Orange is the new black

(Ahimé il titolo geniale non è mio)

Non puó non risvegliarsi, in giorni epocali come questo, la scienziata politica che sonnecchia in me. Fatemi dire a mia mamma che ho preso la laurea per qualcosa, per permettermi di scrivere ogni tanto anche di politica supponendo di capirne qualcosa…

Ho scritto qui, 8 lunghi anni fa, in una notte eccitata, dallo studio di mio padre, il post alla vigilia dell’elezione di Obama.

Prima di qualsiasi considerazione di merito, guardiamo anche ai simboli di questi eventi, che trovo siano altrettanto importanti. E’ stato un simbolo il primo Presidente Afroamericano. Poteva e doveva esserlo anche la prima Presidente donna. Potevamo segnare un altro passo nella storia che invece rimanderemo di chissà quanti anni… Chissà in quale notte ancora starò qui a scrivere di una benedetta donna che sale al potere…

Invece ci troviamo con un paio di altri simboli: un parrucchino, i soldi, una bambolona per First Lady.

Che male che fa l’ignoranza. Che tristezza il solito clichè che i soldi possono comprare davvero quasi tutto. Posso anche credere che gli americani fossero stanchi dei democratici, ma resto convinta che questa è una elezione in cui vince il potere nel senso piú oscuro e viscido del termine. 

E comunque i Simpson lo avevano predetto nel 2000 che andava proprio così. La satira fa bene perchè ci vede lungo, ricordiamocelo anche quando si muore ammazzati per i vari Charlie hebdo…

E Berlusconi non si può paragonare a Trump perche il calibro delle decisioni che può prendere il Presidente Americano e delle terribili conseguenze che possono derivarne a livello mondiale è incomparabile. E perché la corruzione si manifesta in modi complessi e completamente diversi in Italia rispetto agli USA.

Hilary, mi dispiace perchè tante donne avevano capito che eri lì anche per prenderti una bella rivincita su quel broccolone di tuo marito, volevi proprio sbatterglielo in faccia che eri più brava di lui, mi dispiace che non ti puoi togliere sta soddisfazione e invece devi ritirarti come una pagura. Non credo che ci proverai più, perche hai una certa età… quindi buona pensione. Come si dice: ci hai provato e per questo tante donne ti ricorderanno con simpatia!

Staremo a guardare, sperando che non ci siano catastrofi troppo gravi ora che Putin ha un nuovo compagnuccio di giochi. Risiko edizione master?!

Breda, Red Head Days 2016

This year I finally made it! After a series of real crazy adventures and hitches and glitches in the past years, I managed to finally attend the RED HEAD DAYS in Breda (NL)!

The gathering takes place every year in the first weekend of September and is the largest in Europe of this type. There is also an Irish very popular one, and English one, one in Chicago (pretty recent, just 2 years) and one in Milan (Rossi days, still on my to-do list…).

In Breda the atmosphere was even over my expectations, very relaxed and all the people were super friendly.

It was an event targeted also for family and friends non-redhead themselves but related to red-head attending. There were photo shooting and expositions, concerts, movies around and about “the ginger world”, and a lot of other activities organized by the volunteers. Few people of the organization like the founder Bart, work all year around this event, this fascinates me and they owe my respect.

I met and American girl in a park during a break and we enrolled for the pub crawl on Saturday night together.

On Sunday we took part to the big photo shooting that used to win the Guinness World Record few times for the biggest concentration of ginger people in one place.

Even on such a short stay from Friday night to Sunday afternoon, I managed to explore the city, which is not too big but very pretty, do some shopping and discover some lovely cafes and trendy bars. You know it’s a country of beers, so on the weekend people go pretty crazy there, but not in a bad way…

On a personal note I admit I felt very special being surrounded by all those gingers, like being part of a secret congregation or a magic group. We were normal and the others were the exception, for once. Everyone with his very own shade of red. And then all those nationalities (some of them you wouldn’t really guess they could have ginger people among them) that remind us how important is genetic mix and therefore integration on higher scale, especially in such a bad historic moment we are living…

And if I think about the fact that all this started because a very pretty ginger girl told me about this event in London airport at the security check after chatting with me about our common strawberry blond hair color and the coolness of my Camden Town wellies… it’s pretty amazing… where life can take us, if we just allow it to.

(I wrote more about this topic here.)

il nemico assoluto

Avete capito a chi mi riferisco? Ma come no. All’olio di palma!

Si perche sembra che sto benedetto/maledetto olio di palma sia scomparso da tutte le preparazioni del mondo da qualche tempo. Io che a casa mia non ho la tv me ne sono accorta solo in queste settimane di conovalescenza a casa di mamma, dove in tutti gli spot compare il bollino magico che ha sterminato questo ingrediente.

Ma io dico, adesso all’improvviso ci tengono tutti a farci sapere che lo hanno tolto oppure nel caso di altre marche che nei loro prodotti non c’e mai stato! E prima però lo abbiamo mangiato eccome!!!

Insomma che faccia male all’uomo, all’ambiente o che sfrutti le popolazioni, che non sia sostenibile, che sia la sintesi di tutti i mali del mondo sto olio di palma ce lo hanno rifilato per decenni.

Questo fatto che il nemico assoluto sia stato sconfitto non è che personalmente mi tranquillizzi molto, anzi, mi viene solo fastidio per queste campagne ignoranti. Soprattutto perchè voi non vi chiedete che cosa ci hanno messo al posto? No perchè per quanto ne so io ci possono pure aver messo l’olio motore esausto, che finche qualche lobby un po’ più forte delle altre non si fa sentire ce lo propineranno senza dubbi morali fino al 2047.

Le cose fatte così sono cose fatte male. Bisogna informarsi e approfondire e purtroppo questo richiede tempo e sforzi propri. Non ci possiamo fidare neanche dei grandi brand, o soprattutto di loro… e fa tristezza, lo so.

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Per il momento un marchio che mi sembra faccia le cose con un po di criterio sia etico che biologico è Alce Nero che si trova abbastanza facilmente nei supermercati (soprattutto Despar).

In attesa di scoprire la prossima cosa che ci sta ammazzando ma ancora non ce l’hanno detto perchè qualcuno ci deve guadagnare…

Convalescenza

Ciao, sono giunta agli sgoccioli della mia convalescenza postoperatoria (che dovrebbe aver risolto la mia sinusite cronica – il dottore dice: sentirai per un po’ una sensazione di apertura finche la mucosa non si adatta… più che altro io sento uno sfondamento, come se avessi delle autostrade tedesche a 6 corsie nelle vie respiratorie dopo 20 anni di trazzere. Si, se ve lo state chiedendo, ha fatto male, molto male, come se mi avessero preso a pugni in faccia per giorni, però adesso è passato.).

Avendo a disposizione due settimane ho letto due libri e guardato almeno 20 film, ho fatto il pane, le tagliatelle, creato una nuova playlist su ITunes e pensato molto.

Tra cui le seguenti cose.

Mi fa sorridere che per mia sorella la mia condizione di “essere single” sia ormai come una legge immutabile e si dà per scontato che non cambierà più. Senza speranza. Perchè non mi chiede mai se ci sono delle novità. E’ come un morto in famiglia di cui non parliamo per tabù. Certo, d’altro canto, meglio dell’asfissia delle zie siciliane che come nel Padrino mi guardano a lungo e poi sussurranno “ancora nente?”, alzando il mento. Io rispondo con lo schiocco siculo del palato che fa un suono tipo “ntzz” e vuole dire no. Poi loro aggiungano che pregano per me e io mi sento molto sollevata.

Mi meraviglia e mi affascina la logica ferrea dei bambini perchè mia nipote continuava a chiedermi cosa mi ero fatta non capendo perche uno dovrebbe andare di sua spontanea volontà all’ospedale se non si è fatto male prima. E quindi ha raccontato a tutti che ero caduta dalla biciletta e mi ero fatta male al naso.

E’ tremendamente vero che quando sparisci dalla faccia della terra (e cioè in realtà da facebook e whatsup e instagram per giorni consecutivi) si fanno vive le persone che ti vogliono davvero bene. E così volenti o non volenti si fa un piccolo check delle proprie relazioni.

La mamma è sempre la mamma. Per questo sono venuta a casa sua invece di stare da sola nel mio appartamento. Perche così lei ha avuto qualche buon motivo è ha potuto sbuffare un po’, farmi il letto, cucinare, e poi farmi staccare e rimettere tutte le tende e infine fare da manichino per le sue creazioni sartoriali.

Stare fermi, non avendo nulla da fare per ore e per giorni ti fa apprezzare e allo stesso tempo ti terrorizza pensando al ritmo normale a cui sei abituata a vivere.

Ho capito che il dolore fisico è relativo. Il vero problema è quando il corpo è sottoposto a uno stress prolungato, è lo sfinimento che logora, non il dolore di per sè. E il dolore si dimentica, il che a distanza di qualche giorno mi dà di nuovo fiducia sulla possibilità remota di -forse, un giorno- partorire… perche uscendo dall’ospedale invece ero estremamente convinta che l’adozione era la soluzione milgiore!

Ah, se volete qualche titolo di film ve ne metto alcuni meno noti:

Loro chi? (commedia/action italiana)

How do you know – come lo sai (commedia americana)

Cena tra amici (commedia francese) rifatta anche in Italia e intitolata Il nome del figlio – ho guardato entrambe le versioni

Il fascino indiscreto dell’amore (commedia ambientata a Tokyo)

La teoria svedese dell’amore (documentario)

Comandante e Looking for Fidel (due documentari di O. Stone, sto studiando per il mio prossimo viaggio a Cuba…)

La famiglia Belier (commedia francese)

Su Tarzan e il galateo della comunicazione

Ammetto senza vergogna di avere una nevrosi a riguardo.

Se fossi come la Dottoressa che insegna agli scimpanze a esprimersi o se fossi Jane che incontra Tarzan dopo che e cresciuto nella giungla e sa solo mugugnare gli direi cosi:

“Apri la mandibola e cerca di dare fiato dalla gola producendo dei suoni che la faranno vibrare.” Ecco questa é la meccanica anatomica, l’atto fisico del parlare, ma comunicare é un’altra cosa.

Comunicare é saper aspettare. 

É non dire, a volte, per cogliere il momento giusto, o per trovare le parole migliori.

Comunicare é pazienza e comprensione.

Comunicare é guardare in silenzio. Saper tacere.

Comunicare é prendere tempo, pause, respiri.

Comunicare non é l’egoismo del vomitare addosso all’altro, nè dire cose per compiacerlo. É un gesto delicato. Un riguardo, una attenzione.

A volte é scrivere, per dire le cose difficili che non si riescono a dire.

A volte é l’opposto: quelle cose che non si possono mai scrivere (tipo litigare via whatsup) perche bisogna dirsele piano, occhi negli occhi.

Comunicare é rispetto.

Uno degli esercizi piú difficili per l’uomo moderno, a parte lanciarsi con le liane ovviamente…

Ricordi di melassa

Ho un vivido ricordo di quando si giocava all’aperto (prima dei Pokemon, sapete?!) e prima di ogni gioco si faceva una conta per sapere “a chi toccava” rincorrere, o star sotto, o cercare a nascondino… o andare a prendere il pallone nel giardino del vicino cattivo…
Un pomeriggio d’estate al mare giocavo con mia cugina di Roma e trovavo buffissimo e stranissimo che le conte che sapeva lei erano completamente diverse dalle mie, oppure forse almeno una in comune ce l’avevamo ma poi la sua aveva delle variazioni sul tema.

Ce n’era una che iniziava tipo con “Ponte Ponente Ponte Pi…”

E quella che faceva una cosa come “Anghinglé cicuté ramblé”, un misto di suoni e consonanti a caso…

E ancora un’altra di una macchinina rossa in cui si diceva un numero e poi si contava fino a far uscire la persona a cui capitava la cifra indicata.

E poi mi ricordo che continuavo a immaginarmi delle civette appollaiate sul comò marrone che sta a casa di mia nonna, nella camera degli ospiti. E pur senza capire cosa, sapevo che c’era qualcosa di perverso e piuttosto strano in quella canzoncina.

Voi ve le ricordate le filastrocche delle conte?

La parola “conta” mi fa venire in mente serate estive in cui potevo stare fuori fino alle 22 davanti casa esenza allontanarmi.

Se chiudo gli occhi so che posso andare lontano. Posso ricordarmi di un momento o un posto in cui sono stata e se mi concentro bene vedo alcuni dettagli, sento i suoni, i profumi. Sento i grilli e vedo le lucciole di quelle sere estive.

A volte quando mi manca tanto una “cosa” tipo i miei nonni, li penso tanto intensamente, e affiorano come dalla superficie dell’acqua le sensazioni. E’ un piacere doloroso o un dolore piacevole, dipende dai punti di vista.

Eppure ho fatto questa riflessione quando di recente sono stata a Padova (dopo che non ci andavo da taaaaanto tempo – la citta che mi è stata casa durante anni universitari). E poi camminando verso il centro e inizando a riconoscere i nomi delle vie e dei posti, mi sono emozionata al punto di piangere. 

Perche i posti raccontano storie. A ogni angolo emerge una voce che mi racconta qualcosa. E il cuore ha una breve frizione. La sola presenza fisica del mio corpo in un luogo geografico è così evocativamente potente.

Con la mente soltanto non ci arrivo. Viaggiando con la mente resta sempre un po di nebbia, come in un sogno.

E mi chiedevo se solo le persone che sono partite, hanno vissuto in un altro luogo e poi sono andate via, quando ci tornano possano sentire questa emozione. Se uno non parte mai come fa a sentire anche qualcosa di lontanamente vicino a questo… La sensazione di tornare in un posto che hai chiamato casa.

Questa è la ricchezza. La densità di tutte le emozioni che ho vissuto, in uno spazio, in un certo tempo.

Un’emozione spessa, densa e appiccicosa come di melassa.

(still) dating Lau…

Tornano gli episodi di Dating Lau!

Ecco una collezione di altri dates fallimentari raccolti in questi anni da single, così che anche le altre donne sole là fuori, possano trovare un minimo conforto.

  • Quello che vuole comprarti

Una volta sono uscita con un vero uomo, (e se lo chiamo così in corsivo e non ragazzo è da notare!) non che fosse molto più vecchio di me, al massimo 6 anni, ma probabilmente ci sono due fattori che nel mio immaginario lo hanno contraddistinto così:

  1. che aveva i capelli molto brizzolati. Anzi proprio molto sale e pepe -e per quanto mia sorella insista che il mio prossimo fidanzato a rigor di logica sarà pelato, perchè ormai sto invecchiando e mi devo rassegnare, e io continui a sognare un uomo coi capelli, in questo caso anche brizzolato è simbolo di grande maturità…
  2. che quando mi guardo allo specchio per via delle lentiggini io mi vedo un’eterna ragazzina, quindi mi sentivo molto più piccola di lui.

L’appuntamento si svolge in maniera singolarissima, come non mi e mai più capitato: insiste per portarmi a cena in un ristorante super costoso di Zurigo a mangiare pesce e a bere vino bianco, senza badare a spese. Si avvicina durante la cena, mi vuole tenere la mano, sul tavolo, una cosa che mi da un fastidio a livelli astronomici già in coppie consolidate,… ma qui poi è la prima volta che ti vedo! Cos’è tutta sta confidenza? Non so perché ma a un certo punto mi si insinua un ragionevole dubbio che lui stia tentando di comprarmi o perlomeno di impressionarmi. Perché io non ho mai guardato a queste cose materiali o a che macchina uno guidi e quindi mi è sembrato assolutamente inopportuno e inappropriato e mi ha messo a disagio invece di farmi sentire lusingata.

Al punto che, come si può intuire, non l’ho più rivisto, più che altro perché non riuscivo a immaginarmi se quello era stato il primo incontro come sarebbe potuto essere allora il secondo?? e il terzo??? Mi viene in mente un film dove a una tizia viene recapitato un vestito con richiesta di indossarlo un tal giorno e poi si ritrova a volare su un areo privato per una cena a Parigi.

Forse sono una stolta eh, “But sorry, not my thing.”

 

  • Quello che non ti paga manco da bere

Da un estremo all’altro. Posso anche ammettere che per un uomo che vive in Svizzera corteggiare una donna secondo le classiche modalità di galanteria possa diventare piuttosto costoso. Cena + drink x2 in ristorante medio con vino = budget da stanziare come minimo 150 chf. Ovviamente si presume che lo stipendio sia all’altezza. Però se avete a che fare con gli stranieri, che pur guadagnando bene misurano tutto in euro per abitudine mentale, probabilmente troveranno piuttosto doloroso invitarvi in un simile contesto. E così ci sono quelli che fanno tutto alla romana. Anche se per caso voi siete andate in bagno ad incipriarvi il naso, vi aspettando sorridendo con lo scontrino in mano e vi dicono quanto fa. Ok va bene tutto, io credo nella parità e contesto sia le mie amiche che i miei amici che insistono che deve pagare sempre e solo lui. In nome dell’emancipazione femminile dico NO. Abbiamo voluto la bicicletta e adesso pedaliamo!

Ma vuoi mettere il tuo ex che ti invita per una chiacchierata dopo 3 anni che non ti vede e non ti paga manco da bere… è un cafone!

 

  • Quello che esiste solo lui

Lui ti invita a uscire e parla solo lui, ma soprattutto parla solo di se stesso. Delle sue imprese sportive, della sua brillante carriera in una banca, della sua macchina nuova, dei suoi viaggi, del suo stipendio, della sua casa in Grecia. Dopo due ore che siete nel locale non ti ha ancora fatto una domanda, e tu senti che stai per alzare la mano per chiedere di poter intervenire, come a scuola. Ti spiega tutto della vita perché evidentemente sei una inetta incapace. E ti chiedi allora perché voglia uscire con te. In effetti hai accettato perché messa alle strette, quelle situazioni in cui non sai bene come dire di no e hai provato a inventare un paio di scuse ma lui ha continuato a insistere e quindi per senso di carità alla fine hai ceduto. Infine dice che ti inviterà a cena, però poi scopri che ha il frigo vuoto e anzi la pasta dice che è più opportuno se la prepari tu perché sei italiana e non vorrebbe offenderti.

Ma vuoi mettere quel tedesco che una volta mi ha invitata davvero a casa sua con largo anticipo e come menu ha volutamente scelto di farmi un piatto di pasta collosa e insapore versandoci sopra una salsa da barattolo neanche riscaldata. Ma secondo voi pensava di farmi cosa gradita??? E’ stata l’ultima volta che l’ho visto. Era organista stipendiato da una chiesa protestante. Organista pagato per suonare alle messe non come da noi che lo fanno a gratis!) Diceva sempre che sotto le feste aveva un sacco di lavoro perché la gente è triste e muore di più…

 

  • Quello che ha il panico dell’ultimo minuto

Ti prepari, ti trucchi, pensi a come vestirti, ti siedi sul divano perché sei sempre pronta in anticipo… E lui cancella per messaggio quando mancano 15 minuti.

Cosa ti ha preso? Hai rivisto la tua ex per strada? No perché se hai dei dubbi fatteli venire anche un po’ prima, no? Ci può stare, ma cancellare a 15 minuti dall’appuntamento è da record. Cosa può essere successo in quell’ultimo frangente di fantasticamente avventuroso? Che poi non è che dice “rimandiamo, ho avuto un contrattempo”, dice proprio “scusa ho cambiato idea, non vediamoci proprio mai più!”

 

  • Quello che ha un’altra

Percepisco una certa esitazione a concordare un posto in centro città per vedersi. Lui, niente, vuole fare l’avventuroso, “Passo a prenderti in moto e ti porto lontano!”. Guarda magari la prossima volta, prima di premere i miei pettorali sulla tua schiena a ogni frenata vediamoci in faccia. Sai ho una certa dignità. O sai mai che mi vuoi rapire.

Arriva, ma non scende dalla macchina, ti abbassi per guardare dentro e lui finalmente scende impacciato. Inizia a grattarsi la testa e dice imbarazzato che in realtà esce già con un’altra, sì ma mica stanno insieme, non sono mica sposati, né fidanzati… ah beh, perché adesso fa differenza? Questo è il classico caso da chi-troppo-vuole-nulla-stringe. Eccitato dalle mille possibilità di internet vuole uscire con tutte, vederle tutte prima di decidere, come al supermercato scegliendo il gusto delle patatine. Non si accontenta. Si scusa perfino -che tenerezza-, “mi dispiace non avertelo detto prima, ti ho fatto perdere tempo”. Come darti torto. “Sei sicura che non vuoi provare? Ormai sei qui…” Ma se me lo stai dicendo vuol dire che un interesse qualsiasi per questa poveretta già ce l’hai e quindi la tua testa è da un’altra parte. Cosa ci vediamo a fare? Le vedi le mie spalle? Ecco salutale.

Ma vuoi mettere con quello che al primo contatto su Tinder scrive: “Ciao, io sono sposato, per te è un problema?” Candido come la neve. (…che poi sulla neve bianca bianca di solito gli uomini ci fanno i disegni con la pipì…).

 

  • Quello che vuole una relazione seria (ma solo se gliela dai subito)

Questo è uno dei più assurdi. Non tanto per il fatto in sé di volerti mettere subito orizzontale, ma perché aveva una vera e propria teoria a riguardo che mi ha illustrato a lungo.

Inizia a scrivere da subito paroline dolci, a fare il fidanzatino, e io odio quelli che partono in confidenza a chiamarti amore, tesoruccio cuoricino…

Di messaggio in messaggio si fa sempre più audace, si spinge in territori di linguaggio tipicamente ambigui: parla di massaggi, come sei vestita? sei a letto? ecc… Racconta di essere un capo scout, un ragazzo a posto, molto dedicato alla sua comunità, un musicista. Poi dice che lui ha tutta una sua filosofia sulle relazioni ed è profondamente convinto che solo andando a letto insieme da subito si può davvero capire se quella persona è giusta per te e valga la pena approfondire una conoscenza intellettuale, e poi mettercisi insieme, perché in realtà lui vuole una relazione seria!

Ora io non so tu, forse sei il re del sesso, ma di solito le prime volte non sono mai dei granché per nessuno, perciò mi pare una teoria un po’ audace. Figuriamoci con uno di cui non sai niente, devi andare a testare sotto quel profilo lì per capire volutamente in tutta coscienza pianificata se sarà l’uomo della tua vita?! Auguri! Vivissimi!

 

  • Quello che gli e morto il cane

Premesse molto interessanti per questo incontro, davvero un ragazzo carino e gentile; il giorno dell’appuntamento, nel pomeriggio scrive che il suo cane sta molto male e lui non può più venire.

Scusate, me per quanto io voglia prenderlo sul serio non vi sembra legittimo avere un dubbio su questo tipo di “motivi per cui la gente non si presenta agli appuntamenti”?

Lui risponde aggressivo chiedendo se voglio che mi mandi foto del contenuto dello stomaco del suo vecchio cane riversato sul pavimento di casa.

Dico no grazie, che stia calmo, che ovviamente mi dispiace per il cane e che ci vedremo un’altra volta. E infatti non l’ho mai più visto, pero mi ha scritto che il suo cane poi purtroppo è morto –pace all’anima sua.

 

  • Quello che chi non muore si rivede

Siamo usciti tre volte, poi tu hai iniziato a negarti dicendo dopo qualche pressione e messa all’angolo che si, in effetti hai scelto di uscire con un’altra, che pero per onore di cronaca hai conosciuto dopo di me!

Passano 3 mesi e un giorno all’improvviso dici CIAO, COME VA, come nulla fosse. Ah, sei tornato single e io sono il tuo piano B perche in effetti ti ero piaciuta tanto… che faccia tosta certi uomini! Beati loro che riescono a fare queste cose a volte li invidio proprio!

 

  • Quello che ci arriva dopo

Dopo due mesi che ti scrivo e ti mando i selfi mi sono accorto che abiti lontano, in effetti mi viene un po’ scomodo frequentarti. Sappi che sembri proprio una ragazza fantastica. Ciao.

Risposta (vi avviso che è un po’ rude): OFF, is the general direction in which I would like you to f**k!

Vi sentite meglio?! Ditemi di sì dai!

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