Abusi on the road

Ho preso la bici una sera d estate e uno mi ha detto che avevo un culo “grande”.

Forse era un complimento.

La settimana dopo due persone che passavano hanno fatto lo stesso commento.  Guarda quella che culo.

Oggi stavo correndo nel parco e uno mi ha detto: “abbiamo una cooperativa che se vuoi ti sistema, ti mette a dieta!”.

Mentre gli rispondevo di “andare in un posto molto brutto” mi e uscita una voce dalla gola che non avevo mai sentito. Non era mia. 

Purtroppo solo 400m dopo mi sono venute in mente le vere cose che avrei voluto dire. Ho visto la scena di me che tornavo indietro e gli dicevo che io non avevo paura di lui e poi lo menavo e i passanti chiamavano la polizia.

Non dite che sto esagerando. Queste cose sono inaccettabili per una donna che va in giro da sola per strada.

Non sto esagerando perche tutte le violenze nascono da una cosa all’apparenza piccola, stupida, dapprima innocua. Sempre. 

Basta violenza sulle donne. Fisica o verbale. Basta abusi.

Lasciate me e il mio culo in pace!

Brexit

Dear Farage,

Do you remember the IWW, and then the II? 

Do you remember Churchill?

Do you remember why this was the only option for our continent in order to survive and progress?

Your country was one of the founder of the EU, if i recall no one actually obliged you to join, you actually voted in another referendum long time ago to opt in (at your own rules of course).

This is why i laugh at your Brexit speech. You decleared the UK Independence Day!

Come on! It’s annoying! 

After you have been economically profitting from your nomination at the EU Parliament, it’s like biting the hand where you ate.

Do you recall all the countries that joined in the recent years (the former Eastern block); the emotions and excitments of those countries that finally were able to vote to come and join our deal? 

And now what? Let me ask you.

Ah, there is no plan.

You just disgusted me and all the people that understand a bit how big this is.

I had dreams. I might have been an idealist. But that was part of being young, when I chose European Politics for my master degree. So I know what I am talking about. You are not going forward, you are not taking back your pride nor your greatness.

And by the way did your kids (2 of which are mixed blood, because your second wife is German isn’t it a bit strange?) take part to the Erasmum Program???

You will be proved wrong, but that will be too late for all of us. 

I am worried, we should all be.

Turchia

Camion con le tendine di pizzo.

Campi di girasole.

Non riesco a smettere di sorridere guardando il mondo da questo finestrino, il mio autista non parla inglese nè tantomeno io il turco, eppure abbiamo comunicato.

Palazzi in costruzione.

“Siamo in Turchia” dice buttanto il mozzicone dal finestrino (qui si fa cosi).

In questo preciso istante so perchè adoro viaggiare.

La stessa sensazione che si prova quando fai un tiro di sigaretta dopo molto tempo, ti fa girare la testa, un pochino.

L’energia che entra nei miei occhi ad ogni incontro con una cosa nuova.

Pensare in un modo diverso, e che le cose si fanno anche in un modo diverso.

Un tramonto.

Il mare alla fine di una strada in discesa.

Se ci pensi questo in fondo é lo stesso mare, solo da un lato diverso.

Un matrimonio con 500 invitati.

Eppure la sensazione di festa ha lo stesso sapore in ogni posto, celebrata con ogni ballo, pronunciata in un SI declinato in tante lingue.

Si adesso me lo ricordo perchè mi piace viaggiare.

Un nuovo aeroporto, una nuova valigia.

Una storia d’amore con una nuova città.

La luna piena sopra le nostre teste, esattamente sopra il mare.

Fumo denso, dal sapore di mela e menta ci avvolge.

Luci di navi in lontananza.

Milano – my pill of italy

I have never liked Milan that much: is polluted, too often grey, too hot in the summer, too humid, infested by mosquitos and with melted asfalt on the sidewalk. If you look at it is quite ugly with all those huge fascist buildings. Anyway destiny decided that in my Swiss life, Milan became my italian shelter, a place not too far where i could sort of bring back to life my feeling of home. When i left for a short Italian transfer I get to remember some basic things that misteriously i kept forgetting while living abroad. I think is a mechanism of the brain that buries certain things we can’t have so that their absence doesn’t get too painful. For example, is absurd I know, but I do forget how it feels to understand the poeple around me without making an effort! And i do forget that if I make comments about them they do understand me! (better watch out and shut my mouth!). I do forget how good the coffee is. In Italy even the crapiest bar can make good espresso, or at least much better than any CH one. I forget that people are very friendly and even if nothing works in my country, you end up starting a conversation at the bus stop, at the bakery, at the traffic light… I also do forget about the joys of shopping as in Italy we just have nicer stuff and besides all those big brands we have small local shops with italian minor labels, and above all we have weekly street markets! I do forget that just a smile can put you in trouble, as flirting is a serious thing there! When away, I do forget how men look at women in Italy. I do forget how much good food we have, how cheap and how tasty.
Believe me or not, I know someone that drives to Milan every two weeks with a portable fridge in the trunk just to go food shopping!!!

I just wanted to write about this because there is a unique feeling that I have each time I arrive at Stazione Centrale. Even now that I finally live in Italy again. Milano, you get to be my personal pill of Italy.

Waiting room

2 metri per 5 si e no a picchi di 12 persone compresenti.

CO2 a livelli di allerta inquinamento. Freddo.

Le sale d’aspetto dei medici sono tra i luoghi piu tristi e desolanti sul pianeta.

Non le sale d’aspetto qualsiasi, quelle dei medici di base.

Stai lì, ad ammuffire, ti viene l’artrosi da posizione mantenuta troppo a lungo, il culo piatto, a respirare un concentrato addensato di germi dei presenti che stanno tutti indiscutibilmente male. Anche quelli che sono venuti per le ricette della madre, alla fine si prendono qualcosa.

Suonano cellulari che la gente non silenzia mai.

Le pensionate che sono in attesa dalle 14 anche se il ricevimento inizia alle 17.

Partono racconti mitologici di quella volta che “ho aspettato fino alle 23. “Io un giorno ho dovuto prendere un taxi per tornare.” “Io sono morta aspettamdo…”

Poi solidarietà del mal comune. Ci si consola. Si condivide. Si fa una battuta.

Rassegnazione.

Annichilimento.

Parte un omaggio peró a quanto sia bravo il Dottore. “Ah beh, io peró non lo cambio perche é tanto premuroso.”

Anche lui un eroe, anzi supereroe. “Quando venne sfidando il temporale in motorino per vedere come stava mia nonna. Sant’uomo.”

Intanto quelli che entrano continuamente e scavalcano tutti giustificandosi che devono solo ritirare le ricette e poi si trattengono a parlare.

Una vecchina: “lei tanto é giovane Signorina…” grazie tante ma ho il diritto pure io di essere malata anche da giovane!!!

La media delle visite é circa 3 persone all’ora perche nel mezzo il Dottore risponde anche alle telefonate che sono 5 al quarto d’ora.

Attendo poco meno di 4 ore per il mio turno e quando manca 1 persona sola davanti a te inizi a fremere, cammini su e giu, sei ebbro di frenesia perche finalmente é IL TUO MOMENTO. Come dovessi fare il provino di X factor e fossi stato scelto tra 100mila candidati. Ripeti nella testa per essere sicuro di dire tutto per bene e non dimenticarti nulla, sia mai che  tu debba ripetere questo dramma prima di 24 mesi!

Ti auguri di non ammalarti mai piú nella vita. Si, posso farcela.

E quelli che escono e poi se ne vanno pare come che facciano a tutti una sonora pernacchia girandosi e aprendo la porta. Allucinazioni.

Ma paiono davvero eroi; gladiatori scampati alla morte, vincitori che rientrano trionfanti da una lunga guerra. Padroni finalmente del proprio tempo libero che tu stai sprecando li.

In attesa perenne.

Mi pare assurdo che in Italia funzioni sempre solo in questo modo.
PS

1 se anche le ricetteve le impegnative, come i certificati si potessero richiedere e spedire online?

2 se ci fosse un modo per non privare le persone della propria vita quando già stanno male?

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SUL MATRIMONIO (degli altri…)

  
Io adoro andare ai matrimoni.Il mio primo matrimonio fu quello di mia cugina Stefania a Roma, avevo 7 anni e facevo la paggetta, vestita di rosa pallido con dei calzettini col bordino di pizzo terribilmente anni ‘80 e le Mary Jane bianche camminavo per la navata lanciando petali.

Poi più nessun invito fino ai 29!

All’improvviso ti svegli e BAM comincia l’età in cui tutti i tuoi amici si sposano (e fanno figli a ruota…). Sono stata a 9 matrimoni in 2 anni e mezzo, in paesi diversi, continenti diversi, in stagioni diverse… ho messo su una bella collezioncina.

Poi non si diceva che i single ai matrimoni combinano di brutto?! Beh, devo essere l’eccezione che conferma la regola, io!

Quando entra la sposa mi commuovo sempre. Sarà anche per l’effetto accumulo di una serie di discomfort misti a romanticismo da happy ending marchiato Disney.

Il vestito nuovo in cui temi di non entrare perché l’hai preso coi saldi 5 mesi prima.

I capelli raccolti che tirano da morire, a fine giornata cerchi di scioglierli ma ti ritrovi tra le dita una specie di crosta continentale unica fatta di lacca rappresa al livello 8 di calcificazione e tempestata di forcine.

Il trucco… hai pagato qualcuno per ridurti alle sembianze di una corteggiatrice di Uomini&Donne quando avresti fatto molto meglio da sola seguendo i tutorials di Cliomakeup.

Il bouquet che al giorno d’oggi non sai mai bene se è meglio prendere o schivare come la peste. il mal di piedi, uno dei dolori più brutti del mondo, secondo subito dopo il parto, nonostante hai passato un mese a camminare per casa con le scarpe nuove però coi calzetti di spugna cercando di allargarle.

Tu che sei l’unica zitellaccia avanzata del gruppo ti ritrovi seduta ad un tavolo di sconosciuti tra cui la prozia Peppina che non ci sente una mazza, i cugini di 8° grado venuti dal paese e la solita rompipalle paleo-dietista/vegetariana/vegana/macrobiotica a cui non va bene niente di quello che viene servito.

A parte tutto questo, quello che mi sta veramente sulle palle è che tutti i banner che costeggiano le mie attività su email, Youtube e altri social da un certo punto in avanti (tipo allo scoccare dei 30) sono tutti riferiti a fotografi di matrimoni, viaggi di nozze, prodotti per neonati e ausili per il concepimento!!!

…e non bastava la prozia Peppina a ricordarmi che sono zitella?!?!

Gambling odds

Mi manca essere innamorata, ve lo dico qui in tutta franchezza perché scriverlo nel blog equivale a dirlo a tutti e nessuno allo stesso tempo. E’ un pubblico segreto.
Se penso alle sensazioni più belle che abbia mai provato nella mia vita, nessuna felicità eguaglia quella vibrazione. Quando incontri gli occhi di una persona che ti piace davvero tanto. Quell’abisso paralizzante, quella vertigine sublime.
Non puoi essere più sicuro è più incerto allo stesso tempo di nessuna cosa al mondo come dell’amore.
-Ogni tanto ci vuole anche un post di cuore dopo tanta leggerezza. Sopportatemi.-

…Finalmente ci rivediamo. E’ strano. La compresenza fisica non è un’abitudine per noi due.
C’è una certa tensione nello spazio che ci separa. Uno spazio fluido in cui le mie mani abbozzano movimenti per incontrarti, altalenando tra indecisione e audacia.
Passano le ore. Sento che ti avvicini. Sento che anche tu vuoi rompere questo ghiaccio. Sei la primavera che a pennellate sottili colora il mio inverno. Mi sfiori.
Ti ascolto, sono proiettata su di te con tutta me stessa. E’ un’attesa, ma nessuno dei due conosce la prossima mossa.
Piano piano, con il calare del sole, i confini tra i nostri due corpi si fanno più deboli. Sono la spiaggia che degrada nel mare, accarezzata dalle tue onde gentili. Le tue labbra sono la mia bussola. Seguo tutte le loro pieghe.
I tuoi occhi sono una sfida continua. Li temo, ma li cerco. Sono calma e sono agitata.
Le tue mani sono una strada che percorro dentro la mia testa. Senza sosta.
Un bacio che arriva a sorpresa. Un sussulto. Una fiamma accende le mie guance da bambina.
Ormai è notte e leggo nel cielo che ci è dato il permesso di aprire gli argini. Siamo un’unica sostanza che scorre.
Adesso posso toccarti come se fossi cosa mia. Come se fossi una mia parte, un’estensione di me. Finché sorgerà il sole e saremo più timidi. La luce che marca di nuovo le nostre frontiere. Torno in me stessa ma mi porto un pezzo di te. E’ stato bello incontrarti.
(…)
Adesso sono partita. Sto guidando.
Di nuovo, vivremo lo stesso tempo ma non lo stesso spazio. Le leggi dell’universo giocano con noi. Si intromettono nel nostro destino.
Sono confusa. Sono felice. Sono triste.
Sto incollata ai fanali rossi della macchina davanti a me. Non ho nessuno slancio per correre stasera. Non ho fretta perché mi sto allontanando da te. Sono immersa nella palude della mia testa. Sono solo pensieri, fitti.
Il corpo è qui, ma non sente. Tengo il volante tra le mani ma non lo percepisco.
Buio pesto. Solo quei due fanali su cui punto i miei occhi. Sono vigile ma sono lontanissima.
L’autostrada si srotola davanti a me come una pellicola su cui proietto le immagini di noi. I nostri fotogrammi. Frammenti di te. I pezzi di te che ho studiato. Angolazioni. Messe a fuoco.
Sono memoria. Una fetta pesantissima di vita nutre il mio stomaco. Sono sazia. Mi hai ricordato che cosa sia davvero la fame.
Ho paura di sentirmi così, ma di te no, non ho paura. Ho paura di perdermi. Eppure è l’unica cosa che valga la pena fare. Non sono brava a scommettere, ma punterei tutto quello che ho su questa emozione. Anche senza vedere le tue carte.