Cardiff e il rugby

All alba di una vittoria della Juve e a pochi giirni da un grande evento finalistico: Scusate la mia ingenuità e questa domanda retorica che tanto non cambia nulla: ma perché si parla sempre e solo di calcio?

A me piacciono tanto il basket e la pallavolo che da guardare dal vivo sono anche molto più dinamici ed emozionanti.

E poi sapete no che esistono tutti quegli sport strani di nicchia tipo hockey su rotelle con delle ragazze che sfrecciano in hotpants o football in lingerie (solo in America), il futsal, il floorball, il softball… A parte questi che sono specchietti per le allodole maschie, ce ne sono tanti di sport belli, interessanti, che insegnano qualcosa e che sono lontani dal cliché “sportivo ricco + moglie subrette”.

In Svizzera seguivo anche un po’ di hockey che aveva quasi la stessa risonanza del calcio a livello nazionale, ma direi che è normale perché loro sono scarsetti a calcio ma forti negli sport “del freddo”.

Poi grazie alla mia amica Keira sono stata due volte a Cardiff ed entrambe le volte al Millennium Stadium a vedere la partita di Rugby Galles-Italia per il torneo 6 Nazioni.

Ero seduta con la maglia azzurra sponsorizzata CARIPARMA nella tribuna del Galles, vicino alla mia amica in rosso Wales e circondata da famiglie e tifosi di ogni tipologia e genere.


La cosa eccezionale è che tutti erano lì per il gioco. Potevo gridare, esultare, agitarmi (senza offendere i miei avversarsi, si intende) che nessuno batteva ciglio. Anzi scherzavano e partecipavano.

Era sport. Era fair. Era bello. C’era la birra. C’erano gli snack da stadio tipo chips e hot dog e poi altra birra.

E alla fine della partita non importava chi vincesse perché c’era comunque dell’altra birra, molta birra, da bere tutti insieme al pub.

Il rugby è fatto di omaccioni che incutono terrore ma poi sono come degli orsetti giganti. Con la birra si amano tutti, se le danno di santa ragione sul campo ma poi vanno d’accordo e soprattutto alla fine si rispettano.

Che cosa ci insegna il grande calcio della tv oggi? Questo è quello che vedo io: Campanilismo estremo, offese, razzismo, scherzi macabri, violenza, denunce, scommesse, frodi, teste calde, macchine veloci, feste, eccessi e donne. E poi arricchirsi quanto più possibile, scappare in Cina per i soldi, vendere tutto ai Cinesi sempre per i soldi…

HAMBURG – 30 anni

Se avete già compiuto 30 anni avete certamente presente quella sensazione dell’inesorabile momentum che avanza. Uno stargate spaziotemporale che vi risucchia piano piano e che fa da spartiacque tra la vostra vita come l’avete conosciuta fino adesso: spensierata, tonica e leggera, e dall’altro lato un mondo grigissimo di responsabilità, lavoro, imposizioni sociali, rughe, afflosciamenti e tappe che crediamo di dover obbligatoriamente percorrere.

L’avvicinarsi di questa data sul mio calendario della cucina e anche in quello biologico, mi ha spinto a fare cose mai fatte prima. Ho riflettuto e ho mi sono detta: “Se questo – l’età che avanza ndr – potesse essere definito un problema avresti due modi di gestirlo: affrontarlo o schivarlo. Siccome non si può concretamente affrontare né tantomeno risolvere se non stanziando ingenti somme all’estetista alla palestra, al chirurgo… che sono tuttavia solo dei palliativi perché poi dovresti pagare pure quelli che ti danno del lei per farli tacere… o un sicario che desse una lezione alle care zie che ti chiedono sempre quando ti sposi… insomma troppo costoso e comunque non si può veramente risolvere l’invecchiamento se non con la nostra propria morte. Dunque non ci resta che schivarlo e quindi organizzare una grandissima distrazione che farà da catalizzatore e porterà via tutto lo stress dei 30: cioè una festa megagalattica!”

E con questa brillante idea allo scadere dei 6 mesi prima ho inviato un rsvp ai miei amici sparsi nel globo, circa una 50ina! Sull’invito campeggiava il motto dell’evento: “30 IS THE NEW 20, BUT WITH MONEY!”

Tra i 6 e i 3 mesi ho iniziato a organizzare concretamente l’evento: destinazione, locali, opzioni, contatti, attività. Del resto uscivo fresca fresca da un lavoro nel turismo quindi –modestamente parlando- ero competente e preparata.

E’ stata scelta Hamburg perché: 1 non c’ero mai stata, 2 è una grande città, 3 ha sicuramente un aeroporto ben collegato con tutte le nazioni dove si trovavano i miei amici.

Excel alla mano ho preparto una mega chart con tutti i voli e programmi di ciascuno. Poi ho iniziato a fare le prenotazioni, contrattazioni e negoziazioni (vi potete immaginare ordinare una torta di compleanno da una pasticceria tedesca al telefono???), studiato l’outfit, comprato un paio di orecchini, un anello e una collana importante e delle scarpe col tacco che non ho messo mai più.

Siamo partiti in 13 dalla Svizzera, una mia amica Indiana veniva addirittura da Helsinki dove si trovava per lavoro, poi uno dalla Turchia, una dalla Polonia, una dalla Germania, una dalla Francia e ovviamente un paio anche dall’Italia per un totale di 23 partecipanti finalisti rappresentati di ben 9 paesi diversi.

Il programma prevedeva arrivo in Albergo 5 stelle con SPA, tempo per lo shopping e free evening di venerdì. Sabato walking tour organizzato con guida privata, peccato che avevo sottovalutato la primavera artica di una città come Amburgo esposta al vento gelido del mare del nord e c’erano -2 gradi nonostante fosse fine marzo. Un po’ di relax prima dei grandi festeggiamenti: aperitivo in un rooftop bar sul porto e poi in taxi verso la cena. Ora, rendetevi conto che in una selezione dei miei amici composta da indiani, turchi, vegetariani e schizzinosi era abbastanza difficile pensare a un menu democratico, ma ho scovato un posto in grado di mettere tutti d’accordo da est a ovest da nord a sud: Kartoffelkeller, un ristorante a base di solo patate in tutti i modi immaginabili! Nel pomeriggio mi ero recata personalmente a ritirare la torta che avevo ordinato per telefono in tedesco e che doveva contenere crema e fragole, scoprendo che si erano però dimenticati di farla, dunque alla vista dei miei occhioni lucidi hanno promesso che ci avrebbero pensato loro e in effetti la torta era lì che ci aspettava alla fine della cena. Ma questo era solo l’inizio, perché abbiamo proseguito in un locale underground con un area privè e molte bottiglie… Domenica non potevamo certo perderci una delle migliori colazioni buffet della mia vita e quindi ci siamo trascinati fuori dai kingsize bed, inutile dire che è stata una giornata costellata da hangover, gran mal di testa, kebab e Coca-Cola fino alla ripartenza serale.

Uno dei più bei weekend della mia vita.

Ho vissuto per tanto tempo con questi ritmi: viaggiando dal venerdì sera direttamente dopo il lavoro e partendo dall’ufficio già con il mio fedele trolley blu superleggero al seguito e rientrando domenica sera, per poi andare a lavoro lunedì mattina senza battere ciglio.

Quando ero giovane.

Ora le occasioni si fanno più rare, i 30 alle mie spalle iniziano ad allontanarsi, mentre navigo verso la prossima decina. E continuo a pensare che siccome le ansie e le responsabilità crescono, così come la frequenza con cui la domanda “quando ti sposi???” disturba i miei apparati uditivi, ci vogliono dei festeggiamenti così speciali ogni tanto. Stay tuned.

(Gli inglesismi qui usati hanno lo scopo di rendere questo articolo, fresh, cool e young. Non vogliatemene troppo.) 

REFERENCES:

https://www.steigenberger.com/en/hotels/all-hotels/germany/hamburg/steigenberger-hotel-hamburg

http://www.empire-riverside.de/fileadmin/pdf/20up_getraenkekarte.pdf

https://en-gb.facebook.com/CHINALOUNGE/

http://kartoffelkeller-hamburg.de/

https://www.toursbylocals.com/Hamburg-Tours?s=AW_02B;_021G_hamburg%20%2Bguided%20tour&gclid=CjwKEAjwq5LHBRCN0YLf9-GyywYSJAAhOw6muYaheu7mQCp3ePSBbj7JnUtKS-oI8ULb2_UHrjdHRhoCDYvw_wcB


FACTS ABOUT HAMBURG:

Hamburg is Germany’s second largest city after Berlin. Its area is seven times than Paris and twice bigger than London .

Hamburg has more bridges than Venice: 2300

Alsterwasser is the local name for a type of shandy (Zitronenlimonade)

Hamburg offers more than 40 theatres, 60 museums and 100 music venues and clubs

Hamburg has 54 hospitals too.

The local “Hummel, Hummel” greeting was originated from a Hamburger water carrier, Georg Daniel Christian Hummel, who during delivery always been accompanied by a bunch of children shouting his name. His successor Johann Wilhelm Benz has been treated in the same manner even so his last name was different. He is upset because of this and angrily answered “Mors, Mors” a short way from saying “Klei mi an’ Mors” which translated as “kiss my ass.” (Mors (North German slang) = ass). If you are in Hamburg and someone greets you with “Hummel Hummel”, you reply with “Mors Mors!”.

Johannes Brahms and the singer Nena (99 Luftballons) are both originary from Hamburg.

JUNGGESELLEN – SCAPOLONI

Estate 2013 Zurigo, Werd-insel quartiere Höngg. Vado ad una inusuale rappresentazione artistica nel parco con la mia coinquilina, una roba di teatro contemporaneo molto carina e originale. C’è una ragazza seduta ad un tavolino in mezzo al prato che sembra fungere da sportello biglietteria di questo teatro all’aperto. Ci porge delle cuffie e ci dice di sederci in diversi punti allestiti con delle sedute ad ascoltare degli audio in ordine casuale: i sonori sono racconti di persone che parlano dell’essere single, della liberta, delle scelte di coppia.

A un certo punto dei racconti, mentre ascolti e al contempo osservi la gente che prende il sole, che fa il bagno, che chiacchera, che legge, ti accorgi che parte dei presenti che pensavi essere sedute lì a caso nel parco, sono in realtà attori che impersonificano le storie degli audio. E come in una magia tutto l’ambiente acquista un senso diverso.

Il titolo Jungesellen in tedesco significa scapoloni, -un concetto molto caro a noi italiani ma evidentemente anche in altri paesi spopola…- cioè chi rifugge le storie serie e impegnative soprattutto concependo la coppia come un limite alla libertà individuale. Nei racconti, che sembravano proprio interviste di persone normali (e molto probabilmente lo erano) uomini e donne di diverse età parlavano del loro modo di essere single, dei vantaggi ma anche delle mancanze. Mi ricordo una voce che diceva che quando usciva con altre coppie con figli si annoiava tantissimo. Il mondo dei genitori come lontano anni luce dal mondo delle persone senza figli. Irrimediabilmente inconciliabile. Insomma una palla infinita.

I racconti avevano un gusto un po’ triste e malinconico. Si intravedeva la solitudine, anche se per scelta. Si evince che la sola cosa fondamentale che manchi ai single sia il sesso; invece tutto quello che sta nella sfera affettiva a due, non sembra essere così tanto importante, forse perché si può in qualche modo surrogare e sostituire con altri tipi di affetto: per gli amici, per i nipoti, ecc… Lo scapolone (ma anche la scapolona – ovviamente senza discriminare) dunque è libero da ogni tipo di compromesso e dalla noia e dalla monotonia di un rapporto a due. Anche qui una palla infinita, evidentemente.

Vado via dal parco -come al solito- con delle domande:

  • Ma tutta questa libertà non può essere anche una gabbia?
  • L’amore è davvero un limite? (che è diverso dal quesito se l’amore ha un limite che ci siamo gia posti qui   )

Faccio qualche considerazione. La libertà filosoficamente non esiste, perché non può essere assoluta, neanche idealmente. La libertà di per sè non può prescindere dalla sua stessa autolimitazione nel momento in cui incontra un altro individuo. Un concetto affascinante che come lo pensi già ti sfugge. Come quando cerchi di pulire le orate coi guanti da cucina.

Dice Rawls: “Ogni persona ha un uguale diritto alla più estesa libertà fondamentale, compatibilmente con una simile libertà per gli altri.”

Quindi la libertà è un falso mito. Invece di essere una palla infinita, l’altra persona rappresenta un baluardo, ci dà la misura del nostro agire. Ci dà il senso delle nostre azioni, e quindi il loro valore (se buone o cattive, se giuste o sbagliate).

Spinoza –che concepisce la libertà come indipendenza e autonomia e non come concetto di arbitrio o di scelta- ha spiegato così questa idea di libertà: “L’uomo, per la sua stessa natura di essere limitato, non potrà mai aspirare alla pienezza della libertà (cioè a non essere condizionato da niente se non da se stesso nel proprio agire): la natura umana, infatti, è caratterizzata dagli “Affetti” e dalle “passioni” che spesso ne determinano le scelte. Il condizionamento, quindi, fa parte dell’essenza dell’uomo, ma è possibile liberarsene con un uso corretto della ragione.”

In sintesi tanto più sei libero tanto più agirai nella ragione, nel bene e nel giusto verso tutti e anche verso il tuo partner.

L’ultimo passo di questo ragionamento da un pomeriggio primaverile qualsiasi, sta nel disquisire piacevolmente sulla differenza tra liberta da e liberta di. Libertà negativa = assenza di impedimenti. Libertà positiva = autodeterminazione, orientare il proprio volere a uno scopo preciso. Ora, permettetemi di dire che l’amore non è un limite in nessuno dei due sensi. Certo una persona ci può limitare, può chiederci di fare o non fare alcune cose o addirittura obbligarci o ricattarci, ma non l’amore. La persona. Quindi il problema non è la coppia ma chi la abita. Essere in coppia non costituisce di per sé un limite alcuno (per esempio non ti vieta di essere libero di andare in viaggio da solo, coltivare i tuoi interessi, fare delle cose per conto tuo come individuo singolo e quindi mantenere la tua autonomia.). Ci sono coppie per fare un esempio assurdo, che ammettono il tradimento reciproco, quindi nemmeno la fedeltà si può porre come estremo confine dell’agire del singolo se trovi la persona giusta che condivide le tue stesse idee. La coppia è libera sia fuori che dentro di se. Questa è la mia conclusione filosofica.

Certo a livello teorico è bellissimo, mi piace fare questi viaggi mentali sapendo benissimo che la realtà non rispecchia la verità del pensiero. Però anche solo averlo teorizzato e aver dato un senso a questo pensiero me lo fa sembrare più vicino, più probabile, più possibile.

Vi lascio con una citazione di Leonardo Becchetti: “Ma essere liberi non si esaurisce e non coincide necessariamente con la libertà di fare qualunque cosa ci venga in mente. Esistono infatti altre due forme importantissime di libertà che sono la “libertà da” e la “libertà per“. (…) Per “libertà per” intendiamo la decisione volontaria e, appunto, liberamente scelta di colui che sceglie di dedicare le proprie energie a un obiettivo ideale in grado di mobilitarlo. La “libertà per” è il vero segreto della felicità come ci ricorda il filosofo ed economista inglese John Stuart Mill in un bellissimo aforisma nel quale afferma che non si è felici se si cerca la propria felicità per se stessa, ma si trova piuttosto la propria felicità lungo la strada quando si dedica la propria vita a una causa degna di essere perseguita.”

Scusate se sono stata una palla infinita oggi.

CREDITS:

http://www.treccani.it/enciclopedia/liberta_(Enciclopedia-del-Novecento)/

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/sviluppo-e-vero-benessere-le-tre-liberta

http://www.jessicahuber.ch/piece/junggesellen

Riflessioni sull’arte del Kintsugi

…Anche le persone sicure ogni tanto sono insicure, e quando uno è insicuro poi sbarella, vaneggia, delira, fa pensieri assurdi e vede cose che non esistono.
L’insicurezza è un veleno che ammala (licenza poetica) tutto. Allora si deve fare un passo indietro e stringere forte i pugni e ripetersi che: “forse non è vero, forse non è così -come sembra-.”
L’amore è follia, e non è più vero di così in quei momenti.
Quando un po’ la nebbia si dissolve poi ci si senti anche scemi e imbarazzatti. Ridicoli.
I litigi brutti sono crepe nei rapporti, a volte le crepe vanno sigillate, a volta sono superficiali ma restano comunque i segni, a volte sono profonde e indeboliscono la struttura fino a farla rompere.
Anche le cose rotte si possono riparare, lo insegnano i giapponesi con l’arte del Kintsugi. Riparano le ceramiche rotte inserendo dell’oro nelle crepe, col risultato finale di rendere l’oggetto rotto ancora più prezioso di prima, perchè rinnovato. L’oggetto rinato ha ora una storia e delle vene in cui scorre l’oro.
Anche le relazioni si possono salvare, a volte.
Anche i rapporti possono essere riparati, a volte.
Le cose rotte non vanno buttate via per forza. Ma la maggior parte di noi lo fa.
Consuma e butta.
L’amore è l’oro che aggiusta le persone. Le rende più belle e gli dà una nuova vita.
L’amore è la storia nelle nostre crepe.
Per questo il dolore è in qualche modo un tratto della nostra bellezza di esseri umani. Della nostra complessità e fragilità.
(Approfondire cliccando Kintsugi)

(image Pinterest)

Noi, l’Europa e la nostra idea di società

Io spesso sono inquieta. Da quando gli sbarchi sono diventati la nostra quotidianità. Da quando i morti sono diventati talmente tanti che non ci fanno più neanche impressione. L’anestesia del tragico è preoccupante. Ed è tutta colpa della sovraesposizione mediatica dei nostri tempi.

Sono tempi duri per credere nell’Europa, lo so. Con l’Inghilterra sull’uscio. Un’Europa forte no, ma almeno una debole? Abbiamo tolto barriere interne e ne abbiamo create altre esterne molto permeabili. I popoli che si affacciano nei nostri cortili, secondo me, possono anche rendersi conto che non siamo messi benissimo neanche noi, ma non hanno alcuna alternativa comunque. Non c’è più il sogno del migrante, la speranza nel futuro migliore. Per la maggior parte di queste persone qui c’è solo sopravvivere o morire. Un futuro punto e basta o nessun futuro.

E così a lungo andare è probabile che ci indeboliremo sempre più. Ma non per colpa di queste persone che entrano, per colpa nostra che non sappiamo accoglierle. E la nostra Europa che fine farà? Si frammenterà? O Imploderà?

In tutta questa incertezza la gente si sente spaesata e si affida ai media e ai politici (i quali fanno un uso quasi criminale dei social). Con la rinascita dei nazionalismi la Brexit in primis è stata un’amarissima sorpresa, eppure passano i mesi e non si capisce ancora cosa succederà in questo divorzio… I cittadini britannici essi stessi incerti e sconvolti dalla loro propria votazione. Abbindolati da discorsi facili al limite della demagogia di un rinnovato populismo destrista.

In tutto questo la gente che si beve la facile retorica di certi soggetti e commenta poi i centri di accoglienza, che paragona i soldi per il terremoto con gli aiuti per la gestione dell’emergenza immigrazione, che si sente minacciata dalle facce degli stranieri nelle nostre città tanto provinciali, non si domanda mai quale paese stiamo lasciando ai nostri figli? Non si domanda a chi stiamo affidando davvero il nostro destino? E le donne non si ricordano più che il diritto di voto è costato sangue e anni di lotte? Ogni tanto è bene ripetersi certe cose. Tornare ai principi, pensare alle idee che hanno mosso grandi momenti storici e che nel fare i conti con la realtà quotidiana dimentichiamo.

Io in questi momenti di sconforto ripenso a quando ventenne frequentavo le lezione in via del Santo 28. A quanti ideali coltivavo. Alla bellezza dell’essere giovani. Alla forza irruenta delle cose in cui credevo. Alla mia apertura verso il mondo un po’ ingenua un po’ incosciente. E poi mi dico: “Ma la politica non era una cosa onorevole?”.

Tra le cose di cui non ci ricordiamo più e di cui abbiamo perso il senso profondo cito queste:

Avete presente cosa significava l’esilio politico nell’ antica Grecia (vedasi ostracismo), o ai tempi di Dante e fino alla Seconda Guerra Mondiale?

Avete presente che l’Italia è stata uno degli attori più importanti della nascita dell’Europa Unita nel secondo dopo guerra?

Quando mi sento corrotta dai media nei miei pensieri e anche un po’ razzista, quando mi sento sporca e i miei credo traballano con le gambette deboli, ripenso a John Rawls, il mio filosofo politico preferito e al “velo di ignoranza”.

Nella sua “Teoria della giustizia” Rawls con una astrazione immagina che gli individui prima di costituirsi in società si riuniscano per scegliere dei principi comuni che siano equi, non conoscendo però a monte la loro posizione futura, essi opereranno per cercare di rendere la situazione più favorevole possibile per tutti, perché se poi si ritrovassero ad appartenere ad una minoranza sarebbero belli che fregati! (Questo video della RadioTelevisione Svizzera lo illustra molto bene)

Ogni tanto anche se ci siamo già dentro, anche noi ci dobbiamo chiedere: “che società vogliamo?” Noi -che siamo ovviamente tra i fortunati – non dovremmo augurarci ma soprattutto costruire attivamente giorno per giorno un mondo che garantisca i diritti anche a chi è meno fortunato di noi?

Tutto il resto è il bla bla della disinformazione che ci propinano… Ricordatevi per esempio che rispetto agli anni ‘70 in cui l’Italia viveva anni di vero terrorismo, siamo in un periodo di estremo benessere, la violenza globale e le guerre sono diminuite nel mondo, la gente vive più a lungo, al contrario di tutto quello che i media vi fanno credere, stiamo bene, meglio di prima. Non sto negando che ci siano crisi o problemi, ma la scala con cui li misuriamo e percepiamo è sbagliata. La troppa informazione fa sembrare tutto più grave e più estremo. E ogni giorno vissuto nell’ansia che i media producono, è un giorno della vostra vita perso.

UMAMI – IL (QUINTO) SAPORE SEGRETO

Per la serie superpoteri e supereroi, volevo proporvi una nuova sfida. La possibilità di scoprire un’altra cosa magica che abbiamo già in noi, ma molti non sanno. Il quinto gusto. Si, proprio così: dopo dolce, salato, acido e amaro esiste un quinto sapore che a scuola non ci hanno insegnato! L’umami battezzato con la parola giapponese che significa delizioso, perché giapponese è stato il suo scopritore/teorizzatore, il Professore e Chimico Kikunae Ikeda nel 1908.

E’ il sapore associato a specifici recettori del glutammato, che è un amminoacido in natura collegata ad alimenti ricchi di proteine. Purtroppo però l’industria alimentare ha smesso di estrarre questa sostanza naturalmente che viene ora prodotta in modo chimico e usata come additivo di tantissimi prodotti industriali (leggasi E621: il glutammato monosodico MSG, un nemico assoluto tanto quanto il famoso olio di palma presente tipicamente nei dadi da brodo).

Questa sostanza magica è capace di rendere i cibi appetitosi e gustosi, è tipica delle cose fermentate, stagionate, cotte a lungo, stufate. Si capisce dunque perché l’industria alimentare cerca di sfruttare il superpotere dell’umami per venderci prodotti di bassa qualità che non sanno di nulla spacciandocele per buone e creando nelle persone una vera e propria dipendenza da gusto. Avete presente quelli che mettono il ketchup ovunque? O Il Marmite australiano? Addicted to glutamate.

Il glutammato è anche identificato come tipico sapore dei piatti da ristorante cinese (da cui è stata appunto anche nominata una sindrome che causa mal di testa e nausea e deriva dall’ingestione di cibi dove questa sostanza viene addizionata in dosi esorbitanti) o più in generale della cucina asiatica. Tuttavia nella cultura culinaria europea sono da sempre esistiti cibi con questo sapore “naturale” (ad esempio nella Roma antica si mangiavano già cose fermentate e probabilmente molto puzzolenti come il garum). MAPPA UMAMI QUI: http://www.umamiinfo.com/world/

Se volete quindi esercitare il superpotere dell’umami in modo sano e naturale potete sfruttarlo per insaporire i piatti invece di usare il sale. Vi faccio alcuni esempi:

  • acidulato di umeboshi o fish sauce con succo di lime per condire insalate
  • salsa tamari o salsa di soia shoyu (originale giapponese, cioè non quella da supermercato o da sushi restaurant scarso) per esempio da aggiungere alla salsa di pomodoro per la pasta se non avete il parmigiano che è gia super-umami di per sè.
  • gomasio (sesamo tritato) alle alghe
  • alghe bretoni o giapponesi da aggiungere alle zuppe (kombu, nori, wakame si trovano ormai comunemente nei negozi bio – il problema è che costano care…)
  • il miso al posto del dado classico nelle zuppe (che potete arricchire inoltre con tofu, tempe, edamame, tonno essiccato)
  • oyster sauce mescolata con acqua e farina per creare una salsina in padella con cui cuocere gli straccetti di pollo.

Per finire in bellezza, nel libro THE GAME Neil Strauss narra di una bacca magica (miracle berry) in grado di tramutare temporaneamente i recettori del gusto e far percepire dolcissime cose che in realtà non lo sono. Peccato che questa bacca in Europa non si trovi perché il ministero della salute non ha ancora deciso se fa bene/male (perché tra l’altro può essere usata negli integratori per la perdita di peso e quindi può essere pericolosa per la salute se usata senza criterio…). Forse negli States o in Asia si può provare a reperirla, farci un taste party come faceva Neil per rimorchiare in modo alternativo o semplicemente sballarsi di gusto.

Fatemi sapere…

CREDITI E SPUNTI:

http://www.umamiinfo.com/

http://www.rd.com/food/recipes-cooking/13-foods-with-natural-umami/

https://experiencelife.com/article/umami-the-secret-flavor/

CELEBRIAMOCI

Care Donne,

Avevo ricordato qualche post fa la grande responsabilità di cui siamo investite, che ci impone di andare a votare sempre, perché il nostro voto è un dono recentissimo e dobbiamo ricordarcelo, quando esistono paesi in cui le donne non possono ancora neanche guidare o dove vengono mutilate… Un dono grandissimo conquistato col sacrificio di tante donne come noi che hanno lottato e sono state offese per fare un pezzo di storia della nostra società.

Vorrei quindi celebrare oggi la bellezza della nostra resistenza, alla violenza verbale e fisica, all’insulto sessuale, alla volgarità, alle maldicenze, agli stereotipi classisti di genere con questo post e diversi link a cui vi rimando che ho raccolto in questi anni.

E’ di poco tempo fa il titolo scandalo sulla Raggi. Cose che si dicono solo perché la persona presa di mira è donna.

E’ girato un video in questi giorni di un parlamentare europeo che senza vergogna alcuna in una seduta dice che “le donne sono deboli, e piccole e quindi devono guadagnare meno degli uomini.”

Solo 50 anni fa, me lo raccontava mia nonna, al mattino della prima notte di nozze bisognava provare con il “testimone” la verginità della sposa. Le donne della famiglia si affacciavano alla camera nuziale per constatare gli esiti della prima notte sul lenzuolo del corredo.

Pertanto se non le avete ancora viste vi segnalo due pellicole recenti: Suffragette di Sarah Gavron (2015) e Mustang un film turco di Deniz Gamze Ergüven (2015); che vi faranno venire un groppo in gola ma vi ricorderanno quanto è preziosa la libertà che custodiamo e diamo per scontata.

Un video per dire BASTA al traffico degli esseri umani (in questo caso donne vendute e poi rese schiave della prostituzione)

STOP TRAFIKING

 

Project UNBREAKABLE che colleziona le frasi degli stupratori:

http://projectunbreakable.tumblr.com/

 

Sempre per il tema stupro dall’India un video che ci ricorda che nessuna violenza può essere giustificata da atti o atteggiamenti riconducibili alla donna, mai e poi mai possiamo essere ritenute responsabili della violenza che ci viene inflitta.

IT’S (not) YOUR FAULT!

 

Per concludere un link che raccoglie donne della storia con le palle:

http://www.buzzfeed.com/hannahjewell/historical-women-who-gave-no-fcks?utm_term=.fwwzVVgQ2G

 

VIVA LE DONNE!

E concludo con una citazione che celebra le donne in cucina di questa bellissima terra che mi ospita: “Il motore della cucina emiliana è la rezdora, la regina della casa. È lei che sa fare la pasta e sa usare il matterello, non un “bastone” qualsiasi, ma lungo, meglio di ciliegio, e liscio. La fogliata viene stesa a forma di disco, e il matterello deve superarne il diametro. Inoltre la pasta, una volta stesa, deve essere “rotonda come la luna e leggera come una carezza”: parola del bolognese Giovanni Poggi, fondatore nel 1963 della Confraternita del Tortellino. “

http://cucina.corriere.it/dizionario/emilia-romagna/rezdora.htm