Superpoteri gratis

INCISO: questo post e dedicato a @corvobianco213 perchè cosi almeno un altro dei desideri che ha espresso in uno dei suoi ultimi post può già diventare realtà…

Avete presente quei training aziendali tipo team building, group coaching, formazione esperienziale?

Ecco, non sto qui a dirvi che sono una figata o che la mia vita professionale ne è uscita assolutamente trasformata…

Ma è stato utile, non fosse altro perché ho aggiunto al mio vocabolario una parola nuova bellissima.

(Gli scientifici che mi seguono sicuramente conoscono già questo termine.)

LA RESILIENZA.

Una parola così elegante che ti viene da dire: “eccola! Guarda la Resilienza che entra nel salone delle feste con la sua coda a strascico e leggiadra e silenziosa avanza tra gli sguardi ammirati delle altre parole brutte”.

Quando pronuncio questa parola nella mia testa mi immagino un vestito da ballo. Lungo. Scintillante. Che fruscia. Perché infatti la resilienza è come un abito che ognuno di noi dovrebbe indossare. La resilienza ha un effetto magico sulle esperienze della vita.

IN METALLURGIA è la resistenza del metallo a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto.

IN INGEGNERIA è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica.

IN TESSITURA è l’attitudine dei tessuti a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale.

IN ECOLOGIA è la velocità con cui una comunità (o un sistema ecologico) ritorna al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata da quello stato; le alterazioni possono essere causate sia da eventi naturali, sia da attività antropiche. Solitamente, la r. è direttamente proporzionale alla variabilità delle condizioni ambientali e alla frequenza di eventi catastrofici a cui si sono adattati una specie o un insieme di specie.
Ma veniamo al settore che più ci interessa.

IN PSICOLOGIA è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

State pensando come me ai terremotati? A chi viene colpito da tragedie impreviste e inimmaginabili?

E a voi stessi non pensate?

A chi perde il lavoro, a una amica che viene lasciato dal moroso, a un ragazzino che deve cambiare scuola?

La resilienza seppur nobile non è snob. Si occupa di tutto e di tutti, anche dei problemi più piccoli e banali di ognuno di noi.

Se non avevate mai sentito questa parola prima di adesso, -dopo avermi ringraziato- fate nascere in voi questo concetto, cullatelo, allevatelo, fatelo crescere.

Cercate di essere resilienti quanto più possibile, e quindi siate adattabili, flessibili, elastici, ma soprattutto interpretate le avversità come occasioni, i cambiamenti come opportunità, le sfide come crescita. Insegnatelo a voi stessi e ai vostri figli.

Se vivete con questo abito addosso, sarete prima di tutto elegantissimi (e qui mi riferisco in particolare all’evoluzione stilistica rispetto al concetto elaborato da me e dalle mie compagne del liceo con il termine “tela cerata” quando ci davamo coraggio nel superare momenti drammatici dell’adolescenza immaginando di farceli scivolare addosso come la pioggia sulla mantellina gialla. Ma vuoi mettere la resilienza con la tela cerata??? Vuoi mettere lo stacco fashion di outfit da mantellina a resilienza???) ma soprattutto fortissimi perché sarà la vostra armatura. Sarà il vostro superpotere.

Non è meraviglioso scoprire di poter diventare dei supereroi semplicemente attraverso una parola, dal divano di casa vostra?

(*definizioni Zanichelli online e Wikipedia. Immagini stateofmind.it)

 tmann

Viakal per il cuore -post per San Valentino-

(Qui raccolte per voi riflessioni in generale e in ordine sparso)

Quando parli con un’ amica delle relazioni…

Ti ricordi quella volta che ti eri invaghita di uno conosciuto via messaggio? Si vabbè, lo conoscevamo, non era proprio uno raccattato dal nulla/potenziale serial killer, ma stava comunque in un’altra paese…

E tu -che sei una grandissima scrittrice- tenevi botta a quelle bizzarrissime conversazioni che capivate solo voi, e ti ha affascinato il suo modo di fare, hai sognato per un po’ e poi hai preso e sei andata con le tue gambe a vivere quella cosa, pur sapendo che poteva essere passeggera, ma lo hai fatto, e sono stata molto fiera di te quella volta.

Hai avuto il coraggio che l’amore richiede.

Avere paura é normale, ma infatti il coraggio lo dimostra non chi non ha mai paura, ma chi ha paura e fa le cose lo stesso!

Ora, consideriamo il fatto che pensare che le persone giuste per noi si trovino per forza a un raggio di distanza di 50km e un po’ arrogante vista la vastità del mondo!

Secondo me trovare qualcuno giusto non è affatto banale e quindi bisogna esser quanto più aperti alla vita possibile, ovvio che magari ci si complica un po’ le cose, ma perché non tentare?

Guarda che giri ho fatto io per finire ad avere una relazione con una persona di un paesino che 24 mesi fa non sapevo neanche esistesse…

Quando incontri una persona brillante, socievole, simpatica e che sa stare con gli altri, sono qualità preziosissime e importantissime! …sicuramente se ci auguriamo un uomo che compaia nel tuo futuro quanto prima lo vorremmo anche così! Non si devono sottovalutare queste cose! Non bisogna lasciarsi scappare le persone valide! I matti ci trovano già da soli…

Dopo anni da soli a volte ci si sente aridi, un po’ come le piante rinsecchite del davanzale che attendono sepoltura dal 2014; guardi intorno le smancerie delle coppie e ti viene il riflusso, al comparire delle pubblicità tematiche per San Valentino uno sfogo cutaneo. In realtà questa secchezza emozionale è solo apparente, è un letargo. Si mandano in stand-by parti del cuore che non si usano per questioni di risparmio energetico. Ma un giorno passerà.

Sei addormentata nei sentimenti così come lo sono stata io per tanti anni, che prima di fidarmi di questo tizio che continuava a insistere per fare parte della mia vita gli ho fatto passare delle prove che manco Frodo per conquistare l’anello! Niente, una parte di me era sorda e disillusa, indovina chi dei due si è sbilanciato per primo? Non certo io, ma poi è successo, ho chiuso gli occhi e ho saltato. Si, fidati, ti ricordi ancora come si fa, quando è il momento lo saprai.

Quando sarai di nuovo pronta a correre dei rischi allora devi provarci, perché le emozioni in questa vita valgono di più delle batoste, pesano sempre di più alla fine dei conti e quindi vale la pena viverle tutte e anche soffrire semmai… Guardiamoci oggi, io e te, siamo fatte dei ricordi delle esperienze che abbiamo vissuto, dei dolori che ci hanno insegnato a essere forti e più furbe, e delle gioie che ci hanno gratificato, premiato, intontito, sorpreso, esaltato. Niente di più e niente di meno.

Ne è valsa la pena, lo sai anche tu.

Adesso io mi sento sbloccata: hai presente quando sviti l’erogatore del rubinetto e togli la sabbiolina e lo lasci a mollo una notte nel Viakal e poi l’acqua sgorga tutta bella potente di nuovo? Che ti sembra di avere le cascate del Niagara nel lavandino e non quello sputino poco energico di prima con cui non riuscivi neanche a sciacquare lo spazzolino.

Mi sento decisamente meglio, che se anche finisse questa nuova storia, ho imparato ancora cose nuove su me stessa e sulle relazioni e che per quanto forse potrei ridurmi a uno straccio umano per tre anni (di nuovo come tanto tempo fa), comunque un giorno ne uscirei una persona migliore… perché dai, d’amore non si muore, lo sappiamo.

Per questo dico che ne vale sempre la pena! Segui questa emozione.

Dalla nostra c’è almeno il fatto che tutto questo tempo passato da sole ci abbia permesso di costruire anche una certa solidità, una base per poter pensare di affrontare anche una delusione -se mai si presentasse.

Alla fine impariamo a stare soli anche per questo, per ripararci la corazza e prepararci ai nuovi urti.

Però poi che gusto c’è a fare tappezzeria?

Bisogna ballare…

(Viakal e un marchio di Procter & Gamble, tutti i diritti riservati)

L’amore non é da tutti

Psssss, Volevo dirvi una cosa che ho scoperto.Una di quelle cose che sembrano banali ma sono grandi rivelazioni.

Sappiate che l’amore pur essendo una cosa per tutti, non è da tutti.

E parlo di quello vero, di quello raro, di quello bello.

Seguitemi che facciamo un passo indietro.

Cosa richiede secondo voi essere un buon amico?

In sintesi: esserci, farsi sentire, ascoltare, mostrare empatia, offrire sostegno e qualche drink, mettersi il pigiama e portare il gelato e i fazzoletti e la serie tv del momento nelle fasi critiche o sforzarsi di uscire a far festa fino all’alba anche quando non si avrebbe voglia.

E certamente impegnativo ma lo possono fare tutti, tant’è che anche i più nerd e i più strani trovano sempre persone simili con cui fare gruppo, simpatizzare. Perciò concluderei che bisogna davvero impegnarsi per non avere amici. Chi non ha amici direi che è perché non li vuole. L’uomo è un animale sociale, percio’ nel 10% della popolazione mondiale dei senza amici rimangono i cattivi-cattivissimi-cattiverrimi tipo Megamind, Joker di Batman, Crudelia Demon, Pol Pot, Trump… anzi no Trump no, scusate errore mio, perché i ricchi sono pieni di amici!!!

Invece le relazioni d’amore sono cosa altra. Non le possono avere tutti.

Intanto anche quando ne vuoi una fortissimo comunque può essere che non ti capita. Anzi sicuramente non ti capita.

Ma ad ogni modo necessitano innanzitutto dell’amicizia -cioè tutto quello detto sopra ma molto più intenso- oltre a una serie di altre cose che richiedono un impegno costante, a volte fatica e soprattutto sacrifici. A pensarci bene non credo di poter dire di aver mai fatto un vero sacrificio per un amico, o perché non mi è mai pesato farlo e quindi non si può definire così, o perché in sostanza è stato sicuramente ricompensato da qualcos’altro che ho ricevuto.

Invece in amore sì, si fanno sacrifici continuamente, perché ci si espone, si fanno passi nel vuoto, salti nel buio, pellegrinaggi in ginocchio sui ceci, corse a fari spenti nella notte… e si fanno scelte che prevedono rischi e che non si può sapere se verranno ripagate. Il counterweight è incerto.

Se si è fortunati l’amore ripaga però, quando è in equilibrio. Ma si deve mettere in conto di attraversare fasi in cui ci si deve impegnare a sforzi agonistici, maratone di sopportazione, interval training della pazienza, triathlon di accettazione/perdono/sofferenza silente.

Perché l’amore vero è disinteressato, incondizionato e altruista di per sé.

Non è detto che sia illimitato, non è detto che debba essere cieco, né tanto meno sordo, né muto alle batoste che prende.

Non è un pozzo senza fondo, ma è una prova difficile (tipo l’esame per diventare avvocato), il cui test più grande è sicuramente quello del perdono. (Massimo Recalcati – “L’elogio del perdono nella vita amorosa”).

Viene quindi da chiedersi, quale è il limite dell’amore, se c’è?

Beh io credo che un limite vada posto in modo categorico, almeno filosoficamente, per salvaguardare una concezione di amore sano, valicato il confine del quale si sconfina nella pazzia, nelle relazioni ossessive, malsane, autodistruttive, che troppe persone osano chiamare amore ma amore non sono. Lo vediamo purtroppo continuamente quando si parla di violenza sulle donne, delitti passionali e bellezze sfigurate con acido per gelosia e possesso. Se, come fa la D’urso, ci permettessimo di chiamare queste cose amore o addirittura troppo amore faremmo un errore gravissimo.

E arriviamo ora per passaggi logici a quelle situazioni in cui si scopre che l’amore non basta, love is not enough (e vi rimando a questo bellissimo articolo di Mark Manson: https://markmanson.net/love ).

Se l’amore diventa l’unico fine assoluto a cui tendere a qualunque costo, si rischia di perdere di vista cose importantissime come l’amore per se stessi, la propria dignità e il rispetto per noi, valori che sussistono invece a prescindere da ogni possibile gesto d’amore sano – e non a lui sacrificati.

Ma l’amore è così vasto e sembra così intricato, un affare davvero complicato, un mostro romantico improbabile…

Serve un’educazione sentimentale (vi raccomando a un bellissimo libro di Paolo Crepet “Sull’Amore”, di cui qui trovate qui anche una bella intervista: http://www.clinicacrisi.it/gest/docup/Educazione_Sentimentale_Intervista_a_Paolo_Crepet.pdf ), e quando questa è stata carente nell’infanzia e nell’adolescenza allora aggiungo io serve un po’ di analisi nell’età adulta… Non c’e niente di cui vergognarsi, bisogna intanto dare da mangiare anche agli psicologi e psicoterapeuti di questo mondo –che sono tanti-, e poi finiamola con questa stigmate antica che se uno va in analisi è pazzo fuori di testa. Tutti abbiamo qualcosa che non va, qualcosa di irrisolto, qualche trauma nascosto, la psicoterapia e l’impegno di un lavoro da fare su stessi in età adulta dovrebbero essere buona prassi diffusa e comune. La via per relazioni sicuramente più sane e consapevoli.

Conclusioni: l’amore sembra a disposizione e a fruibilità di tutti, soprattutto di quelli che vedete in torno a voi che pensate che non se lo meritano proprio e invece sono in coppia -e non è detto che siano felici però, ricordatevelo- ma saper stare veramente bene con qualcuno, quello amici miei è un altro livello.

…To be continued here

Horror Vacui

A chi piacciono i film dell’orrore?Per esempio a me piacciono, ma poi ho paura; li voglio guardare, ma poi non dormo la notte.

Nel 2000 -ero una adolescente scriteriata- a distanza di poche settimane ho visto sia Blair Witch Project sia la versione incensurata dell’Esorcista, entrambi al cinema perché pensavo che avrei avuto meno paura che tra le mie mura domestiche e che in questo modo avrei lasciato lì al cinema le cose brutte invece di portarmele a casa.

Poi non ho dormito più bene per circa tre mesi. Mi svegliavo di notte, sentivo il letto muoversi, i rumori… le conseguenze sono state appunto un incubo vero.

Allora adesso li guardo di giorno, al massimo di pomeriggio con la luce accesa in una giornata bella, poi faccio tante cose che mi distraggano prima di andare a letto, tipo leggere un libro, fare una torta, uscire a fare la spesa, per stratificare immagini di cose tranquille su quelle del film e riuscire a sognare cose normali.

In questi giorni di tragedie, penso. Io ascolto la radio. E non ho la tv. A volte leggo le notizie su internet, ma con cautela perché anche lì è un attimo che ti trovi a guardare video e immagini di gente morta o che muore o cha sta morendo o che è quasi morta, ma poi è sopravvissuta.

Lo so che la morte è un fatto naturale, ma sono molto convinta che certe cose e certi argomenti debbano avere il loro spazio altrove. Uno spazio intimo, privato, raccolto, silenzioso. Sicuramente non mediatico né social.

Non si può fare di tutto uno spettacolo. Dei drammi una Las Vegas. Oggi non ci sono più le guerre, ci sono i reality, ci sono i live streaming dal fronte, ci sono le dirette dalle valanghe, ci sono i messaggi vocali di chi sta precipitando, i fotogrammi degli schianti, i messaggini dei condannati.

E lo dico perché io per prima mi sono trovata in passato invischiata in questa schifezza, che quando iniziavo a guardare una cosa macabra, una scena di un incidente ripreso da una telecamera, sequenze di terremoti, immagini di corpi… non riuscivo più a smettere e ne guardavo ancora e ne cercavo altre e riguardavo le stesse altre volte. In una bulimia incontrollata di strazio e disastri che mi mandava in pappa il cervello. E poi stavo lì con lo sguardo vuoto e nella testa sentivo solo un eco che diceva “è successo davvero, è successo davvero così, è successo lì a quella persona…” Un tilt emozionale. E certe immagini non le dimentichi più.

Mi sono chiesta perché il cervello fa così? Perché ci illude che abbiamo questo bisogno malsano e deviato? Direi perfino immorale.

Allora ho smesso, e ascolto la radio, ma anche quella senza esagerare. Vivo una vita di immagini belle. Perché penso che il cervello a forza di vedere queste cose poi si danneggia. Il cervello è come una tela. Non puoi cancellare, ma puoi solo dipingerci sopra. Infatti se metti il rosa sopra il nero viene fuori grigio, che è un colore triste.

Non abbiamo bisogno di questo. Questa non è informazione, è sensazionalismo. E’ malattia collettiva. Salvate i vostri figli dalle immagini di violenza e morte, perché la vita li metterà comunque a conoscenza degli orrori del mondo in molti modi. Non guardate mai e poi mai gli approfondimenti, le ospitate e i collegamenti in diretta con i serial killer o le vittime.

Queste cose sono tossiche, sono traumi continui per le coscienze , sono shock per le vostre terminazioni. Riempitevi di cose belle. Uscite fuori e spegnete tutto. Le cose succedono lo stesso, e le saprete comunque, non dilungatevi sui dettagli morbosi, sui particolari ossessivi e ripugnanti.

Sorridete e trovate una immagine che vi dà serenità e rifugiatevici tutte le volte che il mondo vi atterrisce e vi spaventa.

Riempite la vostra tela di cose vere, ma belle.

L’unico lusso che potete concedervi è di guardare i film dell’orrore di giorno, con la luce accesa, vicino a qualcuno che vi mette sicurezza. E alla fine ricordatevi di dire a voi stessi che tanto è un film.

*Nell’arte si definisce horror vacui un certo stile di riempimento maniacale degli spazi o dell’intera superficie di una opera d’arte con dettagli. Esattamente come nei libri di Dov’è Wally per intenderci.

Orange is the new black

(Ahimé il titolo geniale non è mio)

Non puó non risvegliarsi, in giorni epocali come questo, la scienziata politica che sonnecchia in me. Fatemi dire a mia mamma che ho preso la laurea per qualcosa, per permettermi di scrivere ogni tanto anche di politica supponendo di capirne qualcosa…

Ho scritto qui, 8 lunghi anni fa, in una notte eccitata, dallo studio di mio padre, il post alla vigilia dell’elezione di Obama.

Prima di qualsiasi considerazione di merito, guardiamo anche ai simboli di questi eventi, che trovo siano altrettanto importanti. E’ stato un simbolo il primo Presidente Afroamericano. Poteva e doveva esserlo anche la prima Presidente donna. Potevamo segnare un altro passo nella storia che invece rimanderemo di chissà quanti anni… Chissà in quale notte ancora starò qui a scrivere di una benedetta donna che sale al potere…

Invece ci troviamo con un paio di altri simboli: un parrucchino, i soldi, una bambolona per First Lady.

Che male che fa l’ignoranza. Che tristezza il solito clichè che i soldi possono comprare davvero quasi tutto. Posso anche credere che gli americani fossero stanchi dei democratici, ma resto convinta che questa è una elezione in cui vince il potere nel senso piú oscuro e viscido del termine. 

E comunque i Simpson lo avevano predetto nel 2000 che andava proprio così. La satira fa bene perchè ci vede lungo, ricordiamocelo anche quando si muore ammazzati per i vari Charlie hebdo…

E Berlusconi non si può paragonare a Trump perche il calibro delle decisioni che può prendere il Presidente Americano e delle terribili conseguenze che possono derivarne a livello mondiale è incomparabile. E perché la corruzione si manifesta in modi complessi e completamente diversi in Italia rispetto agli USA.

Hilary, mi dispiace perchè tante donne avevano capito che eri lì anche per prenderti una bella rivincita su quel broccolone di tuo marito, volevi proprio sbatterglielo in faccia che eri più brava di lui, mi dispiace che non ti puoi togliere sta soddisfazione e invece devi ritirarti come una pagura. Non credo che ci proverai più, perche hai una certa età… quindi buona pensione. Come si dice: ci hai provato e per questo tante donne ti ricorderanno con simpatia!

Staremo a guardare, sperando che non ci siano catastrofi troppo gravi ora che Putin ha un nuovo compagnuccio di giochi. Risiko edizione master?!

Breda, Red Head Days 2016

This year I finally made it! After a series of real crazy adventures and hitches and glitches in the past years, I managed to finally attend the RED HEAD DAYS in Breda (NL)!

The gathering takes place every year in the first weekend of September and is the largest in Europe of this type. There is also an Irish very popular one, and English one, one in Chicago (pretty recent, just 2 years) and one in Milan (Rossi days, still on my to-do list…).

In Breda the atmosphere was even over my expectations, very relaxed and all the people were super friendly.

It was an event targeted also for family and friends non-redhead themselves but related to red-head attending. There were photo shooting and expositions, concerts, movies around and about “the ginger world”, and a lot of other activities organized by the volunteers. Few people of the organization like the founder Bart, work all year around this event, this fascinates me and they owe my respect.

I met and American girl in a park during a break and we enrolled for the pub crawl on Saturday night together.

On Sunday we took part to the big photo shooting that used to win the Guinness World Record few times for the biggest concentration of ginger people in one place.

Even on such a short stay from Friday night to Sunday afternoon, I managed to explore the city, which is not too big but very pretty, do some shopping and discover some lovely cafes and trendy bars. You know it’s a country of beers, so on the weekend people go pretty crazy there, but not in a bad way…

On a personal note I admit I felt very special being surrounded by all those gingers, like being part of a secret congregation or a magic group. We were normal and the others were the exception, for once. Everyone with his very own shade of red. And then all those nationalities (some of them you wouldn’t really guess they could have ginger people among them) that remind us how important is genetic mix and therefore integration on higher scale, especially in such a bad historic moment we are living…

And if I think about the fact that all this started because a very pretty ginger girl told me about this event in London airport at the security check after chatting with me about our common strawberry blond hair color and the coolness of my Camden Town wellies… it’s pretty amazing… where life can take us, if we just allow it to.

(I wrote more about this topic here.)

il nemico assoluto

Avete capito a chi mi riferisco? Ma come no. All’olio di palma!

Si perche sembra che sto benedetto/maledetto olio di palma sia scomparso da tutte le preparazioni del mondo da qualche tempo. Io che a casa mia non ho la tv me ne sono accorta solo in queste settimane di conovalescenza a casa di mamma, dove in tutti gli spot compare il bollino magico che ha sterminato questo ingrediente.

Ma io dico, adesso all’improvviso ci tengono tutti a farci sapere che lo hanno tolto oppure nel caso di altre marche che nei loro prodotti non c’e mai stato! E prima però lo abbiamo mangiato eccome!!!

Insomma che faccia male all’uomo, all’ambiente o che sfrutti le popolazioni, che non sia sostenibile, che sia la sintesi di tutti i mali del mondo sto olio di palma ce lo hanno rifilato per decenni.

Questo fatto che il nemico assoluto sia stato sconfitto non è che personalmente mi tranquillizzi molto, anzi, mi viene solo fastidio per queste campagne ignoranti. Soprattutto perchè voi non vi chiedete che cosa ci hanno messo al posto? No perchè per quanto ne so io ci possono pure aver messo l’olio motore esausto, che finche qualche lobby un po’ più forte delle altre non si fa sentire ce lo propineranno senza dubbi morali fino al 2047.

Le cose fatte così sono cose fatte male. Bisogna informarsi e approfondire e purtroppo questo richiede tempo e sforzi propri. Non ci possiamo fidare neanche dei grandi brand, o soprattutto di loro… e fa tristezza, lo so.

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Per il momento un marchio che mi sembra faccia le cose con un po di criterio sia etico che biologico è Alce Nero che si trova abbastanza facilmente nei supermercati (soprattutto Despar).

In attesa di scoprire la prossima cosa che ci sta ammazzando ma ancora non ce l’hanno detto perchè qualcuno ci deve guadagnare…