La signora dell’appretto

Avete presente quelle cose pressoché immutabili?

Quelle poche certezze che ci sono rimaste nella vita a cui ci aggrappiamo?

Per me una di queste è la donna della famosa bombola di appretto, per esempio. Lei sta lì mummificata, credo più o meno dagli anni ’70, col ferro da stiro in mano la testa reclinata su un lato e un sorriso smagliante da supercasalinga.

12

Comunque questo prodotto mia nonna lo ha sempre chiamato “merit’” come fosse una parola mozza di dialetto pugliese, non si sa bene perché, dato che lei era veneta. E questo odore di appretto è uno dei pochi odori che ricordo in modo netto e distinto della mia infanzia, dei miei pomeriggi insieme alla nonna, catalogato nella mia testa accanto all’ odore di lacca Elnett che lei si spruzzava quando uscivamo a fare la spesa, ma solo dopo essersi passata sulle guance la cipria che stava in una scatolina rosa e tonda dal profumo antico.

Mia nonna faceva la sarta e se non era davanti alla sua Singer a pedale faceva a maglia tutti i pomeriggi. Lei preparava il caffé e io mi sedevo sulle sue ginocchia e le ripetevo ogni santo giorno: “Lasciamene un goccio”. E cosi’ la mia nonna mi lasciava bere il fondo, bello denso e zuccheroso. Ecco, questi erano i nonni di una volta che davano il caffe’ ai nipoti di 5 anni. Se ci penso oggi, ci sono tante cose che mi lasciava fare e che col senno di poi mi hanno stupito, ma i nonni servono proprio a questo…

Poi quando facevo un po’ la monella, mi raccontava la leggenda del figlio di quelli che abitavano lì prima di noi, che gli era rimasta la testa incastrata tra le sbarre della ringhiera del balcone. O in altre versioni era caduto di sotto… non sapremo mai se era vero…

E seguendo un calendario di lavori di casa puntualissimo e inflessibile, si metteva a stirare sul tavolo della cucina, protetto da una spessa coperta di lana e da un lenzuolo bianco ingiallito. E spruzzava l’amido, e ogni tanto lo faceva spruzzare a me.

Quando vedo quella bombola sugli scaffali del supermercato mi viene una certa nostalgia, a volte mi viene la tentazione di comprarla, ma poi che ci faccio io che non stiro mai niente di niente? Al massimo posso usarla come deodorante per ambienti, chiudere gli occhi e fare finta di essere ancora bambina.

Una scelta di marketing singolare il fatto che abbiano voluto lasciarla sempre uguale da 30 anni. In fondo é cambiato Capitan Findus e si è dato una bella svecchiata, ed è cambiato anche il bambino Kinder… ma lei no.

Adesso che lavoro nel settore delle bombole aerosols l’ho ritrovata, la signora del Merito. E l’ho scoperta declinata in altre versioni, profumazioni, formati, sfondi e lingue straniere (Grecia, Francia, Israele, Turchia, Kuwait…)

Sempre lei.

Sempre uguale.

Tranne in un unico singolo caso.

L’Arabia Saudita.

Il paese in cui le donne non possono neanche guidare, ma evidentemente inamidare si.

Merito Arabia

Ecco che per un attimo vacillano le mie poche, ultime certezze.

In più ho letto che Beautiful, la soap opera più vista al mondo e che va avanti da 28 anni, si concluderà!

E’ forse questa la fine del mondo?!?!?!

Per approfondire: Qui il sito dell’agenzia grafica che ha curato il restyling del Merito.

il mio momento alla Bridget Jones

bridget

dal film Bridget Jones

Un giorno di qualche anno fa a Zurigo, mi chiama mia madre dicendomi che mi aveva mandato un pacco dall’Italia e di non offendermi per il contenuto. Mi ero lasciata col mio ragazzo svizzero e stavo cercando di rimettermi sul mercato. Già con questa premessa mi potevo immaginare il seguito… nel senso che mia mamma ci ha sempre provato a modo suo a tirarmi su, ma essendo noi come il giorno e la notte gli esiti sono spesso avversi. Insomma, ci trovo dentro un biglietto, una collana di pietre blu -che doveva servire ad addolcire la pillola- e una panciera color carne. Benissimo! Mia madre non solo mi dà della cicciona quando mi vede tre volte all’anno, ma dice pure che dovrei usare la panciera. Accuso il colpo e mi sforzo di ringraziare per il pensiero amorevole. Mi ricordo di averla provata -prima di riporla in un cassetto dove tutt’ora giace intonsa- e aver pensato che era uno strumento di tortura da Medioevo, che come ti giravi sto elastico dalle costole iniziva a creare un rotolo che scivolava giu. A questo punto che senso ha? Se sembro un cotechino inspaghettato, era meglio rimanere un panettone…

Nella stessa settimana capita che una sera esco con un tipo super sportivo. Lui non fa altro che parlare di camminate, arrampicate, scalate, corse… ci sediamo bordo lago io volevo bere una birra e mi fa prendere un succo; mi offre della frutta  -così stiamo leggeri. Mentre lui dice di essere vegetariano ci passa davanti un trio rumoroso, uno di questi è un ragazzo molto grosso, del tipo “più largo che alto”, che ride e parla sguaiatamente. Lo sportivo mi fa: “Vedi questo ragazzo in sovrappeso, mi fa tristezza, perché ridursi così con una cattiva alimentazione e abitudini sbagliate? Dall’accento e dall’ aspetto direi che è sicuramente un Messicano.”.

Deglutisco, annuisco, faccio una mezza smorfia pensando tra me di mordermi subito la lingua invece di correggerlo e dirgli che io so benissimo che era un ragazzo napoletano e che ho anche capito quello che diceva… altro che Messico. Un brivido freddo. Sono una cicciona italiana e diventerò presto come il napoletano e non c’azzecco nulla con questo mezzo-Rambo-mezzo-Rocky svizzero qui. Mi incalza con domande sulle attività motorie che ho svolto nella mia vita, fin da piccola; testa i miei limiti fisici e le mie conoscenze tecniche. Faccio un elenco sommario e sempre meno convinto: “Ehm…pattinaggio, ginnastica artistica, pallavolo, danza, fit-boxe, aerobica, spinning, corsa, yoga, pilates… “ lui mi guarda perplesso, come per dire e nonostante tutto sei ridotta così? Alla fine mi riaccompagna a casa e dice che non capisce come mi possa piacere tanto mangiare. “Quando mangio un po’ di più e poi vado a fare yoga mi pento subito, con certe posizioni ti devi ripiegare su te stesso e mi sento i rotoli sulla pancia che mi danno fastidio e mi bloccano i movimenti. Anche tu fai yoga, non ti capita mai???”.

SI…, …NO… lasciamo perdere…

Ci salutiamo in fretta e senza slancio, come i due depressi quali siamo. Ciao – CIAO, neanche un bacetto finto. Scendo dalla macchina e penso che vorrei dargli un pugno ma rischierei di frantumarmi le nocche sulla sua tartaruga. pudding Mentre io torno sù umiliata e affranta, dove mi aspetta la mutanda contenitiva che mi guarderà dal cassetto con disapprovazione, mi sento oscillare come un budino gelatinoso di quelli dei cartoni di Tom & Jerry dove si vede la tavola imbandita. Più tardi mi scrive un messaggio dicendo che è stata una bella serata, ma evidentemente siamo tutti e due un po’ troppo frustrati…

Ti auguro di incontrare il tuo soldato Jane, e che sia cattiva come nessuno mai.

Cani da tartufo

Alcuni uomini sono proprio dei segugi. Con dei musi fini fini che nasano tutto.

Pare che sentano, per esempio, quando una donna cerca una relazione seria. E rifuggono.

Ho letto questo articolo tempo fa. Ma più dell’articolo in sé mi ha commosso la svalangata di commenti che ci sono sotto. Il fervore, l’indignazione, la verve, l’accanimento di qui maschietti che hanno commentato sentendosi chiamare in causa.

15 pagine di commenti e qualche insulto per la povera autrice. Ne esce che loro amano la libertà e lei –in quanto donna, e quindi tutte noi- siamo delle squilibrate che cercano di ingabbiarli e onestamente su alcuni aspetti non posso dargli torto…  Solo che spesso anche i maschietti sono corresponsabili.

E qui c’è la mia personalissima metafora del treno. Parecchi uomini salgono su treni di cui non hanno verificato la destinazione. Ignorano dove stiano andando, e intanto si godono la prima classe… il treno poi magari comincia a fare qualche fermata e allora iniziano ad aprire gli occhi. Al punto da vedersi costretti a scendere in corsa piuttosto che arrivare a destinazione.

Uscivo con uno che mi chiamava sempre, mi invitava a cena, e la sera mi mandava l’emoticon dei bacini per darmi la buona notte (che scusate, ma al giorno d’oggi vale più di tutto il resto come segno di interesse verso l’altro!). Ero contenta, emozionata, spensierata. Poi un giorno con grande innocenza gli ho chiesto cosa pensava che stesse succedendo. Lo so è stato lì che ho sbagliato tutto, ma io non volevo una proposta di matrimonio, volevo solo sentire da lui cosa stava vivendo. Il parlare di NOI è sempre l’inizio della fine. Lui ha sviato l’argomento e dal giorno dopo è sparito, si è buttato dal nostro treno in corsa lasciandomi lì a pagare il conto del vagone ristorante. Ho dovuto chiamare una amica che mi venisse a raccattare alla stazione successiva… E sono rimasta basita perché credevo di piacergli.

Era un cane da caccia pure lui. Ma era stato lui a creare la scena.

Poi c’era un mio amico che si confidava sulle sue pene d’amore. Usciva con una bionda da un paio di mesi, un giorno lui decide di farle una sorpresa, organizza volo e weekend senza dirle dove, le dice di portarsi un abito elegante. La porta  a Verona, all’opera, poi a Venezia. Quando tornano lui si stupisce che lei sia ormai perdutamente innamorata di lui. Che gli abbia perfino detto ti amo. Lui non si sente minimamente di ricambiare e la molla così. Lei dà di matto. La storia si trascina con finali tragico-grotteschi… Cioè, lui dice che pensava semplicemente di passare un weekend fuori, senza implicazioni, ma per una donna ci sono sempre i significati, le interpretazioni, i film…

Lei era un tartufo, lui ha fiutato, le ha teso la trappola e poi è scappato.

Restare indietro

Che rabbia stasera, mi pervade un senso di fastidio. E io lo so che certe espressioni imbruttiscono. Non voglio nemmeno arrabbiarmi in realtà.

Ma voi avete mai la sensazione di restare indietro? Di guardarvi intorno e pensare che tutti vanno avanti tranne voi? Si rifanno una vita, girano pagina, ricominciano…

Capita quando, ad esempio, dopo essersi sposato prima di te, adesso il tuo ex -con cui hai sognato a lungo la villetta col cane e i bambini in giardino- ha anche avuto un figlio…

Quegli attimi che ti lasciano così, un po’ perplessa. In realtà a guardarci bene lo sai che mica ci vorresti stare ancora col tuo ex, e peraltro sei convinta che non vorresti più dei figli da lui, eppure…

Ti senti ferma li, ad aspettare l’autobus che non passa…

 

bus

Wonderwoman (e single)

ITALIA- onestamente pensavo di trovare un paesaggio sentimentale diverso al mio rientro.

Serata tra amici, c’è uno che mi lancia occhiate tutta la sera. Ma io lo so benissimo che è fidanzato. Anzi non lo nasconde nemmeno. Eppure ci prova. Che tristezza mi mettono certi soggetti.

Quelli che più pubblicizzano la loro storia d’amore sui social sono poi i peggiori, sono sempre i primi, prontissimi a piazzare le corna al loro grande love.

Non sono mica nata ieri. Mi stai prendendo in giro? Ho già visto parecchie cose io. Poverino, non ha capito che non mi interessa, Per carità, a parte che è anche più giovane di me, ma é anche molto carino… Solo, che cosa dovrei farmene io di uno così? Mi ha gia fatto perdere 100 punti di fiducia verso il genere maschile con 3 parole che ha detto.

“Ma perché non vuoi prenderti uno già fidanzato? -Chiede lui – Così poi non ti rompe le scatole…”

E’ esattamente questo il punto, alla mia età io voglio uno che mi rompa anche le scatole, uno che ci sia insomma, io voglio essere first choice mica l’amante. Sono stupefatta.

Un brivido di terrore. E se poi il prossimo che incontro e che mi piace davvero è uno di questa categoria anche lui????

Nel corso della serata cambiamo locale. Sale in auto (non invitato) per fare un tragitto intermedio da A a B. Cerca di convincermi che a fine serata lo devo accompagnare casa – il che equivarrebbe pure a farmi fare 30 km in più andata/ritorno totalmente extra. Ma io, scusate, me la ricordavo diversa la famosa cavalleria.

“Non sei contenta che vengo a farti compagnia? Così non sei sola in questo tragitto…”

Sola? Io? Bello é così tanto tempo che sono sola ormai… Vado sempre dove voglio e quando voglio, ho preso un sacco di aerei e faccio 30000 km all’anno, figurati se ho bisogno della tua compagnia…. (mi sono inacidita troppo, vero? Che tristezza…)

Sceglie una canzone. Canta. Mi dice anche quando scalare le marce e dove girare. Mi viene da ridere. “Ecco, questa sarà la nostra canzone – esordisce. Mi fanno male le orecchie. Ma ci sono ancora delle cretine che si fanno abbindolare dai tipi cosi?

A me non serve uno che mi salvi. Non ho bisogno di uno che mi cambi la vita, non lo voglio proprio, la mia vita mi piace. Eppure tanti uomini continuano ad avere questo atteggiamento da principe in calzamaglia: “Ti faccio vedere io,  ti proteggo, ti salvo, ti porto… ”

“E dove mi porti scusa? Hello?! Hai visto la mia macchina? Ti porto io, in caso… mettiti la cintura.”

Se sei una donna emancipata farai i conti con questa crisi dei ruoli.

Io ho già fatto e ho già  visto da sola, grazie.

Ho alle spalle tanti anni all’estero, un recente trasloco internazionale, carte, burocrazia, cose sbrigate tutte da me, valige portate in spalla, mobili montati da sola… ho anche fatto crossfit per non sentire nessun bisogno d’aiuto quando porto due casse d’acqua – 9 kili per braccio – e la spesa a tracolla a casa a piedi; sono praticamente un supereroe, Wonder Woman mi può lucidare le scarpe. WW

Ok, lo ammetto, il mio ego è cresciuto un po’, ma non posso farci niente, sono state le circostanze. Ovvio che sarebbe bello avere un uomo al tuo fianco, ma se non ce l’hai che fai? Stai lì ad aspettare un miracolo o ti sbrighi da sola? E intanto che ti sei sbrigata hai anche capito che quello che ti serve é ben altro…

Non di certo uno che urli il suo amore per te ai 4 venti e appena può ti riempie di corna. E tu intanto a casa poverina, illusa e cornuta.

Poi ci sono quelli che hanno sempre una scusa. Lavorano troppo, sono stressati. Sono frustrati. Ma se stai così scusa, perchè ti approcci? Perché prima mi cerchi e poi sparisci? Ti dicono che loro vogliono vederti, gli interessi, gli piaci; fanno anche progetti, ti raccontano le cose belle che potreste fare insieme ma non muovono un dito. Poi li cerchi tu e ti dicono che non hanno tempo.

Scusate ma io sono di un altro villaggio, dove se uno ha un interesse di qualsiasi genere di solito il tempo lo trova. Se no che interesse è?! Come si fa a pretendere di trovare qualcuno se non si fa spazio nella propria vita per quella persona?

Insomma, ti serve una persona che ci sia, ma soprattutto che voglia esserci ogni giorno. Uno che ti ascolti, ti accompagni nelle tue esperienze, ti sostenga, ti abbracci di tanto in tanto. Questo ci serve. Un compagno. Questo si, è innegabile. Non possiamo stare senza di voi. Neanche le piu’ forti o le piu’ egoiste di noi.

Chiedo troppo?!

Il Reimpatrio di Red – cose che, anche se ci provi, non ti aspetti

Mi sono trasferita a Modena da un mese.

Questo è quanto mi piace essere tornata:

premettendo che come forse sapete da queste pagine, ci ho messo più di un anno a decidere ma soprattutto a farlo succedere, mi sono preparata bene. Ai pro ma soprattutto ai contro.

Eppure ci si riesce sempre a stupire. Questa é l’energia irrinunciabile dei cambiamenti per me, stravolgere tutto, ricominciare, buttarsi; io so vivere solo così: a cicli. So vivere solo seguendo le mie sensazioni, perennemente ricercando, perennemente in movimento. Questa é la mia linfa.

Tornare nel proprio paese poteva sembrare una cosa semplice, tra tutte le scelte radicali che uno può prendere nella vita, più facile di quando parti e lasci tutto per la prima volta?! Non lo so, mi ci sto scervellando in questi giorni… non importa neanche saperlo in realtà, ciò che conta é che ci sono sempre ombre, imprevisti, scoperte. Però ri-scoprire il MIO di paese mi sta dando una gioia immensa.

Trovo tutto bellissimo, mi é mancato tutto e nenache lo sapevo. Il sole più di tutto, settimane e settimane di cieli azzurri, giorni e giorni uno in fila all’altro di luce che non mi ricordavo potessero esistere più. Improvvisamente ogni giorno mi sveglio contenta, con una serenità dentro che avevo perso. In Svizzera sentivo spesso negli ultimi tempi come un rumore di fondo, avete presente i cosiddetti rumori bianchi tipo la tv quando non e sintonizzata? o un rumore di motore costante, lontano? Ecco sentivo nel mio profondo quel grigio vibrante che produce quel suono “cshhcshhhhcshhhhh”, incessante. Adesso invece là, dentro di me, vedo un ruscello che scorre calmo.

La gente. Vi sembra una banalità?! A me no, la gente in Italia é diversa, é buona, é aperta. Ho incontrato persone generosissime e mi sono resa conto di quanto io mi fossi indurita, scettica, diffidente. Mi aspetto che tutti vogliano qualcosa, e non riesco a capacitarmi sulle prime che ci siano persone disinteressate, che ti vogliono essere amiche e basta. Questa è una ricchezza inestimabile della nostra cultura. Credetemi non é uno stereotipo, dopo che uno a vissuto un po’ qui e lì lo capisce. Anche nel resto del mondo ovviamente c’è gente gentile e buona come altrettanto gli italiani possono essere truffatori e maligni, però io la sto vivendo così questa esperienza, sono fortunata, ho una buona stella che mi protegge.

Il cibo. Un capitolo a sè. Per una foody come me non ci sono parole per spiegare cosa significhi mangiare le cose di casa sua. Quando vuole. Quante ne vuole. All’improvviso è come se mi fossi svegliata da un coma, come se fossi stata in esilio 20 anni. Tutti i miei sensi si tendono, vedo colori e sfumature prima impercettibili. Per esempio il centro di Modena di notte si tinge di una luce gialla intensissima, data dai lampioni retrò, una luce che fa sembrare tutto una cartolina, una luce tipica solo di alcune vecchie città. Una luce che spero non venga sostituita tanto presto da neon e led anonimi.

Sento, odoro, respiro, tocco. Ero seduta in un bar bevendo un chinotto slow food e mangiando un tramezzino (tra parentesi non so se sapete che un tramezzino come si deve è una cosa che si può mangiare in pochissimi posti! certamente non in Svizzera che non sanno cos’è) e ascoltavo gli italiani dietro di me, il loro modo di interagire con la cameriera, erano turisti di un’altra regione, chiedevano consigli sul menu, scherzavano, intanto dei bambini correvano sulla piazza, in bici, lui sfidava la sorella e faceva una telecronaca stile giro d’Italia, mamme che passeggiavano, il signore del ferramente esce per fumare una sigaretta e incontra un signore che conosce, discorsi, convenevoli, scambi. Il nostro modo di essere più bello e più puro. Un momento normalissimo trasformato in poesia. Ho chiuso gli occhi e ho ascoltato, ho ascoltato come non facevo da tanto tempo, con tutta me stessa. Con tutti i miei sensi.

Capite che in tutte le volte che sono tornata a casa in questi anni non mi era mai successo??? Tutto questo è dovuto solamente al fatto che il mio corpo sa di essere qui davvero adesso, di essere qui dinuovo. Sa di restare. (almeno per un po’…)

Sono stata al mare in un giorno di primavera. Domenica. Quanto é stato bello dopo-anni-di-solo-laghi.

Vedo gente con delle idee e che si da da fare. Per ora ho deciso consapevolmente di non volere una televisione. Non è l’informazione che mi manca, non mi serve il giornalismo sensazionalistico che ci propinano, nè tantomeno i mille canali di cuina conditi di tette e culi. Quindi invece di guardare la tv e sentirmi dire che siamo messi malissimo, guardo la gente, guardo i locali, guardo i commercianti. Ho scoperto tanti piccoli posti qui a Modena che vogliono essere diversi, delle belle idee di impresa, posti con un concetto, non i soliti mille bar che aprono tutti uguali. E’ consolante. Almeno per me.

Vedo tanti immigrati. E poi vedo che a Modena non ci sono i Modenesi, sono tutti del sud: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Questa é l’Italia di oggi, un paesaggio stupendo. Ma come fanno certi a stare ancora attaccati ai campanilismi, ai regionalismi, ai leghismi??? I confini sono cambiati, i nostri orizzonti sono molto più ampii, è da ottusi non rendersene conto, non è una cosa che si può fermare. Non vedono come siamo mescolati? Non vedono che i nostri figli ormai nelle loro classi hanno compagni di banco africani, pakistani, rumeni…? Andare via per un po’ almeno ti fa capire queste cose: che fissarsi ancora col nord e col sud é una barzelletta.

OK non è tutto perfetto. Perchè in Italia spesso le cose semplici sono difficili. Ci vogliono file, carte, attese. La burocrazia uccide alcuni dei miei piccoli entusiasmi: come fossero tomi pesantissimi schiantati su piccole gioie alate che tentano di spiccare il volo. SBAM. Torniamo alla realtà. Non hai fatto i conti con i mille risvolti dell’amministrazione, della gente frustrata che ci lavora e non ci sa lavorare. Delle banche che ti dicono “si rivolga a qualcun altro perche i suoi documenti sono strani e non riusciamo a inserire la sua anagrafica”. Della posta che non arriva, di quelli che fanno scarica barile. Mi fermo qui…

Di solito in questi momenti faccio un bel respiro e mi concentro su tutte le cose che, anche se ci provo, non mi aspetto.

Talk to your plants!

It might sound so simple that is actually ridiculous, but… do you actually talk to your plants???

I recently read about a lady who never really had a green thumb, but was still keen on trying and growing plants at home, but still she had so many difficulties… Then, one day when she was a bit more hopeless than on other days, she started talking to one of her plant asking it why wasn’t it feeling good, why wouldn’t it like to make some pretty flowers for her…. And then it happened! The plant quickly recovered and bloomed like there was no tomorrow!

So, immediately after I read this story, I turned to my orchids and I started talking to them as well (they look ok, they usually do few flowers here and there, but nothing too impressive…) so I gave them the weekly bath and then told them that I would like them to make more flowers because they are so beautiful! And both of them after 2 weeks started sprouting a new stem which is now charged of blossoms!

Even if you don’t believe any of this, I am just saying… WHY NOT? I mean everything that is a “common belief” but does no harm; I find it a good belief, so I usually try it. And I started realising that in our daily-extra-busy-routine, we forget about the simple things too often. I mean how many of you do actually take the time to grow something, observe it, take care of it and just wonder on the magic of nature? I am looking at these flowers every day now when I come home, and they make me so happy. And this is such a simple thing, that it’s indeed ridiculous, but wonderful.

I was thinking lately that Nature is so powerful and so silent, so magnificent and so shy, so majestic and so discreet. Take some time to look around yourself, I am sure you are going to be impressed just like me of something beautiful that you were ignoring…

To complete this story, after seeing it at my friends’ place, I have also started last week my experiment of growing an avocado plant from the stone. It might take about 2 months before it’s fully transformed into a real plant and I am already excited!

Why don’t you try it as well?

References here.