si, cambiare!

La mia saggia amica EG mi segnala questo: arrivata all’ultimo paragrafo posso gia mettere una V accanto a quasi tutte le cose da fare: dal trasloco al tatuaggio; mi manca il cane, e ci ho sinceramente davvero pensato…

una bella sensazione, la rinascita.

di Elisabetta Ambrosi · 22 settembre 2011

Ti ha mollato? Cambia vita

I consigli del “love trainer” Andrea Favaretto su come superare una delusione d’amore e ripartire alla grande

«La fine di una relazione rappresenta uno dei momenti più importanti, difficili e scioccanti nella vita di chiunque, indipendentemente dalla sua età, dal sesso o dalla cultura». A formulare questo postulato universale è una specie di versione contemporanea di Immanuel Kant, il life coach Andrea Favaretto, “love trainer” e domatore di “mollati” nell’arena del programma di Natasha Stefanenko Mi ha cambiato…lascio vita. Però, a differenza dell’autore della Critica della ragion pratica, Favaretto sa di quel che parla, perché ne ha fatta esperienza personale diretta, tanto da decidere di scrivere un vero e proprio manuale di sopravvivenza per chi ha appena ricevuto il benservito, Ti ha mollato..cambia vita. Come «superare una delusione d’amore e ripartire alla grande, che uscirà il 28 settembre per Kowalski. Nel libro, Favaretto spiega con precisione puntigliosa e grande convinzione tutti gli esercizi attraverso i quali, incredibile ma vero, l’abbandonato di turno potrà «cambiare le neurochimica della mente e del corpo».

Penso, dunque mi trasformo

Il succo della terapia proposta è questo: il malessere deriva dal fatto che la tua mente è piena di pensieri negativi e disperati, ma soprattutto falsi. Ciò che serve è allora uno sforzo sistematico per sostituire le convinzioni pessimiste con affermazioni positive, trasformando contenuti cupi e malinconici in immagini di forza e benessere. Perché, come insegna Forrest Gump, stupido è chi lo stupido fa e certe convinzioni rischiano di essere profezie che si autoavverano. Meglio allora passare al positive thinking, a cui progressivamente il vostro cervello di abituerà. A quel punto, da creature sfortunate, corpi-mocho buttati sul divano tra lacrime e briciole, vi trasformerete progressivamente in individui pieni di energie e progetti.

No, nel libro non troverete allegata una bacchetta magica, Favaretto dichiara apertamente di non averla. Ma promette i risultati indicati se vi metterete subito a lavorare sodo. È come per il gioco dei puntini della Settimana enigmistica, spiega. «Se li guardi singolarmente non hanno alcun significato e lì per lì sembra che non si intraveda nessuna figura, ma quando li unisci seguendo un determinato ordine, ecco che tutto diventa più chiaro». Ecco allora tutto ciò che dovete fare o non fare se siete stati appena mollati.

Premessa: non ti ama più

«Perché mi ha lasciato? Come è potuto succedere? Dove ho sbagliato? Cosa farò adesso?». Tutte domande che non servono a nulla. Infatti, la dura verità, argomenta il nostro, è che «se una persona ti lascia, è perché probabilmente non ti ama più e non vuole stare con te e non c’è nulla che tu possa fare per cambiare le cose». Al tempo stesso, rivolgergli frasi come: «Non ti amerà mai nessuno come ti ho amato io» e «Non troverai mai un’altra come me» è del tutto controproducente e certo non gli faranno tornare il desiderio. Per capirlo, Favaretto suggerisce il gioco “Mettersi nei panni dell’altro”. Se qualcuno vi dicesse cose simili, oppure vi invadesse la bacheca di Facebook o il cellulare di messaggio, o passasse a bussarvi ogni sera, cambiereste idea? Probabilmente no, dunque non fatelo. Altri comportamenti di fondo da non adottare mai sono: provare rimpianti, parlare continuamente del proprio ex, riaccogliere le sue avance sessuali, cercare di controllarlo attraverso suo figlio, non accettare che si sia rifatto una vita, soprattutto lamentarsi e piangersi addosso.

Primo passo: pulizie di primavera

Una volta stabilite le regole di fondo, siete pronti per passare alla vera e propria iniziazione. «Stato attuale», «paure», «catene», «speranze»: ecco le quattro tappe, su cui lavorare in progressione, che scandiscono l’iter psico-spirituale proposto Andrea Favaretto. Si parte dalla fatidica domanda «come stai?», alla quale non possono che seguire fiumi di pianto. Bene, piangete, in modo da far pulizia di tutte le emozioni negative. «È come quando fai pulizia in una stanza impolverata e sporca. Se rimane sporca e ammuffita, nessuno vuole più entrarci». Pulite tutto, ma senza senza finzioni, perché «Spesso le persone fingono di pulirla spruzzando un po’ di deodorante in casa o passando uno straccio per togliere la polvere più visibile e buttano il resto sotto il tappeto».

Come esercizio pratico, a questo livello Favaretto suggerisce di scrivere una bella lettera a se stessi, per raccontare la situazione e prendere consapevolezza di quello che sta succedendo. Provate lentamente, spiega, a sostituire frasi del tipo «sono uno straccio, sono a pezzi, il dolore mi devasta, la paura mi attanaglia, è impossibile uscirne con altre del tipo «non so molto bene, mi sto rimettendo in sesto, il dolore mi mette alla prova, la paura non fa essere lucida, è impegnativo uscirne». Un altro esercizio consiste nel ricordare situazioni negative vissute con il proprio ex, e provare a rientrarci, stando dentro le sensazioni che hai vissuto fino al punto di non poterne più (consigliata ripetizione giornaliera).

Secondo passo: cancellare ogni traccia

La paura è uno stato mentale e basta, dunque la cosa migliore è affrontarla per scacciarla. Ecco una tecnica suggerita per mandarla via: pensa a momenti della tua vita in cui ti sei sentita sicura, amata o in cui hai provato piacere e, mentre li rivedi, stringi pollice e dito medio della tua mano destra (non fare l’errore di pensare a episodi in cui c’era il tuo ex!). Una volta “fissata” la sensazione di benessere, prova a portarla nei contesti in cui provi paura.

Una volta passata la paura, però, bisogna rompere tutta una serie di catene mentali nelle quali si è ingabbiati, per liberarsi da rancori, sensi di colpa e quant’altro. Per farlo, indispensabile è evitare di vedere film d’amore, canzoni sentimentali, rileggere lettere o email o guardare fotografie della vita precedente. L’esercizio pratico è assai arduo: prendete un baule, metterci tutte le foto (anche le fototessere della macchinetta della stazione, ndr), disegni, biglietti di auguri, bracciali, pupazzi, spazzolino, lamette, video o cd, attrezzatura di vario tipo. Poi chiudetelo e datelo via. Poi si passa al computer, eliminando le foto sul pc, togliendo l’amicizia su Facebook, il suo contatto Skipe, cancellando persino la playlist su iTunes con le vostre canzoni di coppia.

Fatto il reset, procedete a cancellare le convinzioni negative, tipo «gli uomini sono stronzi, egoisti e traditori, nessuno mi vuole, sono troppo vecchia etc» immaginando cosa succederebbe se questa convinzione sparisse e fosse sostituita con nuove “convinzioni potenzianti”, del tipo “comunque vada sono splendida”, niente succede per caso, mi merito il meglio, l’amore è a ogni età etc”.

Terzo: immaginare la nuova vita (e cambiare guardaroba)

Ora che ti sei liberata dalle catene mentali, concentrati sulla tua vita e pensa a tutte le cose che potranno cambiare, ai risultati che potrai ottenere, ridefinendo la tua identità attraverso sogni nel cassetto o progetti mai realizzati. Prova a vederti nella nuova vita e a sentirne le sensazioni. Disegna anche un nuovo guardaroba, associando sentimenti e capi d’abbigliamento, giocando con i colori e, soprattutto, con gli accessori («importantissimi»).

Hai qualche problema immaginare i contenuti della tua second life? Favaretto ha pronte trenta attività con cui riempire le tue giornate. Eccone qualcuna: ridi, sii allegra, cambia tutte le piccole abitudini (dal lato del letto allo smalto), corri, fai sport, dai un massaggio, viaggia, cucina, fai volontariato, prenditi un cane, balla, fai yoga, medita, dipingi, cambia guardaroba, trasloca, cambia città, fai un corso di autodifesa, circondati di persone stimolanti, scrivi un libro sulla tua vita, impara a suonare uno strumento, fai un corso di foto, leggi biografie. Infine, fatti un tatuaggio che simboleggi la tua rinascita. Niente nome del tuo ex, mi raccomando. Semmai, quello del tuo coach.

LASCIARSI, IN PACE

Questo è il mio micro manuale sul lasciarsi elaborato in questi ultimi due mesi. Ve lo affido, donne, se vi siete sentite così anche voi, spero che vi aiuti. Ovviamente molte cose qui sono applicabili solo a una storia che finisce “serenamente” con due persone che cercano di essere mature e parlarsi civilmente. Se lui non ti nega la sua disponibilità ad ascoltarti e a lasciarti del tempo per metabolizzare. Non tutte le storie sono così, se finiscono male subentra subito molta rabbia, rancore, forse odio.

Il principio della mia analisi è proprio il cercare di evitare ogni sentimento negativo che nasce dentro di noi. Le energie negative non fanno che avvilirti e spegnerti, rallentando la tua rinascita. Anche se al momento non ci credi c’è sicuramente in te una forza dirompente che ti riporterà a galla. Come farla emergere in fretta? Si può vivere una rottura in pace? Se lui è stato onesto con te, tu sii onesta con te stessa, è una tragedia, ma è meglio coì. Vuoi davvero stare con qualcuno che non ti ama e non ti tratta come meriti? Fate un grande sforzo ma cercate di capirlo e mettetevi dall’altro lato. Ti è mai capitato di lasciare qualcuno? Anche questa non è una esperienza facile.

Partiamo dal concetto che il lasciarsi sia una vera e propria esperienza di disintossicazione da sostanza stupefacente. Il primo vero sintomo della mancanza si scorge nell’ossessione: lo vedi dappertutto, in ogni uomo alto e in ogni giacca di pelle che ti viene incontro. Prova ad alzare lo sguardo e conta quanti ragazzi attraenti vedi ogni giorno per strada, ti meraviglierai di cose che prima non avevi mai notato, Questo deve darti fiducia nel fatto che ricomunicare è sempre possibile. E che non esistono altri bravi ragazzi come era lui è una gran balla. Lui non è perfetto e soprattutto non è Dio. Buttalo giù dal piedistallo prima possibile e fai una lista mentale dei suoi difetti. Odi d’improvviso tutti gli innamorati ma soprattutto ti senti circondata in modo ossessionante solo da gente che si ama si bacia o si tocca. E’ così assurdo da essere ironico, prova a riderci su. Alla fine gli innamorati sono un po’ patetici non trovi?

Ti sembra tutto difficile. Anche prendere il treno da sola è uno sforzo immane. Ti domandi, ma come cavolo vivevo prima? Mi sono un po’ ridotta a una derelitta inetta e incapace. Arriva il sentimento di sconfitta. Fai una elenco delle decisioni importanti che hai preso negli ultimi due anni e vedrai che lui conta veramente solo in parte. Hai bisogno di esprimerti, ti senti un fiume in piena senza argini che tengano e vuoi riversare su di lui tutto quanto, inondarlo come uno tsunami di parole sentimenti rabbia e suppliche. Non lottate per trattenervi, nei limiti dell’accettabile, fategli sentire cosa provate, ogni messaggio che mandate è un pezzo del vostro dolore che se ne va, non tenetevelo dentro. Forse il minimo che lui vi deve è quello di concedervi di ascoltarvi o almeno avere la pazienza di lasciarvi metabolizzare.

La musica poi ti fa schifo, tutte le canzoni sembrano parlare solo d’amore. Dopo lo sragionare, è meglio iniziare a ragionare alla rovescia, invece di rinunciare alla musica una cosa saggia da fare è una volontaria musico-terapia: cercare tutto quello che ti dà degli spunti, senza masochismo, e poi pensare se glielo puoi mandare, così la musica parla per te, e le immagini anche. Eviti di scrivergli direttamente cosa pensi e così non puoi essere cattiva, perché usi le parole degli altri. Vai a rileggere i messaggi della settimana prima e vorresti rispedirglieli indietro con rabbia e dire: ma come è possibile? Lui ha evidentemente battuto molto forte la testa. O erano bugie? Sorge il dubbio che ti attanaglia in ogni ricordo della tua mente, ti sembra improvvisamente impossibile l’operazione di archiviare accatastare e seppellire per sempre tutti quei ricordi in un anfratto della tua memoria, la quale prende la forma di un alveare mielosissimo e appiccicoso. Questo e quello che ti manda in crisi davvero: capire l’evolversi della realtà come può essere che le cose che davi per certissime si ribaltino cosi all’improvviso? Il fatto è che non possiamo mai proiettarci del tutto nella mente, né tantomeno nel cuore dell’altro, anche quando te lo aspetti, anche quando la storia la vedi finire, non si hanno certezze. E poi quello che hanno vissuto due persone a volte stentano a capirlo anche quelle due, come possono gli altri ergersi a dare giudizi? Diffidate di chi fa facili e scontati commenti.

Dimenticati dell’illusione della amicizia possibile. Innanzi tutto serve una separazione, lascialo andare quando ti senti pronta, vedrai che giorno dopo giorno sarà sempre più facile non pensare a lui. Non puoi davvero salvargli uno spazio nella tua vita. Non subito. In quanto tempo lui ha sviluppato questa idea del vivere senza di te? Da quanto tempo cresceva come un parassita dentro di lui senza che te ne fossi accorta? Ricorda che sono domande a cui, anche fosse possibile darci una risposta, non ti conforterebbe. Così è l’amore, finisce e basta. Non ci sono ragioni da trovare.

A un certo punto vedrai che non pensare a lui non è più così duro, il vero problema è che tolto lui ci sarà un grande vuoto e che tu istintivamente sarai portata a colmare questo spazio con qualcun altro. Ovviamente questo ti porterà ad una spirale di potenziale sofferenza che sarebbe meglio evitare, se tu riuscissi a concentrarti sul fatto che questo spazio va riempito esclusivamente con nuove cose per te stessa e basta. Infine sappi che quando avrai imparato a camminare con le tue gambe, a riempirti la vita, a pensare a te, a non avere fretta, quando meno te lo aspetti, qualcosa di bello succederà di nuovo. La sintesi dell’esperienza è arrivare al punto di equilibrio in cui si ha smesso di cercare. Perché nell’universo dei sentimenti solo così tutto torna. Troverai quando non stavi più cercando.

E con questo seme di speranza arriviamo a une delle mie elaborazioni predilette. “La teoria del fiore” dice che se tu ti convinci davvero di essere come un fiore che sboccia, che rinasce, se ti senti scoppiare la primavera dentro, le api cominceranno a ronzarti intorno! E’ garantito. Avete mai notato che appena inizia a interessarvi qualcuno tutto d’un tratto vi scoprite di avere 5 spasimanti nascosti di cui non vi eravate mai accorte? Saranno gli ormoni non lo so, le energie positive che una donna è in grado di emanare attorno a se, ma è una cosa misteriosamente potentissima, ed è fortunatamente dalla nostra parte.

Donna, tu hai un arsenale e neanche lo sai. Ricordati che stai dalla parte di chi sceglie, che mentre a loro tocca sgobbare per strapparti un misero sorriso, mentre tu fai la acida in realtà se vuoi puoi ottenere di tutto. E perciò abbi anche un po’ pietà per l’altro sesso. Rialzati e sii consapevole di te stessa. Spero che siate riusciti anche a voi a lasciarvi, in pace.

MORTE D’AMORE

Amore non è amore

Che muta quando scopre mutamenti

O a separarsi è incline quando altri si separano

E’ un faro irremovibile che mira la tempesta

E mai ne viene scosso

- A. Gazzola, l’allieva-

NECROLOGIO

Stimata dai colleghi, adorata dagli amici, venerata dai familiari, è venuta oggi a mancare L.C. BAM ! Morta d’amore con un colpo solo, ma forte.

Ecco se si morisse davvero d’amore questa di oggi, 15 marzo 2011, sarebbe davvero la mia fine.

Tutto d’un tratto l’amore e il calore che prima erano di conforto diventano all’improvviso scomodi e ingombranti e vuoi sbarazzarti di me. Dopo che avevi deliberatamente deciso di sistemarmi la vita e io te l’ho data tra le mani, salvo poi scaricarmela di nuovo addosso da un giorno dall’altro.

Spira una brezza gelida tra di noi. Ti parlo e mi sembra di avere di fronte un muro o meglio un robot che ha le tue sembianze ma senza alcun cuore. Non riesco più ad attraversarti. Ti sono totalmente indifferente.

Io mi sento come se un treno mi avesse investito in piena faccia, forse meglio cosi che non un logorante sfinimento di una cosa che senti scivolare tra le mani. Io più che altro affronto un lutto per morte improvvisa. Cerco di razionalizzare.

Questo mi rende assolutamente conscia del fatto che comunque non ci sia niente altro da fare se non cercare di accettare. Ho bisogno di tempo e come non mai desidero che i giorni scorrano l’uno in fila all’altro.

La sera tutto crolla, la sera è micidiale, ti porta col suo mantello una cappa di ansia e di pensieri, di nostalgie e di malinconie.

La sera e tutto più pesante, mi sento bloccata, imbrigliata in questi pensieri, invischiata nella cose che mi stai obbligando a fare e non voglio assolutamente.

Io non voglio andare via da questa casa, non voglio vivere con nessun’altra persona, non voglio spostare per la settima volta tutte le mie cose. Semplicemente non voglio.

In più mi stai sottoponendo a una stanchezza cosmica.

Vedi cosa mi hai fatto? Non riesco a smettere di piangere e odio questa sensazione di impotenza.

D’amore non si muore, ma cazzo se fa male.

In bloom

Una mia cara amica mi ha mandato questo testo bellissimo che mi ha davvero tirato su in una serata di quelle descritte qui…

DONNE IN RINASCITA

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”.
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
“Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?”
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l’aspetti…

Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla

girl power

scultura di n. okumura - Amazon

Giovanna d’arco era sicuramente una tosta, una di quelle donne che piacciono a me. Io però non sono femminista nel senso della prevalenza di un sesso sull altro in generale, però sono una femminista di misura, una femminista del riscatto. per esempio se vivessi due, tre, 100 volte, penso sempre che mi piacerebbe essere una di quelle donne forti in qualche settore prettamente maschilejust to kick some men’s asses, per esempio nello sport o in politica, o in altri posizioni dominanti prettamente vir-friendly. Le Amazzoni sono altre tipe che ammiro molto. A cavallo, selvagge, guerrire. Queste avevano un regno governato da tale Hyppolita, ma non si capisce come poichè erano senza mariti. Una gran cricca di zitelle. Ah no, aspetta, loro una volta l’anno andavano praticamente in un regno vicino a abusavano degli uomini, poi le figlie femmine le tenevano e i maschi li rispedivano al mittente.

Non per niente l’immagine della donna guerriera, la wonderwoman della mitologia, è stata ricollega negli anni 90 al movimento di empowerment chiamato GIRL POWER, reso popolare soprattutto da quelle sgallettate delle Spice Girls – credo uno dei primi cd che io abbia mai acquistato in vita mia da brava teenager dei ’90!-.

Per il carnevale della terza media io e la mia amica silvia ci siamo appunto vestire da :”girl power”. che era una cosa che non avevamo bene capito nemmeno noi come definire, fatto stà che fummo un po inconsciamente precursori del tempo, e seppur così acerbe avevamo gia capito tutto della vita e del monso che ci circondava. La mia nonna sarta ci fece un vestito tipo tutù associato a tutte cose un po pazze combinate a caso che avevamo addosso, credo che il messaggio fosse dolce ma non scema, sono padrona delle mie scelte o qualcosa del genere.

Insomma io voglio essere tutt’oggi una virago (tomboy) moderna, ma donna. Nell’ottica del quel che è giusto è giusto, non c’è vendetta , ma riaffermazione. Però allo stesso tempo non voglio essere rappresentata, come donna moderna, dallo stereotipo della velina scema, o della porno-ministra…

Girl power a tutte…

i V-DAY alla polacca

Niech cipka będzie z Tobą!

A Varsavia dal 9 all’11 Aprile sono stati organizzati i primi V-day ovvero i giorni della vagina. Un ampio programma ha compreso: vernissage, film, laboratori plastici e dibattiti. Le organizzazioni femministe polacche che hanno ideato l’evento hanno ovviamente dovuto lottare contro l’opinione pubblica e i dissenso di un Paese ancora ipercattolico e conservatore. Idea nata dopo la creazione su facebook del gruppo: “dimmi come la chiami” (che in polacco raccoglie tutti i vari nomi che la gente assegna alla vagina) riprendendo l’idea originale di Eve Einsler, che ha girato il mondo con i suoi “monologhi della vagina”. Vi saluto con il motto dell’evento: che la figa sia con voi!

LA DONNA (non) E’ (un) (sopram)MOBILE

Scusate lo so bene che Anna Tatangelo non è certo il massimo a cui noi ragazze possiamo aspirare come simbolo di emancipazione, ma effettivamente essere una donna non vuol dir riempire solo una minigonna! In qualità di ragazza normale, mediamente non troppo cessa, vorrei parlare di un certo fenomeno che si verifica frequentemente nelle nostre strade: il nostro subire passivo le occhiate o i commenti che si scatenano al nostro innocente passaggio. Il fenomeno ha diverse dimensioni che vorrei esporre. Quando una ragazza si dirige per esempio a lezione vestita normalissima e pensando ai cavoli suoi non è per forza obbligatorio farle delle radiografie mentali scansionandola con la vista laser. E’ poi ancora più inutile aggiungere dei commenti sonori facendo peraltro finta di ammirarsi le scarpe. Sappiate che non a tutte le donne fa piacere. Prima di tutto dipende dal soggetto che emette il commento, ad esempio se si tratta di un individuo viscido le cui fattezze riconducono più ad una larva che a un essere umano, può non essere gradevole. Quindi vorrei approfittare di questo sazio per dire ai molestatori della strada (a piedi o in macchina! Non dimentichiamo quelli che civettano o ti guardano al semaforo mentre si scaccolano!) di guardarsi allo specchio prima di aprire bocca. Ultimamente poi mi è capitato personalmente di diventare oggetto di attenzione di persone sgradite, in un caso sono stata avvicinata e seguita e questo non fa bene. Non mi fa sentire sicura, non mi fa sentire libera di vivere nella mia città che penso moderna e ormai anche abbastanza internazionale, eppure non si capisce perché dobbiamo continuare con questo gioco del gatto e del topo. Io mi chiedo (e qualcuno per favore mi risponda) quale sia lo scopo di un approccio di questo tipo, voglio dire esiste davvero qualcuna che si sente lusingata o contenta di ricevere apprezzamenti da sconosciuti? O qualcuna che mentre passa e si sente urlare “uhei figa!” torna indietro e lascia il numero di telefono? E allora smettiamola! Questi uomini sono disperati me ne rendo conto e non voglio generalizzare, ma penso che sia giusto sensibilizzare tutto il genere maschile sull’argomento. Infatti mi rivolgo a chi fa questi commenti abitualmente, se poi a subirli è la vostra ragazza non va più bene no? Ma io vorrei sapere deve è finita l’eleganza? La raffinatezza di uno sguardo discreto e silenzioso che ha molto più potere. Dov’è la fantasia? Basta con questi CI POSSIAMO CONOSCERE, HAI UNA SIGARETTA, NON TI HO MAI VISTA QUI PRIMA!!! Che palle. Noi ragazze acidelle di oggi siamo diventate così per riuscire a schermare il maggior numero di sfigati possibile, anche se a volte esageriamo con il veleno. Voglio precisare che non sto facendo una ipercritica all’altro sesso, ma vorrei solo dare qualche spunto di riflessione. Del resto io conservo un bellissimo ricordo di quando sono andata alle Canarie, gli spagnoli si sa che sono i machi latini per eccellenza. Ebbene gli operai del cantiere davanti a cui passavo ogni giorno erano capaci di inventare per me delle poesie al momento, sempre diverse, ispirate, con delle metafore che nemmeno lo stilnovo! Eppure erano dei semplici uomini di fatica! Uno mi ha detto: “HOLA GUAPA! Tus madres es una pasticcera pe far un dulce bueno como ti!!!”
E per concludere prendete la Polacchia, qui le ragazze sono piuttosto belle e anche curate, quindi minigonne sbarazzine ce ne sono in quantità, ma non ho mai visto nessuno girarsi o fare commenti, neanche gli ubriachi!(e qui bere è uno sport nazionale) Non ce l’hanno proprio questa cultura dell’abbordaggio… (il che non è sempre positivo). Perciò in conclusione SI AL MACHO LATINO, MA CON SAGGEZZA. Noi ragazze di oggi vogliamo sentirci libere di guardare anche, e di camminare libere vestite come ci pare, senza sentirci oggetti, senza sentire addosso uno sguardo sporco che non si può lavare ne schermare, che a volte è davvero una violazione e un sopruso perché non abbiamo armi per rispondere,  o siamo indotte ad avere paura di rispondere. Il mio consiglio donzelle è: fate un corso di box!