ma petite paris

PARIGI MIGNON

Una settimana a Parigi: una vacanza mignon in una città grande, ma anche piccola. A Parigi la prima cosa che noto è che non si avverte quel senso di opprimente pressione di mille grattacieli giganti, la strade sono grandi e spaziose, ma le case viste dall’alto formano un panorama omogeneo, le uniche cose che spiccano sono ovviamente la Torre Eiffel e l’arco della Defense giù in fondo. Anche la metro non è complicata per una città così popolosa, insomma non si ha l’impressione di incarnare Teseo nel labirinto del Minotauro in cerca di Arianna. Una cosa buffa è anche che tutti i negozi sono piccoli e ce ne sono miliardi: piccole micro boutique dove perdersi alla ricerca dell’affare del secolo. Per non parlare dei ristoranti, ma soprattutto dei tavolini. Praticamente ovunque uno si sieda finirà per mangiare insieme a degli sconosciuti, e anche se si è in coppia quando ti portano il piatto non ci sta più il pane e viceversa. Si mangia in un incastro tetris-culinario e quando ci si alza si chiede pardon e tutti si alzano e iniziano a muovere sedie e tavolini per farti uscire dicendoti je vous en prie! L’unica cosa non piccola sono i prezzi, soprattutto delle bevande perciò si beve solo eau caraffe (di rubinetto) e si esce solo durante l’happy-hour dove le cose costano la metà, cioè come da noi in un posto mediamente caro. Altra cosa piccola sono i sacchetti del pane, in particolare della baguette, che in qualunque caso spunterà fuori dalla busta e verrà strusciata su tutti i passanti prima di essere servita sulla tua tavola. Altre volte te la danno direttamente in mano solo con un minuscolo fazzolettino. Però mi domando, se tanto alla fine uno a casa se la taglia, perché non te la danno direttamente a metà che almeno la puoi mettere in borsa? E’ una domanda da turista a cui non c’è risposta, infatti se incontrassi per strada uno con la baguette a metà capiresti subito che è straniero, perciò alla fine per non fare quelli che si fanno riconoscere vanno tutti in giro con questa bandiera che alla fine è veramente il simbolo del culto sacro che hanno i francesi per il pane e le boulangeries. Quanto siano buone le specialità francesi non c’è bisogno di dirlo, soprattutto tutta quella serie di tortine e dolcetti così burrosi che solo annusarli ti fa ingrassare. Concluderò dicendo che il posto che mi è piaciuto di più è il giardino Trocadero: un miscuglio cosmopolita e multietnico di gente che suona, canta, balla e si esibisce per i turisti, per i passanti o semplicemente per passare il tempo. A parte i soliti breakdancer e bonghisti vari c’erano dei folli coi rollerblade che facevano dei salti di due metri e mezzo (in altezza) lanciandosi a tutta velocità su una rampa improvvisata!!! Buona Parigi a tutti.
Lau

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