Waiting room

2 metri per 5 si e no a picchi di 12 persone compresenti.

CO2 a livelli di allerta inquinamento. Freddo.

Le sale d’aspetto dei medici sono tra i luoghi piu tristi e desolanti sul pianeta.

Non le sale d’aspetto qualsiasi, quelle dei medici di base.

Stai lì, ad ammuffire, ti viene l’artrosi da posizione mantenuta troppo a lungo, il culo piatto, a respirare un concentrato addensato di germi dei presenti che stanno tutti indiscutibilmente male. Anche quelli che sono venuti per le ricette della madre, alla fine si prendono qualcosa.

Suonano cellulari che la gente non silenzia mai.

Le pensionate che sono in attesa dalle 14 anche se il ricevimento inizia alle 17.

Partono racconti mitologici di quella volta che “ho aspettato fino alle 23. “Io un giorno ho dovuto prendere un taxi per tornare.” “Io sono morta aspettamdo…”

Poi solidarietà del mal comune. Ci si consola. Si condivide. Si fa una battuta.

Rassegnazione.

Annichilimento.

Parte un omaggio peró a quanto sia bravo il Dottore. “Ah beh, io peró non lo cambio perche é tanto premuroso.”

Anche lui un eroe, anzi supereroe. “Quando venne sfidando il temporale in motorino per vedere come stava mia nonna. Sant’uomo.”

Intanto quelli che entrano continuamente e scavalcano tutti giustificandosi che devono solo ritirare le ricette e poi si trattengono a parlare.

Una vecchina: “lei tanto é giovane Signorina…” grazie tante ma ho il diritto pure io di essere malata anche da giovane!!!

La media delle visite é circa 3 persone all’ora perche nel mezzo il Dottore risponde anche alle telefonate che sono 5 al quarto d’ora.

Attendo poco meno di 4 ore per il mio turno e quando manca 1 persona sola davanti a te inizi a fremere, cammini su e giu, sei ebbro di frenesia perche finalmente é IL TUO MOMENTO. Come dovessi fare il provino di X factor e fossi stato scelto tra 100mila candidati. Ripeti nella testa per essere sicuro di dire tutto per bene e non dimenticarti nulla, sia mai che  tu debba ripetere questo dramma prima di 24 mesi!

Ti auguri di non ammalarti mai piú nella vita. Si, posso farcela.

E quelli che escono e poi se ne vanno pare come che facciano a tutti una sonora pernacchia girandosi e aprendo la porta. Allucinazioni.

Ma paiono davvero eroi; gladiatori scampati alla morte, vincitori che rientrano trionfanti da una lunga guerra. Padroni finalmente del proprio tempo libero che tu stai sprecando li.

In attesa perenne.

Mi pare assurdo che in Italia funzioni sempre solo in questo modo.
PS

1 se anche le ricetteve le impegnative, come i certificati si potessero richiedere e spedire online?

2 se ci fosse un modo per non privare le persone della propria vita quando già stanno male?

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SUL MATRIMONIO (degli altri…)

  
Io adoro andare ai matrimoni.Il mio primo matrimonio fu quello di mia cugina Stefania a Roma, avevo 7 anni e facevo la paggetta, vestita di rosa pallido con dei calzettini col bordino di pizzo terribilmente anni ‘80 e le Mary Jane bianche camminavo per la navata lanciando petali.

Poi più nessun invito fino ai 29!

All’improvviso ti svegli e BAM comincia l’età in cui tutti i tuoi amici si sposano (e fanno figli a ruota…). Sono stata a 9 matrimoni in 2 anni e mezzo, in paesi diversi, continenti diversi, in stagioni diverse… ho messo su una bella collezioncina.

Poi non si diceva che i single ai matrimoni combinano di brutto?! Beh, devo essere l’eccezione che conferma la regola, io!

Quando entra la sposa mi commuovo sempre. Sarà anche per l’effetto accumulo di una serie di discomfort misti a romanticismo da happy ending marchiato Disney.

Il vestito nuovo in cui temi di non entrare perché l’hai preso coi saldi 5 mesi prima.

I capelli raccolti che tirano da morire, a fine giornata cerchi di scioglierli ma ti ritrovi tra le dita una specie di crosta continentale unica fatta di lacca rappresa al livello 8 di calcificazione e tempestata di forcine.

Il trucco… hai pagato qualcuno per ridurti alle sembianze di una corteggiatrice di Uomini&Donne quando avresti fatto molto meglio da sola seguendo i tutorials di Cliomakeup.

Il bouquet che al giorno d’oggi non sai mai bene se è meglio prendere o schivare come la peste. il mal di piedi, uno dei dolori più brutti del mondo, secondo subito dopo il parto, nonostante hai passato un mese a camminare per casa con le scarpe nuove però coi calzetti di spugna cercando di allargarle.

Tu che sei l’unica zitellaccia avanzata del gruppo ti ritrovi seduta ad un tavolo di sconosciuti tra cui la prozia Peppina che non ci sente una mazza, i cugini di 8° grado venuti dal paese e la solita rompipalle paleo-dietista/vegetariana/vegana/macrobiotica a cui non va bene niente di quello che viene servito.

A parte tutto questo, quello che mi sta veramente sulle palle è che tutti i banner che costeggiano le mie attività su email, Youtube e altri social da un certo punto in avanti (tipo allo scoccare dei 30) sono tutti riferiti a fotografi di matrimoni, viaggi di nozze, prodotti per neonati e ausili per il concepimento!!!

…e non bastava la prozia Peppina a ricordarmi che sono zitella?!?!

Gambling odds

Mi manca essere innamorata, ve lo dico qui in tutta franchezza perché scriverlo nel blog equivale a dirlo a tutti e nessuno allo stesso tempo. E’ un pubblico segreto.
Se penso alle sensazioni più belle che abbia mai provato nella mia vita, nessuna felicità eguaglia quella vibrazione. Quando incontri gli occhi di una persona che ti piace davvero tanto. Quell’abisso paralizzante, quella vertigine sublime.
Non puoi essere più sicuro è più incerto allo stesso tempo di nessuna cosa al mondo come dell’amore.
-Ogni tanto ci vuole anche un post di cuore dopo tanta leggerezza. Sopportatemi.-

…Finalmente ci rivediamo. E’ strano. La compresenza fisica non è un’abitudine per noi due.
C’è una certa tensione nello spazio che ci separa. Uno spazio fluido in cui le mie mani abbozzano movimenti per incontrarti, altalenando tra indecisione e audacia.
Passano le ore. Sento che ti avvicini. Sento che anche tu vuoi rompere questo ghiaccio. Sei la primavera che a pennellate sottili colora il mio inverno. Mi sfiori.
Ti ascolto, sono proiettata su di te con tutta me stessa. E’ un’attesa, ma nessuno dei due conosce la prossima mossa.
Piano piano, con il calare del sole, i confini tra i nostri due corpi si fanno più deboli. Sono la spiaggia che degrada nel mare, accarezzata dalle tue onde gentili. Le tue labbra sono la mia bussola. Seguo tutte le loro pieghe.
I tuoi occhi sono una sfida continua. Li temo, ma li cerco. Sono calma e sono agitata.
Le tue mani sono una strada che percorro dentro la mia testa. Senza sosta.
Un bacio che arriva a sorpresa. Un sussulto. Una fiamma accende le mie guance da bambina.
Ormai è notte e leggo nel cielo che ci è dato il permesso di aprire gli argini. Siamo un’unica sostanza che scorre.
Adesso posso toccarti come se fossi cosa mia. Come se fossi una mia parte, un’estensione di me. Finché sorgerà il sole e saremo più timidi. La luce che marca di nuovo le nostre frontiere. Torno in me stessa ma mi porto un pezzo di te. E’ stato bello incontrarti.
(…)
Adesso sono partita. Sto guidando.
Di nuovo, vivremo lo stesso tempo ma non lo stesso spazio. Le leggi dell’universo giocano con noi. Si intromettono nel nostro destino.
Sono confusa. Sono felice. Sono triste.
Sto incollata ai fanali rossi della macchina davanti a me. Non ho nessuno slancio per correre stasera. Non ho fretta perché mi sto allontanando da te. Sono immersa nella palude della mia testa. Sono solo pensieri, fitti.
Il corpo è qui, ma non sente. Tengo il volante tra le mani ma non lo percepisco.
Buio pesto. Solo quei due fanali su cui punto i miei occhi. Sono vigile ma sono lontanissima.
L’autostrada si srotola davanti a me come una pellicola su cui proietto le immagini di noi. I nostri fotogrammi. Frammenti di te. I pezzi di te che ho studiato. Angolazioni. Messe a fuoco.
Sono memoria. Una fetta pesantissima di vita nutre il mio stomaco. Sono sazia. Mi hai ricordato che cosa sia davvero la fame.
Ho paura di sentirmi così, ma di te no, non ho paura. Ho paura di perdermi. Eppure è l’unica cosa che valga la pena fare. Non sono brava a scommettere, ma punterei tutto quello che ho su questa emozione. Anche senza vedere le tue carte.

La Stalker

I miei amici mi chiamano affettuosamente LA STALKER.

Sinceramente mi sta un po’ sulle scatole perché io non perseguito nessuno. Io mi INFORMO, con discrezione e soprattutto senza farmi notare. A suon di felpatissimi click di tastiera.

Sto solo usando in modo intelligente gli strumenti tecnologici in nostro possesso nell’era digitale.

In quanto donna, sono furba e curiosa. E se c’è un sacco di gente che non si preoccupa di mettere filtri né di leggersi le regole sulla privacy di Facebook, questo va solo a mio vantaggio.

Quelle che non si informano dormono. Quasi quasi si meritano pure le sole che si prendono!

La prima cosa da fare quando conosci uno è mettere il suo nome su Google, poi nell’ordine su Facebook, Linkedin e Instagram come minimo, e ti sei fatta una buona idea di che soggetto è.

Puoi invitare le tue amiche a casa per un tè con cupcakes e partire con il progetto “Mille Mila Congetture” e discutere per ore sulla vita immaginaria di quest’uomo.

“Questa bambina sarà sua figlia o sua nipote?”

“Ma che gente frequenta?”

“Ma quanto beve???”

“Ah! E’ stato alla stessa mostra che ho visto io…”

“Mamma che racchia la sua ex!”

E via andare a briglia sciolta.

Ovviamente poi noi non giudichiamo dalle apparenze, attendiamo solo che la realtà eventualmente confermi tutto quello che ci siamo immaginate. E’ ovvio che gli diamo una possibilità reale… non siamo mica sceme…

E’ stato così per L’uomo Del Treno, uno degli episodi investigativi meglio riusciti della mia vita.

Quest’essere affascinantissimo, sexyssimo, elegantissimo che sale sempre sul mio vagone e viene sempre a sedersi di fronte a me al terzultimo box di 4 posti lato dx nella direzione di marcia (ndr sto usando un presente storico dei tempi svizzeri in questa narrazione).

Mi guarda, mi sorride e non parla. Scende dove scendo io.

Andava avanti da un po’ questo rituale quando una mattina sento un suo collega che lo chiama per nome! Ecco fatto! Allungo le orecchie e prendo appunti!

Con una serie di altri passaggi-chiave in mezzo che non vi decanto, cominciamo a scambiare qualche parola nelle settimane seguenti. Ci salutiamo. Interloquiamo. Sorridiamo. Scopro che fa uno sport singolare. Elementi importantissimi di una investigazione coi fiocchi sono le particolarità.

Un giorno addirittura, fingendo di guardare il cellulare, scatto delle foto in obliquo di un mezzo profilo e dei suoi stinchi da cui si intravedono dei calzetti a righe stilosissimi; così tanto per portare prove documentali ai miei amici e dimostrare che mi siedo davvero davanti a un semidio.

Mentre racconto tutto ai miei amici in un pomeriggio d’inverno, a un tratto uno di loro ha un idea geniale: mettiamo in Google “nome, sport e luogo della gara” di cui aveva parlato e ci si apre un mondo. Non potevo credere che fosse stato così semplice sapere tutto sulla sua vita. Compaiono come funghi pezzi virtuali di lui. E’ uno sportivo semiprofessionista, ha fatto il modello, ha una carriera di successo nell’azienda di famiglia, ……eeeeeeeeeee…. beh, ovviamente è fidanzato!!!

Puf! Illusioni sparite in una bolla di sapone.

Eppure lui insisteva nel sedersi proprio davanti a me.

Una ragazza si domanda: ma se io fossi la sua fidanzata e sapessi che lui si siede sempre di fronte a un’altra in treno, sarei gelosa? Avendolo idolatrato come cavaliere del mio cuore, mi convincevo che doveva essere single per forza perché non sarebbe stato elegante il suo atteggiamento nei miei confronti da uomo impegnato. A volte mi rendo conto che quello che immagino io della courtesy di coppia è molto lontano dalla realtà di oggi…

Comunque morale della favola siamo diventati amici su Instagram.

Entra nella collezione elite dei miei amori platonici incompiuti.

INVESTIGATE DONNE, INVESTIGATE!

catstalk

etica dei tempi moderni

Un tempo noi ragazze quando volevamo porci degli importanti quesiti etici e misurare il nostro rapporto con le scelte “bene vs. male” potevamo chiederci:

Se vedi il ragazzo di una tua amica in giro con un’altra, che fai?

  1. Glielo dici subito
  2. Parli con lui per dargli un avvertimento
  3. Stai zitta e ti fai gli affari tuoi

 

Invece oggi:

Se vedi il profilo del marito della tua amica su Tinder, e lo hai anche incontrato su Happn e siccome lui è un po’ stordito e forse non ti ha riconosciuto ti ha pure inviato il charm. Che fai???

 

Le cose si complicano. Mariti, fidanzati fedifraghi state all’erta! Ci sono mille occhi che vi osservano nel virtuale e scrutano ogni vostro swipe a destra! Ogni blink, poke, wink, match, e superlike che esce dai vostri smartphone!

…Se poi la tale compagna ha pure un amico gay non è più finita! C’è un esercito là fuori schierato contro di voi nel nome della fedeltà, pronto a svelare anche le vostre perversioni che credevate segrete su Grinder e 3inder!

images

keep calm and swipe on …

Eviterò di spiegarvi cos’è Tinder, perché lo sanno tutti, e quelli che non lo sanno, se esistono ancora, che si vadano subito a vedere cosa si sono persi!!! (ad essere seri credo che sia uno dei ritrovati tecnologici recenti più rovina famiglie e distruggi coppie che ci sia… quindi siete avvertiti)

Fermiamoci a riflettere sulla simbologia epistemologica della foto profilo, che ricopre poi anche il 90% di ciò in cui consiste questa app: si scorrono le facce della gente a destra se ti piace a sinistra se no (swipe right/swipe left per gli internazionali), finché si trova il magico match e ci si piaccia a vicenda e solo allora ci si può scrivere. images

Un’idea geniale – perché esclusi quelli che uno ha piacciato per sbaglio, nella fretta mentre sceglieva il sugo al supermercato, o perché la tua migliore amica ha deciso di farti uno scherzone rubandoti il telefono, in teoria vengono in questo modo esclusi tutti gli approcci non graditi.

Si prova una sorta di tenerezza nel susseguirsi di queste immagini, pensando che ciò che viene visualizzato sia quello che tutte queste persone vogliono mostrare di sé, e che magari ci si siano anche impegnate per farlo risultare come il meglio di sé.

Poichè siamo nell’era dell’immagine, dove una foto profilo, può valere milioni di like, la notorietà o il declino sociale perpetuo, uno pensa che questi simulacri di noi stessi, questi avatar, questi nostri alter ego del virtuale vengano scelti con cura no???

…E poi ci sono tutti quegli altri per cui ti domandi “Ma questo non aveva niente di meglio da mostrare???” Allora fa un po’ tristezza… E noi ovviamente ci soffermeremo su queste ultime.

Ecco un estratto delle situazioni più gettonate che non potete perdervi.

Uomo al volante della sua macchina (Ciao mi sto facendo un selfie mentre sto guidando…)

Uomo seduto nella sua macchina con occhiale da sole (Del tipo Baby sto venendo a prenderti…)

Uomo in posa accanto ad un auto di lusso (Vuoi farmi vedere quanto sei ricco?)

La sua macchina senza di lui (Più grossa è e più evidentemente credono che rappresenti il proprio pene…)

Uomo che scala una montagna a mani nude (Oh no, io odio la montagna!)

Subito dopo in lista c’è uomo che corre o sta tagliando un traguardo – il maratoneta

Il pompato – un classicisssssssimo selfie nel bagno in cui si evince che prendi molti asteroidi e fai una dieta a base di solo pollo secco

Uno che fa un tuffo carpiato triplo avvitato da una scogliera (I shall be impressed… I guess…)

In acqua fino a mezza gamba (Noooooooo lo slippino bianco al mare nooooooo…)

Uomo con un bambino (Ma se questo è un sito di incontri già pensare che hai un figlio con un’altra mi scoraggia… Oppure dovrei pensare che sei un uomo dolce e tenero? Alcuni addirittura nella descrizione di sé aggiungono “questa è mia nipote” così, per anticipare ogni evenienza…)

Uomo con cane (Devo dire che quasi quasi piuttosto adesso chiedo al tuo cane di uscire…)

Uomo con un’altra donna (Sono troppo old school per i tradimenti dichiarati. Nope)

Uomo e sua moglie nel giorno del loro matrimonio e siete anche felicissimi (Non ci arrivo, spiegatemi il senso!!! Ahhhhh forse questo non è il tuo profilo ma il vostro profilo, ho capito…)

Degli addominali, così, senza una testa (Gli uomini si ostinano a non comprendere che le donne si emozionano meno per questo tipo di cose rispetto a come loro reagiscono a un paio di tette…)

Un pre-pube – se siamo fortunate depilato (Merita quasi una categoria a se per quante ce n’è di queste!)

Uomo che in 4 foto su 5 ha gli occhiali da sole in contesti notturni, tiene in mano bicchieri di drink e sigarette (Mostrarsi con un po’ meno vizi no???)

Lo zoom di un occhio (Bello ok, ma il resto?)

Uomo che dorme (Mi sono fatto un selfie per farti vedere quanto sono carino mentre dormo facendo finta che siano stati i miei amici che notoriamente girano per casa mia aspettando che io mi addormenti)

Uomo che fotografa se stesso fotografando se stesso – aka l’artista

Uomo in posa ufficiale o foto digitale della propria candidatura politica (Attento che poi così ti giochi subito tutte le donne che votano per l’opposizione!)

L’ambiguo (Metti più foto in cui compaiono diverse persone, non c’ho tempo, sono una donna impegnata e dovrei anche sforzarmi di capire quali di questi sia tu oppure prendervi semplicemente tutti in gruppo…?!)

Il feticista – invece di postare foto di me stesso ti metto le cose che mi fanno andare fuori di testa così se anche tu sei una di quelle ci troviamo facilmente. Quindi seguono a ruota foto di piedi, foto di scarpe coi tacchi, di lacci, di frustini, di latex, di maschere e via andare…

Il senzafaccia – Questo è uno dei misteri gloriosi di Tinder: devo sceglierti in base alla foto e tu non metti nessuna foto. Nun fa na piega! Sei solo un guardone!

Il repost – sono troppo pigro e ho fatto dei print screen di tutte le altre dating app su cui sono stato fin’ora evidentemente senza alcun successo apparente e quindi riposto da Lovoo, Meetic, Badoo, ecc… (Incoraggiante!)

La variegazione/variegatura/variegatezza della razza umana… mi commuove e mi atterrisce al contempo.

 ecard swipe

PS Ulteriori segnalazioni ben accette su qs topic.

PPS Un ottimo servizio sulle dating app qui su Vice:

L’industria dell’amore digitale http://www.vice.com/it/video/mobile-love-industries-851

La signora dell’appretto

Avete presente quelle cose pressoché immutabili?

Quelle poche certezze che ci sono rimaste nella vita a cui ci aggrappiamo?

Per me una di queste è la donna della famosa bombola di appretto, per esempio. Lei sta lì mummificata, credo più o meno dagli anni ’70, col ferro da stiro in mano la testa reclinata su un lato e un sorriso smagliante da supercasalinga.

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Comunque questo prodotto mia nonna lo ha sempre chiamato “merit’” come fosse una parola mozza di dialetto pugliese, non si sa bene perché, dato che lei era veneta. E questo odore di appretto è uno dei pochi odori che ricordo in modo netto e distinto della mia infanzia, dei miei pomeriggi insieme alla nonna, catalogato nella mia testa accanto all’ odore di lacca Elnett che lei si spruzzava quando uscivamo a fare la spesa, ma solo dopo essersi passata sulle guance la cipria che stava in una scatolina rosa e tonda dal profumo antico.

Mia nonna faceva la sarta e se non era davanti alla sua Singer a pedale faceva a maglia tutti i pomeriggi. Lei preparava il caffé e io mi sedevo sulle sue ginocchia e le ripetevo ogni santo giorno: “Lasciamene un goccio”. E cosi’ la mia nonna mi lasciava bere il fondo, bello denso e zuccheroso. Ecco, questi erano i nonni di una volta che davano il caffe’ ai nipoti di 5 anni. Se ci penso oggi, ci sono tante cose che mi lasciava fare e che col senno di poi mi hanno stupito, ma i nonni servono proprio a questo…

Poi quando facevo un po’ la monella, mi raccontava la leggenda del figlio di quelli che abitavano lì prima di noi, che gli era rimasta la testa incastrata tra le sbarre della ringhiera del balcone. O in altre versioni era caduto di sotto… non sapremo mai se era vero…

E seguendo un calendario di lavori di casa puntualissimo e inflessibile, si metteva a stirare sul tavolo della cucina, protetto da una spessa coperta di lana e da un lenzuolo bianco ingiallito. E spruzzava l’amido, e ogni tanto lo faceva spruzzare a me.

Quando vedo quella bombola sugli scaffali del supermercato mi viene una certa nostalgia, a volte mi viene la tentazione di comprarla, ma poi che ci faccio io che non stiro mai niente di niente? Al massimo posso usarla come deodorante per ambienti, chiudere gli occhi e fare finta di essere ancora bambina.

Una scelta di marketing singolare il fatto che abbiano voluto lasciarla sempre uguale da 30 anni. In fondo é cambiato Capitan Findus e si è dato una bella svecchiata, ed è cambiato anche il bambino Kinder… ma lei no.

Adesso che lavoro nel settore delle bombole aerosols l’ho ritrovata, la signora del Merito. E l’ho scoperta declinata in altre versioni, profumazioni, formati, sfondi e lingue straniere (Grecia, Francia, Israele, Turchia, Kuwait…)

Sempre lei.

Sempre uguale.

Tranne in un unico singolo caso.

L’Arabia Saudita.

Il paese in cui le donne non possono neanche guidare, ma evidentemente inamidare si.

Merito Arabia

Ecco che per un attimo vacillano le mie poche, ultime certezze.

In più ho letto che Beautiful, la soap opera più vista al mondo e che va avanti da 28 anni, si concluderà!

E’ forse questa la fine del mondo?!?!?!

Per approfondire: Qui il sito dell’agenzia grafica che ha curato il restyling del Merito.