futuro. Che ci sia Mc Cain o altri mille Bush non ci interessa, finché questo significa restare attaccati al passato. Abbiamo di fronte dunque una scelta che non è una sfumatura ma costituirà una potenziale spaccatura nella nostra storia, una sterzata nel destino del mondo, e se non fosse davvero interesse di tutti non credo che tanta gente avrebbe seguito con questa passione queste elezioni.
Anche io, così lontana, mi sento emozionata; anzi direi che ho più speranze e aspirazioni per le elezioni americane che non per il nostro triste panorama politico; molti dicono a ragione dato che ormai non entusiasma più nessuno.
E da qui parto a riflettere, ma dove andremmo a finire? E non potrei essere più sensibile di cosi al destino del mio paese in un momento in cui molte cose cambiano anche per me che devo entrare nel mondo del lavoro. Il nostro futuro incerto, senza soldi per studiare, per crescere, per produrre. Con la crisi economica, le famiglie schiacciate dai mutui, i nonni senza pensioni. Crisi su tutti i fronti. Non è per fare quelli che snobbano, quelli che se ne fregano, ma veramente non ci resta che partire. Andare alla ricerca di qualche novità, di una boccata d’aria all’estero, non perchè fuori si stia meglio per partito preso, ma perché a essere realisti è così. Certo non dappertutto e non in tutti i sensi, ma comunque meglio… Per un po’ io partirei volentieri, anche per dimenticare un po’ i drammi di questa terra.
Ricordo ancora mentre ero erasmus  la vergogna che ho provato per certe uscite di berlusconi o lo scandalo di Napoli, che mi venivano giustamente fatti presenti appena si parlava della mia nazionalità, e io che non sapevo cosa dire, quasi come se avessi dovuto giustificare il mio paese intero, e poi quel senso di amore ma anche di non saper che fare…
Certo non me ne lavo le mani, certo non me ne andrò dicendo “arrangiatevi”, e il fatto che il mondo si interessi tanto alla politica estera è segno secondo me di un rinnovato senso di responsabilità che va pure proporzionalmente di pari passo con la disperazione a volte! Messi in crisi dalle nostre magagne volgiamo lo sguardo intorno a noi cercando risposte. E staremo tutti a vedere. Buonanotte.

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