GIOCARE CON LE BARBIE: RETROSPETTIVA SULLA NOSTRA INFANZIA

barbie Raperonzolo

barbie Raperonzolo

Un giorno in cui dovevamo archiviare miliardi di fatture, dopo aver rimandato per mesi questa operazione, mi sono seduta a gambe incrociate sul pavimento dell’ufficio, incurante dei miei vestiti da donna in carriera (si fa per dire) e così all’improvviso sono stata assalita da quella sensazione di moquette acuta, seguita da una madeleine (in senso Proustiano) gigante di ricordi di infanzia. La scomodità del pavimento unita al confortante isolamento del tappeto mi hanno aperto uno stargate spazio-temporale catapultandomi in un pomeriggio lontano in cui insieme alle mie amichette passavo ore a vestire e svestire la mia Barbie. Certo perché anche se ne avevo tre o quattro alla fine la mia preferita era solo una, coi capelli un po’ stopposi che dopo aver provato a farle lo shampoo con balsamo di mia mamma sono diventati ancora più paglia secca, quel trucco tatuato perenne con l’ombretto azzurro (Barbie era piuttosto avanti in fatto di estetica!) e la palla sotto l’ascella per permettere l’articolazione del braccio. E poi avevo un Ken, coi capelli giallo evidenziatore tutt’uno col cranio di plastica, le ginocchia che si piegavano anche in avanti e mi ricordavano un po’ quelle di mie zia, e la testa che gli rotolava sempre via e non stava mai attaccata a quel collo taurino dopo che in un qualche incidente lo avevo fatto schiantare a tutta velocità. Barbie era ricca sfondata e manteneva quello sfigato di Ken che lavorava sempre alle sue dipendenze. La mia Barbie ha avuto una agenzia viaggi e uno studio di registrazione, ma per la maggior parte del tempo partiva col camper scomponibile e andava alla casa delle meraviglie (una villetta al mare a forma di valigia che mi ricordo aver sognato tantissimo e finalmente ottenuto in uno dei più bei natali della storia!). Il Ken sempre appresso a fare il parassita insieme alla Skipper, una sorella col nome di un succo di frutta e la frangetta. Le relazioni di Barbie erano piuttosto promiscue, non si capiva se, né tanto meno come avesse dei figli, eppure è tutto grazie a lei e agli accoppiamenti che le facevamo fare di nascosto che noi bambine abbiamo scoperto il sesso; anche se a un certo punto al Ken hanno tatuato addosso le mutande, tipo cintura di castità!

la cintura di castità di ken

la cintura di castità di ken

Barbie era una ricca ereditiera che cambiava continuamente lavoro, annoiata dall’avere tutto e seriamente shopping-addicted tanto da farmi andare a casa delle amiche con buste della spesa piene dei suoi vestiti e di quelle scarpette micidiali che non le stavano mai ai piedi e alla fine si perdevano sempre! (OMG, ma questa è Paris Hilton!) Oggi la Barbie non è più sulla cresta dell’onda, è stata spodestata da quelle bambolette tipo Bratz un po’ slandre, un po’ sgualdrine, col trucco eccessivo e i capelli che le fanno il testone a carciofo!

lotta tra titani

lotta tra titani

E le bambine moderne invece di sognare di essere come Barbie Raperonzolo (una favola che non ho mai capito, ma che faceva tanto principessa) adesso sognano di essere come la Bratz strappona e di darla via il prima possibile. Insomma in tutto questo stare seduta per terra mi è tornato un desiderio incredibile di giocare con lei, anche se da grandi tutte le cose innocenti che vivevamo da piccoli assumono significati inimmaginabili, anzi forse proprio per questo perchè c’è una ironia paradossale e intrinseca da riscoprire, mi viene da pensare che questa retrospettiva mi aiuti a comprendere meglio il modo in cui siamo cresciute e come il mondo dei giochi influenzi pesantemente il futuro delle nostre generazioni. Oh Barbie, anche se eri una superficiale depressa che sfogava le sue frustrazioni nello shopping e le sue delusioni causate dall’avere un uomo mezza sega accanto e una sorella da mantenere tra vizi e stravizi, mi manchi. E da quel giorno ogni volta che bisogna archiviare fatture ci sediamo per terra e pensiamo a te.

dove finisce l’amore, quando finisce? (riflessioni)

Lei si svegliava la mattina, con l’ansia. Ogni gesto le ricordava perchè e come era arrivata lì, ogni passo verso l’ufficio faceva risuonare pezzi di quella storia in frantumi di cui cercava di liberarsi invano. Sognava e piangeva. Chiedeva di non stare sola, di non soffrire più, ma gli amici lontani non potevano aiutarla. Faceva i conti con se stessa, si guardava e non si piaceva, ridotta alla metà delle sue forze, privata di 5 anni di ricordi in cui non poteva rifugiarsi trasformatisi ormai in un rovo di spine in cui ogni immagine era nuova ferita. Ma dove finisce l’amore, quando finisce??? Poi un giorno una voce dentro le disse “basta!” qualcosa le aveva suggerito che doveva aver perdonato, e lei la ascoltò. Ogni giorno diventava un conto alla rovescia verso l’incontro con la nuova persona in cui quei mesi l’avevano traformata. Un lungo cammino, fatto di passi falsi e continue speranze deluse. Lei aveva fretta, aveva fretta di innamorarsi, di essere rapita di nuovo da qualcosa di grande, da qualcuno di sconosciuto che le sconvolgesse la vita. Aspettava un regalo che ancora non aveva mittente e forse nemmeno destinatario. Per la prima volta esaminava le quattro lettere della parola UOMO dandogli un senso. Si ricordava continuamente di quella frase che aveva letto da bambina su un giornale e immaginava che un giorno sarebbe toccato a lei qualcuno che le dicesse: “mi piace che quando ti abbraccio e ti chiedo se ti senti protetta, tu risponda SI”. Lo cercava dappertutto, convinta che quelle quattro lettere si sarebbero prima o poi materializzate in un corpo fisico contro cui andare a sbattere per strada e che questo avrebbe risolto molte cose. Se non tutto, avrebbe riempito forse almeno tutto quello spazio vuoto creato dal dissolversi di un sogno. Un sogno a cui non poteva più pensare senza stare male, un sogno che era stato tessuto nel tempo, fatto di immagini, foto, profumi, canzoni, vestiti, città… Non voleva allo stesso tempo diventare una fredda acida e cinica donna in carriera, ma come poteva non convincersi ormai della empirica verità contenuta nella frase “EVERLASTING LOVE IS A MYTH”? Una altalena di emozioni, speranze e frustrazioni, vedere continuamente quanto era pieno di lei e di lui insieme tutto intorno e nello stesso tempo accorgersi che erano solo fantasmi ormai… Non aveva certo bisogno di supplicare lei, intelligente come era, i suoi occhi pieni di stelle, e con un sorriso che parlava del sole quando si specchia nel mare. A poco a poco e soprattutto inconsciamente aveva cominciato ad amare se stessa, e amandosi si accorgeva di quanto valesse, perchè nei momenti di solitudne si riparte sempre da sè, e normale, ma senza arroganza, solo con quel pizzico di sano orgoglio che ci rimette in piedi. Lei che per troppo tempo aveva cercato di stare in piedi nonostante fosse stato il momento di sbattere sonoramente il sedere per terra. Se cadi a metà non ti rialzi del tutto, se cadi del tutto non ti rialzerai solo a metà, non se sei come lei. Cresciuta dandosi tutte le regole da sola, severa con se stessa e molto esigente con gli altri, sicura ma fragile sotto la sua corazza da farfalla. Per lei motlissime cose venivano decise dalla sentenza “o tutto o niente”, non le piacevano le persone troppo buone e  accondiscendenti, per questo non sopportava sè stessa in quella condizione di costante insoddisfazione e perpetuo tormento. Ci aveva messo dei mesi, e piano piano aveva ritrovato la fiducia, forse non tanto negli altri e soprattutto non negli uomini, ma in sè stessa sì. Non era più lei a supplicare attenzioni ma lui ad aver perso l’occasione. Continuava a svegliarsi la mattina ricordandosi come e perchè era finita lì, ma a questo pensiero ne seguivano ora subito dopo altri più prepotenti: “Io valgo tanto, valgono le mie parole, le mie carezze, il mio tempo…”. Non voleva più sprecarlo indiscriminatamente senza scegliere con cura a chi darlo, un dono prezioso, il regalo più grande che si portava dentro. Continuava a cercare e anche ad avere fretta perche era fatta così proprio dentro, nella pasta del suo cuore, e non poteva farci niente. Ma cercava ora con coscienza, nella confortante consapevolezza di se stessa come persona. Almeno qualcuno che non l’avrebbe mai e poi mai abbandonata esisteva, e abitava dentro di lei. Era nostalgica e infinitamente romantica, quando adorava perdersi in certi paesaggi che visti senza qualcuno accanto risuonano con un fortissimo eco di assenza nel cuore, quando cantava le canzoni di cui si sentiva protagonista di improbabili dediche d’amore, quando remava tra i ricordi più dolci, in quelle acque tranquille, cercando di riportarli in vita nell’amarezza di infiniti insuccessi; era cronicamente malinconica quando constatava che il tempo ci porta via tutto, ecco perchè sentiamo così forte l’esigenza di stare sempre a contatto con la persona amata, il più a lungo il più possibile, perche comunque sia, prima o poi il tempo fa sbiadire tutto. Nei momenti coraggiosi prendeva decisioni drastiche e risolutive sulla nuova se stessa con la severità che non si era mai risparmiata. Guardava avanti, ma forse un pò meno lontano di prima e un pò più disillusa, convinta che prima o poi qualcosa o qualcuno avrebbe risposto alla sua domanda: “L’AMORE ETERNO E’ DAVVERO UN MITO?!”.

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
wie verändert sich die Liebe
wenn sie sich verändert
was können wir dagegen tun
und warum sind wir so machtlos

und wenn auch die Sonne scheint
auf meine Weiten
wenn auch die Blumen wieder blühen
und Veränderung mein Leben bestimmt
da ist eine Stelle in meinem Herzen
die will nicht vergessen
da kann nichts verblassen

nicht dein Geruch dein Lachen deine Haut

der glückliche gemeinsame Sommer
Waffeln mit Sahne und die Luft voller Liebe

die Abende gemeinsam müde werden und den Tag beschließen
die Nächte gemeinsam schlafen und miteinander schlafen
das Aufwachen mit dir den Tag beginnen
dich fühlen sehen hören riechen

deine Stimme am Telefon
wie sie erkennt sich freut und sanfter wird und immer schöner dabei

gemeinsam hungrig werden und essen
gemeinsam diskutieren, scherzen und lachen
miteinander streiten sich nicht verstehen, ja auch das

das teil-haben aneinander
das offener werden füreinander
das aneinander wachsen

die Vorfreude davor
und die Sehnsucht immer danach
und das ganze Glück dazwischen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz

wohin geht die Liebe
wenn sie geht
und was sollen wir tun und denken
angesichts des Endes
und wohin richten wir unsere Fragen

komm, rück ein Stück näher, mein Herz
weil wir auch das sind,
was wir verloren haben

mimi und venus

mimi und venus

Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?
Wo ist Dein Blick, der mich so tief betroffen?
Wo ist das Wunder Deines Lächelns,
wo Deiner Stimme Zauberklang?
Wohin geht die Liebe, wenn sie geht?

Sie war so groß und selbstverständlich da,
ließ sich durch nichts und niemanden vertreiben.
Selbst wenn wir uns belogen,
selbst wenn wir uns betrogen,
blieb sie bei uns und wollte bleiben.

So wie ein Hund, der nicht mal geht, wenn man ihn tritt.
Doch eines Morgens nahm sie Abschied,
heimlich, still und leise
und nahm uns nicht mit
und nahm uns nicht mit…

Wo sind deine Lieder?
Sing sie noch einmal!
Sing mir deine Liebeslieder!
Sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.

Sing mir von der Liebe,
sag mir wie sie war,
sing mir deine Liebeslieder,
sing sie mir noch einmal.
Sing sie mir noch einmal.
..noch mal..

(VOM SUCHEN UND FINDEN DER LIEBE, 2005)