Post erection… ops i mean election!

Inutile esprimervi la mia amarezza per questo risultato di voto. Il mio voto ideologico, il mio voto filosofico é stato un semino gettato nel vento. Non mi aspettavo granché ma pensavo Emma passasse almeno la soglia…!

(Ecco dunque che si manifesta l’afflosciamento post elezione)

Non trovo il m5s particolarmente convincente, ma sono curiosa di vedere cosa sapranno fare dopo tutti questi proclami di onesta e trasparenza.

Come faranno a mettersi d’accordo con la Lega con cui hanno ben poco in comune? É un matrimonio un po’ precario…

In qs articolo si può graficamente realizzare dove sta la convergenza (scarsa) sui punti del programma dei due partiti vincenti:

Siamo un paese in stallo da vent’anni e faccio fatica a immaginare grandi rivoluzioni a breve. Almeno l’ego del vecchio é stato un tantino ridimensionato direi…

Domenica sera -per la cronaca- io non ho fatto nessuna fila per votare. Dentro, fuori in dieci minuti. Mi sentivo emozionata, come ogni volta, del resto. Il voto é e deve essere un momento emozionante, speciale, di trepidazione. Guardavo le facce e immaginavo le croci apposte sulle schede. É in quell’attimo che ci illudiamo di poter cambiare le cose, di contare e di valere qualcosa. Di poter decidere il nostro futuro. Ecco perché non rinuncio a votare anche se non mi sento rappresentata da nessuno di questi personaggi.

Comunque mentre cerchiamo di capire come andrà avanti, oggi leggevo una cosa che trovavo buffa e anche un po’ grottesca. Un senatore leghista di colore.

Vi allego solo questo piccolo estratto:

A me sembra solo una azione di marketing per darsi credibilità. Ma chi se la beve???

Per continuare a riderci su ecco qua:

https://www.vice.com/it/article/vbpn5m/il-meglio-del-peggio-di-questa-giornata-elettorale?utm_source=vicefbit

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NOSTALGIA CANAGLIA

Perché scrivi solo cose tristi?” – “Perché quando sono felice esco”. Luigi Tenco

Io e Tenco modestamente abbiamo molto in comune, come lui trovo il dolore e lo struggimento molto più creativi e poetici per la scrittura, rispetto alla felicità. Tenco era uno che sentiva molto e soffriva, ed ebbe una tragica fine.

Io per molto tempo non credevo di saper scrivere davvero se non quando stavo male, provavo rabbia o frustrazione o tristezza. Conservo una decina di diari della mia adolescenza, di quando scrivere era la mia terapia. Poi -per fortuna- sono arrivati periodi lunghi e sereni, indolenti e quasi apatici, e ho trovato lo stesso qualcosa da dire: pensieri che scorrevano limpidi e calmi dentro di me e che sono riuscita ad incanalare nelle mie storie di viaggi, di appuntamenti disastrosi e nei miei vaneggiamenti pseudofilosofici. Ho scoperto un altro modo di scrivere, leggero e forse molto meno noticeable, meno irruento, meno d’effetto. Che certo non mi farà venire segnalata come blogger dell’anno, ma mi dà lavoro (su me stessa – non certo una “reddito “s’intende) però mi dà soddisfazione, mi dà da fare.

E quindi torniamo al mio legame sentimentale con Tenco.

Tenco www.rollingstone.it

Tenco tenebroso – da rollingstone.it

Penso spesso alla differenza tra nostalgia e malinconia, la quale mi fa molto riflettere.

  • La nostalgia o rimpianto di un tempo che fu, di un attimo vissuto, di un luogo, di un contesto, di un’esperienza, di una persona, avrebbe essa una connotazione positiva, perché il naufragar è dolce in quel mare di ricordi. Sì, è anche uno stato d’animo un po’ triste, ma come dicono gli inglesi sarebbe il look back in joy.

 

  • La malinconia invece è uno sconsolamento rassegnato, velato da un’ombra di delusione, di pessimismo e di abbandono. Anticamente detta anche umor nero, uno dei quattro umori generati dall’organismo umano, cui si attribuivano malefici e spesso fatali influssi sulle funzioni vitali. In questa accezione medica ancora oggi si parla di melancolia che in psichiatria individua una forma di disturbo depressivo.

Sono più malinconica o nostalgica?

Sono queste due sponde principali a muovere la mia scrittura, oscillo tra questi due argini come fosse il lento e placido dondolio di una amaca tesa all’ombra in giardino, d’estate, con la calura e le cicale che cantano dopo pranzo.

Apriamo e chiudiamo in musica – era il 1991 e Al Bano stava ancora con Romina (o viceversa):

Nostalgia, nostalgia canaglia

Che ti prende proprio quando non vuoi

Ti ritrovi con un cuore di paglia

E un incendio che non spegni mai

Nostalgia, nostalgia canaglia

Di una strada, di un amico, di un bar

Di un paese che sogna e che sbaglia

Ma se chiedi poi tutto ti dà

CARNE IN SCATOLA

Minatoria

Oggetto: CHIARIAMO SUBITO UNA COSA

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Business che ignoravo

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Addescatrice

Ciao!

Mi chiamo Irina. Ho 29 anni, vivo in Russia, nella citta di Pskov. E sempre difficile scrivere su di me, ma cerchero di farlo.

Penso che sono una ragazza molto aperta, curatrice, romantica e amorosa. Ho una natura morbida e non in conflitto. Trovo facilmente un linguaggio comune con le persone e ho molti amici.

Molte persone trovano la loro seconda meta su Internet ora. Penso che non si opporra a continuare la nostra conoscenza e mi scrivera.

Vi auguro una buona giornata e l’umore, sto aspettando le tue notizie, Irina …

Poetica ma prolissa

I when did not think that I will write to which person at all I do not know. It is difficult, believe (smile). Also it is necessary not enough boldness to make it.

And I am not assured, whether I will receive your answer, and whether I will read your letter when again I will open mail. But nevertheless, I am ready to test the good luck. (Smile)

2 months were required to me to dare at it. To dare to write to you the letter. You will ask where I took your address?! It enough a simple question, and me not that to hide. I took your address in agency of acquaintances, and me assured, that you the lonely man. That you search for the friend, search for the girl in other country. In hope, that this friendship can turn to something more, in feelings. That the age for you does not matter. And you are ready to write letters.

I hope, that it is the truth, and that me have not deceived, when I took your address. It would be not dexterous if in agency of acquaintances were mistaken and because of this error I have created to you of problems! And if it so if it is an error, forgive me. My nonsense, my naivety. Forget about this letter, forget about me. And you can not answer me. Believe, I will not disturb you more when.

But if it me have not deceived, and you are lonely just as I I will be glad to communicate with you, to write to you. And something is possible at us to turn out? Probably at us something to turn out?! (Smile)

I have enclosed the photo, while only a photo. But I hope, that it to like you.

To me 33 years will be fast 34, I was born in Russia, but I live and I work in Abkhazia.

I do not smoke, seldom I drink alcohol. I like to listen to music, I read books. I draw. I play the piano. At me (smile) is a lot of hobbies. And to tell all about it now, I think it is not necessary. After all I am not assured, that you will answer me. Also there is no confidence, that I can be interesting to you. I learn it if you answer me.

It not so is a lot of, but there is enough to decide to answer me or not. It is your choice. (Smile).

Likely I still should add the most important thing, I am real. I do not wish to play game, I do not wish to do painfully. Also I hope, that you the good person with whom it will be pleasant to me to communicate. And I will try to give to you as, pleasant dialogue with me. I hope, to a meeting.

Rinna

Grammaticalmente convincente

COOP è stato pre-selezionato per il Supermercato Custmar dellanno 2017. A causa di questa occasione speciale ogni volta che abbiamo un altro piacere dare ai nostri clienti la più leale.. Sei il cliente più fedele? Crediamo che tu sia.

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Il senso di questo post? Sapevate che l’origine del termine spam in senso informatico viene da uno sketch comico in cui una cameriera cercava di vendere a tutti lo stesso piatto a base di spam meat. Carne -Americana- in scatola appunto.

one walk in Paris (with me)

During a long weekend in Paris, once that I was travelling over for work, I took a looong walk that I wrote down later on my travel journal. It was all scribbled in my usual hieroglyphic style, but after some editing I thought it would be nice to share it with you.

It happened to me often to travel on my own, since I started working I got used, when possible, to stay away especially on weekends to get some free time to explore. For leisure I never really left totally alone for a long journey, just short trips, because as a woman it can be a bit odd at times (although I do know lot of girls that do that quite bravely) or feel awkward and uncomfortable for example that time I stepped alone in a bar at night in Stockholm to listen to some jazz, but the desire to see and go never really stopped me in spending some time on my own in some big cities.

I knew a guy who never ever took a plane on his own -departing solo to go somewhere- before we set up to meet in Amsterdam, and it sounded so surprising for me because even just for work, I had to do this many times to go to meetings: all together I have spent time alone in Dubai as well in Abu Dhabi, in Tokyo, in Lyon, in London, in Naples, In Paris, in Stockholm, In Belgium, in Turkey, in Germany, in Poland, in Budapest, in Switzerland…

If you feel like meeting people and you are not too picky with where you sleep then choose always hostel-type accommodations, you can also book single rooms but still being in a context that will help you to meet other travelers and maybe improvise tours together.

Personally I am not that type, sometimes I can result a bit grumpy when I am on my solo journeys, but that’s because actually I like time on my own, going around observing others, just with my thoughts and my journal, so I am not that open to talk to strangers usually… In Breda I was sitting in a park watching the ducks when this American girl came up to talk to me and we ended up spending the rest of time together at the ginger festival.

What I usually do in these circumstances is to sit down in the hotel and plan a bit my day. Use the free wifi and check the map also on your mobile so that you can spot easily the areas you are interested in, so even when you will be offline they will still be readable (but nowadays with free roaming in the EU countries this is not an issue anymore!). Check as well some food options long the itinerary you are exploring. Check the museums or have a plan B in case of rain and then put on your shoes and go.

Let your feet drive you through the streets, enter the shops and follow the roads that seem more attractive to you. Even if you get lost that’s cool, unless you are at night in a dodgy neighborhood, you can discover some hidden places far from the classic touristy areas. In Turkey on my own for example I felt very safe, I felt men had respect for me, their look were not abusive, their eyes did not feel dirty on me, as opposed to the Emirates where clearly they talked to me because since I was travelling alone they were obliged to but they would have rather talked to a male company I was supposed to have (my father, or my husband, or my brother). You feel much more looked at even though you wear proper clothes, the women too looked at me weird in the suk because I was alone with my camera.

If I find myself for longer period somewhere –like when I moved to a new place and everything felt like a holiday at first- since I didn’t know many people and I needed to explore, I start to make lists of restaurants and activities that I can cross out each time I get the chance to visit. I Keep my ears open to what people talk about on the public transports to know what’s on in town.

Place des Vosges nel Marais - http://www.hotel-paris-marais.com/

To access the googlemap of this itinerary click here:

https://drive.google.com/open?id=1fD8PE9LkoOnY7n3Xg34EtMccvbo&usp=sharing

The Starting point of this walk (you don’t necessarily have to do it all in one day – I am a bit of a binge walker so to say) is at metro stop REPUBLIQUE and of course Place de la Republique itself, which is worth seeing with the statue in the middle of the roundabout.

Walk down in Rue Temple till the end you find Place de la BASTILLE, another major symbol of the French revolution with a high column monument.

Take right into Saint Antonie till PLACE DES VOGES (this square is really pretty, surrounded by art shops and cafes and you can lie down on the grass if it’s spring time for a nap in the sun, with kids playing all around you) where you can enter the area of the MARAIS. This quarter is really trendy for vintage shopping. It has a cool atmosphere, it has a lively gay soul and also encloses the old Jewish quarter. I would suggest even staying in this area. My first time in Paris I had a studio flat in Rue St Gilles which was a real little jewel with a boulangerie down the house and the smell of fresh croissants and pain au chocolat in the morning! Within walking distance there are also a lot of small bistro.

Cross Rue Fouroy e PONT MARIE till you reach St Louis where you can find many little special shops.

There is a creperie for a snack-stop nearby, if you walk down further you can reach the back of NOTRE DAME square from there.

Besides the selfi sticks thrown in your face by the bangle vendors -which can get quite annoying- and the beggars, you can often see musicians playing all around and other street artists also on the bridge that lead to the big ISLE.

Exiting the square in direction ST JAQUES reach JARDINS de LUXEMBOURG and the famous Angelina chocolatier (better in winter for a stop with cakes and other specialties).

From here I suggest a short metro trip till CHATELET where you can go to Les Halles for shopping – very good plan in case it’s raining.

You can now move onto PLACE DE LA CONCORDE, see the ORANGERIE and other relevant monuments and museums. From there walk along the Seine river passing the famous PONT DE L’ALMA to reach TROCADERO GARDENS and see the Eiffel tower (in my opinion from the gardens you get the best view and the best picture setting). The gardens are always populated by students and young people performing, skating or doing parkour or break dance… you can rest and watch some free shows (better to tip them anyway)!

There is another creperie I like in the Grand Boulevards more or less close to the pub o’Sullivan opposite the Virgin store -which are both worth a visit.

…And I think you are ready to go back to the hotel now! Hope you enjoyed!

Boccette e Bocciofile

Le bocciofile in Emilia sono un’istituzione. Sono luoghi affascinanti dove si incontra l’umanità quella vera. Nell’ultimo anno ho iniziato a frequentarne tante, come capita con una di quelle cose che non penseresti di fare mai nella vita e poi il caso ti ci porta. Prima di tutto non sapevo neanche che esistesse una disciplina chiamata boccette, né che sul tavolo da biliardo si potesse giocare senza stecche, né che esistessero biliardi a buche strette o addirittura senza buche e per di più riscaldati. Il biliardo che conoscevo io era il classico 8 palle, il pool americano da pub, amici e molta birra.

Ho cercato di capire da dove deriva tutta questa diversificazione di sottocategorie e modi di giocare così vari, ma lo ammetto, resto un po’confusa. Partiamo dal fatto che come nella categorizzazione scientifica delle specie animali dove si usano famiglie, genere, classe, ordine, ecc., nel biliardo esiste -tra i mille altri tipi diffusi nel mondo per aree geografiche (lo snooker in UK, la piramide Russa, le specialità orientali…)- un sottomondo di specialità detto biliardoall’italiana. Sotto questo ombrello della carambola ci sono versioni con e senza stecca e con o senza birilli. Quelle senza stecca e cioè a lancio manuale della boccia (la bocciata) hanno sempre i birilli: 4 bianchi e uno rosso centrale, che servono per segnare più punti in partita- e i tipi principali sono due: le boccette e le boccette alla goriziana. Nelle boccette che è la versione che seguo io qui in regione, ci sono 4 palle bianche e 4 rosse per ciascun avversario o coppia di avversari e un boccino blu a cui ci si deve avvicinare il più possibile esattamente come nel gioco delle bocce da spiaggia al “pallino”.

Per ora ho capito che per esempio le boccette non esistono in tutta Italia, sono maggiormente diffuse in Emilia, Toscana, Marche, Liguria. La goriziana va da sé che ha una sue entità e diffusione a nord-est. Al sud non ho capito se e cosa si gioca (credo si siano diffuse solo le versioni con la stecca). Ancora una volta il nostro paese mi stupisce, mi affascina scoprire che sia fatto in realtà da tanti antichi feudi con le loro tradizioni e la loro cultura.

Comunque, tornando a noi, i tavoli da biliardo boccette si trovano dentro le bocciofile che sono attrezzate in primis per servire e intrattenere i nostri cari pensionati con i lunghi campi indoor per il gioco delle bocce. (Luoghi perlopiù freddo umidi che non alleviano i reumatismi.) Anche qui con una tradizione ben più antica e con una diffusione mondiale ne esistono mille varianti (raffa, lyonnaise, petanque…). L’importante, nonché succo della questione di questo breve post, è che nelle bocciofile ci si aggreghi, si giochi a carte e a tombola, si legga il giornale, si beva il caffè, si parli di calcio e politica, ma soprattutto si mangi.

Ora, facendo l’esempio delle boccette, in cui ci sono competizioni a squadre come i campionati regionali con varie categorie (A1-A2-B-C) e competizioni per singoli giocatori; all’interno delle squadre i giocatori sono divisi per gareggiare come coppie o come singoli alle varie gare che si tengono spesso il sabato e la domenica e possono andare avanti dal mattino presto per una giornata intera; da qui la chiara esigenza di rifocillarsi tra una partita e l’altra. E’ interessante e credo piuttosto peculiare della regione Emilia questa commistione tra bocce e cibo. La bocciofila di Modena di Via Verdi è nota servire i migliori tortelloni misti di tutta la città, in un ambiente spartano con le tovaglie a scacchi rossi e bianchi e il puzzo di gnocco fritto che ti rimane addosso per un mese, litri di Lambrusco e Pignoletto DOCG e kg di burro sciolto che unge i piatti. Queste sono le bocciofile emiliane. Che al giovedì sera fanno i Borlenghi e nel weekend cucinano per le famiglie e le comitive di amici. Diciamo che per amore alla fin fine non mi dispiace poi tanto frequentarle, alzarmi alle 7 anche qualche domenica e spesso passare la giornata muta, immobile per non distratte i giocatori concentratissimi e atrofizzata dalle sedute scomode. Come potete immaginare, in tali ambienti la presenza femminile tra i giocatori è molto bassa, nel pubblico anche: a volte ho contato fino a 40 uomini nella stessa stanza e poi io, unica donna. Anche la presenza under 30 é molto scarsa. Nelle bocciofile mi piace osservare questa fetta di Italia, i vecchietti che sonnecchiano col cappello calato, scommetto per chi voteranno alle elezioni, mi chiedo se le loro mogli siano a casa a godersi un po’ di pace e guardare la tv. Chi sono questi giocatori? Quando hanno imparato a giocarci e come ci sono capitati? Che lavori fanno? Sono bravi padri e mariti? Ogni tanto ci sono anche dei gruppi di stranieri che si ritrovano anche loro li a fumare e fare qualche partita a carte, segno del nostro tempo e di un’Italia che, se vuole, sa integrare.

mia nonna era monarchica

Mia nonna Ines nacque il 27 gennaio 1918 a Meduna di Livenza, aveva la terza elementare e avrebbe volute studiare – la riforma che introdusse l’obbligo scolastico fino a 10 anni di età (5 di scuola elementare) fu varata nel ‘23 mentre lei terminò la scuola quando raggiunse l’età di 8 anni nel 1928.

Ci ho pensato mentre mi immaginavo i mei prossimi 35 anni professionali prima di una pensione che forse non basterà neanche per pagare le bollette. Come faremo a lavorare ancora per tutti questi anni fino a 70-80 anni quando saremo rintronati come delle campane, ma soprattutto considerato il mio attuale livello di sopportazione massima fisso a 3 anni nello steso ruolo.

Da linkedin.com

Il nostro sistema universitario impone un percorso lungo e troppo teorico. Se tutto va bene dopo aver fatto mille lavoretti come barista, cameriere, impacchettatore di regali sotto natale nei centri commerciali mentre finivi gli studi, entri nel mondo del lavoro tra i 26 e i 28 anni senza avere nessuna idea di cosa significhi stare alle dipendenze di qualcuno. Produrre qualcosa, dover rendere conto dei risultati, ricevere uno stipendio.

Ecco mia nonna a 10 anni era già fuori dai banchi di scuola a fare la sarta, si occupava dei fratelli piccoli e poi andò anche a servizio in Svizzera.

Siccome a casa avevano la macchina da cucire c’era un soldato tedesco che durante la seconda guerra mondiale si stabilì a casa loro. Lei mi diceva sempre che era gentile e fu una occupazione cortese per così dire. Geograficamente stiamo parlando del triveneto, avete presente il ponte di Bassano e i partigiani?

Mio nonno Vincenzo era un alpino e dopo la guerra faceva la guardia forestale e trasferì tutta la famiglia in Alto Adige. Nei racconti di mia mamma di quando era piccola ci sono cose come: stalle, cavalli, mucche, inverni freddi e servizi igienici in mezzo al cortile non in casa. Polenta e latte a colazione. Legna per il fuoco. Giocare con un legnetto e immaginarci un mondo…

Avete presente quando si dice “ha lavorato una vita”??? Ecco quelli sì erano anni in cui si lavorava una vita, una vita intera, con una infanzia interrotta precocemente a favore di anni e anni e anni di sacrifici.

Ma che ne sappiamo noi? Le prospettive attuali sulla cessazione dell’attività lavorativa sono talmente assurde che non trovo nessun senso logico nel preoccuparmene. Penso alla mia nonna e mi faccio coraggio.

Mia nonna votò per la prima volta il 2 giugno del 1946 e votò Monarchia, quando me lo raccontava mi diceva che i reali le stavano simpatici e le dispiaceva che andassero via.

I RADICALI SONO I BUONI

Se la politica fosse una serie tv o un film di fantascienza i radicali sarebbero i BUONI e Emma Bonino praticamente sarebbe come il maestro Yoda.

Reuters

La nuova campagna elettorale ha fatto riemergere in me un senso di nausea per il desolante panorama politico attuale. Personaggi ed interpreti: da un lato una specie di Darth Vader vecchio e grottesco che muore e poi resuscita sempre, un giovane Luke Skywalker che sembra paladino del bene ma in realtà è figlio del male pure lui, un robot ottuso, un gorillone peloso che parla solo a versi, eccetera eccetera… i parallelismi sono molti e lampanti.

Insomma ho pensato che per una volta anche se la legge elettorale non premia il voto ai piccoli a causa delle soglie di sbarramento e strategicamente non ha senso votare con un voto che va perso chi non è sicuro di passare, questa volta me ne frego, vorrei stare dalla parte dei buoni.

I radicali sono fortissimi nella teoria e nei principi etici e forse –si dice- poco forti nella pratica. Del resto è vero anche che finché rimangono un isolotto felice di utopie e non possono davvero governare non si scontrano con la difficoltà concreta di far quadrare il cerchio. Ve lo chiedete mai voi come sarebbe un mondo (o almeno un’Italia) governato dai radicali?

Tanto per ricapitolare, i principi a cui si rifanno i radicali sono (dal sito www.radicali.it):

la difesa dello stato di diritto e della democrazia, il metodo della nonviolenza-gandhiana, la laicità e la libertà religiosa, il federalismo europeo, l’ambientalismo, l’antiautoritarismo, il liberalsocialismo, l’antimilitarismo, il liberalismo democratico, l’antiproibizionismo. (…)

Al Prntt (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito) si devono riforme storiche quali la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, la chiusura delle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi, l’approvazione della prima legge europea sui diritti dei transessuali.

Un mondo ecologicamente sostenibile, con la prostituzione regolamentata, la marijuana libera, i diritti umani garantiti, gli immigrati come fratelli, i gay e i trans come vicini di casa con i loro figli adottivi; in cui chi vuole morire muore dignitosamente, il tutto dentro un’Europe federalista. A qualcuno, il mondo dipinto così farebbe sicuramente inorridire e invece a me incuriosisce.

Un mondo in cui i buoni trionfano sui cattivi e la galassia può prosperare. Bisognerebbe dargli una possibilità…

Spiegazioni sul Rosatellum da Le formiche.it

“(…) sono le segreterie di partito a predeterminare, decidendo l’ordine di lista, chi entra in Parlamento, senza alcun ruolo da parte dell’elettore. Nel proporzionale puro della prima Repubblica, va detto, era possibile invece votare fino a tre singoli candidati. Le liste che non raggiungono l’1 per cento non portano voti al loro schieramento. A questo punto si suddividono i seggi in base alle percentuali ottenute dalle coalizioni e dalle singole liste a livello nazionale per determinare quanti seggi spettano a ciascun soggetto.”