UMAMI – IL (QUINTO) SAPORE SEGRETO

Per la serie superpoteri e supereroi, volevo proporvi una nuova sfida. La possibilità di scoprire un’altra cosa magica che abbiamo già in noi, ma molti non sanno. Il quinto gusto. Si, proprio così: dopo dolce, salato, acido e amaro esiste un quinto sapore che a scuola non ci hanno insegnato! L’umami battezzato con la parola giapponese che significa delizioso, perché giapponese è stato il suo scopritore/teorizzatore, il Professore e Chimico Kikunae Ikeda nel 1908.

E’ il sapore associato a specifici recettori del glutammato, che è un amminoacido in natura collegata ad alimenti ricchi di proteine. Purtroppo però l’industria alimentare ha smesso di estrarre questa sostanza naturalmente che viene ora prodotta in modo chimico e usata come additivo di tantissimi prodotti industriali (leggasi E621: il glutammato monosodico MSG, un nemico assoluto tanto quanto il famoso olio di palma presente tipicamente nei dadi da brodo).

Questa sostanza magica è capace di rendere i cibi appetitosi e gustosi, è tipica delle cose fermentate, stagionate, cotte a lungo, stufate. Si capisce dunque perché l’industria alimentare cerca di sfruttare il superpotere dell’umami per venderci prodotti di bassa qualità che non sanno di nulla spacciandocele per buone e creando nelle persone una vera e propria dipendenza da gusto. Avete presente quelli che mettono il ketchup ovunque? O Il Marmite australiano? Addicted to glutamate.

Il glutammato è anche identificato come tipico sapore dei piatti da ristorante cinese (da cui è stata appunto anche nominata una sindrome che causa mal di testa e nausea e deriva dall’ingestione di cibi dove questa sostanza viene addizionata in dosi esorbitanti) o più in generale della cucina asiatica. Tuttavia nella cultura culinaria europea sono da sempre esistiti cibi con questo sapore “naturale” (ad esempio nella Roma antica si mangiavano già cose fermentate e probabilmente molto puzzolenti come il garum). MAPPA UMAMI QUI: http://www.umamiinfo.com/world/

Se volete quindi esercitare il superpotere dell’umami in modo sano e naturale potete sfruttarlo per insaporire i piatti invece di usare il sale. Vi faccio alcuni esempi:

  • acidulato di umeboshi o fish sauce con succo di lime per condire insalate
  • salsa tamari o salsa di soia shoyu (originale giapponese, cioè non quella da supermercato o da sushi restaurant scarso) per esempio da aggiungere alla salsa di pomodoro per la pasta se non avete il parmigiano che è gia super-umami di per sè.
  • gomasio (sesamo tritato) alle alghe
  • alghe bretoni o giapponesi da aggiungere alle zuppe (kombu, nori, wakame si trovano ormai comunemente nei negozi bio – il problema è che costano care…)
  • il miso al posto del dado classico nelle zuppe (che potete arricchire inoltre con tofu, tempe, edamame, tonno essiccato)
  • oyster sauce mescolata con acqua e farina per creare una salsina in padella con cui cuocere gli straccetti di pollo.

Per finire in bellezza, nel libro THE GAME Neil Strauss narra di una bacca magica (miracle berry) in grado di tramutare temporaneamente i recettori del gusto e far percepire dolcissime cose che in realtà non lo sono. Peccato che questa bacca in Europa non si trovi perché il ministero della salute non ha ancora deciso se fa bene/male (perché tra l’altro può essere usata negli integratori per la perdita di peso e quindi può essere pericolosa per la salute se usata senza criterio…). Forse negli States o in Asia si può provare a reperirla, farci un taste party come faceva Neil per rimorchiare in modo alternativo o semplicemente sballarsi di gusto.

Fatemi sapere…

CREDITI E SPUNTI:

http://www.umamiinfo.com/

http://www.rd.com/food/recipes-cooking/13-foods-with-natural-umami/

https://experiencelife.com/article/umami-the-secret-flavor/

CELEBRIAMOCI

Care Donne,

Avevo ricordato qualche post fa la grande responsabilità di cui siamo investite, che ci impone di andare a votare sempre, perché il nostro voto è un dono recentissimo e dobbiamo ricordarcelo, quando esistono paesi in cui le donne non possono ancora neanche guidare o dove vengono mutilate… Un dono grandissimo conquistato col sacrificio di tante donne come noi che hanno lottato e sono state offese per fare un pezzo di storia della nostra società.

Vorrei quindi celebrare oggi la bellezza della nostra resistenza, alla violenza verbale e fisica, all’insulto sessuale, alla volgarità, alle maldicenze, agli stereotipi classisti di genere con questo post e diversi link a cui vi rimando che ho raccolto in questi anni.

E’ di poco tempo fa il titolo scandalo sulla Raggi. Cose che si dicono solo perché la persona presa di mira è donna.

E’ girato un video in questi giorni di un parlamentare europeo che senza vergogna alcuna in una seduta dice che “le donne sono deboli, e piccole e quindi devono guadagnare meno degli uomini.”

Solo 50 anni fa, me lo raccontava mia nonna, al mattino della prima notte di nozze bisognava provare con il “testimone” la verginità della sposa. Le donne della famiglia si affacciavano alla camera nuziale per constatare gli esiti della prima notte sul lenzuolo del corredo.

Pertanto se non le avete ancora viste vi segnalo due pellicole recenti: Suffragette di Sarah Gavron (2015) e Mustang un film turco di Deniz Gamze Ergüven (2015); che vi faranno venire un groppo in gola ma vi ricorderanno quanto è preziosa la libertà che custodiamo e diamo per scontata.

Un video per dire BASTA al traffico degli esseri umani (in questo caso donne vendute e poi rese schiave della prostituzione)

STOP TRAFIKING

 

Project UNBREAKABLE che colleziona le frasi degli stupratori:

http://projectunbreakable.tumblr.com/

 

Sempre per il tema stupro dall’India un video che ci ricorda che nessuna violenza può essere giustificata da atti o atteggiamenti riconducibili alla donna, mai e poi mai possiamo essere ritenute responsabili della violenza che ci viene inflitta.

IT’S (not) YOUR FAULT!

 

Per concludere un link che raccoglie donne della storia con le palle:

http://www.buzzfeed.com/hannahjewell/historical-women-who-gave-no-fcks?utm_term=.fwwzVVgQ2G

 

VIVA LE DONNE!

E concludo con una citazione che celebra le donne in cucina di questa bellissima terra che mi ospita: “Il motore della cucina emiliana è la rezdora, la regina della casa. È lei che sa fare la pasta e sa usare il matterello, non un “bastone” qualsiasi, ma lungo, meglio di ciliegio, e liscio. La fogliata viene stesa a forma di disco, e il matterello deve superarne il diametro. Inoltre la pasta, una volta stesa, deve essere “rotonda come la luna e leggera come una carezza”: parola del bolognese Giovanni Poggi, fondatore nel 1963 della Confraternita del Tortellino. “

http://cucina.corriere.it/dizionario/emilia-romagna/rezdora.htm

la scienziata politica

Da quando iniziai a studiare educazione civica, dalla scuola elementare in su’, mi fu chiaro che occuparsi della cosa pubblica non era roba da tutti. Mi pareva innanzitutto un gran sbattimento finche’ al liceo la filosofia mi aiutò a capire che è in realtà la missione più onorevole di tutte per l’individuo che vive in società, che è anzi un onore, certamente non una professione nel senso salariale del termine, ma piuttosto una passione mossa da un intento profondissimo e nobilissimo, un atto di generosità altruistica e non di arricchimento egoistico, un moto di spirito verso le generazioni future. Poi all’università ebbi la fortuna di seguire Professori come Antonio Papisca (Diritti Umani), Giorgio Carnevali (Teoria Politica), Franco Todescan (Storia delle Dottrine Politiche) e Maurilio Gobbo (Diritto Costituzionale Italiano e Comparato, materia in cui presi l’unico 30 e lode della mia carriera perché non sono stata mai una secchia!) che mi illuminarono parecchio.

Ci fu una sera in una trattoria padovana (“all’Anfora” in centro storico, se ci volete andare è in una viuzza dietro la piazza del mercato, dove si mangiava del pesce discreto) in cui mi ritrovai a una grande tavolata così composta: un paio di medici, un paio di ingegneri, un giurisprudente, una letterata, una scienziata della comunicazione, una psicologa e io – la scienziata politica. Si discuteva di questa piccolo nucleo del mondo che eravamo noi, di questo spaccato della società futura, dei nostri ruoli sociali, di quanto ognuno di noi servisse agli altri e al bene comune. E lì però ho pensato che prima di tutto, se non ci fossero stati quelli come noi (a.k.a. gli scienziati politici) non saremmo esistiti. Se non ci fosse stato qualcuno che avesse voluto istituzionalizzare il nostro essere insieme, dargli delle regole, studiarlo, saremmo rimasti nuclei singoli, nemici, disorganizzati, nello stato di natura (cifr. T. Hobbes, J. Locke, J.J. Rousseau). Perché all’origine delle scienze politiche c’è lo studio dell’uomo in società e io la trovo una cosa bellissima.

Dunque, io e il giurista stavamo lì, discutendo su chi fosse il più importante al tavolo, chi avesse più responsabilità sociali, chi fosse più necessario. E dopo aver creato la società -mi dissi- se non ci fosse nessuno che se ne volesse occupare, ammettendo che al medico piacesse solo curare le persone e all’ingegnere costruire, ecc., chi se ne sarebbe occupato, se non noi? Loro non avrebbero potuto svolgere le loro mansioni, se non ci fosse stato qualcuno che si fosse offerto di gestire la res publica nel frattempo. Quindi non solo a monte ma pure a valle ecco che interveniamo noi.

Io credo nell’interesse partecipativo alla comunità in cui viviamo, nella politica a livelli professionali, credo che ci dovrebbero stare delle persone che non si sono improvvisate, ma che ne sanno qualcosa, credo anche che ci sia differenza tra professionalità e professionismo. La politica nel migliore esempio è un attività collaterale del cittadino, questo per impedire che la gente si affezioni troppo al velluto di certe poltrone e non le voglia lasciare più. No si può vivere di rendita politica. Credo che ci debbano essere dei limiti temporali per garantire il ricambio, l’afflusso di nuove idee e soprattutto frenare la sete di potere e la corruzione.

A vent’anni volevo fare la carriera diplomatica, ma ho scoperto un apparato elefantiaco di gente parassita che la costella. Pensi ingenuamente che un consolato italiano in svizzera funzioni bene, ma varcato il confine della porta è sempre terra italiana: tutto molto pesante, complicato, inefficiente, scortese. Sempre quando ero ancora iscritta AIRE un po’ di tempo fa a Zurigo, mi mandarono i santini per eleggere i rappresenti degli italiani all’estero al Parlamento: rimasi sorpresa dal tipo di pubblicità elettorale che certi soggetti si facevano. Vantando le proprie doti sportive, certi maratoneti, o certi risultati professionali come imprenditori. Tutto sembrava più importante e più in evidenza dell’impegno politico di per se. Un esempio per tutti il Senatore Antonio Razzi che tutti conosciamo anche grazie alla parodia di Crozza. E avrei detto tutto, ma aggiungo una articolo apparso su The Economist nel 2011 che parla di come veniva visto all’estero Berlusconi: il titolo era “the man who screwed up an entire country” (http://www.economist.com/node/18805327). Giusto per ricordarci di come ci vedono da fuori.

Ci vorrebbe serietà, moralità. Il lavoro politico è difficile perché devi assumerti la responsabilità tu per primo di essere onesto e corretto per le istituzioni che rappresenti. Non si può giustificare tutto lo scempio dicendo “in fondo siamo uomini”, Il politico deve essere un super-uomo.

E vi lascio con questo link dei simboli elettorali più assurdi del 2013 in attesa di nuove elezioni…

Superpoteri gratis

INCISO: questo post e dedicato a @corvobianco213 perchè cosi almeno un altro dei desideri che ha espresso in uno dei suoi ultimi post può già diventare realtà…

Avete presente quei training aziendali tipo team building, group coaching, formazione esperienziale?

Ecco, non sto qui a dirvi che sono una figata o che la mia vita professionale ne è uscita assolutamente trasformata…

Ma è stato utile, non fosse altro perché ho aggiunto al mio vocabolario una parola nuova bellissima.

(Gli scientifici che mi seguono sicuramente conoscono già questo termine.)

LA RESILIENZA.

Una parola così elegante che ti viene da dire: “eccola! Guarda la Resilienza che entra nel salone delle feste con la sua coda a strascico e leggiadra e silenziosa avanza tra gli sguardi ammirati delle altre parole brutte”.

Quando pronuncio questa parola nella mia testa mi immagino un vestito da ballo. Lungo. Scintillante. Che fruscia. Perché infatti la resilienza è come un abito che ognuno di noi dovrebbe indossare. La resilienza ha un effetto magico sulle esperienze della vita.

IN METALLURGIA è la resistenza del metallo a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto.

IN INGEGNERIA è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.

IN TESSITURA è l’attitudine dei tessuti a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale.

IN ECOLOGIA è la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato; le alterazioni possono essere causate sia da eventi naturali, sia da attività antropiche. Solitamente, la r. è direttamente proporzionale alla variabilità delle condizioni ambientali e alla frequenza di eventi catastrofici a cui si sono adattati una specie o un insieme di specie.
Ma veniamo al settore che più ci interessa.

IN PSICOLOGIA è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

State pensando come me ai terremotati? A chi viene colpito da tragedie impreviste e inimmaginabili?

E a voi stessi non pensate?

A chi perde il lavoro, a una amica che viene lasciato dal moroso, a un ragazzino che deve cambiare scuola?

La resilienza seppur nobile non è snob. Si occupa di tutto e di tutti, anche dei problemi più piccoli e banali di ognuno di noi.

Se non avevate mai sentito questa parola prima di adesso, -dopo avermi ringraziato- fate nascere in voi questo concetto, cullatelo, allevatelo, fatelo crescere.

Cercate di essere resilienti quanto più possibile, e quindi siate adattabili, flessibili, elastici, ma soprattutto interpretate le avversità come occasioni, i cambiamenti come opportunità, le sfide come crescita. Insegnatelo a voi stessi e ai vostri figli.

Se vivete con questo abito addosso, sarete prima di tutto elegantissimi (e qui mi riferisco in particolare all’evoluzione stilistica rispetto al concetto elaborato da me e dalle mie compagne del liceo con il termine “tela cerata” quando ci davamo coraggio nel superare momenti drammatici dell’adolescenza immaginando di farceli scivolare addosso come la pioggia sulla mantellina gialla. Ma vuoi mettere la resilienza con la tela cerata??? Vuoi mettere lo stacco fashion di outfit da mantellina a resilienza???) ma soprattutto fortissimi perché sarà la vostra armatura. Sarà il vostro superpotere.

Non è meraviglioso scoprire di poter diventare dei supereroi semplicemente attraverso una parola, dal divano di casa vostra?

(*definizioni Zanichelli online e Wikipedia. Immagini stateofmind.it)

 tmann

Viakal per il cuore -post per San Valentino-

(Qui raccolte per voi riflessioni in generale e in ordine sparso)

Quando parli con un’ amica delle relazioni…

Ti ricordi quella volta che ti eri invaghita di uno conosciuto via messaggio? Si vabbè, lo conoscevamo, non era proprio uno raccattato dal nulla/potenziale serial killer, ma stava comunque in un’altra paese…

E tu -che sei una grandissima scrittrice- tenevi botta a quelle bizzarrissime conversazioni che capivate solo voi, e ti ha affascinato il suo modo di fare, hai sognato per un po’ e poi hai preso e sei andata con le tue gambe a vivere quella cosa, pur sapendo che poteva essere passeggera, ma lo hai fatto, e sono stata molto fiera di te quella volta.

Hai avuto il coraggio che l’amore richiede.

Avere paura é normale, ma infatti il coraggio lo dimostra non chi non ha mai paura, ma chi ha paura e fa le cose lo stesso!

Ora, consideriamo il fatto che pensare che le persone giuste per noi si trovino per forza a un raggio di distanza di 50km e un po’ arrogante vista la vastità del mondo!

Secondo me trovare qualcuno giusto non è affatto banale e quindi bisogna esser quanto più aperti alla vita possibile, ovvio che magari ci si complica un po’ le cose, ma perché non tentare?

Guarda che giri ho fatto io per finire ad avere una relazione con una persona di un paesino che 24 mesi fa non sapevo neanche esistesse…

Quando incontri una persona brillante, socievole, simpatica e che sa stare con gli altri, sono qualità preziosissime e importantissime! …sicuramente se ci auguriamo un uomo che compaia nel tuo futuro quanto prima lo vorremmo anche così! Non si devono sottovalutare queste cose! Non bisogna lasciarsi scappare le persone valide! I matti ci trovano già da soli…

Dopo anni da soli a volte ci si sente aridi, un po’ come le piante rinsecchite del davanzale che attendono sepoltura dal 2014; guardi intorno le smancerie delle coppie e ti viene il riflusso, al comparire delle pubblicità tematiche per San Valentino uno sfogo cutaneo. In realtà questa secchezza emozionale è solo apparente, è un letargo. Si mandano in stand-by parti del cuore che non si usano per questioni di risparmio energetico. Ma un giorno passerà.

Sei addormentata nei sentimenti così come lo sono stata io per tanti anni, che prima di fidarmi di questo tizio che continuava a insistere per fare parte della mia vita gli ho fatto passare delle prove che manco Frodo per conquistare l’anello! Niente, una parte di me era sorda e disillusa, indovina chi dei due si è sbilanciato per primo? Non certo io, ma poi è successo, ho chiuso gli occhi e ho saltato. Si, fidati, ti ricordi ancora come si fa, quando è il momento lo saprai.

Quando sarai di nuovo pronta a correre dei rischi allora devi provarci, perché le emozioni in questa vita valgono di più delle batoste, pesano sempre di più alla fine dei conti e quindi vale la pena viverle tutte e anche soffrire semmai… Guardiamoci oggi, io e te, siamo fatte dei ricordi delle esperienze che abbiamo vissuto, dei dolori che ci hanno insegnato a essere forti e più furbe, e delle gioie che ci hanno gratificato, premiato, intontito, sorpreso, esaltato. Niente di più e niente di meno.

Ne è valsa la pena, lo sai anche tu.

Adesso io mi sento sbloccata: hai presente quando sviti l’erogatore del rubinetto e togli la sabbiolina e lo lasci a mollo una notte nel Viakal e poi l’acqua sgorga tutta bella potente di nuovo? Che ti sembra di avere le cascate del Niagara nel lavandino e non quello sputino poco energico di prima con cui non riuscivi neanche a sciacquare lo spazzolino.

Mi sento decisamente meglio, che se anche finisse questa nuova storia, ho imparato ancora cose nuove su me stessa e sulle relazioni e che per quanto forse potrei ridurmi a uno straccio umano per tre anni (di nuovo come tanto tempo fa), comunque un giorno ne uscirei una persona migliore… perché dai, d’amore non si muore, lo sappiamo.

Per questo dico che ne vale sempre la pena! Segui questa emozione.

Dalla nostra c’è almeno il fatto che tutto questo tempo passato da sole ci abbia permesso di costruire anche una certa solidità, una base per poter pensare di affrontare anche una delusione -se mai si presentasse.

Alla fine impariamo a stare soli anche per questo, per ripararci la corazza e prepararci ai nuovi urti.

Però poi che gusto c’è a fare tappezzeria?

Bisogna ballare…

(Viakal e un marchio di Procter & Gamble, tutti i diritti riservati)

L’amore non é da tutti

Psssss, Volevo dirvi una cosa che ho scoperto.Una di quelle cose che sembrano banali ma sono grandi rivelazioni.

Sappiate che l’amore pur essendo una cosa per tutti, non è da tutti.

E parlo di quello vero, di quello raro, di quello bello.

Seguitemi che facciamo un passo indietro.

Cosa richiede secondo voi essere un buon amico?

In sintesi: esserci, farsi sentire, ascoltare, mostrare empatia, offrire sostegno e qualche drink, mettersi il pigiama e portare il gelato e i fazzoletti e la serie tv del momento nelle fasi critiche o sforzarsi di uscire a far festa fino all’alba anche quando non si avrebbe voglia.

E certamente impegnativo ma lo possono fare tutti, tant’è che anche i più nerd e i più strani trovano sempre persone simili con cui fare gruppo, simpatizzare. Perciò concluderei che bisogna davvero impegnarsi per non avere amici. Chi non ha amici direi che è perché non li vuole. L’uomo è un animale sociale, percio’ nel 10% della popolazione mondiale dei senza amici rimangono i cattivi-cattivissimi-cattiverrimi tipo Megamind, Joker di Batman, Crudelia Demon, Pol Pot, Trump… anzi no Trump no, scusate errore mio, perché i ricchi sono pieni di amici!!!

Invece le relazioni d’amore sono cosa altra. Non le possono avere tutti.

Intanto anche quando ne vuoi una fortissimo comunque può essere che non ti capita. Anzi sicuramente non ti capita.

Ma ad ogni modo necessitano innanzitutto dell’amicizia -cioè tutto quello detto sopra ma molto più intenso- oltre a una serie di altre cose che richiedono un impegno costante, a volte fatica e soprattutto sacrifici. A pensarci bene non credo di poter dire di aver mai fatto un vero sacrificio per un amico, o perché non mi è mai pesato farlo e quindi non si può definire così, o perché in sostanza è stato sicuramente ricompensato da qualcos’altro che ho ricevuto.

Invece in amore sì, si fanno sacrifici continuamente, perché ci si espone, si fanno passi nel vuoto, salti nel buio, pellegrinaggi in ginocchio sui ceci, corse a fari spenti nella notte… e si fanno scelte che prevedono rischi e che non si può sapere se verranno ripagate. Il counterweight è incerto.

Se si è fortunati l’amore ripaga però, quando è in equilibrio. Ma si deve mettere in conto di attraversare fasi in cui ci si deve impegnare a sforzi agonistici, maratone di sopportazione, interval training della pazienza, triathlon di accettazione/perdono/sofferenza silente.

Perché l’amore vero è disinteressato, incondizionato e altruista di per sé.

Non è detto che sia illimitato, non è detto che debba essere cieco, né tanto meno sordo, né muto alle batoste che prende.

Non è un pozzo senza fondo, ma è una prova difficile (tipo l’esame per diventare avvocato), il cui test più grande è sicuramente quello del perdono. (Massimo Recalcati – “L’elogio del perdono nella vita amorosa”).

Viene quindi da chiedersi, quale è il limite dell’amore, se c’è?

Beh io credo che un limite vada posto in modo categorico, almeno filosoficamente, per salvaguardare una concezione di amore sano, valicato il confine del quale si sconfina nella pazzia, nelle relazioni ossessive, malsane, autodistruttive, che troppe persone osano chiamare amore ma amore non sono. Lo vediamo purtroppo continuamente quando si parla di violenza sulle donne, delitti passionali e bellezze sfigurate con acido per gelosia e possesso. Se, come fa la D’urso, ci permettessimo di chiamare queste cose amore o addirittura troppo amore faremmo un errore gravissimo.

E arriviamo ora per passaggi logici a quelle situazioni in cui si scopre che l’amore non basta, love is not enough (e vi rimando a questo bellissimo articolo di Mark Manson: https://markmanson.net/love ).

Se l’amore diventa l’unico fine assoluto a cui tendere a qualunque costo, si rischia di perdere di vista cose importantissime come l’amore per se stessi, la propria dignità e il rispetto per noi, valori che sussistono invece a prescindere da ogni possibile gesto d’amore sano – e non a lui sacrificati.

Ma l’amore è così vasto e sembra così intricato, un affare davvero complicato, un mostro romantico improbabile…

Serve un’educazione sentimentale (vi raccomando a un bellissimo libro di Paolo Crepet “Sull’Amore”, di cui qui trovate qui anche una bella intervista: http://www.clinicacrisi.it/gest/docup/Educazione_Sentimentale_Intervista_a_Paolo_Crepet.pdf ), e quando questa è stata carente nell’infanzia e nell’adolescenza allora aggiungo io serve un po’ di analisi nell’età adulta… Non c’e niente di cui vergognarsi, bisogna intanto dare da mangiare anche agli psicologi e psicoterapeuti di questo mondo –che sono tanti-, e poi finiamola con questa stigmate antica che se uno va in analisi è pazzo fuori di testa. Tutti abbiamo qualcosa che non va, qualcosa di irrisolto, qualche trauma nascosto, la psicoterapia e l’impegno di un lavoro da fare su stessi in età adulta dovrebbero essere buona prassi diffusa e comune. La via per relazioni sicuramente più sane e consapevoli.

Conclusioni: l’amore sembra a disposizione e a fruibilità di tutti, soprattutto di quelli che vedete in torno a voi che pensate che non se lo meritano proprio e invece sono in coppia -e non è detto che siano felici però, ricordatevelo- ma saper stare veramente bene con qualcuno, quello amici miei è un altro livello.

…To be continued here

Horror Vacui

A chi piacciono i film dell’orrore?Per esempio a me piacciono, ma poi ho paura; li voglio guardare, ma poi non dormo la notte.

Nel 2000 -ero una adolescente scriteriata- a distanza di poche settimane ho visto sia Blair Witch Project sia la versione incensurata dell’Esorcista, entrambi al cinema perché pensavo che avrei avuto meno paura che tra le mie mura domestiche e che in questo modo avrei lasciato lì al cinema le cose brutte invece di portarmele a casa.

Poi non ho dormito più bene per circa tre mesi. Mi svegliavo di notte, sentivo il letto muoversi, i rumori… le conseguenze sono state appunto un incubo vero.

Allora adesso li guardo di giorno, al massimo di pomeriggio con la luce accesa in una giornata bella, poi faccio tante cose che mi distraggano prima di andare a letto, tipo leggere un libro, fare una torta, uscire a fare la spesa, per stratificare immagini di cose tranquille su quelle del film e riuscire a sognare cose normali.

In questi giorni di tragedie, penso. Io ascolto la radio. E non ho la tv. A volte leggo le notizie su internet, ma con cautela perché anche lì è un attimo che ti trovi a guardare video e immagini di gente morta o che muore o cha sta morendo o che è quasi morta, ma poi è sopravvissuta.

Lo so che la morte è un fatto naturale, ma sono molto convinta che certe cose e certi argomenti debbano avere il loro spazio altrove. Uno spazio intimo, privato, raccolto, silenzioso. Sicuramente non mediatico né social.

Non si può fare di tutto uno spettacolo. Dei drammi una Las Vegas. Oggi non ci sono più le guerre, ci sono i reality, ci sono i live streaming dal fronte, ci sono le dirette dalle valanghe, ci sono i messaggi vocali di chi sta precipitando, i fotogrammi degli schianti, i messaggini dei condannati.

E lo dico perché io per prima mi sono trovata in passato invischiata in questa schifezza, che quando iniziavo a guardare una cosa macabra, una scena di un incidente ripreso da una telecamera, sequenze di terremoti, immagini di corpi… non riuscivo più a smettere e ne guardavo ancora e ne cercavo altre e riguardavo le stesse altre volte. In una bulimia incontrollata di strazio e disastri che mi mandava in pappa il cervello. E poi stavo lì con lo sguardo vuoto e nella testa sentivo solo un eco che diceva “è successo davvero, è successo davvero così, è successo lì a quella persona…” Un tilt emozionale. E certe immagini non le dimentichi più.

Mi sono chiesta perché il cervello fa così? Perché ci illude che abbiamo questo bisogno malsano e deviato? Direi perfino immorale.

Allora ho smesso, e ascolto la radio, ma anche quella senza esagerare. Vivo una vita di immagini belle. Perché penso che il cervello a forza di vedere queste cose poi si danneggia. Il cervello è come una tela. Non puoi cancellare, ma puoi solo dipingerci sopra. Infatti se metti il rosa sopra il nero viene fuori grigio, che è un colore triste.

Non abbiamo bisogno di questo. Questa non è informazione, è sensazionalismo. E’ malattia collettiva. Salvate i vostri figli dalle immagini di violenza e morte, perché la vita li metterà comunque a conoscenza degli orrori del mondo in molti modi. Non guardate mai e poi mai gli approfondimenti, le ospitate e i collegamenti in diretta con i serial killer o le vittime.

Queste cose sono tossiche, sono traumi continui per le coscienze , sono shock per le vostre terminazioni. Riempitevi di cose belle. Uscite fuori e spegnete tutto. Le cose succedono lo stesso, e le saprete comunque, non dilungatevi sui dettagli morbosi, sui particolari ossessivi e ripugnanti.

Sorridete e trovate una immagine che vi dà serenità e rifugiatevici tutte le volte che il mondo vi atterrisce e vi spaventa.

Riempite la vostra tela di cose vere, ma belle.

L’unico lusso che potete concedervi è di guardare i film dell’orrore di giorno, con la luce accesa, vicino a qualcuno che vi mette sicurezza. E alla fine ricordatevi di dire a voi stessi che tanto è un film.

*Nell’arte si definisce horror vacui un certo stile di riempimento maniacale degli spazi o dell’intera superficie di una opera d’arte con dettagli. Esattamente come nei libri di Dov’è Wally per intenderci.